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Installation Guide

Red Hat Enterprise Linux 6

Installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 per tutte le architetture

Edizione 1.0

Red Hat Engineering Content Services

Red Hat Engineering Content Services

Rüdiger Landmann

Red Hat Engineering Content Services

Jack Reed

Red Hat Engineering Content Services

David Cantrell

Installazione VNC 

Hans De Goede

iSCSI 

Jon Masters

Aggiornamento dei driver 

A cura di

Rüdiger Landmann

A cura di

Jack Reed

Sommario

Questo manuale affronta il metodo attraverso il quale è possibile avviare il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 (anaconda) ed installare Red Hat Enterprise Linux 6 su sistemi 32-bit e 64-bit x86, 64-bit POWER, e IBM System z. Affronta altresì i metodi di installazione avanzati come kickstart, PXE e le installazioni tramite VNC. Per finire questo manuale descrive i compiti comuni post installazione e spiega come risolvere i problemi relativi a questo processo.

Intestazione

1. Riconoscimenti

Alcune sezioni di questo testo sono presenti nella Fedora Installation Guide, copyright © 2009 Red Hat, Inc. ed altre guide pubblicate dal Fedora Project su http://docs.fedoraproject.org/install-guide/.

Introduzione

Benvenuti alla Red Hat Enterprise Linux Installation Guide.
Le versioni HTML, PDF, e EPUB delle guide sono disponibili online su https://access.redhat.com/knowledge/docs/Red_Hat_Enterprise_Linux/.

Nota

Anche se questo manuale contiene le informazioni più aggiornate è consigliato consultare le Note di rilascio di Red Hat Enterprise Linux 6 per informazioni non disponibili prima della finalizzazione di questa documentazione. Le Note di rilascio sono disponibili sul DVD di Red Hat Enterprise Linux o online su https://access.redhat.com/knowledge/docs/Red_Hat_Enterprise_Linux/, oppure nella directory /usr/share/doc/redhat-release-notes-6variant/ dopo l'installazione, dove variant è Client, ComputeNode, Server, o Workstation.

1. Cosa c'è di nuovo in questa edizione?

Assicuratevi di revisionare Appendice I, Cronologia della revisione per le funzioni ed i bug fix per questo manuale.

2. Informazioni specifiche sull'architettura

Questo manuale è stato suddiviso in diverse sezioni:
Parte I, «x86, AMD64, Intel 64 e Itanium — Installazione ed avvio», Parte II, «Architettura IBM POWER - Installazione ed avvio», e Parte III, «Architettura IBM System z - Installazione ed avvio» sono specifiche alle architetture e contengono le istruzioni su come installare Red Hat Enterprise Linux 6 con un riferimento specifico ai sistemi Intel e AMD a 32- e 64-bit, sistemi basati su IBM POWER e sistemi con architetture IBM System z.
Parte IV, «Opzioni avanzate di installazione» affronta i metodi più avanzati d'installazione di Red Hat Enterprise Linux, incluso: le opzioni d'avvio, l'installazione senza alcun dispositivo, installazione attraverso VNC e l'utilizzo di kickstart per l'automatizzazione del processo d'installazione.
Parte V, «Dopo l'installazione» presenta un numero di compiti comuni, la finalizzazione dell'installazione insieme ad alcuni compiti relativi che possono essere richiesti in fasi successive. Tali processi possono includere l'utilizzo di un disco d'installazione di Red Hat Enterprise Linux per ripristinare un sistema danneggiato, eseguire l'aggiornamento ad una nuova versione di Red Hat Enterprise Linux, o la sua rimozione dal computer.
Parte VI, «Appendici tecniche» non sono contenute le procedure ma fornisce un supporto tecnico che può essere utile a capire le opzioni offerte da Red Hat Enterprise Linux in vari punti del processo d'installazione.

3. Installazione in ambienti virtualizzati

La Virtualizzazione è un termine informatico molto ampio relativo all'esecuzione contemporanea di software, generalmente sistemi operativi, isolato da altri programmi su di un sistema. La virtualizzazione utilizza un hypervisor, un livello software in grado di controllare l'hardware e fornire ai sistemi operativi guest un accesso all'hardware sottostante. L'hypervisor permette l'esecuzione di sistemi operativi multipli sullo stesso sistema fisico conferendo al sistema operativo guest un hardware virtualizzato.
È possibile installare Red Hat Enterprise Linux 6 come guest completamente virtualizzato su di un sistema host x86 a 64-bit o in una partizione logica (LPAR) su di un sistema POWER o IBM System z.
Per maggiori informazioni sul processo di installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 in un ambiente virtualizzato su di un sistema host x86 a 64-bit consultare "Parte II. Installazione" nella Red Hat Enterprise Linux 6 Virtualization Guide, disponibile su http://docs.redhat.com/. Per maggiori informazioni sull'installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 in un ambiente virtualizzato con PowerVM su IBM System p, consultare Virtualizzazione PowerVM su IBM System p: Introduzione e Configurazione, disponibile su http://publib-b.boulder.ibm.com/abstracts/sg247940.html. Per maggiori informazioni sul processo di installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 in un ambiente virtualizzato con z/VM su System z, consultare Parte III, «Architettura IBM System z - Installazione ed avvio».

4. Altro ancora

La Red Hat Enterprise Linux Installation Guide è parte degli sforzi di Red Hat atti a fornire un supporto veloce ed efficace tramite le informazioni necessarie agli utenti di Red Hat Enterprise Linux.

5. Dove trovare gli altri manuali

I manuali di Red Hat Enterprise Linux sono disponibili online su https://access.redhat.com/knowledge/docs/Red_Hat_Enterprise_Linux/.
In aggiunta al manuale, il quale affronta il processo d'installazione, Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide contiene informazioni più dettagliate sulla gestione del sistema e sulla sicurezza.

Capitolo 1. Come ottenere Red Hat Enterprise Linux

Se siete in possesso di una sottoscrizione di Red Hat sarà possibile scaricare i file immagine ISO del DVD di installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 dal Software & Download Center del portale clienti di Red Hat. Se non siete già in possesso di una sottoscrizione, acquistatene una o usate una sottoscrizione di valutazione gratuita tramite Software & Download Center su https://access.redhat.com/downloads.
Se siete in possesso di una sottoscrizione o di una sottoscrizione di prova seguite queste fasi per poter ottenere i file immagine ISO di Red Hat Enterprise Linux 6:
  1. Visitate il portale clienti su https://access.redhat.com/login ed inserite il login e la password.
  2. Fate click su Downloads per consultare il Software & Download Center.
  3. Nell'area di Red Hat Enterprise Linux fate clic sul link Scarica il tuo software per ottenere un elenco di tutti i prodotti di Red Hat Enterprise Linux attualmente supportati.
  4. Selezionare una versione di Red Hat Enterprise Linux e successivamente il link per quella versione. Da notare che sarà necessario solo selezionare la versione più corrente del prodotto; ogni versione è completa e funzionale e non necessita di alcuna versione precedente. Assicurarsi di selezionare una versione server se desiderate implementare Red Hat Enterprise Linux per un server, o una versione client se desiderate eseguire una implementazione per una macchina client. Eseguite la selezione tra versioni a 32-bit e 64-bit.
  5. Ogni versione di Red Hat Enterprise Linux è disponibile come un file immagine ISO per un DVD singolo, con una dimensione di circa 3 GB – 4 GB.
    Selezione dei file immagine ISO

    Figura 1.1. Selezione dei file immagine ISO

    La stessa pagina contiene i link per i file immagine ISO per il codice sorgente di Red Hat Enterprise Linux. Non sarà necessario scaricare il codice sorgente per installare il sistema operativo.
    La pagina contiene altresì un link per boot.iso. Selezionare questo link per scaricare una immagine ISO chiamata rhel-variant-version-architecture-boot.iso con una dimensione di circa 200 MB. Usare questo file immagine per generare un dispositivo minimo d'avvio — DVD e CD avviabili e dispositivi USB attraverso i quali sarà possibile avviare un sistema quando desiderate completare una installazione da un sorgente di installazione disponibile su di un disco fisso o attraverso un collegamento di rete. Consultate Sezione 2.2, «Creazione di un dispositivo d'avvio minimo» per informazioni su come usare il file rhel-variant-version-architecture-boot.iso.
    Da notare che ogni file immagine presenta i checksums MD5 e SHA-256. Dopo aver completato il download usate uno strumento per il checksum come ad esempio md5sum o sha256sum per generare un checksum sulla copia locale del file. Se il valore generato localmente corrisponde al valore pubblicato sul sito web, allora il file immagine risulterà genuino e non sarà stato corrotto.
Dopo aver scaricato un file immagine ISO del DVD di installazione dal Red Hat Network, sarà possibile:

Capitolo 2. Creazione del dispositivo

Usare il metodo descritto in questa sezione per creare i segueti tipi di dispositivi d'avvio e di installazione:
  • un DVD di installazione
  • un DVD o CD d'avvio minimo in grado di avviare il programma di installazione
  • una unità USB flash per avviare il programma di installazione
La seguente tabella indica i tipi di dispositivi di installazione e d'avvio disponibili per le diverse architetture ed il file immagine necessario per la creazione del dispositivo.

Tabella 2.1. Dispositivo di installazione e d'avvio

Architettura DVD di installazione DVD d'avvio o CD d'avvio Unità USB flash d'avvio
Dove variant è una variante di Red Hat Enterprise Linux (Per esempio, server o workstation) e version è il numero dell'ultimissima versione (per esempio 6.3).
x86 a 32-bit basato sul BIOS file immagine ISO del DVD per x86 rhel-variant-version-i386-boot.iso rhel-variant-version-i386-boot.iso
x86 a 32-bit basato su UEFI Non disponibile  
Intel 64 e AMD64 basato sul BIOS file immagine ISO del DVD x86_64 (per installare il sistema operativo) o file immagine ISO del DVD x86 (per installare un sistema operativo a 32-bit) rhel-variant-version-x86_64boot.iso o rhel-variant-version-i386-boot.iso rhel-variant-version-x86_64boot.iso o rhel-variant-version-i386-boot.iso
AMD64 e Intel 64 basati su UEFI file immagine ISO del DVD per x86_64 rhel-variant-version-x86_64boot.iso efidisk.img (dal file immagine ISO del DVD di x86_64)
POWER (solo 64-bit) File immagine ISO del DVD di ppc rhel-server-version-ppc64-boot.iso Non disponibile
System z File immagine ISO del DVD di s390 Non disponibile Non disponibile

2.1. Creazione di un DVD di installazione

È possibile creare un DVD di installazione utilizzando un software di masterizzazione DVD o CD sul computer.
Le fasi esatte in grado di creare un DVD da un file immagine ISO variano da computer a computer a seconda del sistema operativo e dal software di masterizzazione installato. Utilizzate questa procedura come guida generale. Sarà possibile omettere alcune fasi sul vostro computer o eseguirne altre seguendo un ordine diverso da quello qui riportato.
Assicuratevi che il software per la masterizzazione sia in grado di masterizzare i dischi dai file immagine. Anche se molti software sono in grado di eseguire questo processo esistono alcune eccezioni.
In particolare è da notare che la funzione di masterizzazione di Windows XP e Windows Vista non è in grado di copiare DVD; e le versioni precedenti di sistemi operativi Windows non presentavano alcuna capacità di masterizzazione installata per impostazione predefinita. Per questo motivo se il vostro computer presenta un sistema operativo Windows precedente a Windows 7, sarà necessario un software separato per questo tipo di compito. Esempi di software di masterizzazione comuni per Windows che potrebbero essere già presenti sul computer includono Nero Burning ROM e Roxio Creator.
Il software per la masterizzazione più diffuso di Linux, come ad esempio Brasero e K3b, ha la possibilità di masterizzare i dischi dai file immagine ISO.
  1. Scaricare un file immagine ISO del DVD di installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 come descritto in Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux.
    Consultare Tabella 2.1, «Dispositivo di installazione e d'avvio» per selezionare un file immagine ISO image file appropriato al vostro sistema. File immagine ISO separati sono disponibili per:
    • 32-bit x86 (solo BIOS)
    • 64-bit x86 (BIOS e UEFI)
    • 64-bit POWER
    • IBM System z
  2. Inserire un DVD vuoto e scrivibile all'interno dell'unità di masterizzazione del DVD del computer. Dopo aver inserito il disco, su alcuni computer verrà visualizzata una finestra la quale conterrà varie opzioni. Se visualizzate una finestra simile andate alla ricerca dell'opzione per lanciare il programma di masterizzazione scelto. Se non riuscite a visualizzare una opzione simile chiudete la finestra e lanciate il programma manualmente.
  3. Lanciate il programma di masterizzazione. Su alcuni computer sarà possibile eseguire questo processo facendo clic con il tasto destro del mouse (o control-click) sul file immagine e selezionando una opzione del menu con una etichetta simile a Copia immagine su DVD, o Copia immagine DVD o CD. Altri computer potrebbero fornire una opzione per lanciare il programma di masterizzazione selezionato, sia direttamente o con una opzione simile a Apri con. Se nessuna delle suddette opzioni è disponibile sul computer lanciate il programma dall'icona sul desktop, su sistemi operativi Windows tramite il menu Avvio.
  4. Nel programma di masterizzazione selezionare l'opzione per la masterizzazione del disco da un file immagine. Per esempio, in Brasero, questa opzione viene chiamata Masterizza immagine.
    È possibile evitare questa fase quando si utilizzano determinati software di masterizzazione.
  5. Andate alla ricerca del file immagine ISO scaricato e selezionatelo per la masterizzazione.
  6. Fate clic sul pulsante che inizia il processo di masterizzazione.
Su alcuni computer l'opzione di masterizzare un disco da un file ISO è integrata in un menu di contesto nel file browser. Per esempio, quando si esegue il clic del pulsante destro del mouse sul file ISO su di un computer con un sistema operativo Linux o UNIX il quale esegue un desktop GNOME, il file browser Nautilus mostrerà l'opzione Scrivi su disco.

2.2. Creazione di un dispositivo d'avvio minimo

Un dispositivo minimo d'avvio è un CD, DVD o unità USB flash il quale contiene il software necessario per l'avvio del sistema e lanciare il programma di installazione, ma che non contiene il software da trasferire sul sistema per la creazione di una installazione Red Hat Enterprise Linux.
Usare un dispositivo d'avvio minimo:
  • per avviare il sistema all'installazione di Red Hat Enterprise Linux attraverso una rete
  • per avviare il sistema all'installazione di Red Hat Enterprise Linux da un disco fisso
  • per l'utilizzo di un file kickstart durante l'installazione (consultare la Sezione 32.8.1, «Creazione di un supporto d'avvio di kickstart»
  • per iniziare una installazione di rete o da disco fisso o per utilizzare un aggiornamento di anaconda o un file kickstart con una installazione da DVD.
È possibile usare un dispositivo minimo d'avvio per avviare il processo di installazione su sistemi POWER, Intel 64, AMD64, x86 a 32-bit. Il processo attraverso il quale viene creato un dispositivo d'avvio minimo per i suddetti sistemi è identico ad eccezione dei sistemi AMD64, Intel 64 con interfacce firmware UEFI — consultare Sezione 2.2.2, «Dispositivi minimi USB per i sistemi basati sulla UEFI».
Creazione di un dispositivo d'avvio minimo per sistemi POWER, Intel 64, AMD64, sistemi basati sul BIOS e x86 a 32-bit:
  1. Scaricare il file immagine ISO chiamato rhel-variant-version-architecture-boot.iso disponibile nella stessa posizione delle immagini del DVD di installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 — consultare Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux.
  2. Copiare il file .iso su di un CD o DVD vuoto usando la stessa procedura riportata in Sezione 2.1, «Creazione di un DVD di installazione» per il dischetto di installazione.
Alternativamente trasferire il file .iso su di un dispositivo USB con il comando dd. Poichè il file .iso ha una dimensione di circa 200 MB non sarà necessario una unità USB flash grande.

2.2.1. Dispositivi minimi USB per l'avvio per sistemi basati sul BIOS

Importante

In alcuni casi con dispositivi USB partizionati o formattati in modo strano la scrittura dell'immagine potrebbe fallire.

Avvertimento

Quando eseguite questa procedura qualsiasi dato presente sull'unità USB flash verrà distrutto senza preavviso. Assicuratevi di specificare l'unità USB flash corretta e che la stessa non contenga alcun dato che desiderate conservare.
  1. Inserire l'unità USB flash.
  2. Diventare root:
    su -
  3. L'unità flash deve avere una singola partizione con un file system vfat. Per determinare la formattazione andate alla ricerca del nome relativo e del dispositivo stesso eseguendo dmesg subito dopo la connessione con l'unità. Il nome del dispositivo (simile a /dev/sdc) ed il nome della partizione (simile a /dev/sdc1) appariranno entrambi in diverse righe verso la fine dell'output.
  4. Usare il nome della partizione per assicurarsi che il tipo di file system dell'unità USB flash sia vfat.
    # blkid partition
    Ora sarà possibile visualizzare un messaggio simile a:
    LABEL="LIVE" UUID="6676-27D3" TYPE="vfat"
    Se TYPE non è vfat (per esempio, TYPE="iso9660"), azzerare i primi blocchi dell'unità USB flash:
    # dd if=/dev/zero of=partition bs=1M count=100
  5. Usare il comando dd per trasferire l'immagine ISO d'avvio sul dispositivo USB:
    # dd if=path/image_name.iso of=device
    dove path/image_name.iso è il file immagine ISO d'avvio scaricato dal Portale Clienti di Red Hat e device è il nome del dispositivo per l'unità USB flash. Assicuratevi di specificare il nome del dispositivo e non il nome della partizione. Per esempio:
    # dd if=/home/user/Downloads/RHEL6-Server-i386-boot.iso of=/dev/sdc

2.2.2. Dispositivi minimi USB per i sistemi basati sulla UEFI

Red Hat non fornisce alcuna immagine per la creazione dei DVD o CD d'avvio minimi per sistemi basati sulla UEFI. Utilizzare una unità USB flash (come descritta in questa sezione) per eseguire l'avvio del programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux 6, o usare il DVD di installazione con l'opzione linux askmethod per avviare il programma di installazione dal DVD e continuare da un dispositivo diverso — consultare la Sezione 3.5, «Selezione del metodo di installazione».
Usare il file efidisk.img nella directory images/ sul DVD di installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 per produrre una unità USB flash avviabile per i sistemi basati sulla UEFI
  1. Scaricare un file immagine ISO del DVD di installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 come descritto in Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux.
  2. Diventare root:
    su -
  3. Creare un mount point per il file immagine ISO:
    # mkdir /mnt/dvdiso
  4. Montare il file immagine:
    # mount DVD.iso /mnt/dvdiso -o loop
    Dove DVD.iso è il nome del file immagine ISO, per esempio RHEL6-Server-x86_64-DVD.iso.
  5. Trasferire efidisk.img dal file immagine ISO sulla unità USB flash:
    # dd if=/mnt/dvdiso/images/efidisk.img of=/dev/device_name
    Per esempio:
    # dd if=/mnt/dvdiso/images/efidisk.img of=/dev/sdc
  6. Smontare il file immagine ISO:
    # umount /mnt/dvdiso

Parte I. x86, AMD64, Intel 64 e Itanium — Installazione ed avvio

La Red Hat Enterprise Linux Installation Guide per sistemi Intel e AMD 32-bit e 64-bit affronta l'installazione di Red Hat Enterprise Linux ed alcuni troubleshooting post-installazione di base. Per le opzioni d'installazione avanzate consultare Parte IV, «Opzioni avanzate di installazione».

Capitolo 3. Pianificazione per una installazione sull'architettura x86

3.1. Aggiornare o installare?

Per informazioni utili a determinare se eseguire un processo di aggiornamento oppure una installazione consultate il Capitolo 37, Aggiornamento del sistema in uso.

3.2. L'hardware è compatibile?

La compatibilità hardware è particolarmente importante se si ha un sistema più obsoleto o un sistema assemblato personalmente. Red Hat Enterprise Linux 6 generalmente è compatibile con la maggior parte degli hardware nei sistemi assemblati negli ultimi due anni dai maggiori rivenditori.
Tuttavia le specifiche hardware variano molto spesso, per questo motivo è molto difficile poter garantire una compatibilità totale con l'hardware.
Un requisito costante è il processore. Red Hat Enterprise Linux 6 supporta come impostazione minima tutte le implementazioni a 32 e 64-bit di microarchitetture Intel da P6 in poi e microarchitetture AMD da Athlon.
L'elenco più aggiornato dell'hardware supportato è disponibile all'indirizzo:
http://hardware.redhat.com/hcl/

3.3. RAID ed altri dispositivi a disco

Importante

Red Hat Enterprise Linux 6 utilizza mdraid e non dmraid per l'installazione su set BIOS RAID. I suddetti set vengono rilevati automaticamente ed i dispositivi con metadati ISW riconosciuti come mdraid e non dmraid. Da notare che i nomi del nodo del dispositivo in mdraid sono diversi dai rispettivi nomi del nodo del dispositivo con dmraid. Per questo motivo fare attenzione durante la migrazione dei sistemi con set Intel BIOS RAID.
Le modifiche locali di /etc/fstab, /etc/crypttab o altri file di configurazione i quali si riferiscono ai dispositivi in base ai nomi dei nodi del dispositivo non funzioneranno in Red Hat Enterprise Linux 6. Prima di eseguire la migrazione dei suddetti file sarà necessario eseguire una modifica per la sostituzione dei percorsi del nodo del dispositivo con i gli UUID del dispositivo stesso. Usare il comando blkid per gli UUID dei dispositivi.

3.3.1. Hardware RAID

RAID, o Redundant Array of Independent Disks, permette ad un gruppo di unità, o array, di comportarsi come se fossero un dispositivo unico. Configurare le funzioni RAID fornite dalla scheda madre del computer, o schede del controller collegate, prima di iniziare il processo di installazione. Ogni array RAID attivo appare come un'unica unità all'interno di Red Hat Enterprise Linux.
Su sistemi con più di un disco fisso è possibile configurare Red Hat Enterprise Linux in modo da usare diverse unità come un array RAID di Linux senza l'utilizzo di hardware aggiuntivo.

3.3.2. Software RAID

Si può utilizzare il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux per creare array software RAID linux, dove le funzionalità RAID sono controllate dal sistema operativo invece dell'hardware dedicato. Queste funzioni sono affrontate in dettaglio in Sezione 9.15, «Creazione di un layout personalizzato o Modifica di un layout predefinito».

3.3.3. Dischi USB e FireWire

Alcuni dischi fissi USB e FireWire possono non essere riconosciuti dal sistema di installazione di Red Hat Enterprise Linux. Se la configurazione dei suddetti dischi al momento dell'installazione non è vitale, scollegateli in modo da evitare qualsiasi confusione.

Nota

Dopo l'installazione sarà possibile collegare e configurare i dischi fissi FireWire e USB esterni. La maggior parte di questi dispositivi sono riconosciuti dal kernel e disponibili in qualsiasi momento all'utilizzo.

3.4. Lo spazio sul disco è sufficiente?

Quasi tutti i sistemi operativi moderni utilizzano le partizioni del disco, e Red Hat Enterprise Linux non fà alcuna eccezione. Quando installate Red Hat Enterprise Linux molto probabilmente dovrete lavorare con le suddette partizioni. Se non avete mai lavorato con le partizioni del disco (o se avete bisogno di rivedere brevemente i concetti di base), consultate Appendice A, Introduzione al partizionamento del disco prima di procedere.
Lo spazio su disco usato da Red Hat Enterprise Linux deve essere separato da quello usato da altri sistemi operativi installati sul sistema, come ad esempio Windows, OS/2, oppure da una versione diversa di Linux. Per sistemi x86, AMD64, e Intel 64, almeno due partizioni (/ e swap) devono essere adibite a Red Hat Enterprise Linux.
Prima di avviare il processo di installazione, è necessario
  • avere spazio sufficiente su disco non partizionato[1] per l'installazione di Red Hat Enterprise Linux, o
  • essere in possesso di una o più partizioni che possono essere rimosse, e di conseguenza rendere disponibile spazio su disco sufficiente per installare Red Hat Enterprise Linux.
Per avere una idea più chiara sulla quantità di spazio necessario, consultare le dimensioni di partizionamento consigliate riportate nella Sezione 9.15.5, «Schema di partizionamento consigliato».
Se non si è sicuri di soddisfare queste condizioni, oppure se si desidera sapere come creare spazio su disco per l'installazione di Red Hat Enterprise Linux, consultare Appendice A, Introduzione al partizionamento del disco.

3.5. Selezione del metodo di installazione

A questo punto occorre scegliere il metodo di installazione desiderato. Questi sono i metodi disponibili:
DVD
Se avete una unità DVD ed un DVD di Red Hat Enterprise Linux allora sarà possibile usare questo metodo. Consultate la Sezione 8.3.1, «Installazione da un DVD», per le istruzioni sull'installazione tramite DVD.
Se avviate l'installazione da un dispositivo che non sia il DVD sarà possibile specificare il DVD come sorgente di installazione con l'opzione linux askmethod o linux repo=cdrom:device:/device, oppure selezionando CD/DVD locale sul menu Metodo di installazione (consultare Sezione 8.3, «Metodo di installazione»).
Disco fisso
Se avete copiato le immagini ISO di Red Hat Enterprise Linux su di una unità fissa locale è possibile utilizzare questo metodo. A tal proposito avrete bisogno di un CD-ROM d'avvio (utilizzate l'opzione d'avvio linux askmethod o linux repo=hd:device:/path) o selezionare Disco fisso sul menu Metodo di installazione (consultare Sezione 8.3, «Metodo di installazione»). Per informazioni riguardanti l'installazione con una unità fissa consultate la Sezione 8.3.2, «Installazione da un hard drive».
NFS
Se state eseguendo il processo di installazione da un server NFS utilizzando immagini ISO oppure una immagine mirror di Red Hat Enterprise Linux, allora potete utilizzare questo metodo. Sarà necessario un CD-ROM d'avvio (utilizzare l'opzione d'avvio linux askmethod o linux repo=nfs:server :options:/path o l'opzione Directory NFS sul menu Metodo di installazione descritto in Sezione 8.3, «Metodo di installazione»). Per informazioni riguardanti l'installazione di rete consultare la Sezione 8.3.4, «Installazione NFS». Da notare che le installazioni NFS possono essere eseguite in modalità GUI.
URL
Utilizzate questo metodo se state eseguendo una installazione da un server (Web) HTTP o HTTPS. A tale scopo sarà necessario un CD-ROM d'avvio (utilizzate l'opzione d'avvio linux askmethod, linux repo=ftp://user:password@host/path, o linux repo=http://host/path, oppure linux repo=https://host/path, o l'opzione URL sul menu Metodo di installazione descritto in Sezione 8.3, «Metodo di installazione»). Per informazioni riguardanti l'installazione FTP, HTTP, e HTTPS consultate Sezione 8.3.5, «Installazione tramite FTP, HTTP, o HTTPS».
Se avviate la distribuzione dal DVD senza utilizzare l'opzione di installazione del sorgente alternativa askmethod, la fase successiva eseguirà il caricamento automaticamente dal DVD. Continuare con la Sezione 8.2, «Selezione lingua».

Nota

Se eseguite una installazione tramite DVD di Red Hat Enterprise Linux il programma d'installazione caricherà la fase successiva dal disco. Tale operazione avrà luogo senza considerare il metodo d'installazione selezionato a meno che non estrarrete il disco prima di procedere. Il programma di installazione scaricherà i dati dei pacchetti dal sorgente selezionato.

3.6. Selezionare un Metodo d'avvio

È possibile usare diversi metodi per l'avvio di Red Hat Enterprise Linux.
L'installazione da un DVD richiede l'acquisto di un prodotto Red Hat Enterprise Linux, un DVD Red Hat Enterprise Linux 6 e la presenza di una unità DVD su di un sistema che supporta il processo d'avvio. Consultare Capitolo 2, Creazione del dispositivo per informazioni su come creare un DVD di installazione.
Potrebbe essere necessario modificare il BIOS per poter eseguire un avvio dal lettore CD-ROM/DVD. Per maggiori informazioni sulla modifica del BIOS consultare la Sezione 7.1.1, «Avvio del programma di installazione sui sistemi x86, AMD64, e Intel 64».
Oltre ad eseguire un avvio da un DVD di installazione sarà possibile avviare il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux da un dispositivo minimo d'avvio sotto forma di un CD avviabile. Dopo aver avviato il sistema da un CD, completate l'installazione da un sorgente di installazione diverso, come ad esempio un disco fisso locale o una posizione della rete. Consultare Sezione 2.2, «Creazione di un dispositivo d'avvio minimo» per informazioni su come creare i CD d'avvio e le unità USB flash.
Per finire sarà possibile avviare il programma di installazione attraverso la rete da un server preboot execution environment (PXE). Consultare Capitolo 30, Come impostare un server di installazione. Dopo aver avviato il sistema completare l'installazione da un sorgente di installazione diverso come ad esempio un hard drive locale o una posizione della rete.


[1] Spazio su disco non partizionato significa che lo spazio disponibile presente sull'hard drive che state installando non è stato suddiviso in sezioni per l'archiviazione dei dati. Durante il partizionamento di un disco ogni partizione si comporta come un disk drive separato.

Capitolo 4. Preparazione ad una installazione

4.1. Preparazione ad una installazione di rete

Nota

Assicuratevi che nessun DVD di installazione (o qualsiasi altro tipo di DVD o CD) sia presente all'interno dell'unità DVD o CD del sistema se desiderate eseguire una installazione basata sulla rete. La presenza di un DVD o CD nell'unità potrebbe causare errori inaspettati.
Assicurarsi di avere un dispositivo d'avvio avviabile sul CD, DVD, o su di un dispositivo di storage USB come una unità flash.
Il dispositivo di installazione di Red Hat Enterprise Linux deve essere disponibile sia per una installazione di rete (tramite NFS, FTP, HTTP, or HTTPS) sia per una installazione tramite lo storage locale. Seguire le fasi di seguito riportate per una installazione NFS, FTP, HTTP, o HTTPS.
Il server NFS, FTP, HTTP, o HTTPS da usare per l'installazione per mezzo della rete deve essere separato ed accessibile alla rete. Esso dovrà fornire i contenuti completi del DVD-ROM di installazione.

Nota

anaconda è in grado di eseguire il test del dispositivo di installazione. Esso è in grado di operare con DVD, ISO dell'hard drive, e metodi di installazione NFS ISO. È consigliato eseguire il test di tutti i dispositivi di installazione prima di iniziare il processo di installazione e di riporto di eventuali bug (Numerosi bug sono causati da una masterizzazione non corretta dei DVD). Per eseguire il test digitare il seguente comando al prompt boot::
linux mediacheck

Nota

La directory pubblica usata per accedere ai file di installazione attraverso FTP, NFS, HTTP, o HTTPS è mappata sullo storage locale sul server di rete. Per esempio sarà possibile accedere alla directory locale /var/www/inst/rhel6 sul server di rete come http://network.server.com/inst/rhel6.
Nei seguenti esempi la directory presente sul server di staging per l'installazione che conterrà i file verrà specificata come /location/of/disk/space. La directory destinata ad essere disponibile al pubblico tramite FTP, NFS, HTTP, o HTTP, verrà specificata come /publicly_available_directory. Per esempio /location/of/disk/space potrebbe essere una directory creata dall'utente e chiamata /var/isos. /publicly_available_directory potrebbe essere /var/www/html/rhel6, per una installazione HTTP.
Nel seguente sarà necessaria una Immagine ISO. Una immagine ISO è un file contenente una copia esatta del contenuto di un DVD. Per creare una immagine ISO da un DVD usare il seguente comando:
dd if=/dev/dvd of=/path_to_image/name_of_image.iso
dove dvd è il dispositivo dell'unità DVD, name_of_image è il nome da voi conferito al file immagine ISO risultante, e path_to_image è il percorso per la posizione sul sistema dove verrà archiviata l'immagine ISO risultante.
Per copiare i file dal DVD di installazione su di una istanza di Linux, la quale si comporta come un server di staging per l'installazione, continuare con la Sezione 4.1.1, «Preparazione per una installazione FTP, HTTP, e HTTPS» o Sezione 4.1.2, «Preparazione per una installazione NFS».

4.1.1. Preparazione per una installazione FTP, HTTP, e HTTPS

Estrarre i file da una immagine ISO del DVD di installazione e posizionarli in una directory condivisa attraverso FTP, HTTP, o HTTPS.
Successivamente assicuratevi che la directory sia condivisa tramite FTP, HTTP, o HTTPS, verificando l'accesso al client. Eseguire il test per controllare se la directory è accessibile dallo stesso server e da un'altra macchina sulla stessa sottorete sulla quale eseguirete l'installazione.

4.1.2. Preparazione per una installazione NFS

Per una installazione NFS non sarà necessario estrarre tutti i file da una immagine ISO. Sarà sufficiente rendere disponibili l'immagine ISO, il file install.img, e facoltativamente il file product.img sul server di rete tramite NFS.
  1. Trasferire l'immagine ISO sulla directory esportata NFS. Su di un sistema Linux eseguire:
    mv /path_to_image/name_of_image.iso /publicly_available_directory/
    dove path_to_image è il percorso per il file immagine ISO, name_of_image è il nome del file immagine ISO e publicly_available_directory è una directory disponibile attraverso NFS o che desiderate rendere disponibile attraverso NFS.
  2. Usare un programma checksum SHA256 per verificare che l'immagine ISO copiata sia intatta. Numerosi programmi checksum SHA256 sono disponibili per vari sistemi operativi. Su di un sistema Linux eseguire:
    $ sha256sum name_of_image.iso
    dove name_of_image è il nome del file immagine ISO. Il programma checksum SHA256 mostra una stringa di 64 caratteri chiamata hash. Confrontatela con l'hash mostrato per questa particolare immagine sulla pagina Scarica Software di Red Hat Network (consultare il Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux). I due hash dovrebbero essere identici.
  3. Copiare la directory images/ dal file ISO su di una directory nella quale è stato archiviato lo stesso file immagine ISO. Inserire i seguenti comandi:
    mount -t iso9660 /path_to_image/name_of_image.iso /mount_point -o loop,ro
    cp -pr /mount_point/images /publicly_available_directory/
    umount /mount_point
    dove path_to_imageè il percorso per il file immagine ISO, name_of_image è il nome e mount_point è il mount point sul quale montare l'immagine durante la copiatura dei file dall'immagine. Per esempio:
    mount -t iso9660 /var/isos/RHEL6.iso /mnt/tmp -o loop,ro
    cp -pr /mnt/tmp/images /var/isos/
    umount /mnt/tmp
    Sono ora presenti un file immagine ISO ed una directory images/ nella stessa directory.
  4. Verificare che la directory images/ contenga almeno il file install.img, senza di esso l'installazione non potrà procedere. La directory images/ è in grado di contenere il file product.img senza del quale solo i pacchetti per una installazione Minimal saranno disponibili durante la fase di selezione del gruppo di pacchetti (consultate la Sezione 9.18, «Selezione dei gruppi dei pacchetti»).

    Importante

    install.img e product.img devono essere i soli file nella directory images/.
  5. Assicuratevi che esista una voce per la directory disponibile pubblicamente nel file /etc/exports sul server di rete, in questo modo la directory è disponibile tramite NFS.
    Per esportare una directory di sola lettura su di un sistema specifico usare:
    /publicly_available_directory client.ip.address (ro)
    Per esportare una directory di sola lettura su tutti i sistemi usare:
    /publicly_available_directory * (ro)
  6. Sul server di rete avviate un demone NFS (su di un sistema Red Hat Enterprise Linux, usare /sbin/service nfs start). Se NFS è già in esecuzione ricaricare il file di configurazione (su di un sistema Red Hat Enterprise Linux usare /sbin/service nfs reload).
  7. Assicuratevi di eseguire il test della condivisione NFS seguendo le direttive presenti nella Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide. Consultare la documentazione NFS per informazioni su come avviare o arrestare un server NFS.

Nota

anaconda è in grado di eseguire il test del dispositivo di installazione. Esso è in grado di operare con DVD, ISO dell'hard drive, e metodi di installazione NFS ISO. È consigliato eseguire il test di tutti i dispositivi di installazione prima di iniziare il processo di installazione e di riporto di eventuali bug (Numerosi bug sono causati da una masterizzazione non corretta dei DVD). Per eseguire il test digitare il seguente comando al prompt boot::
linux mediacheck

4.2. Preparazione per una installazione Hard Drive

Nota

Le installazioni hard drive funzionano solo da file system ext2, ext3, ext4, o FAT. Non sarà possibile usare hard drive formattati per qualsiasi altro file system come sorgente di installazione per Red Hat Enterprise Linux.
Per controllare il file system di una partizione hard drive su di un sistema operativo Windows usare il tool Disk Management. Per controllare il file system di una partizione hard drive su di un sistema operativo Linux usare il tool fdisk.

Importante

Non è possibile usare file di ISO su partizioni controllate da LVM (Logical Volume Management).
Usare questa opzione per installare Red Hat Enterprise Linux su sistemi senza una unità DVD o collegamento di rete.
Le installazioni da Hard drive utilizzano i seguenti file:
  • una immagine ISO del DVD di installazione. Una immagine ISO è un file che contiene una copia esatta del contenuto di un DVD.
  • un file install.img estratto da una immagine ISO.
  • facoltativamente, un file product.img estratto da una immagine ISO.
Con questi file su di un hard drive sarà possibile selezionare Hard drive come sorgente di installazione durante l'avvio del programma di installazione (consultare Sezione 8.3, «Metodo di installazione»).
Assicurarsi di avere un dispositivo d'avvio avviabile sul CD, DVD, o su di un dispositivo di storage USB come una unità flash.
Per preparare un hard drive come sorgente di installazione seguire le fasi di seguito riportate:
  1. Ottenere una immagine ISO del DVD di installazione di Red Hat Enterprise Linux (consultare Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux). Alternativamente se il DVD è sul dispositivo fisico sarà possibile creare una immagine con il seguente comando su di un sistema Linux:
    dd if=/dev/dvd of=/path_to_image/name_of_image.iso
    dove dvd è il dispositivo dell'unità DVD, name_of_image è il nome da voi conferito al file immagine ISO risultante, e path_to_image è il percorso per la posizione sul sistema dove verrà archiviata l'immagine ISO risultante.
  2. Trasferire l'immagine ISO sull'hard drive.
    L'immagine ISO deve essere posizionata sul disco fisso interno al computer sul quale sarà installato Red Hat Enterprise Linux, o sul disco fisso collegato al computer tramite USB.
  3. Usare un programma checksum SHA256 per verificare che l'immagine ISO copiata sia intatta. Numerosi programmi checksum SHA256 sono disponibili per vari sistemi operativi. Su di un sistema Linux eseguire:
    $ sha256sum name_of_image.iso
    dove name_of_image è il nome del file immagine ISO. Il programma checksum SHA256 mostra una stringa di 64 caratteri chiamata hash. Confrontatela con l'hash mostrato per questa particolare immagine sulla pagina Scarica Software di Red Hat Network (consultare il Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux). I due hash dovrebbero essere identici.
  4. Copiare la directory images/ dal file ISO su di una directory nella quale è stato archiviato lo stesso file immagine ISO. Inserire i seguenti comandi:
    mount -t iso9660 /path_to_image/name_of_image.iso /mount_point -o loop,ro
    cp -pr /mount_point/images /publicly_available_directory/
    umount /mount_point
    dove path_to_imageè il percorso per il file immagine ISO, name_of_image è il nome e mount_point è il mount point sul quale montare l'immagine durante la copiatura dei file dall'immagine. Per esempio:
    mount -t iso9660 /var/isos/RHEL6.iso /mnt/tmp -o loop,ro
    cp -pr /mnt/tmp/images /var/isos/
    umount /mnt/tmp
    Sono ora presenti un file immagine ISO ed una directory images/ nella stessa directory.
  5. Verificare che la directory images/ contenga almeno il file install.img, senza di esso l'installazione non potrà procedere. La directory images/ è in grado di contenere il file product.img senza del quale solo i pacchetti per una installazione Minimal saranno disponibili durante la fase di selezione del gruppo di pacchetti (consultate la Sezione 9.18, «Selezione dei gruppi dei pacchetti»).

    Importante

    install.img e product.img devono essere i soli file nella directory images/.

Nota

anaconda è in grado di eseguire il test del dispositivo di installazione. Esso è in grado di operare con DVD, ISO dell'hard drive, e metodi di installazione NFS ISO. È consigliato eseguire il test di tutti i dispositivi di installazione prima di iniziare il processo di installazione e di riporto di eventuali bug (Numerosi bug sono causati da una masterizzazione non corretta dei DVD). Per eseguire il test digitare il seguente comando al prompt boot::
linux mediacheck

Capitolo 5. Elenco specifiche del sistema

L'elenco più recente di hardware supportato è disponibile su http://hardware.redhat.com/hcl/.
Il programma di installazione rileva automaticamente ed installa l'hardware del computer. Anche se è necessario controllare che l'hardware soddisfi i requisiti minimi per l'installazione di Red Hat Enterprise Linux (consultare Sezione 3.2, «L'hardware è compatibile?»), generalmente non sarà necessario indicare al programma di installazione le informazioni specifiche relative al sistema.
Tuttavia quando si eseguono alcuni tipi di installazione alcuni dettagli specifici potrebbero essere utili o essenziali.
  • Se si intende usare una struttura di partizioni personalizzata, ricordare:
    • Il numero dei modelli, le dimensioni, i tipi e le interfacce dei dischi collegati al sistema. Per esempio, Seagate ST3320613AS 320 GB su SATA0, Western Digital WD7500AAKS 750 GB su SATA1. Ciò consentirà di identificare i dischi durante il processo di installazione.
  • Se si sta installando Red Hat Enterprise Linux come un sistema operativo aggiuntivo su un sistema esistente, nota:
    • Il mount point delle partizioni presenti sul sistema. Per esempio, /boot su sda1, / su sda2, e /home su sdb1. Questo consente di identificare le partizioni durante il processo di installazione.
  • Per una installazione da una immagine dell'hard drive locale:
    • Il disco fisso e la directory che contiene l'immagine.
  • Se si intende installare da una posizione di rete, o installare su un target iSCSI:
    • I numeri relativi al modello e la marca degli adattatori di rete sul sistema. Per esempio. Netgear GA311. Ciò consente di identificare gli adattatori quando si configura la rete.
    • Indirizzi IP, DHCP, e BOOTP
    • Maschera di rete
    • Indirizzo IP gateway
    • Uno o più indirizzi IP del name server (DNS)
    Se qualsiasi di questi requisiti di networking o termini non vi sono familiari, contattate per assistenza l'amministratore di rete.
  • Se si intende installare da una posizione di rete:
  • Se si intende installare su un target iSCSI:
  • Se il computer fa parte di un dominio:
    • Si dovrebbe verificare che il nome del dominio venga fornito tramite il server DHCP. Se non è così, è necessario inserire il nome dominio manualmente durante l'installazione.

Capitolo 6. Aggiornamento dei driver durante l'installazione su sistemi Intel e AMD.

In numerosi casi Red Hat Enterprise Linux include i driver per i dispositivi che costituiscono il sistema. Tuttavia se il sistema presenta un hardware molto recente, i driver per il suddetto hardware potrebbero non essere ancora inclusi. Talvolta un aggiornamento driver in grado di fornire supporto per un nuovo dispositivo può essere disponibile da un rivenditore hardware o Red Hat su di un driver disc il quale contiene i pacchetti rpm. Generalmente il driver disc è disponibile come file immagine ISO.
Spesso non sarà necessario l'uso di nuovo hardware durante il processo di installazione. Per esempio se state utilizzando un DVD per l'installazione su un disco fisso locale, l'installazione avrà successo anche se i driver per la scheda di rete non sono disponibili. In queste situazioni completate l'installazione ed aggiungete un supporto per la sezione hardware più avanti — consultare Sezione 35.1.1, «Pacchetti rpm driver update» per informazioni su come aggiungere il supporto.
In altre situazioni è possibile aggiungere i driver per un dispositivo durante il processo di installazione e supportare una configurazione particolare. Per esempio, sarà possibile installare driver per un dispositivo di rete o una scheda per l'adattatore dello storage, e conferire al programma di installazione un accesso ai dispositivi di storage usati del sistema. Per l'utilizzo dei driver disc per aggiungere il supporto durante l'installazione seguire i metodi riportati:
  1. posizionare il file immagine ISO del driver disc in una posizione accessibile al programma di installazione:
    1. Su di un disco fisso locale
    2. una unità USB flash
  2. creare un driver disc estraendo il file immagine su:
    1. un CD
    2. un DVD
    Consultare le istruzioni su come creare i dischi di installazione in Sezione 2.1, «Creazione di un DVD di installazione» per maggiori informazioni su come copiare i file immagine ISO su CD o DVD.
  3. creare un aggiornamento della ramdisk iniziale dal file immagine ed archiviatelo su di un server PXE. Questa è una procedura avanzata da eseguire solo se impossibilitati ad eseguire altre procedure di aggiornamento attraverso altri metodi.
Se Red Hat, o il rivenditore hardware o terze parti fidati hanno indicato la necessità di eseguire un aggiornamento del driver durante il processo di installazione, selezionare un metodo per tale processo dai metodi descritti in questo capitolo provandolo prima di iniziare l'installazione stessa. Al contrario, non eseguite un aggiornamento del driver durante l'installazione se non siete sicuri che il sistema lo richieda. Anche se l'installazione di un aggiornamento del driver non comporta alcun danno, la presenza non dovuta di un driver su di un sistema potrebbe complicarne il supporto.

6.1. Limiti degli aggiornamenti driver durante l'installazione

Sfortunatamente sono presenti alcune situazioni nelle quali non sarà possibile usare un aggiornamento per conferire i driver durante l'installazione:
Dispositivi già in uso
Non è possibile usare un driver update per sostituire i driver precedentemente caricati dal programma di installazione. Al contrario, sarà necessario completare l'installazione con i driver caricati dal programma di installazione ed eseguire l'aggiornamento alla versione successiva dopo aver terminato l'installazione, oppure, se avete bisogno dei nuovi driver per il processo di installazione, considerare un aggiornamento del RAM disk driver iniziale — consultare Sezione 6.2.3, «Preparazione ad un aggiornamento della RAM disk iniziale».
Dispositivi con un dispositivo equivalente disponibile
Poichè tutti i dispositivi dello stesso tipo vengono inizializzati contemporaneamente, non sarà possibile aggiornare i driver di un dispositivo se il programma di installazione ha eseguito il caricamento dei driver per un dispositivo simile. Per esempio, considerate un sistema con due adattatori di rete differenti, uno dei quali ha a disposizione un aggiornamento del driver. Il programma di installazione inizializzerà entrambi gli adattatori contemporaneamente e per questo motivo non sarà possibile utilizzare tale aggiornamento. Completare l'installazione con i driver caricati dal programma di installazione ed eseguire l'aggiornamento alla nuova versione dopo tale processo, oppure usare un aggiornamento del driver della RAM disk iniziale.

6.2. Preparazione per un aggiornamento del driver durante l'installazione

Se è disponibile un aggiornamento driver per il vostro hardware, Red Hat o terze parti fidati come ad esempio il rivenditore hardware, lo forniranno sotto forma di file immagine con formato ISO. Alcuni metodi per l'aggiornamento del driver richiedono la disponibilità del file immagine per il programma d'installazione, altri invece richiedono l'utilizzo del file immagine per la creazione di un disco di aggiornamento ed un altro invece necessita di una preparazione di un aggiornamento della RAM disk iniziale:
Metodi che utilizzano il file immagine
  • Disco fisso locale
  • Unità USB flash
Metodi che utilizzano il dischetto di aggiornamento driver creato da un file immagine
  • CD
  • DVD
Metodi che utilizzano un aggiornamento della RAM disk iniziale
  • PXE
Selezionare un metodo per l'aggiornamento del driver e consultare la Sezione 6.2.1, «Preparazione all'utilizzo di un file immagine per l'aggiornamento del driver», Sezione 6.2.2, «Preparazione di un driver disc» o Sezione 6.2.3, «Preparazione ad un aggiornamento della RAM disk iniziale». È possibile usare un dispositivo di storage USB sia per fornire un file immagine che come dischetto per il driver update.

6.2.1. Preparazione all'utilizzo di un file immagine per l'aggiornamento del driver

6.2.1.1. Preparazione all'utilizzo di un file immagine sullo storage locale

Per creare un file immagine ISO disponibile sullo storage locale come ad esempio il disco fisso o l'unità USB flash, copiare semplicemente il file sul dispositivo di storage. Sarà possibile rinominare il file se necessario, ma non sarà possibile modificare l'estensione del nome del file il quale dovrà restare .iso. Nel seguente esempio il file viene chiamato dd.iso:
Contenuto di un USB flash drive contenente un file immagine per l'aggiornamento driver

Figura 6.1. Contenuto di un USB flash drive contenente un file immagine per l'aggiornamento driver

Se utilizzate questo metodo il dispositivo di storage conterrà solo un file singolo. Ciò differisce dai driver disc per il formato come ad esempio CD e DVD, i quali possono contenere numerosi file. Il file immagine ISO contiene tutti i file normalmente presenti su di un driver disc.
Se modificate l'etichetta del file system del dispositivo in OEMDRV, il programma di installazione eseguirà un esame automatico e andrà alla ricerca di aggiornamenti driver caricandoli in caso di un loro rilevamento. Questo comportamento viene controllato dall'opzione d'avvio dlabel=on abilitata per impostazione predefinita. Consultare la Sezione 6.3.1, «Lasciare che il programma di installazione trovi automaticamente un disco di aggiornamento del driver».

6.2.2. Preparazione di un driver disc

È possibile creare un disco di aggiornamento del driver su CD o DVD.

6.2.2.1. Creazione di un disco di aggiornamento del driver su CD o DVD

Importante

CD/DVD Creator è parte del desktop di GNOME. Se utilizzate un desktop Linux o un sistema operativo diversi, sarà necessario utilizzare un'altra parte di software per creare un CD o DVD. Le fasi saranno generalmente simili.
Assicuratevi che il software selezionato sia in grado di creare CD o DVD dai file immagine. Anche se tale operazione può essere eseguita dalla maggior parte dei software usati per masterizzare CD e DVD, sono sempre possibili alcune eccezioni. Cercate un pulsante o una voce etichettata come masterizza dall'immagine o voce simile. Se tale funzione non è presente all'interno del software, o se non è stata selezionata, il dischetto risultante avrà solo il file immagine e non i suoi contenuti.
  1. Usate il file manager del desktop per localizzare il file di immagine ISO del disco driver a voi fornito dal rivenditore hardware o da Red Hat.
    Un file .iso tipico verrà mostrato in una finestra del file manager

    Figura 6.2. Un file .iso tipico verrà mostrato in una finestra del file manager

  2. Fare clic con il pulsante destro su questo file e selezionare Scrivi su disco. A questo punto visulizzerete una finestra simile alla seguente:
    Dialogo Scrivi su disco di CD/DVD Creator

    Figura 6.3. Dialogo Scrivi su disco di CD/DVD Creator

  3. Fate clic su Scrivi. Se un disco vuoto non è presente all'interno del drive CD/DVD Creator richiederà di inserirne uno.
Dopo aver copiato un CD o DVD per l'aggiornamento del driver verificate che il disco sia stato creato correttamente inserendolo nel sistema e cercandolo usando il file manager. A questo punto dovreste essere in grado di visualizzare un file singolo chiamato rhdd3 ed una directory rpms:
Contenuti di un disco di aggiornamento del driver tipico su CD o DVD

Figura 6.4. Contenuti di un disco di aggiornamento del driver tipico su CD o DVD

Se visualizzate un solo file che termina in .iso, allora il disco non sarà stato creato correttamente e sarà necessario riprovare. Assicuratevi di aver scelto una opzione simile a masterizza da immagine, se usate un desktop Linux diverso da GNOME o se utilzzate un sistema operativo diverso.

6.2.3. Preparazione ad un aggiornamento della RAM disk iniziale

Importante

Questa è una procedura avanzata da considerare solo se non è possibile eseguire un aggiornamento del driver con qualsiasi altro metodo.
Il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux è in grado di caricare gli aggiornamenti nelle fasi iniziali di un processo di installazione da una RAM disk — un'area della memoria del computer che si comporta temporaneamente come se fosse un disco. È possibile utilizzare la stessa capacità per caricare gli aggiornamenti del driver. Per eseguire un aggiornamento durante l'installazione il computer dovrà essere in grado di eseguire un avvio da un server preboot execution environment (PXE), e lo stesso server PXE dovrà essere disponibile sulla rete. Consultate il Capitolo 30, Come impostare un server di installazione per informazioni su come utilizzare PXE durante l'installazione.
Per rendere disponibile un aggiornamento del driver sul server PXE:
  1. Posizionare il file immagine dell'aggiornamento del driver sul server PXE. Generalmente questa procedura viene eseguita scaricandolo sul server PXE da una posizione di internet specificata da Red Hat o dal rivenditore hardware. I nomi dei file immagine per l'aggiornamento del driver terminano in .iso.
  2. Copiare il file immagine dell'aggiornamento del driver nella directory /tmp/initrd_update.
  3. Rinominare il file immagine dell'aggiornamento del driver in dd.img.
  4. Sulla linea di comando andare in /tmp/initrd_update, digitare il seguente comando e premere Invio:
    find . | cpio --quiet -o -H newc | gzip -9 >/tmp/initrd_update.img
    
  5. Copiare il file /tmp/initrd_update.img nella directory che contiene il target da usare per l'installazione. Questa directory è posizionata nella /tftpboot/pxelinux/. Per esempio /tftpboot/pxelinux/r6c/ potrebbe presentare il target PXE per il client di Red Hat Enterprise Linux 6.
  6. Modificare il file /tftpboot/pxelinux/pxelinux.cfg/default in modo da includere una voce con un aggiornamento della RAM disk iniziale appena creato nel seguente formato:
    label target-dd
    kernel target/vmlinuz
    append initrd=target/initrd.img,target/dd.img
    
    Dove target è il target da usare per l'installazione.
Consultare la Sezione 6.3.4, «Selezionare una destinazione PXE che include un aggiornamento del driver» per saperne di più su come usare l'aggiornamento della RAM disk iniziale durante l'installazione.

Esempio 6.1. Preparazione di un aggiornamento della RAM disk iniziale da un file immagine per il driver update

In questo esempio driver_update.iso è un file immagine per l'aggiornamento del driver scaricato da Internet su di una directory sul server PXE. Il target dal quale eseguire un avvio con PXE si trova in /tftpboot/pxelinux/r6c/
Sulla linea di comando selezionare la directory che contiene il file ed inserire i seguenti comandi:
$ cp driver_update.iso /tmp/initrd_update/dd.img
$ cd /tmp/initrd_update
$ find . | cpio --quiet -c -o -H newc | gzip -9 >/tmp/initrd_update.img
$ cp /tmp/initrd_update.img /tftpboot/pxelinux/r6c/dd.img
Modificare il file /tftpboot/pxelinux/pxelinux.cfg/default ed includere la seguente voce:
label r6c-dd
kernel r6c/vmlinuz
append initrd=r6c/initrd.img,r6c/dd.img

6.3. Esecuzione di un aggiornamento driver durente l'installazione

È possibile eseguire un aggiornamento driver durante il processo di installazione nei modi seguenti:
  • lasciare che il programma di installazione trovi un disco per l'aggiornamento del driver.
  • lasciare che il programma di installazione richieda un aggiornamento del driver.
  • usare una opzione d'avvio per specificare un disco di aggiornamento del driver.
  • selezionare una destinazione PXE che includa un aggiornamento del driver.

6.3.1. Lasciare che il programma di installazione trovi automaticamente un disco di aggiornamento del driver

Collegare un dispositivo a blocchi con l'etichetta del file system OEMDRV prima di avviare il processo di installazione. Il programma di installazione esaminerà automaticamente il dispositivo e caricherà qualsiasi aggiornamento rilevato senza richiedere alcun intervento. Consultare la Sezione 6.2.1.1, «Preparazione all'utilizzo di un file immagine sullo storage locale» per preparare un dispositivo di storage da trovare per il programma di installazione.

6.3.2. Lasciare che il programma di installazione richieda un aggiornamento del driver

  1. Iniziare l'installazione normalmente per il metodo scelto. Se il programma di installazione non riesce a caricare i driver per l'hardware essenziale per il processo di installazione (per esempio, se non è in grado di rilevare una rete o i controllori dello storage), verrà richiesto di inserire un dischetto di aggiornamento del driver:
    Il dialogo Nessun driver trovato

    Figura 6.5. Il dialogo Nessun driver trovato

6.3.3. Utilizzo di una opzione d'avvio per specificare un disco di aggiornamento del driver

Importante

Questo metodo funziona solo per l'introduzione di nuovi driver e non per aggiornare i driver esistenti.
  1. Digitare linux dd al prompt d'avvio all'inizio del processo di installazione, quindi premere Invio. Il programma di installazione vi richiederà di confermare la presenza di un dischetto del driver:
    Prompt del dischetto del driver

    Figura 6.6. Prompt del dischetto del driver

  2. Inserire il disco di aggiornamento del driver da voi creato sul CD, DVD, o unità USB flash e selezionare Si. Il programma di installazione esamina i dispositivi di storage in grado di essere rilevati. Se è presente solo una posizione in grado di contenere il driver disk (per esempio il programma di installazione rileva la presenza di una unità DVD, ma nessun altro dispositivo di storage), esso caricherà automaticamente qualsiasi aggiornamento driver trovato in questa posizione.
    Se il programma di installazione trova più di una posizione esso vi richiederà di specificare la posizione per l'aggiornamento. A tal proposito consultare la Sezione 6.4, «Specificare una posizione di un file immagine di aggiornamento del driver o disco di aggiornamento del driver» .

6.3.4. Selezionare una destinazione PXE che include un aggiornamento del driver

  1. Selezionare avvio di rete nel BIOS del computer o dal menu d'avvio. La procedura per specificare questa opzione varia in base ai computer. Cosultare la documentazione hardware o il rivenditore interessato per le specifiche rilevanti al vostro computer.
  2. Nel preboot execution environment (PXE) selezionare il target per l'avvio creato sul server PXE. Per esempio, se avete etichettato questo ambiente r6c-dd nel file /tftpboot/pxelinux/pxelinux.cfg/default sul server PXE, digitare r6c-dd al prompt e premere Invio.
Consultare la Sezione 6.2.3, «Preparazione ad un aggiornamento della RAM disk iniziale» e Capitolo 30, Come impostare un server di installazione per informazioni su come usare PXE per eseguire un aggiornamento durante l'installazione. Da notare che questa è una procedura avanzata — non eseguitela a meno che altri metodi di aggiornamento abbiano avuto esito negativo.

6.4. Specificare una posizione di un file immagine di aggiornamento del driver o disco di aggiornamento del driver

Se il programma di installazione rileva più di un dispositivo in grado di contenere un aggiornamento del driver esso richiederà la selezione del dispositivo corretto. Se non siete sicuri quale opzione rappresenta il dispositivo sul quale l'aggiornamento del driver sia stato archiviato, provare diverse opzioni fino a quando non troverete quella corretta.
Selezione di un sorgente del dischetto del driver

Figura 6.7. Selezione di un sorgente del dischetto del driver

Se il dispositivo scelto non contiene alcun dispositivo di aggiornamento adatto, il programma di installazione indicherà di eseguire una nuova selezione.
Se avete creato un disco di aggiornamento del driver su un CD, DVD, o unità USB flash, il programma di installazione caricherà ora l'aggiornamento. Tuttavia se il dispositivo selezionato è un tipo di dispositivo in grado di contenere più di una partizione (senza considerare il numero di partizioni presenti sul dispositivo), il programma di installazione potrebbe richiedere la selezione della partizione che presenta l'aggiornamento del driver.
Selezione partizione del disco del driver

Figura 6.8. Selezione partizione del disco del driver

Il programma di installazione vi richiederà di specificare il file contenente l'aggiornamento del driver:
Selezione di una immagine ISO

Figura 6.9. Selezione di una immagine ISO

Se avete archiviato l'aggiornamento su di un disco fisso interno o dispositivo di storage USB, con molta probabilità visualizzerete queste schermate. Se al contrario l'aggiornamento è stato archiviato su di un CD o DVD le suddette schermate non verranno visualizzate.
Il programma di installazione ora copierà i file di aggiornamento appropriati all'interno di un'area di storage temporanea (posizionata nella RAM del sistema e non sul disco), indipendentemente dal fatto che l'aggiornameto del driver sia stato fornito sotto forma di file immagine o attraverso un disco. L'installer potrebbe chiedervi se desiderate usare aggiornamenti del driver supplementari. Se selezionate Si, sarà possibile caricare gli aggiornamenti supplementari. Una volta terminato il caricamento degli aggiornamenti del driver selezionare No. Se avete archiviato un aggiornamento su di un dispositivo estraibile, ora sarà possibile estrarre in modo sicuro o scollegare il disco o il dispositivo. L'installer non richiederà più l'aggiornamento del driver e sarà quindi possibile riutilizzare il dispositivo per altri scopi.

Capitolo 7. Avvio del programma di installazione

Importante

Red Hat Enterprise Linux 6 non supporta UEFI per sistemi x86 a 32-bit.

Importante

Da notare che le configurazioni d'avvio di UEFI e BIOS differiscono in modo significativo. Per questo motivo il sistema installato deve essere avviato usando lo stesso firmware usato durante l'installazione. Non sarà possibile installare il sistema operativo su di un sistema che utilizza il BIOS per poi avviare questa installazione su di un sistema che utilziza UEFI.
Red Hat Enterprise Linux 6 supporta la versione 2.2 delle specifiche UEFI. Hardware che supportano la versione 2.3 delle specifiche UEFI o più recenti, possono essere avviati ed operare con Red Hat Enterprise Linux 6, ma le funzionalità aggiuntive definite dalle specifiche non saranno disponibili. Le specifiche UEFI sono disponibili su http://www.uefi.org/specs/agreement/
Per iniziare il programma di installazioenne da un DVD di Red Hat Enterprise Linux o da un dispositivo d'avvio minimo seguire la seguente procedura:
  1. Scollegare qualsiasi FireWire o dischi USB esterni non necessari per l'installazione. Consultare la Sezione 3.3.3, «Dischi USB e FireWire» per maggiori informazioni.
  2. Accendere il proprio computer.
  3. Inserire il dispositivo nel computer.
  4. Spegnere il computer con il dispositivo nel suo interno.
  5. Accendere il proprio computer.
Potrebbe essere necessario selezionare un pulsante specifico o una combinazione di pulsanti per eseguire l'avvio tramite dispositivo. Sulla maggior parte dei computer verrà visualizzato sulla schermata un breve messaggio subito dopo aver acceso il computer. Questo messaggio sarà simile al seguente Press F10 to select boot device, anche se le parole esatte ed il tasto da premere variano da computer a computer. Consultare la documentazione del computer o della scheda madre, o contattate il supporto del rivenditore o produttore hardware.
Se il computer non permette di selezionare un dispositivo d'avvio allora potrà essere necessario configurare il Basic Input/Output System (BIOS) del sistema per l'avvio da un dispositivo.
Per modificare le impostazioni del BIOS su di un sistema x86, AMD64, o Intel 64 consultare le istruzioni fornite sulla schermata durante l'avvio del computer. Apparirà una riga di testo la quale indicherà il tasto da premere per inserire le impostazioni del BIOS.
Una volta inserite le impostazioni del BIOS, andare alla ricerca della sezione dove sarà possibile modificare la sequenza d'avvio. L'impostazione predefinita sarà spesso C, A o A, C (a seconda se il processo d'avvio viene eseguito dal disco fisso [C] o dall'unità floppy disk [A]). Modificare questa sequenza in modo che il DVD sia il primo dispositivo all'interno della sequenza d'avvio e C o A (in base all'impostazione predefinita di un processo d'avvio tipico) sia il secondo. Tale impostazione indica al computer di cercare prima nell'unità DVD, in caso di ricerca negativa esso andrà alla ricerca di un dispositivo d'avvio all'interno del disco fisso o dell'unità floppy disk.
Salvare i cambiamenti prima di uscire dal BIOS. Per maggiori informazioni, fare riferimento alla documentazione fornita con il sistema.

Nota

Per interrompere l'installazione premere Ctrl +Alt+Del o spegnere il computer tramite l'interruttore. È possibile interrompere il processo di installazione senza alcuna conseguenza in qualsiasi momento prima di selezionare Salva le modifiche sul disco sulla schermata Salva il partizionamento sul disco. Fino a quel punto Red Hat Enterprise Linux non esegue alcuna modifica permanente al computer. Si ricorda che arrestando l'installazione dopo l'inizio del partizionamento il computer potrebbe non essere più utilizzabile.

7.1. Avvio del programma di installazione

Importante

Red Hat Enterprise Linux 6 non supporta UEFI per sistemi x86 a 32-bit.

Importante

Da notare che le configurazioni d'avvio di UEFI e BIOS differiscono in modo significativo. Per questo motivo il sistema installato deve essere avviato usando lo stesso firmware usato durante l'installazione. Non sarà possibile installare il sistema operativo su di un sistema che utilizza il BIOS per poi avviare questa installazione su di un sistema che utilziza UEFI.
Red Hat Enterprise Linux 6 supporta la versione 2.2 delle specifiche UEFI. Hardware che supportano la versione 2.3 delle specifiche UEFI o più recenti, possono essere avviati ed operare con Red Hat Enterprise Linux 6, ma le funzionalità aggiuntive definite dalle specifiche non saranno disponibili. Le specifiche UEFI sono disponibili su http://www.uefi.org/specs/agreement/
Per iniziare assicurarsi che tutte le risorse per l'installazione siano disponibili. Se avete già consultato il Capitolo 3, Pianificazione per una installazione sull'architettura x86 e seguito le istruzioni, allora dovreste essere pronti ad iniziare il processo di installazione. Se siete pronti avviate il programma di installazione usando il DVD di Red Hat Enterprise Linux o qualsiasi altro dispositivo da voi creato.

Nota

In alcuni casi alcuni componenti hardware richiedono un aggiornamento driver durante l'installazione. Un aggiornamento driver fornisce il supporto ad un hardware che senza di esso non verrebbe supportato dal programma d'installazione. Fare riferimento al Capitolo 6, Aggiornamento dei driver durante l'installazione su sistemi Intel e AMD. per maggiori informazioni.

7.1.1. Avvio del programma di installazione sui sistemi x86, AMD64, e Intel 64

E' possibile avviare il programma di installazione usando uno dei seguenti dispositivi (in base al tipo di supporto fornito dal sistema):
  • Red Hat Enterprise Linux DVD — La macchina supporta una unità DVD avviabile e siete in possesso del DVD di installazione di Red Hat Enterprise Linux.
  • Avvio CD-ROM — La macchina supporta una unità CD-ROM avviabile e si desidera eseguire una installazione di rete o da disco fisso.
  • Unità USB flash — La vostra macchina supporta l'avvio da una unità USB.
  • Avvio PXE tramite la rete — La macchina supporta un processo d'avvio eseguito via rete. Questo è un percorso d'installazione avanzato. Consultare Capitolo 30, Come impostare un server di installazione per informazioni aggiuntive su questo metodo.
Per creare un CD-ROM o preparare una unità USB flash per l'avvio o installazione, consultate Sezione 2.2, «Creazione di un dispositivo d'avvio minimo».
Inserire il dispositivo di avvio e riavviare il sistema.
Potrebbe essere necessario selezionare un pulsante specifico o una combinazione di pulsanti per eseguire l'avvio tramite dispositivo. Sulla maggior parte dei computer verrà visualizzato sulla schermata un breve messaggio subito dopo aver acceso il computer. Questo messaggio sarà simile al seguente Press F10 to select boot device, anche se le parole esatte ed il tasto da premere variano da computer a computer. Consultare la documentazione del computer o della scheda madre, o contattate il supporto del rivenditore o produttore hardware.
Se il computer non permette di selezionare un dispositivo d'avvio allora potrà essere necessario configurare il Basic Input/Output System (BIOS) del sistema per l'avvio da un dispositivo.
Per modificare le impostazioni del BIOS su di un sistema x86, AMD64, o Intel 64 consultare le istruzioni fornite sulla schermata durante l'avvio del computer. Apparirà una riga di testo la quale indicherà il tasto da premere per inserire le impostazioni del BIOS.
Una volta inserite le impostazioni del BIOS, andare alla ricerca della sezione dove sarà possibile modificare la sequenza d'avvio. L'impostazione predefinita sarà spesso C, A o A, C (a seconda se il processo d'avvio viene eseguito dal disco fisso [C] o dall'unità floppy disk [A]). Modificare questa sequenza in modo che il DVD sia il primo dispositivo all'interno della sequenza d'avvio e C o A (in base all'impostazione predefinita di un processo d'avvio tipico) sia il secondo. Tale impostazione indica al computer di cercare prima nell'unità DVD, in caso di ricerca negativa esso andrà alla ricerca di un dispositivo d'avvio all'interno del disco fisso o dell'unità floppy disk.
Salvare i cambiamenti prima di uscire dal BIOS. Per maggiori informazioni, fare riferimento alla documentazione fornita con il sistema.
Dopo un breve ritardo apparirà la schermata grafica di avvio con le informazioni su una varietà di opzioni d'avvio. Il programma di installazione inizierà automaticamente se l'utente non esegue alcuna azione durante il primo minuto. Per una descrizione delle opzioni disponibili su questa schermata consultare Sezione 7.1.2, «Il menu d'avvio».
Alternativamente premere Esc per accedere al prompt boot: nel quale sarà possibile inserire le opzioni d'avvio come descritto in Sezione 7.1.3, «Opzioni di avvio aggiuntive».

7.1.2. Il menu d'avvio

Il dispositivo d'avvio mostra un menu d'avvio grafico con varie opzioni. Se nessun tasto viene selezionato entro 60 secondi, verrà eseguita l'opzione d'avvio predefinita. Per scegliere l'impostazione predefinita attendere la scadenza del timer o premere Invio. Per selezionare una opzione diversa da quella predefinita usare i tasti freccetta sulla tastiera e premere Invio quando l'opzione corretta è evidenziata. Se desiderate personalizzare le opzioni d'avvio per una opzione in particolare, premere il tasto Tab. Per accedere al prompt boot: nel quale sarà possibile specificare le opzioni d'avvio personalizzate premere il tasto Esc e consultare Sezione 7.1.3, «Opzioni di avvio aggiuntive».
La schermata d'avvio

Figura 7.1. La schermata d'avvio

Per un elenco ed una spiegazione delle opzioni d'avvio comuni consultare Capitolo 28, Opzioni d'avvio.
Le opzioni del menu d'avvio sono:
Installazione o aggiornamento di un sistema esistente
Questa opzione è l'impostazione predefinita. Selezionare questa opzione per installare Red Hat Enterprise Linux sul computer usando il programma d'installazione grafico.
Installare il sistema con un driver video di base
Questa opzione permette all'utente di installare Red Hat Enterprise Linux in modalità grafica anche se il programma d'installazione non è in grado di caricare il driver corretto per la scheda video. Se la schermata appare distorta o vuota durante l'utilizzo dell'opzione Installa o aggiorna un sistema esistente riavviare il computer e provare questa opzione.
Ripristino del sistema installato
Selezionare questa opzione per correggere un problema con il sistema Red Hat Enterprise Linux installato il quale impedisce l'avvio normale. Anche se Red Hat Enterprise Linux è una piattaforma molto stabile, è ancora possibile il verificarsi di problemi occasionali che impediscono il normale processo d'avvio. L'ambiente di ripristino contiene i programmi in grado di correggere la grande maggioranza di questi problemi.
Avvio dal driver locale
Questa opzione avvia il sistema dal primo disco installato. Se avete avviato accidentalmente il suddetto disco usare questa opzione per eseguire un avvio dal disco fisso senza avviare il programma d'installazione.

7.1.3. Opzioni di avvio aggiuntive

Anche se è più semplice eseguire una procedura d'avvio usando un DVD seguendo una installazione grafica, talvolta si possono verificare alcuni scenari dove sarà necessario eseguire un avvio diverso. Questa sezione riporta le opzioni d'avvio per Red Hat Enterprise Linux.
Per passare le opzioni ad un sistema x86, AMD64 o Intel 64, premere il tasto Esc al momento dell'avvio. A questo punto apparirà il prompt boot: nel quale sarà possibile usare le opzioni del boot loader di seguito descritte.

Nota

Consultare il Capitolo 28, Opzioni d'avvio per le opzioni di avvio aggiuntive non affrontate da questa sezione.
  • Per eseguire una installazione in modalità testo digitare quanto segue al prompt d'avvio d'installazione:
    linux text
  • Per specificare un sorgente di installazione usare l'opzione linux repo=. Per esempio:
    linux repo=cdrom:device
    linux repo=ftp://username:password@URL
    linux repo=http://URL
    linux repo=hd:device
    linux repo=nfs:options:server:/path
    linux repo=nfsiso:options:server:/path
    In questi esempi, cdrom si riferisce ad una unità CD o DVD, ftp si riferisce ad una posizione accessibile da FTP, http si riferisce ad una posizione accessibile da HTTP, hd ad un file immagine ISO accessibile da una partizione del disco fisso, nfs si riferisce ad un albero esteso dei file di installazione accessibili da NFS e nfsiso ad un file immagine ISO accessibile da NFS.
  • Le immagini ISO presentano un checksum SHA256 integrato. Per eseguire un test dell'integrità del checksum di una immagine ISO al prompt d'avvio per l'installazione inserire:
    linux mediacheck
    Il programma di installazione richiederà l'inserimento di un DVD o la selezione di una immagine ISO da testare, selezionare OK per eseguire il checksum. Questa operazione può essere eseguita su qualsiasi DVD di Red Hat Enterprise Linux. È fortemente consigliato eseguire questa operazione su qualsiasi DVD di Red Hat Enterprise Linux creato dal download delle immagini ISO. Questo comando funziona con il DVD, ISO del disco fisso, e con ISO NFS.
  • Se è necessario eseguire una installazione in modalità seriale, digitare il seguente comando:
    linux console=<device>
    Per una installazione in modalità testo, usare:
    linux text console=<device>
    Nel precedente comando, <device> dovrebbe essere il dispositivo che si stà usando (come ttyS0 o ttyS1). Per esempio, linux text console=ttyS0.
    Nelle installazioni in modalità testo l'utilizzo di un terminale seriale funziona meglio quando il terminale supporta UTF-8. Sotto Linux e UNIX, Kermit supporta UTF-8. Per Windows, Kermit 95 funziona bene. I terminali senza UTF-8 funzionano fintanto che si usa solo la lingua Inglese durante il processo di installazione. È possibile usare un display seriale migliorato fornendo il comando utf8 come opzione al momento dell'avvio del programma di installazione. Per esempio:
    linux console=ttyS0 utf8

7.1.3.1. Opzioni del kernel

È possibile anche passare le opzioni al kernel. Per esempio, per fornire gli aggiornamenti per il programma di installazione anaconda da un dispositivo di storage USB, inserire:
linux updates
Per una installazione in modalità testo, usare:
linux text updates
Tale comando risulterà in un prompt per il percorso al dispositivo il quale contiene gli aggiornamenti per anaconda. Esso non sarà necessario se eseguite una installazione di rete e se avete posizionato i contenuti degli aggiornamenti in rhupdates/ sul server.
Dopo aver inserito delle opzioni, premere Invio per avviare utilizzando queste opzioni.
Se è necessario specificare opzioni di avvio per identificare l'hardware, si prega di scriverle in basso. Le opzioni di avvio sono necessarie durante parte della configurazione del bootloader dell'installazione (per maggiori informazioni fare riferimento alla Sezione 9.17, «Configurazione del boot loader per x86, AMD64, e Intel 64»).
Per maggiori informazioni sulle opzioni del kernel consultare Capitolo 28, Opzioni d'avvio.

7.2. Installazione da un sorgente diverso

È possibile installare Red Hat Enterprise Linux usando le immagini ISO archiviate sul disco fisso o da una rete tramite NFS, FTP, HTTP, o HTTPS. Utenti esperti utilizzano uno di questi metodi poichè essi risultano essere più veloci nella lettura dei dati di un disco fisso o di un server di rete rispetto ad un DVD.
La seguente tabella riassume i diversi metodi d'avvio ed i metodi consigliati da usare con ogni:

Tabella 7.1. Metodi d'avvio e sorgenti di installazione

Metodo d'avvio Sorgente di installazione
DVD di installazione DVD, rete, o disco fisso
Unità USB flash di installazione DVD, rete, o disco fisso di installazione
USB e CD d'avvio minimi e CD di ripristino Rete e disco fisso
Consultare la Sezione 3.5, «Selezione del metodo di installazione» per informazioni su come eseguire l'installazione da altri dispositivi rispetto a quello usato per l'avvio del sistema.

7.3. Avvio dalla rete tramite PXE

Per eseguire l'avvio con PXE, è necessario avere un server configurato correttamente ed una interfaccia di rete in grado di supportare PXE. Per informazioni su come configurare un server PXE consultare il Capitolo 30, Come impostare un server di installazione.
Configurare il computer per un avvio dall'interfaccia di rete. Questa opzione è disponibile all'interno del BIOS e può essere etichettata come Network Boot o Boot Services. Configurato correttamente il PXE booting, il computer può avviare il sistema d'installazione di Red Hat Enterprise Linux senza altri dispositivi.
Per avviare un computer da un server PXE:
  1. Assicurarsi che il cavo di rete sia inserito. L'indicatore luminoso del connettore di rete dovrebbe essere illuminato, anche se il computer non è acceso.
  2. Accendere il computer.
  3. Apparirà una schermata di menù. Premere il tasto del numero corrispondente all'opzione desiderata.
Se il PC non si avvia dal server netboot, assicurarsi che il BIOS sia stato configurato per un avvio usando prima una interfaccia di rete corretta. Alcuni sistemi BIOS specificano l'interfaccia di rete come possibile dispositivo d'avvio senza supportare lo standard PXE. Consultare la documentazione hardware per maggiori informazioni.

Nota

Alcuni server con interfacce di rete multiple potrebbero non assegnare eth0 alla prima interfaccia di rete come riconosciuto dall'interfaccia firmware, tale comportamento potrebbe causare un tentativo da parte del programma di installazione di utilizzare una interfaccia di rete diversa da quella usata da PXE. Per modificare questo tipo di comportamento usare quanto di seguito riportato nei file di configurazione pxelinux.cfg/*:
IPAPPEND 2
APPEND ksdevice=bootif
Queste opzioni di configurazione causano l'utilizzo da parte del programma di installazione della stessa interfaccia di rete usata da PXE e dall'interfaccia firmware. È possibile altresì utilizzare le seguenti opzioni:
ksdevice=link
Questa opzione causa l'utilizzo da parte del programma di installazione del primo dispositivo di rete collegato ad un interruttore di rete.

Capitolo 8. Configurazione della lingua e del sorgente di installazione

Prima dell'avvio del programma di installazione grafico sarà necessario configurare la lingua ed il sorgente di installazione.

8.1. L'interfaccia utente del programma di installazione in modalità testo

Importante

È consigliato installare Red Hat Enterprise Linux usando una interfaccia grafica. Se state eseguendo una installazione di Red Hat Enterprise Linux su di un sistema che non possiede un display grafico, considerate una installazione attraverso un collegamento VNC – consultare Capitolo 31, Installazione tramite VNC. Se anaconda rileva una installazione in modalità testo su di un sistema sul quale è possibile eseguire una installazione attraverso un collegamento VNC, anaconda chiederà di verificare tale decisione anche se le opzioni durante questo processo sono limitate.
Se il sistema presenta un display grafico ma l'installazione grafica fallisce, provate ad eseguire un avvio con l'opzione xdriver=vesa – consultare Capitolo 28, Opzioni d'avvio
Sia il loader che successivamente anaconda utilizzano una interfaccia basata sulla schermata la quale include la maggior parte dei widget più comuni presenti sulle interfacce utente grafico. Figura 8.1, «Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL», e Figura 8.2, «Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua», riportano i widget presenti sulle schermate durante il processo di installazione.

Nota

Non tutte le lingue supportate nel'installazione grafica sono supportate in modalità testo. In particolare, le lingue scritte con un set di caratteri diverso dall'alfabeto Latino o Cirillico non sono disponibili in modalità testo. Se si seleziona una lingua scritta con un set di caratteri non supportato in modalità testo, le schermate del programma d'installazione verranno visualizzate in Inglese.
Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL

Figura 8.1. Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL

Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua

Figura 8.2. Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua

I widget includono:
  • Finestra — Le finestre (di solito definite finestre di dialogo in questo manuale) compaiono sullo schermo durante l'intero processo di installazione. A volte si sovrappongono; in questi casi è possibile interagire solo con l'ultima finestra visualizzata. Quando la finestra in questione scompare, sarà possibile proseguire con quella posizionata sotto.
  • Casella di controllo — Le caselle di controllo consentono di selezionare o deselezionare un contenuto. La casella può mostrare un asterisco (selezionata) o vuota (non selezionata). Quando il cursore si trova all'interno della casella, premere la Barra spaziatrice per selezionare o deselezionare un contenuto.
  • Input di testo — le righe per l'input di testo sono aree dove inserire le informazioni richieste dal programma di installazione. Se il cursore si posiziona su una riga, è possibile inserire e/o modificare le informazioni in quella riga.
  • Widget di testo — I widget di testo sono aree della schermata dove viene visualizzato il testo. A volte questi oggetti possono contenerne altri, come le caselle di controllo. Se un oggetto di testo contiene più informazioni di quante ne possano essere visualizzate, compare una barra di scorrimento; posizionando il cursore all'interno dell'oggetto, è possibile usare i tasti freccia Su e Giù per scorrere lungo tutte le informazioni disponibili. La posizione attuale sulla barra di scorrimento è contrassegnata dal carattere #, che si muove in alto e in basso a seconda di dove ci si trova.
  • Barra di scorrimento — la barra di scorrimento compare nella parte laterale o inferiore della finestra per controllare la parte di elenco o documento visualizzato. La barra di scorrimento facilita lo spostamento all'interno dei file.
  • Pulsante Widget — i pulsanti Widget rappresentano il metodo principale per interagire con il programma di installazione infatti essi servono per procedere da una finestra all'altra del programma di installazione usando i tasti Tab e Invio. I pulsanti possono essere selezionati quando sono evidenziati.
  • Cursore — Anche se non è un widget, il cursore viene utilizzato per selezionare (ed interagire con) un widget particolare. Quando il cursore viene spostato da un widget all'altro il widget interessato cambierà colore, oppure sarà possibile visualizzare il cursore stesso accanto o sul widget selezionato. In Figura 8.1, «Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL», il cursore viene posizionato sul pulsante OK. Figura 8.2, «Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua», mostra il cursore sul pulsante Modifica.

8.1.1. Uso della tastiera per spostarsi da un menu all'altro

Per spostarsi attraverso i vari menu è sufficiente utilizzare alcune combinazioni di tasti molto semplici. Per il cursore usare i tasti freccia Sinistra, Destra, Su e Giù. Utilizzate il tasto Tab e Shift-Tab per andare avanti o indietro attraverso ogni widget sullo schermo. Nella parte inferiore nella maggior parte delle schermate è visualizzato il riepilogo dei tasti di posizionamento del cursore.
Per "premere" un pulsante, posizionare il cursore sullo stesso (per esempio con il tasto Tab) e premere la Barra spaziatrice o Invio. Per selezionare una voce dall'elenco, spostare il cursore sull'oggetto e premere Invio. Per selezionare un oggetto con una casella di controllo, spostare il cursore sulla casella e premere la Barra spaziatrice. Per deselezionare l'opzione, premere ancora la Barra spaziatrice.
Premendo F12 vengono accettati i valori impostati e si procede con le domande successive. Perciò equivale a premere il tasto OK.

Avvertimento

Non premere alcun tasto durante il processo di installazione (potrebbero verificarsi comportamenti indesiderati), a meno che non ci sia una finestra di dialogo in attesa di un input.

8.2. Selezione lingua

Usare i tasti freccetta sulla tastiera per selezionare una lingua da usare durante il processo di installazione (consultare Figura 8.3, «Selezione lingua»). Dopo aver evidenziato la lingua desiderata premere Tab per spostarsi sul tasto OK, e successivamente il tasto Invio per confermare la scelta.
Qui la lingua scelta diventerà la lingua di default per il sistema operativo una volta installato. La selezione della lingua sarà utile più avanti per individuare la configurazione del fuso orario durante l'installazione. Il programma di installazione, cerca di definire il relativo fuso orario in base a quanto specificato in questa schermata.
Per aggiungere il supporto alle lingue aggiuntive personalizzare l'installazione nella fase di selezione dei pacchetti. Per maggiori informazioni consultare Sezione 9.18.2, «Personalizzazione della selezione del software».
Selezione lingua

Figura 8.3. Selezione lingua

Dopo aver selezionato la lingua desiderata, fare clic su Avanti per continuare.

8.3. Metodo di installazione

Se il sistema è stato avviato con un dispositivo d'avvio minimo o con l'opzione askmethod, usare i tasti freccetta della tastiera per selezionare il metodo di installazione (a tale scopo consultare Figura 8.4, «Metodo di installazione»). Una volta evidenziato il metodo desiderato premere il tasto Tab per andare sul tasto OK e premere Invio per confermare la scelta.
Metodo di installazione

Figura 8.4. Metodo di installazione

8.3.1. Installazione da un DVD

Per installare Red Hat Enterprise Linux da un DVD posizionare il DVD nell'apposità unità ed avviare il sistema tramite DVD. Anche se avete eseguito l'avvio da un dispositivo alternativo sarà possibile installare Red Hat Enterprise Linux dal dispositivo DVD.
Il programma di installazione analizza il sistema e tenta di identificare l'unità DVD. Esso inizierà cercando una unità IDE DVD (conosciuta come ATAPI).

Nota

Per interrompere in questo istante il programma d'installazione riavviare la macchina ed estrarre il dispositivo utilizzato per l'avvio. È possibile annullare in modo sicuro l'installazione in qualsiasi momento prima della schermata Scrivi modifiche sul disco. Per maggiori informazioni consultare Sezione 9.16, «Scrivere le modifiche sul disco».
Se l'unità DVD non è stata rilevata e risulta essere un DVD SCSI, il programma di installazione richiederà all'utente di selezionare un driver SCSI. Scegliere il driver che assomiglia di più al vostro adattatore. Se necessario sarà possibile specificare le opzioni per il driver; tuttavia la maggior parte dei driver sono in grado di rilevare l'adattatore SCSI automaticamente.
Se l'unità DVD viene identificata ed il driver caricato, il programma di installazione presenterà una opzione per il controllo del DVD. Tale processo richiederà un pò di tempo, quindi potreste scegliere di saltarlo. Tuttavia se incontrerete problemi con il programma di installazione è consigliato riavviare il processo ed eseguire il controllo del dispositivo prima di contattare il supporto. Dal dialogo di controllo del dispositivo continuare alla fase successiva del processo di installazione (consultare Sezione 9.3, «Benvenuti su Red Hat Enterprise Linux»).

8.3.2. Installazione da un hard drive

La schermata Seleziona partizione viene applicata solo se si stà eseguendo l'installazione dalla partizione del disco (e cioè se avete selezionato Disco fisso nel dialogo Metodo di installazione). Questo dialogo permetterà di indicare la partizione e la directory dalle quali si esegue l'installazione di Red Hat Enterprise Linux. Se avete usato l'opzione repo=hd, allora avrete già specificato una partizione.
Selezione del dialogo di partizionamento per una installazione dal disco fisso.

Figura 8.5. Selezione del dialogo di partizionamento per una installazione dal disco fisso.

Selezionare la partizione contenente i file ISO dalla lista delle partizioni disponibili. I nomi dei dispositivi IDE interno, SATA, SCSI e USB iniziano con /dev/sd. Ogni singolo drive ha la propria lettera, per esempio /dev/sda. Ogni partizione sul drive è numerata, per esempio /dev/sda1.
Specificare altresì la Directory contenente le immagini. Inserire il percorso completo della directory dell'unità che contiene i file d'immagine ISO. La seguente tabella mostra alcuni esempi su come inserire queste informazioni:

Tabella 8.1. Posizione delle immagini ISO per diversi tipi di partizione

Tipo partizione Volume Percorso originale ai file Directory da usare
VFAT D:\ D:\Downloads\RHEL6 /Downloads/RHEL6
ext2, ext3, ext4 /home /home/user1/RHEL6 /user1/RHEL6
Se le immagini ISO sono nella directory root (directory principale) della partizione, inserire uno /. Se le immagini ISO si trovano in una sottodirectory di una partizione montata, inserire il nome della cartella che contiene le immagini ISO all'interno di questa partizione. Per esempio, se la partizione sulla quale sono presenti le immagini ISO viene normalmente montata come /home/, e le immagini sono in /home/new/, bisogna inserire /new/.

Importante

Una voce senza uno slash di interlinea potrebbe causare una installazione non riuscita.
Selezionare OK per continuare. Procedere con Capitolo 9, Installazione utilizzando anaconda.

8.3.3. Eseguire una installazione di rete

Quando iniziate l'installazione con le opzioni askmethod o repo= sarà possibile installare Red Hat Enterprise Linux da un server di rete usando i protocolli FTP, HTTP, HTTPS, o NFS. Anaconda utilizza lo stesso collegamento di rete per consultare i repositori software aggiuntivi più avanti nel processo di installazione.
Se il sistema presenta più di un dispositivo di rete anaconda mostrerà un elenco di tutti i dispositivi disponibili richiedendo la selezione di un solo dispositivo per l'installazione. Al contrario se il sistema presenta un solo dispositivo di rete anaconda lo selezionerà automaticamente senza presentare questo dialogo.
Dispositivo di networking

Figura 8.6. Dispositivo di networking

Se non siete sicuri di quale dispositivo presente nell'elenco corrisponda il socket fisico del sistema selezionare un dispositivo nell'elenco e successivamente premere il pulsante Identifica. A questo punto apparirà il dialogo Identifica NIC
Identifica NIC

Figura 8.7. Identifica NIC

I socket di numerosi dispositivi di rete presentano una activity light (chiamata anche link light) — un LED lampeggiante il quale indica un flusso di dati per il socket. Anaconda è in grado di far lampeggiare l'activity light del dispositivo di rete selezionato nel dialogo Dispositivo di Networking fino a 30 secondi. Inserire il numero di secondi necessari e selezionare \nOK. Quando la suddetta luce cessa di lampeggiare sarà possibile visualizzare il dialogo Dialogo di Networking.
Durante la selezione di un dispositivo di rete anaconda richiderà di selezionare il metodo attraverso il quale configurare TCP/IP:

Opzioni IPv4

Configurazione IP dinamica (DHCP)
Anaconda utilizza DHCP in esecuzione sulla rete per una configurazione automatica.
Configurazione manuale
Anaconda richiede una configurazione manuale della rete, incluso l'indirizzo IP di questo sistema, la maschera di rete, l'indirizzo gateway e DNS.

Opzioni IPv6

Scoperta del vicinato (neighbor discovery) automatica
Anaconda utilizza il router advertisement (RA) per creare una configurazione automatica senza alcuno stato. (Equivalente all'opzione Automatic in NetworkManager)
Configurazione IP dinamica (DHCPv6)
Anaconda non utilizza RA ma richiede le informazioni direttamente da DHCPv6 per creare una configurazione senza stato. (Equivalente all'opzione Automatic, DHCP only in NetworkManager)
Configurazione manuale
Anaconda richiede una configurazione manuale della rete, incluso l'indirizzo IP di questo sistema, la maschera di rete, l'indirizzo gateway e DNS.
Anaconda supporta i protocolli IPv4 e IPv6. Tuttavia se configurate una interfaccia in modo da usare sia IPv4 che IPv6, sarà necessario prima instaurare un collegamento IPv4 in caso contrario l'interfaccia non funzionerà anche se il collegamento IPv6 avrà avuto successo.
Configura TCP/IP

Figura 8.8. Configura TCP/IP

Per impostazione predefinita anaconda utilizza DHCP per fornire automaticamente le impostazioni di rete IPv4 e per la scoperta automatica del vicinato (neighbor discovery) per le impostazioni di rete IPv6. Se desiderate configurare TCP/IP manualmente anaconda vi richiederà di inserire le informazioni all'interno di Configurazione TCP/IP manuale:
Configurazione TCP/IP manuale

Figura 8.9. Configurazione TCP/IP manuale

Il dialogo fornisce i campi per gli indirizzi IPv4 e IPv6 e per i prefissi in base ai protocolli selezionati da configurare manualmente, insieme ai campi per il gateway di rete ed il server dei nomi. Inserire le informazioni per la rete e premere OK.
Quando il processo di installazione è completo, queste immpostazioni verranno trasferite al sistema.

8.3.4. Installazione NFS

Il dialogo NFS è valido solo se all'interno del menu Metodo di installazione è stato scelto Immagine NFS. Se avete usato l'opzione repo=nfs allora avrete già spacificato un server ed un percorso.
Finestra di configurazione di NFS

Figura 8.10. Finestra di configurazione di NFS

  1. Inserire il nome del dominio o l'indirizzo IP del server NFS interessato nel campoNome del server NFS. Per esempio se si esegue una installazione da un host chiamato eastcoast nel dominio example.com, inserire eastcoast.example.com.
  2. Inserire il nome della directory esportata nel campo Red Hat Enterprise Linux 6 directory
    • Se il server NFS esporta un mirror dell'albero di installazione di Red Hat Enterprise Linux inserire la directory che contiene il root dell'albero di installazione stesso. Se tutto è stato specificato correttamente apparirà un messaggio il quale indicherà che il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux è in esecuzione.
    • Se il server NFS esporta l'immagine ISO del DVD di Red Hat Enterprise Linux, inserire la directory che contiene l'immagine ISO.
    Se avete seguito l'impostazione descritta in Sezione 4.1.2, «Preparazione per una installazione NFS», la directory esportata sarà quella specificata come publicly_available_directory.
  3. Specificare qualsiasi opzione di montaggio NFS necessaria nel campo Opzioni di montaggio NFS. Consultare le pagine man di mount e nfs per un elenco completo delle opzioni. Se non desiderate usare alcuna opzione lasciare il campo vuoto.

8.3.5. Installazione tramite FTP, HTTP, o HTTPS

Importante

Se usate un URL per un sorgente di installazione sarà necessario specificare in modo esplicito http:// o https:// or ftp:// come protocolli.
La casella di dialogo URL riguarda solo le installazioni eseguite dai server FTP, HTTP, o HTTPS (se URL è stato selezionato nella casella di dialogo Metodo di installazione). Tale dialogo vi richiederà di inserire le informazioni relative al server FTP, HTTP, o HTTPS dal quale si stà eseguendo l'installazione Red Hat Enterprise Linux. Se avete utilizzato le opzioni d'avvio repo=ftp o repo=http, allora avrete già specificato il percorso ed il server.
Inserire il nome o l'indirizzo IP del sito FTP, HTTP, o HTTPS dal quale si stà eseguendo l'installazione, ed il nome della directory che contiene /images per la vostra architettura. Per esempio:
/mirrors/redhat/rhel-6/Server/i386/
Per una installazione tramite una connessione sicura HTTPS specificare https:// come protocollo.
Specificare l'indirizzo di un server proxy e se necessario fornire il numero di una porta, il nome utente e la password. Se tutto è stato specificato correttamente verrà visualizzata una casella di dialogo la quale indica che i file sono stati recuperati dal server.
Se il server FTP, HTTP, o HTTPS ha bisogno di una autenticazione dell'utente, specificare l'utente e la password come parte dell'URL nel modo seguente:
{ftp|http|https}://<user>:<password>@<hostname>[:<port>]/<directory>/
Per esempio:
http://install:rhel6pw@name.example.com/mirrors/redhat/rhel-6/Server/i386/
Finestra di dialogo URL

Figura 8.11. Finestra di dialogo URL

8.4. Verifica del dispositivo

Il DVD offre una opzione per la verifica dell'integrità del dispositivo. Durante la creazione di un dispositivo DVD si possono verificare degli errori. Un errore nei dati per il pacchetto scelto nel programma di installazione è in grado di causare l'interruzione dell'installazione stessa. Per minimizzare l'impatto di questi errori sul processo di installazione verificare il dispositivo prima di iniziare questo processo.
Se la verifica ha successo il processo continuerà normalmente. Se tale verifica fallisce creare un nuovo DVD usando l'immagine ISO precedentemente scaricata.

Capitolo 9. Installazione utilizzando anaconda

Questo capitolo descrive una installazione utilizzando una interfaccia utente grafica di anaconda.

9.1. L'interfaccia utente del programma di installazione in modalità testo

Importante

L'installazione in modalità testo non impedisce l'uso dell'interfaccia grafica sul sistema dopo la sua installazione.
Oltre all'installer grafico, anaconda include anche un installer basato sul testo.
Se si verifica una delle seguenti situazioni il programma di installazione userà la modalità testo:
  • Il sistema di installazione non identifica il display hardware del computer
  • È stata selezionata l'installazione in modalità testo dal menu d'avvio
Mentre le installazioni in modalità testo non sono esplicitamente documentate, coloro che utilizzano tale modalità possono seguire facilmente le istruzioni presenti in una installazione GUI. Tuttavia, poichè la modalità testo presenta un processo di installazione più semplice alcune opzioni saranno disponibili solo in una installazione grafica ma non in quella di testo. Queste differenze sono presenti nella descrizione del processo di installazione di questa guida. Essi includono:
  • configurazione metodi di storage avanzati come LVM, RAID, FCoE, zFCP, e iSCSI.
  • personalizzazione del layout della partizione
  • personalizzazione del layout del boot loader
  • selezione dei pacchetti durante l'installazione
  • configurazione del sistema installato con firstboot
Se eseguite una installazione di Red Hat Enterprise Linux in modalità testo, dopo l'installazione sarà sempre possibile configurare il sistema usando l'interfaccia grafica. Consultare Sezione 35.3, «Passare ad un login di tipo grafico» per informazioni.
Per configurare le opzioni non disponibili in modalità testo considerate l'utilizzo di una opzioni d'avvio. Per esempio linux ip può essere usata per configurare le impostazioni di rete. Per informazioni consultare Sezione 28.1, «Configurare il sistema di installazione nel menù di avvio».

9.2. Interfaccia utente del programma di installazione in modalità grafica

Se avete già usato una interfaccia utente grafica (GUI), allora conoscerete questo tipo di procedimento; usare il mouse per navigare attraverso le schermate, cliccare i pulsanti o inserire dei campi di testo.
È possibile navigare attraverso le schermate di installazione usando la tastiera. Il pulsante Tab permette di muoversi attraverso la schermata, mentre le freccette Sù e Giù permettono di navigare attraverso gli elenchi, i pulsanti + e - di espandere e chiudere gli elenchi stessi, mentre Spazio eInvio di selezionare o rimuovere un oggetto selezionato. Si può altresì utilizzare la combinazione Alt+X per eseguire altri tipi di selezione, dove X viene sostituito con una lettera presente in quella schermata.

Nota

Se state usando un sistema x86, AMD64, o Intel 64 e non desiderate usare il programma di installazione GUI, sarà disponibile il programma di installazione in modalità testo. Per iniziare il programma di installazione in modalità testo usare il seguente comando al prompt di boot::
linux text
Consultare la Sezione 7.1.2, «Il menu d'avvio» per una descrizione del menu d'avvio di Red Hat Enterprise Linux, e la Sezione 8.1, «L'interfaccia utente del programma di installazione in modalità testo» per una breve panoramica delle informazioni di installazione in modalità testo.
È fortemente consigliato eseguire le installazioni usando il programma di installazione GUI. Tale programma offre le funzionalità complete del programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux, inclusa la configurazione LVM, la quale non è disponibile durante l'installazione in modalità di testo.
Gli utenti forzati ad usare il programma di installazione in modalità di testo, possono seguire le istruzioni dell'installazione GUI e ottenere così tutte le informazioni necessarie.

9.2.1. Screenshot durante l'installazione

Anaconda permette di eseguire gli screenshot durante il processo di installazione. In qualsiasi momento dell'installazione premere Shift+Print Screen, e anaconda salverà la schermata in /root/anaconda-screenshots.
Se state eseguendo una installazione kickstart usare l'opzione autostep --autoscreenshot per generare uno screenshot automatico di ogni fase dell'installazione. Consultare la Sezione 32.3, «Creazione di un file kickstart» per informazioni su come configurare un file kickstart.

9.2.2. Una nota sulle console virtuali

Il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux fornisce diverse finestre di dialogo durante il processo di installazione. Sono presenti vari tipi di messaggi diagnostici come la possibilità di accedere ai comandi da un prompt della shell. Il programma di installazione visualizza questi messaggi su cinque console virtuali ed è possibile passare da una schermata all'altra tramite una semplice combinazione di tasti.
Una console virtuale è un prompt della shell in un ambiente grafico, accessibile dalla macchina fisica, non in modo remoto. Si può accedere simultaneamente a console virtuali multiple.
Queste console virtuali possono essere utili se si verificano alcuni problemi durante l'installazione di Red Hat Enterprise Linux. I messaggi visualizzati sulle console del sistema o durante l'installazione, possono aiutare ad individuare il problema in questione. Consultare la Tabella 9.1, «Console, combinazioni di tasti e tipo di messaggio» per un elenco delle console virtuali, della combinazione di tasti usati per visualizzarle e dei loro contenuti.
Generalmente, non è necessario lasciare la console di default (console virtuale #6) per installazioni grafiche, a meno che non si stia cercando di individuare eventuali problemi riguardanti l'installazione.

Tabella 9.1. Console, combinazioni di tasti e tipo di messaggio

console combinazioni tasti contenuti
1 ctrl+alt+f1 display grafico
2 ctrl+alt+f2 prompt della shell
3 ctrl+alt+f3 log di installazione (messaggi dal programma di installazione)
4 ctrl+alt+f4 messaggi relativi al sistema
5 ctrl+alt+f5 altri messaggi

9.3. Benvenuti su Red Hat Enterprise Linux

La schermata di Benvenuto non richiederà alcun input.
Fare clic sul pulsante Avanti per continuare.

9.4. Selezione lingua

Utilizzando il mouse selezionare la lingua (per esempio Inglese U.S.), per l'installazione e come predefinita per il sistema (fare riferimento alla figura riportata di seguito).
Una volta effettuata la selezione, fare clic su Avanti per continuare.
Configurazione lingua

Figura 9.1. Configurazione lingua

9.5. Configurazione della tastiera

Utilizzando il mouse selezionare il tipo di layout corretto (per esempio Inglese U.S.), per la tastiera che si desidera utilizzare per l'installazione e come predefinita per il sistema (fare riferimento alla figura riportata di seguito).
Una volta effettuata la selezione, fare clic su Avanti per continuare.
Configurazione della tastiera

Figura 9.2. Configurazione della tastiera

Red Hat Enterprise Linux include il supporto per più di un layout per le tastiere di numerose lingue. In particolare la maggior parte di lingue europee includono l'opzione latin1, la quale utilizza le dead key per usare determinati caratteri, niente apparirà sullo schermo fino a quando non premerete un altro tasto per "completare" il carattere. Per esempio, per digitare è con una tastiera di tipo latin1, sarà necessario premere (e rilasciare) il tasto ' e successivamente E. In contrasto, è possibile usare il suddetto carattere su altre tastiere semplicemente premendo e tenendo pigiato il tasto rilevante (come ad esempio Alt-Gr) premendo contemporaneamente il tasto E. Ancora, altre tastiere possono avere per questo carattere un tasto specifico.

Nota

Per modificare il tipo di layout della tastiera dopo aver completato l'installazione, utilizzare Keyboard Configuration Tool.
Al prompt della shell, digitare il comando system-config-keyboard per avviare l'applicazione Keyboard Configuration Tool Se non si è connessi come root, verrà richiesta la password di root per continuare.

9.6. Dispositivi di storage

È possibile installare Red Hat Enterprise Linux su di una vasta gamma di dispositivi di storage. Questa schermata permetterà all'utente di selezionare i dispositivi di storage specializzati o di base.
Dispositivi di storage

Figura 9.3. Dispositivi di storage

Dispositivi di storage di base
Selezionare Dispositivi di storage di base per installare Red Hat Enterprise Linux sui seguenti dispositivi di storage:
  • dischi fissi o unità solid-state collegate direttamente al sistema locale.
Dispositivi di storage specializzati
Selezionare Dispositivi di storage specializzati per installare Red Hat Enterprise Linux sui seguenti dispositivi di storage:
  • Storage area networks (SAN)
  • Direct access storage devices (DASDs)
  • Dispositivi Firmware RAID
  • Dispositivi multipath
Usare l'opzione Dispositivi di storage specializzati per configurare i collegamenti Internet Small Computer System Interface (iSCSI) e FCoE (Fiber Channel over Ethernet)
Se è stato selezionato Dispositivi di storage di base, anaconda rileverà automaticamente lo storage locale collegato al sistema senza la necessità di alcun input. Procedere alla Sezione 9.7, «Impostazione nome host».

9.6.1. Schermata di selezione dei dispositivi di storage

La schermata di selezione dei dispositivi di storage mostra tutti i dispositivi ai quali anaconda può accedere.
Selezionare i dispositivi di storage — Dispositivi di base

Figura 9.4. Selezionare i dispositivi di storage — Dispositivi di base

Selezionare i dispositivi di storage — Dispositivi Multipath

Figura 9.5. Selezionare i dispositivi di storage — Dispositivi Multipath

Selezionare i dispositivi di storage — Altri dispositivi SAN

Figura 9.6. Selezionare i dispositivi di storage — Altri dispositivi SAN

I dispositivi sono raggruppati sotto le seguenti schede:
Dispositivi di base
Dispositivi di base direttamente collegati al sistema locale, come ad esempio le unità del disco fisso e le unità solid-state.
Firmware RAID
Dispositivi di storage collegati ad un controller firmware RAID.
Dispositivi multipath
Dispositivi di storage accessibili attraverso più di un percorso, come ad esempio i controller SCSI multipli o le porte del Fiber Channel sullo stesso sistema.

Importante

L'installer rileva solo i dispositivi di storage multipath con numeri seriali di 16 o 32 caratteri.
Altri dispositivi SAN
Qualsiasi altro dispositivo disponibile su di un storage area network (SAN).
Se avete bisogno di configurare uno storage FCoE o iSCSI selezionate Aggiungi destinazione avanzata e consultare Sezione 9.6.1.1, «Opzioni di storage avanzate».
La schermata per la selezione dei dispositivi di storage contiene anche una scheda Ricerca che permette all'utente di filtrare i dispositivi in base alla porta, al proprio World Wide Identifier (WWID), destinazione o logical unit number (LUN) attraverso il quale vengono accessi.
La scheda di ricerca dei dispositivi di storage

Figura 9.7. La scheda di ricerca dei dispositivi di storage

La scheda contiene un menu a tendina per eseguire una ricerca in base alla porta, alla destinazione, al WWID, al LUN (con le corrispondenti caselle di selezione per i suddetti valori). Una ricerca basata sul WWID o LUN richiede valori aggiuntivi nella casella di dialogo corrispondente.
Ogni scheda presenta un elenco di dispositivi rilevati da anaconda con informazioni sul dispositivo utili alla sua identificazione. Sulla destra delle intestazioni della colonna è situata una icona che rappresenta un piccolo menu a tendina. Questo menu permette all'utente di selezionare i tipi di dati presentati su ogni dispositivo. Per esempio, il menu nella scheda Dispositivi multipath permette all'utente di specificare un WWID, una Capacità, un Rivenditore, Interconnessione, e Percorsi da includere nelle informazioni presenti per ogni dispositivo. Riducendo o aumentando la quantità di informazioni presentate potrebbe assistere l'utente alla identificazione di particolari dispositivi.
Selezione delle colonne

Figura 9.8. Selezione delle colonne

Ogni dispositivo viene riportato su di una riga con al suo fianco una casella di selezione. Selezionare la casella per rendere il dispositivo disponibile durante il processo di installazione, oppure fare clic sul pulsante di selezione nella parte sinistra della colonna, per selezionare o deselezionare tutti i dispositivi elencati in una schermata in particolare. Più avanti nel processo di installazione sarà possibile scegliere di installare Red Hat Enterprise Linux su qualsiasi dispositivo scelto in questa schermata, e selezionare il montaggio automatico di altri dispositivi selezionati come parte del sistema installato.
Da notare che i dispositivi qui selezionati non verranno rimossi automaticamente dal processo di installazione. La selezione di un dispositivo su questa schermata non posizionerà i dati archiviati sul dispositivo in questione. Da notare altresì che qualsiasi dispositivo non selezionato come parte del sistema installato potrà essere aggiunto al sistema dopo l'installazione attraverso la modifica del file /etc/fstab.

Importante

Qualsiasi dispositivo di storage non selezionato su questa schermata verrà nascosto da anaconda. Per eseguire un caricamento a catena del boot loader di Red Hat Enterprise Linux da un boot loader diverso, selezionare tutti i dispositivi presenti in questa schermata.
una volta selezionati i disposistivi di storage da rendere disponibili durante l'installazione fate clic su Successivo e procedere alla Sezione 9.11, «Inizializzazione del disco fisso»

9.6.1.1. Opzioni di storage avanzate

Da questa schermata sarà possibile configurare un target iSCSI (SCSI al posto di TCP/IP) o FCoE (Fibre channel al posto di ethernet) SAN (storage area network). Consultate Appendice B, Dischi ISCSI per una introduzione su iSCSI.
Opzioni di storage avanzate

Figura 9.9. Opzioni di storage avanzate

9.6.1.1.1. Selezionare e configurare una interfaccia di rete
Se l'nterfaccia di rete non è ancora attiva sul sistema anaconda avrà il compito di attivarne una attraverso la quale eseguire il collegamento ai dispositivi di storage. Se il sistema presenta solo una interfaccia di rete anaconda eseguirà la sua attivazione automaticamente. Al contrario se sono disponibili più di una interfaccia sarà visualizzato il dialogo Seleziona interfaccia di rete per la selezione di una interfaccia da usare durante l'installazione.
Selezionare l'interfaccia di rete

Figura 9.10. Selezionare l'interfaccia di rete

  1. Selezionare una interfaccia dal menu a tendina.
  2. Selezionare OK.
Anaconda attiva l'interfaccia selezionata e successivamente avvia il NetworkManager per la sua configurazione.
Collegamenti di rete

Figura 9.11. Collegamenti di rete

Per informazioni su come utilizzare NetworkManager consultare Sezione 9.7, «Impostazione nome host»
9.6.1.1.2. Configura parametri ISCSI
Per utilizzare i dispositivi di storage iSCSI durante l'installazione anaconda deve essere in grado di riconoscerli come target iSCSI e creare una sessione iSCSI per il loro accesso. Ogni fase ha bisogno di un nome utente e password per l'autenticazione CHAP (Challenge Handshake Authentication Protocol). Altresì è possibile configurare un target iSCSI per autenticare l'inizializzatore iSCSI sul sistema al quale è collegato il target (CHAP inverso), sia per il riconoscimento che per la sessione. Usati insieme CHAP e CHAP inverso vengono chiamati mutual CHAP o two-way CHAP. Il Mutual CHAP fornisce il livello più alto di sicurezza per le connessioni iSCSI, in particolare se il nome utente e la password sono diversi per l'autenticazione CHAP e l'autenticazione CHAP inversa.
Ripetere le fasi di login e di riconoscimento di iSCSI in modo necessario per aggiungere tutto lo storage iSCSI richiesto. Tuttavia non sarà possibile modificare il nome dell'inizializzatore iSCSI dopo il primo tentativo di riconoscimento. Per modificare il nome dell'inizializzatore iSCSI sarà necessario riavviare l'installazione.

Procedura 9.1. Ricerca iSCSI

Usare il dialogo Informazioni ricerca iSCSI per fornire ad anaconda le informazioni necessarie per ricercare il target iSCSI.
Il dialogo Informazioni ricerca iSCSI

Figura 9.12. Il dialogo Informazioni ricerca iSCSI

  1. Inserire l'indirizzo IP del target iSCSI nel campo Indirizzo IP target.
  2. Fornire un nome in Nome iniziatore iSCSI per l'iniziatore iSCSI con un formato iSCSI qualified name (IQN).
    Un IQN valido contiene:
    • la stringa iqn. (da notare il punto)
    • un codice data il quale specifica l'anno ed il mese nel quale l'Internet domain o subdomain name dell'organizzazione è stato registrato, con un formato a quatttro cifre per l'anno, un trattino e a due cifre per il mese seguito da un punto. Per esempio per Settembre 2010, 2010-09.
    • Internet domain o subdomain name dell'organizzazione rappresentato con un ordine inverso usando prima il dominio di livello superiore. Per esempio, storage.example.com in com.example.storage
    • due punti seguiti da una stringa la quale identifica in modo unico questo iniziatore iSCSI particolare all'interno del dominio. Per esempio, :diskarrays-sn-a8675309.
    Un IQN sarà quindi simile a: iqn.2010-09.storage.example.com:diskarrays-sn-a8675309; anaconda popola a priori il campo Nome iniziatore iSCSI con un nome in questo formato per assistere l'utente con la struttura.
    Per maggiori informazioni su IQN consultare Nomi iSCSI 3.2.6. in RFC 3720 - Internet Small Computer Systems Interface (iSCSI) disponibili su http://tools.ietf.org/html/rfc3720#section-3.2.6 e 1. Indirizzi e nomi iSCSI in RFC 3721 - Ricerca e nomi per l'Internet Small Computer Systems Interface (iSCSI) disponibile su http://tools.ietf.org/html/rfc3721#section-1.
  3. Utilizzare il menu a tendina per specificare il tipo di autenticazione da usare per la ricerca iSCSI:
    autenticazione ricerca iSCSI

    Figura 9.13. autenticazione ricerca iSCSI

    • senza credenziali
    • coppia CHAP
    • coppia CHAP e coppia inversa
    • Se avete selezionato il tipo di autenticazione coppia CHAP, fornire la password ed il nome utente per il target iSCSI nei campi nome utente CHAP e password CHAP.
      Coppia CHAP

      Figura 9.14. Coppia CHAP

    • Se si desidera utilizzare il tipo di autenticazione coppia CHAP e coppia inversa, fornire il nome utente e la password per il target iSCSI nei campi Nome utente CHAP e Password CHAP, ed il nome utente e password per l'iniziatore iSCSI nei campi Nome utente CHAP inverso e Password CHAP inverso.
      Coppia CHAP e coppia inversa

      Figura 9.15. Coppia CHAP e coppia inversa

  4. Selezionare Inizia ricerca. Anaconda cercherà a questo punto di individuare un target iSCSI in base alle informazioni fornite. Se la ricerca avrà successo il dialogo Nodi iSCSI scoperti presenterà un elenco di tutti i nodi iSCSI scoperti sul target.
  5. Ogni nodo avrà una casella corrispondente. Selezionate le caselle corrispondenti ai nodi da usare durante l'installazione.
    Dialogo Nodi iSCSI scoperti

    Figura 9.16. Dialogo Nodi iSCSI scoperti

  6. Selezionare Login per iniziare una sessione iSCSI.

Procedura 9.2. Avvio di una sessione iSCSI

Usare il dialogo Login nodi iSCSI per fornire ad anaconda le informazioni necessarie per eseguire il login nei nodi presenti sul target iSCSI ed iniziare una sessione.
Il dialogo Login nodi iSCSI

Figura 9.17. Il dialogo Login nodi iSCSI

  1. Usare il menu a tendina per specificare il tipo di autenticazione da usare per la sessione iSCSI:
    sessione di autenticazione iSCSI

    Figura 9.18. sessione di autenticazione iSCSI

    • senza credenziali
    • coppia CHAP
    • coppia CHAP e coppia inversa
    • Usa le credenziali dalla fase di ricerca
    Se il vostro ambiente utilizza lo stesso tipo di autenticazione, nome utente e password per la ricerca iSCSI e per la sessione iSCSI allora selezionare Usa le credenziali della fase di ricerca per utilizzare nuovamente le suddette credenziali.
    • Se avete selezionato il tipo di autenticazione coppia CHAP, fornire la password ed il nome utente per il target iSCSI nei campi nome utente CHAP e password CHAP.
      Coppia CHAP

      Figura 9.19. Coppia CHAP

    • Se avete selezionato Coppia CHAP e coppia inversa come tipo di autenticazione allora, sarà necessario fornire il nome utente e la password per il target iSCSI nei campi Nome utente CHAP e Password CHAP ed il nome utente e password per l'iniziatore iSCSI nei campi Nome utente CHAP inverso e Password CHAP inverso.
      Coppia CHAP e coppia inversa

      Figura 9.20. Coppia CHAP e coppia inversa

  2. Selezionare Login. Anaconda cercherà di eseguire un login all'interno dei nodi sul target iSCSI in base alle informazioni fornite. Il dialogo Risultati di login iSCSI permetterà la visualizzazione dei risultati.
    Il dialogo Risultati di login iSCSI

    Figura 9.21. Il dialogo Risultati di login iSCSI

  3. Selezionare OK per continuare.
9.6.1.1.3. Come configurare i parametri FCoE
Per configurare un FCoE SAN, selezionare Aggiungi FCoE SAN e successivamente Aggiungi unità.
Sul menu successivo selezionare l'interfaccia di rete collegata all'interruttore FCoE e selezionare Aggiungi disco FCoE.
Come configurare i parametri FCoE

Figura 9.22. Come configurare i parametri FCoE

Il Data Center Bridging (DCB) è un insieme di miglioramenti per i protocolli Ethernet creati per aumentare l'efficienza delle connessioni Ethernet nelle reti di storage e nei cluster. Abilitare o disabilitare l'allerta dell'installer di DCB con la casella presente in questo dialogo.

9.7. Impostazione nome host

Il processo di impostazione potrà richiedere l'inserimento di un hostname per questo computer, come fully-qualified domain name (FQDN) nel formato hostname.domainname oppure come un hostname abbreviato nel formato hostname. Numerose reti possiedono un servizio Dynamic Host Configuration Protocol (DHCP) in grado di fornire automaticamente i sistemi collegati con un nome del dominio. Per permettere al servizio DHCP di assegnare il nome del dominio a questa macchina, specificare solo l'hostname abbreviato.

Nota

È necessario assegnare al proprio sistema un nome tale che l'intero hostname sia unico. L'hostname può includere lettere, numeri e trattini.
Impostazione dell'hostname

Figura 9.23. Impostazione dell'hostname

Se il sistema Red Hat Enterprise Linux è connesso direttamente ad internet evitare le interruzioni dei servizi o azioni rischiose da parte del provider di servizi internet. Una discussione completa di questi problemi va oltre lo scopo di questo documento.

Nota

Il programma di installazione non configura i modem. Configurare tali dispositivi dopo l'installazione con l'utilità Network. Le impostazioni per il singolo modem sono specifiche del proprio Internet Service Provider (ISP).

9.7.1. Modifica collegamenti di rete

Importante

Durante la prima procedura d'avvio di Red Hat Enterprise Linux 6, verrà attivata qualsiasi interfaccia di rete configurata durante il processo di installazione. Tuttavia il programma di installazione non richiederà di configurare le interfacce di rete su alcuni percorsi di installazione comuni, per esempio, durante l'installazione di Red Hat Enterprise Linux da un DVD su di un hard drive locale.
Quando installate Red Hat Enterprise Linux da un dispositivo di installazione locale sul dispositivo di storage locale, assicuratevi di configurare manualmente almento una interfaccia di rete se avete bisogno di un accesso alla rete al primo avvio del sistema.

Nota

Per modificare la configurazione della rete dopo aver completato l'installazione usare il Network Administration Tool.
Digitare il comando system-config-network in un prompt della shell per lanciare il Network Administration Tool. Se non si è connessi come root, verrà richiesta la password di root per continuare.
Il Network Administration Tool è ora deprecato e sarà sostituito da NetworkManager durante il ciclo di vita di Red Hat Enterprise Linux 6.
Per configurare manualmente un collegamento di rete fare clic su Configura rete. A questo punto apparirà il dialogo Collegamenti di rete che vi permetterà di configurare i collegamenti DSL, VPN, broadband mobile, wireless, ed il collegamento cablato per il sistema che utilizza il tool NetworkManager. Una descrizione completa di tutti i collegamenti possibili con NetworkManager và oltre lo scopo di questa guida. Questa sezione riporta solo lo scenario più comune su come configurare i collegamenti cablati durante l'installazione. La configurazione di altri tipi di rete è simile ma i parametri specifici da configurare sono necessariamente diversi.
Collegamenti di rete

Figura 9.24. Collegamenti di rete

Per aggiungere un nuovo collegamento, modificare o rimuovere un collegamento precedentemente configurato nel processo di installazione, fare clic sulla scheda che corrisponde al tipo di collegamento. Per aggiungere un nuovo collegamento dello stesso tipo fare clic su Aggiungi. Per modificare un collegamento esistente selezionatelo nell'elenco e fate clic su Modifica. In entrambi i casi verrà visualizzata una casella di dialogo con un set di schede appropriate al tipo di collegamento, come di seguito riportatato. Per rimuovere un collegamento selezionatelo dall'elenco e fate clic su Cancella.
Una volta terminata la modifica delle impostazioni di rete selezionare Applica per salvare la nuova configurazione. Se avete riconfigurato un dispositivo precedentemente attivato durante l'installazione allora sarà necessario riavviare il dispositivo per usare la nuova configurazione — consultare Sezione 9.7.1.6, «Riavviare un dispositivo di rete».

9.7.1.1. Opzioni comuni a tutti i tipi di collegamento

Alcune opzioni sono comuni a tutti i tipi di collegamento.
Specificare un nome per il collegamento nel campo Nome collegamento.
Selezionare Inizia automaticamente per iniziare automaticamente il collegamento all'avvio del sistema.
Durante l'esecuzione di NetworkManager su un sistema installato l'opzione Disponibile a tutti gli utenti controlla se la configurazione di rete è disponibile all'intero del sistema. Assicuratevi durante l'installazione che l'opzione Disponibile a tutti gli utenti sia stata selezionata per qualsiasi interfaccia di rete da configurare.

9.7.1.2. La scheda Cablato

Utilizzare la scheda Cablato per specificare o modificare l'indirizzo media access control (MAC) per l'adattatore di rete, ed impostare il maximum transmission unit (MTU, in byte) in grado di passare attraverso l'interfaccia.
La scheda Cablato

Figura 9.25. La scheda Cablato

9.7.1.3. La scheda 802.1x Security

Usare la scheda 802.1x Security per configurare 802.1X port-based network access control (PNAC). Selezionare Usa 802.1X security per questo collegamento per abilitare un controllo dell'accesso, e successivamente specificare le informazioni della vostra rete. Le opzioni per la configurazione includono:
Autenticazione
Scegliere uno dei seguenti metodi di autenticazione:
  • TLS per Transport Layer Security
  • Tunneled TLS per Tunneled Transport Layer Security, conosciuto come TTLS, o EAP-TTLS
  • Protected EAP (PEAP) per Protected Extensible Authentication Protocol
Identità
Fornire l'indentità di questo server:
Certificato utente
Andate alla ricerca di un X.509 certificate file codificato con Distinguished Encoding Rules (DER) o Privacy Enhanced Mail (PEM).
Certificato CA
Andate alla ricerca di un file codificato certificate authority X.509 con Distinguished Encoding Rules (DER) o Privacy Enhanced Mail (PEM).
Chiave privata
Andate alla ricerca di un file chiave privata codificato con Distinguished Encoding Rules (DER), Privacy Enhanced Mail (PEM), o Personal Information Exchange Syntax Standard (PKCS#12).
Password chiave privata
La password per la chiave privata specificata nel campo Chiave privata. Selezionare Mostra password per rendere la password visibile.
La scheda 802.1x Security

Figura 9.26. La scheda 802.1x Security

9.7.1.4. Scheda Impostazioni IPv4

Usare la Scheda Impostazioni IPv4 per configurare i parametri IPv4 per il collegamento di rete precedentemente selezionato.
Usare il menu a tendina Metodo per specificare le impostazioni che il sistema deve cercare di ottenere da un servizio Dynamic Host Configuration Protocol (DHCP) in esecuzione sulla rete. Eseguire una selezione dalle seguenti opzioni:
Automatico (DHCP)
I parametri IPv4 sono configurati dal servizio DHCP sulla rete.
Solo indirizzi (DHCP) automatici
L'indirizzo IPv4, la maschera di rete e l'indirizzo gateway sono configurati dal servizio DHCP sulla rete, ma i server DNS ed i domini di ricerca devono essere configurati manualmente.
Manuale
I parametri IPv4 sono configurati manualmente per una configurazione statica.
Solo Link-Locale
Un indirizzo link-local nel range 169.254/16 è assegnato all'interfaccia.
Condiviso ad altri computer
Questo sistema è stato configurato per fornire un accesso alla rete per altri computer. Viene assegnata all'interfaccia un indirizzo nel range 10.42.x.1/24, verranno avviati un server DHCP e DNS, e l'interfaccia viene collegata al collegamento di rete predefinito sul sistema con network address translation (NAT).
Disabilitato
Per questa connessione IPv4 è disabilitato.
Se avete selezionato un metodo attraverso il quale è necessario fornire i parametri manualmente, inserire le informazioni sull'indirizzo IP per questa interfaccia sulla maschera di rete e del gateway nel campo Indirizzi. Usare i pulsanti Aggiungi e Cancella per aggiungere o rimuovere gli indirizzi. Inserire un elenco di server DNS separati da virgole nel campo Server DNS, ed i domini separati da virgole nel campo Cerca domini, per qualsiasi dominio che desiderate includere nelle ricerche del server dei nomi.
Facoltativamente inserire un nome per questo collegamento di rete nel campo ID del client DHCP. Questo nome deve essere unico sulla sottorete. Quando assegnate un ID del client DHCP ad un collegamento, sarà più semplice identificare questo collegamento durante la risoluzione dei problemi della rete.
Deselezionare È necessario l'instradamento IPv4 per completare questo collegamento per permettere al sistema di creare questo collegamento su di una rete abilitata a IPv6 se la configurazione IPv4 fallisce e quella di IPv6 ha successo.
Scheda Impostazioni IPv4

Figura 9.27. Scheda Impostazioni IPv4

9.7.1.4.1. Modifica instradamento IPv4
Red Hat Enterprise Linux configura un numero di instradamenti in modo automatico in base agli indirizzi IP di un dispositivo. Per modificare gli instradamenti aggiuntivi fare clic su Instradamenti. A questo punto verrà visualizzato il dialogo Modifica instradamento IPv4.
Il dialogo Modifica instradamento IPv4

Figura 9.28. Il dialogo Modifica instradamento IPv4

Selezionare Aggiungi per aggiungere l'indirizzo IP, la maschera di rete, l'indirizzo del gateway e le metriche per un nuovo instradamento statico.
Selezionare Ignora automaticamente gli instradamenti ottenuti per far si che l'interfaccia utilizzi solo gli instradamenti qui specificati.
Selezionare Usa questo collegamento solo per le risorse della propria rete per limitare i collegamenti solo alla rete locale.

9.7.1.5. Scheda Impostazioni IPv6

Usare la Scheda Impostazioni IPv6 per configurare i parametri IPv6 per il collegamento di rete precedentemente selezionato.
Usare il menu a tendina Metodo per specificare le impostazioni che il sistema deve cercare di ottenere da un servizio Dynamic Host Configuration Protocol (DHCP) in esecuzione sulla rete. Eseguire una selezione dalle seguenti opzioni:
Ignora
Per questo collegamento IPv6 è ignorato.
Automatico
NetworkManager utilizza il router advertisement (RA) per creare una configurazione stateless automatica.
Automatico, solo indirizzi
NetworkManager utilizza un RA per creare una configurazione stateless automatica, ma i server DNS ed i domini di ricerca vengono ignorati e devono essere configurati manualmente.
Automatico, solo DHCP
NetworkManager non utilizza RA, me richiede le informazioni direttamente da DHCPv6 per creare una configurazione stateful.
Manuale
I parametri IPv6 sono configurati manualmente per una configurazione statica.
Solo Link-Locale
Un indirizzo link-locale con il prefisso fe80::/10 viene assegnato all'interfaccia.
Se avete selezionato un metodo attraverso il quale è necessario fornire i parametri manualmente, inserire le informazioni sull'indirizzo IP per questa interfaccia sulla maschera di rete e del gateway nel campo Indirizzi. Usare i pulsanti Aggiungi e Cancella per aggiungere o rimuovere gli indirizzi. Inserire un elenco di server DNS separati da virgole nel campo Server DNS, ed i domini separati da virgole nel campo Cerca domini, per qualsiasi dominio che desiderate includere nelle ricerche del server dei nomi.
Facoltativamente inserire un nome per questo collegamento di rete nel campo ID del client DHCP. Questo nome deve essere unico sulla sottorete. Quando assegnate un ID del client DHCP ad un collegamento, sarà più semplice identificare questo collegamento durante la risoluzione dei problemi della rete.
Deselezionare È necessario l'instradamento IPv6 per completare questo collegamento per permettere al sistema di creare questo collegamento su di una rete abilitata a IPv4 se la configurazione IPv6 fallisce e quella di IPv4 ha successo.
Scheda Impostazioni IPv6

Figura 9.29. Scheda Impostazioni IPv6

9.7.1.5.1. Modifica instradamento IPv6
Red Hat Enterprise Linux configura un numero di instradamenti in modo automatico in base agli indirizzi IP di un dispositivo. Per modificare gli instradamenti aggiuntivi fare clic su Instradamenti. A questo punto verrà visualizzato il dialogo Modifica instradamento IPv6.
Il dialogo Modifica instradamento IPv6

Figura 9.30. Il dialogo Modifica instradamento IPv6

Selezionare Aggiungi per aggiungere l'indirizzo IP, la maschera di rete, l'indirizzo del gateway e le metriche per un nuovo instradamento statico.
Selezionare Usa questo collegamento solo per le risorse della propria rete per limitare i collegamenti solo alla rete locale.

9.7.1.6. Riavviare un dispositivo di rete

Se avete riconfigurato una rete usata durante l'installazione allora sarà necessario scollegare il dispositivo in anaconda per poter implementare le modifiche. Anaconda utilizza i file interface configuration (ifcfg) per comunicare con il NetworkManager. Un dispositivo è ricollegato quando il proprio file ifcfg è stato ripristinato, se avete impostato ONBOOT=yes. Consultare la Red Hat Enterprise Linux 6 Deployment Guide disponibile su https://access.redhat.com/knowledge/docs/ per maggiori informazioni sui file di configurazione dell'interfaccia.
  1. Premere Ctrl+Alt+F2 per visualizzare un terminale virtuale tty2.
  2. Spostare il file di configurazione dell'interfaccia in una posizione provvisoria:
    mv /etc/sysconfig/network-scripts/ifcfg-device_name /tmp
    dove device_name è il dispositivo appena riconfigurato. Per esempio ifcfg-eth0 è il file ifcfg per eth0.
    Ora il dispositivo è scollegato in anaconda.
  3. Aprire il file di configurazione dell'interfaccia usando l'editor vi:
    vi /tmp/ifcfg-device_name
  4. Verificare che il file di configurazione dell'interfaccia contenga la riga ONBOOT=yes. In caso contrario aggiungete la riga e salvate la modifica del file.
  5. Uscite dall'editor vi.
  6. Spostate nuovamente il file di configurazione dell'interfaccia nella directory /etc/sysconfig/network-scripts/:
    mv /tmp/ifcfg-device_name /etc/sysconfig/network-scripts/
    Il dispositivo è ora ricollegato in anaconda.
  7. Premere Ctrl+Alt+F6 per ritornare su anaconda.

9.8. Configurazione del fuso orario

Impostare il fuso orario selezionando la città più vicina alla posizione fisica del computer. Fate clic sulla mappa per ingrandirne una regione geografica particolare.
Specificare un fuso orario anche se si sta pianificando di utilizzare NTP (Network Time Protocol) per mantenere costante la precisione dell'orologio di sistema.
Da qui sono disponibili due modi per selezionare il fuso orario:
  • Usando il mouse, fate clic sulla mappa interattiva per selezionare una città specifica, (contrassegnata da un punto giallo). Comparirà una X rossa che indica la scelta.
  • Il fuso orario può anche essere selezionato tramite un elenco posto nella parte inferiore della schermata. Usando il mouse, cliccare sulla mappa per evidenziare la scelta.
Configurazione del fuso orario

Figura 9.31. Configurazione del fuso orario

Se Red Hat Enterprise Linux è l'unico sistema operativo sul computer, selezionare L'orologio del sistema usa UTC. L'orologio del sistema è una parte dell'hardware sul computer. Red Hat Enterprise Linux utilizza le impostazioni di fuso orario per determinare lo sfasamento fra l'ora locale e l'UTC dell'orologio del sistema. Questo comportamento è universale per i sistemi operativi che utilizzano UNIX, Linux o sistemi simili.
Fare click sul pulsante Successivo per procedere.

Avvertimento

Non abilitare l'opzione L'orologio di sistema usa UTC se la macchina usa anche Microsoft Windows. I sistemi operativi Microsoft cambiano l'orologio del BIOS per coincidere con l'ora locale piuttosto che con UTC. Ciò potrebbe causare uno strano comportamento con Red Hat Enterprise Linux.

Nota

Per modificare la configurazione del fuso orario dopo aver completato l'installazione, utilizzate il Time and Date Properties Tool.
Digitate il comando system-config-date al prompt della shell per lanciare il Time and Date Properties Tool. Se non siete utenti root, vi verrà richiesta la password root per continuare.
Per eseguire Time and Date Properties Tool come un'applicazione di testo, usare il comando timeconfig.

9.9. Impostazione della password root

L'impostazione di un account root e di una password rappresenta una delle fasi più importanti delll'installazione. L'account root viene usato per installare i pacchetti, aggiornare gli RPM ed eseguire i processi di manutenzione del sistema. Il log in come utente root conferisce un controllo completo del sistema.

Nota

L'utente root (noto anche come super utente) ha un accesso libero su tutto il sistema; per questo motivo, é consigliabile effettuare una registrazione come utente root solo per effettuare una gestione o un mantenimento del sistema stesso.
Password di root

Figura 9.32. Password di root

Utilizzare l'account root solo per l'amministrazione del sistema. Creare un account non root per l'uso generale ed utilizzare il comando su per diventare utenti root ed eseguire compiti che richiedono lo stato di un super utente. Queste regole basilari diminuiscono le possibilità che un errore di battitura o un comando incorretto siano in grado di danneggiare il sistema.

Nota

Per diventare root, digitare su - al prompt della shell in una finestra del terminale, quindi premere Invio. A questo punto inserire la password root e premere Invio.
Il programma di installazione richiede l'impostazione di una password root[2] per il sistema. Non sarà possibile procedere alla fase successiva del processo di installazione senza aver inserito una password root.
La password root deve avere almeno sei caratteri; la suddetta password non verrà visualizzata sullo schermo. Sarà necessario inserire la password due volte; Se le password non corrispondono il programma d'installazione richiederà di inserirle nuovamente.
Fare in modo che la password di root sia facile da ricordare ma difficile da indovinare. Il proprio nome, numero di telefono, qwerty, password, root, 123456 e anteater sono tutti esempi di password da non usare. Le password migliori sono composte da numeri e lettere maiuscole e minuscole e non contengono termini presenti in qualsiasi dizionario: per esempio Aard387vark o 420BMttNT. Ricordare che le password distinguono le maiuscole dalle minuscole. Se si annota la password su un foglio di carta, conservarlo in un posto sicuro. Si raccomanda tuttavia di non annotare mai le password.

Avvertimento

Non utilizzate le password fornite dall'esempio in questo manuale, il loro utilizzo potrebbe mettere a rischio la sicurezza del vostro sistema.
Per modificare la password di root dopo aver completato l'installazione, utilizzare Strumento Password di Root.
Digitare il comando system-config-users in un prompt della shell per lanciare User Manager, un tool di configurazione e gestione utente molto potente. Se non si è utente root verrà richiesto d'inserire la password root per continuare.
Inserire la password root nel campo Password Root. Red Hat Enterprise Linux mostra i caratteri sotto forma di asterischi per motivi di sicurezza. Digitare la stessa password nel campo Conferma per assicurasi che sia stata impostata correttamente. Dopo aver impostato la password root selezionare Successivo per continuare.

9.10. Assegnazione dispositivi di storage

Se avete selezionato più di un dispositivo sulla schermata di selezione dei dispositivi di storage (consultare Sezione 9.6, «Dispositivi di storage»), anaconda richiederà di specificare i dispositivi disponibili per l'installazione del sistema operativo, e quelli che dovranno essere collegati al file system per l'archiviazione dei dati. Se è stato selezionato solo un dispositivo di storage, anaconda non presenterà all'utente questa schermata.
Durante l'installazione i dispositivi qui identificati come dispositivi utilizzati solo per l'archiviazione dei dati, sono montati come parte del file system senza essere formattati o partizionati.
Asegnare i dispositivi di storage

Figura 9.33. Asegnare i dispositivi di storage

La schermata è divisa in due riquadri. Il riquadro di sinistra contiene un elenco di dispositivi da usare solo per l'archiviazione dei dati. Il riquadro di destra contiene un elenco di dispositivi disponibili per l'installazione del sistema operativo.
Ogni elenco contiene le informazioni relative ai dispositivi per aiutare l'utente alla loro identificazione. Un menu a tendina piccolo contrassegnato con una icona è posizionato sulla destra delle intestazioni della colonna. Il suddetto menu permette all'utente di selezionare il tipo di dati presentati su ogni dispositivo. Riducendo o aumentando la quantità di informazioni presenti si assisterà l'utente all'identificazione di dispositivi particolari.
Spostare un dispositivo da un elenco ad un altro facendo clic sul dispositivo e successivamente sul pulsante freccetta verso sinistra per spostarlo sull'elenco dei dispositivi di storage dei dati. Se si seleziona il pulsante freccetta verso destra verrà spostato nell'elenco di dispositivi disponibili per l'installazione del sistema operativo.
L'elenco di dispositivi disponibili come destinazione per l'installazione include anche un pulsante di selezione situato accanto ad ogni dispositivo. Utilizzare il suddetto pulsante per specificare il dispositivo da usare come dispositivo d'avvio del sistema.

Importante

Se qualsiasi dispositivo contiene un boot loader in grado di eseguire un caricamento a catena del boot loader di Red Hat Enterprise Linux, includere quel dispositivo di storage in Installa dispositivi target. I dispositivi di storage identificati come Installa dispositivi target restano visibili ad anaconda durante la configurazione del boot loader.
I dispositivi di storage identificati come Installa dispositivi target su questa schermata, non verranno automaticamente rimossi del processo di installazione a meno che non sia stata selezionata l'opzione Usa tutto lo spazio sulla schermata di partizionamento (consultare la Sezione 9.13, «Partizionamento del disco»).
Una volta terminata l'identificazione dei dispositivi da usare per l'installazione selezionare Successivo per continuare.

9.11. Inizializzazione del disco fisso

Se sui dischi fissi non è presente alcuna tabella leggibile di partizioni il programma di installazione richiederà di inizializzare il disco fisso. Tale operazione renderà non leggibile qualsiasi dato presente sul disco fisso. Se il sistema possiede un disco fisso nuovo con nessun sistema operativo installato, oppure sono state rimosse tutte le partizioni sul disco fisso, selezionate Reinizializza l'unità.
Il programma di installazione presenterà un dialogo separato per ogni disco sul quale non è in grado di leggere la tabella di partizioni valida. Selezionare il pulsante Ignora tutto o Ri-inizializza tutto per applicare la stessa risposta su tutti i dispositivi.
Schermata di avvertimento – inizializzazione disco fisso

Figura 9.34. Schermata di avvertimento – inizializzazione disco fisso

Alcuni sistemi RAID o altre configurazioni non standard potrebbero essere illeggibili per il programma di installazione e potrebbe essere visualizzata una richiesta di inizializzazione del disco. Il programma di installazione risponde alle strutture fisiche che è in grado di rilevare.
Per abilitare l'inizializzazione automatica dei dischi fissi usare il comando kickstart clearpart --initlabel (consultare Capitolo 32, Installazioni kickstart)

Avvertimento

Se siete in possesso di una configurazione di un disco non standard che può essere rimosso durante l'installazione, rilevato e configurato successivamente, spegnere il sistema, scollegare il disco e riavviare l'installazione.

9.12. Aggiornamento di un sistema esistente

Importante

In generale, Red Hat non supporta gli aggiornamenti tra versioni principali di Red Hat Enterprise Linux. Una versione maggiore o principale è determinata da un cambiamento totale del numero di versione. Per esempio Red Hat Enterprise Linux 5 e Red Hat Enterprise Linux 6 sono entrambe versioni maggiori di Red Hat Enterprise Linux.
Gli In-place upgrade tra le release più importanti non mantengono le impostazioni del sistema, le configurazioni personalizzate e dei servizi. Di conseguenza Red Hat consiglia vivamente nuove installazioni durante l'aggiornamento di una versione più importante ad un'altra.
Il sistema di installazione rileva automaticamente qualsiasi installazione di Red Hat Enterprise Linux. Il processo di aggiornamento aggiorna il software del sistema esistente con nuove versioni senza però rimuovere i dati dalle directory home dell'utente. La struttura esistente delle partizioni sugli hard drive non viene modificata. La configurazione del sistema viene modificata solo se lo richiede l'aggiornamento del pacchetto. La maggior parte degli aggiornamenti dei pacchetti non modificano la configurazione del sistema ma eseguono l'installazione di un file di configurazione aggiuntivo da esaminare più in avanti.
Da notare che il supporto di installazione usato potrebbe non contenere tutti i pacchetti software necessari per aggiornare il computer.

9.12.1. La casella di dialogo Aggiorna

Se sul sistema è stato installato un Red Hat Enterprise Linux apparirà una casella di dialogo la quale richiederà se aggiornare l'installazione. Per eseguire un aggiornamento di un sistema esistente selezionare l'installazione appropriata dall'elenco a tendina e successivamente Successivo.
La casella di dialogo Aggiorna

Figura 9.35. La casella di dialogo Aggiorna

Nota

Il software installato manualmente sul sistema Red Hat Enterprise Linux esistente potrebbe comportarsi in modo diverso dopo un processo di aggiornamento. Sarà necessario reinstallare manualmente o ricompilare questo software dopo un aggiornamento, così da assicurare una esecuzione corretta sul sistema aggiornato.

9.12.2. Aggiornamento con l'installer

Nota

In generale Red Hat consiglia di mantenere i dati dell'utente su di una partizione /home separata ed eseguire una nuova installazione. Per maggiori informazioni sulle partizioni e sulla loro impostazione consultare la Sezione 9.13, «Partizionamento del disco».
Se scegliete di aggiornare il sistema usando il programma di installazione ,qualsiasi software non fornito da Red Hat Enterprise Linux in conflitto con il software di Red Hat Enterprise Linux, verrà sovrascritto. Prima di iniziare un processo simile create un elenco di pacchetti correnti del vostro sistema per un riferimento futuro:
rpm -qa --qf '%{NAME} %{VERSION}-%{RELEASE} %{ARCH} ' > ~/old-pkglist.txt
Dopo l'installazione consultare questo elenco per sapere quali sono i pacchetti necessari per eseguire una ricompilazione o ripristino da sorgenti diversi da Red Hat.
Successivamente eseguire un backup di qualsiasi dato per la configurazione del sistema:
su -c 'tar czf /tmp/etc-`date +%F`.tar.gz /etc' 
su -c 'mv /tmp/etc-*.tar.gz /home'
Eseguire un backup completo di qualsiasi dato importante prima di eseguire un aggiornamento. Essi possono includere i contenuti dell'intera /home directory e dei servizi come ad esempio server SQL, Apache, FTP o un sistema di gestione del codice sorgente. Anche se i processi di aggiornamento non sono distruttivi, se si esegue un processo in modo incorretto si correrà sempre il rischio di una perdita di dati.

Avvertimento

Da notare che nell'esempio sopra riportato il backup è archiviato in una directory /home. Se la directory /home non è una partizione separata non seguire alla lettera questi esempi! Archiviare i backup su di un altro dispositivo come ad esempio CD o DVD o su di un disco fisso esterno.
Per maggiori informazioni su come completare il processo di aggiornamento consultare la Sezione 35.2, «Terminare l'aggiornamento a versione superiore».

9.12.3. Aggiornamento della configurazione del Boot Loader

Per un avvio corretto l'installazione di Red Hat Enterprise Linux deve essere registrata nel boot loader. Un boot loader è un software installato sulla macchina che localizza ed avvia il sistema operativo. Consultare l'Appendice E, Il boot loader GRUB per ulteriori informazioni.
La casella di dialogo Aggiorna il boot loader

Figura 9.36. La casella di dialogo Aggiorna il boot loader

Se il boot loader esistente è stato installato da una distribuzione Linux, il sistema di installazione è in grado di modificarlo in modo da caricare il nuovo sistema Red Hat Enterprise Linux. Per aggiornare il boot loader di Linux selezionare Aggiorna la configurazione del boot loader. Questo è il comportamento predefinito se si aggiorna una installazione Red Hat Enterprise Linux esistente.
GRUB è il boot loader standard per Red Hat Enterprise Linux su architetture x86 a 32-bit e a 64-bit. Se la macchina utilizza già un altro boot loader, tipo BootMagic, System Commander, o il loader installato da Microsoft Windows, allora il sistema di installazione di Red Hat Enterprise Linux non potrà aggiornarlo. In questo caso, selezionare Ignora l'aggiornamento del boot loader. Quando il processo di installazione sarà stato completato, fare riferimento alla documentazione del proprio prodotto per assistenza.
L'installazione di un nuovo boot loader come parte del processo di aggiornamento di un sistema esistente va eseguita solo se si è certi di volere sostituire il boot loader esistente. Se installate un nuovo boot loader potreste non essere più in grado di avviare altri sistemi operativi sulla stessa macchina fino a quando non si sarà configurato il nuovo boot loader. Selezionare Crea nuova configurazione del boot loader per rimuovere il boot loader esistente ed installare GRUB.
Dopo aver eseguito la selezione fare clic su Successivo per continuare. Se è stata selezionata l'opzione Crea nuova configurazione del boot loader consultare la Sezione 9.17, «Configurazione del boot loader per x86, AMD64, e Intel 64». Se si desidera aggiornare o ignorare la configurazione del boot loader, l'installazione continuerà senza la necessità di alcun input.

9.13. Partizionamento del disco

Avvertimento

È sempre consigliato eseguire il backup dei dati presenti sul sistema. Per esempio, se si esegue un aggiornamento o la creazione di un sistema dual-boot, è consigliato eseguire il back up di qualsiasi dato che desiderate mantenere all'interno dei dispositivi di storage. In caso contrario se si verificano degli errori la possibilità di perdita dei dati sarà molto elevata.

Importante

Se eseguite l'installazione di Red Hat Enterprise Linux in modalità testo sarà possibile usare solo gli schemi di partizionamento predefiniti descritti in questa sezione. Non sarà possibile aggiungere o rimuovere le partizioni o file system oltre a quelle aggiunte o rimosse automaticamente dal programma di installazione. Se è necessario un layout personalizzato al momento dell'installazione, eseguirne una grafica attraverso un collegamento VNC o una installazione kickstart.
Inoltre, opzioni avanzate come LVM, filesystem criptati e filesystem ridimensionabili sono disponibili solo in modalità grafica e kickstart.

Importante

Se siete in possesso di una scheda RAID fate attenzione poichè alcuni BIOS non supportano l'avvio dalle suddette schede. In questi casi la partizione /boot/ deve essere creata su di una partizione esterna all'array RAID, come ad esempio un disco fisso separato. È necessario usare un disco fisso interno per la creazione di una partizione con schede RAID problematiche.
Una partizione /boot/ è anche necessaria per le impostazioni per il software RAID.
Se desiderate eseguire un partizionamento automatico del sistema selezionare Ricontrolla e modificare manualmente la partizione /boot/.
Il partizionamento permette di dividere il disco fisso in sezioni isolate, dove ogni sezione si comporta come il proprio disco fisso. Il processo di partizionamento risulta essere molto utile se sono in esecuzione sistemi multipli. Se non si è sicuri su come partizionare il sistema, consultare l'Appendice A, Introduzione al partizionamento del disco per maggiori informazioni.
Partizionamento del disco

Figura 9.37. Partizionamento del disco

In questa schermata è possibile scegliere se creare un layout predefinito della partizione attraverso uno dei quattro metodi disponibili, oppure se eseguire un partizionamento manuale dei dispositivi di storage per creare un layout personalizzato.
Le prime quattro opzioni permettono di eseguire una installazione automatica senza la necessità di partizionare i dispositivi di storage. Se non vi sentite sicuri su come partizionare il sistema, è consigliato scegliere una di queste opzioni e lasciare il partizionamento dei suddetti dispositivi al programma di installazione. In base all'opzione scelta sarà ancora possibile controllare quali dati sono da rimuovere dal sistema (se presenti).
Le opzioni disponibili sono:
Utilizza tutto lo spazio
Selezionare questa opzione per rimuovere tutte le partizioni sui dischi fissi (questo include le partizioni create da altri sistemi operativi come ad esempio le partizioni NTFS o Windows VFAT).

Avvertimento

Se selezionate questa opzione tutti i dati sui dischi fissi selezionati verranno rimossi dal programma di installazione. Non selezionare questa opzione se sono presenti informazioni che desiderate mantenere sui dischi fissi dove si installa Red Hat Enterprise Linux.
In particolare non selezionare questa opzione se si esegue una configurazione di un sistema per il caricamento a catena del boot loader di Red Hat Enterprise Linux da un altro boot loader.
Sostituisci i sistemi Linux esistenti
Selezionare questa opzione per rimuovere solo le partizioni create da una installazione precedente di Linux. Ciò non rimuoverà altre partizioni presenti sui dischi fissi (come ad esempio partizioni FAT32 o VFAT).
Riduci il sistema corrente
Selezionare questa opzione per modificare manualmente la dimensione delle partizioni ed i dati, ed installare un layout predefinito di Red Hat Enterprise Linux nello spazio disponibile.

Avvertimento

Se si riducono le partizioni sulle quali sono stati installati altri sistemi operativi potreste non essere in grado di utilizzare i suddetti sistemi. Anche se tale opzione di partizionamento non cancella alcun dato, i sistemi operativi generalmente necessitano di spazio disponibile nelle proprie partizioni. Prima di modificare la dimensione di una partizione che contiene un sistema operativo da usare in futuro, definire la quantità di spazio disponibile necessaria.
Utilizza lo spazio disponibile
Selezionare questa opzione per conservare le partizioni ed i dati correnti ed installare Red Hat Enterprise Linux nello spazio disponibile non utilizzato sulle unità di storage. Assicurarsi di avere a disposizione spazio sufficiente sulle unità prima di selezionare questa opzione — a tal proposito consultare Sezione 3.4, «Lo spazio sul disco è sufficiente?».

Avvertimento

Se il sistema x86 a 64-bit utilizza UEFI al posto del BIOS sarà necessario creare manualmente una partizione /boot. Questa partizione dovrà avere un file system ext3. Se desiderate eseguire un partizionamento automatico il sistema non verrà avviato.
Crea layout personalizzato
Selezionare questa opzione per partizionare manualmente i dispositivi di storage e creare i layout personalizzati. Consultare Sezione 9.15, «Creazione di un layout personalizzato o Modifica di un layout predefinito»
Selezionare il metodo di partizionamento preferito facendo clic sul pulsante di selezione sulla sinistra della descrizione nella casella di dialogo.
Selezionare Cifra sistema per cifrare tutte le partizioni tranne la partizione /boot. Per maggiori informazioni consultare Appendice C, Crittografia del disco.
Per rivedere le partizioni create con il partizionamento automatico, e apportare le modifiche necessarie, selezionare l'opzione Ricontrolla. Dopo aver selezionato Ricontrolla e fatto clic su Avanti per procedere, verranno visualizzate le partizioni create da anaconda. È possibile modificare queste partizioni se non si è soddisfatti del risultato.

Importante

Per configurare il boot loader di Red Hat Enterprise Linux per un caricamento a catena da un boot loader differente è necessario specificare manualmente l'unità. Se selezionate qualsiasi opzione di partizionamento automatico, sarà ora necessario selezionare l'opzione Ricontrolla e modifica il layout di partizionamento prima di selezionare Successivo, poichè in caso contrario non sarà possibile specificare l'unità corretta per l'avvio.

Importante

Quando eseguite una installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 su di un sistema con dispositivi di storage multipath e non-multipath, la struttura di partizionamento automatica nell'installer potrebbe creare gruppi di volumi i quali contengono un mix di dispositivi multipath e non-multipath. Tale comportamento vanifica lo scopo dei dispositivi di storage multipath.
È consigliato utilizzare solo dispositivi multipath o non-multipath sulla schermata di selezione del disco dopo la selezione automatica del partizionamento. Alternativamente selezionare il partizionamento personalizzato.
Fare clic una sola volta su Successivo per procedere dopo aver eseguito le impostazioni desiderate.

9.14. Cifratura delle partizioni

Se avete selezionato l'opzione Cifra sistema, il programma d'installazione richiederà l'uso di una frase di accesso con la quale cifrare le partizioni presenti nel sistema.
Le partizioni sono cifrate usando il Linux Unified Key Setup — consultare Appendice C, Crittografia del disco per maggiori informazioni.
Inserire la frase di accesso per la partizione cifrata

Figura 9.38. Inserire la frase di accesso per la partizione cifrata

Selezionare una frase di accesso e digitarla all'interno dei due campi nella casella di dialogo. È necessario fornire la suddetta frase di accesso ogni qualvolta il sistema esegue un processo d'avvio.

Avvertimento

Se la frase di accesso viene persa qualsiasi partizione cifrata e con essa i dati al suo interno saranno completamente inaccessibili, altresì non è presente alcun metodo per il recupero di una frase di accesso persa.
Se si esegue una installazione kickstart di Red Hat Enterprise Linux, sarà possibile salvare le frasi d'accesso per la cifratura e crearne altre di backup durante il processo di installazione. A tale scopo consultare Sezione C.3.2, «Come archiviare le frasi d'accesso» e Sezione C.3.3, «Creazione e archiviazione delle frasi d'accesso di backup».

9.15. Creazione di un layout personalizzato o Modifica di un layout predefinito

Se si seleziona una delle quattro opzioni automatiche di partizionamento e non è stato selezionato Ricontrolla consultate la Sezione 9.18, «Selezione dei gruppi dei pacchetti».
Se si seleziona l'opzione di partizionamento automatico e l'opzione Ricontrolla, è possibile accettare sia le impostazioni attuali (facendo clic su Avanti) che modificare la configurazione manualmente nella schermata di partizionamento.
Se si desidera creare uno schema personalizzato è necessario indicare al programma d'installazione dove installare Red Hat Enterprise Linux. È possibile eseguire la suddetta operazione definendo il mount point per una o più partizioni sulla quale è stato montato Red Hat Enterprise Linux. A questo punto, molto probabilmente, sarà necessario creare e/o cancellare alcune partizioni.

Avvertimento

Se il sistema x86 a 64-bit utilizza UEFI al posto del BIOS sarà necessario creare manualmente una partizione /boot. Questa partizione dovrà avere un file system ext3. Se desiderate eseguire un partizionamento automatico il sistema non verrà avviato.
Se non avete pianificato come impostare le vostre partizioni consultate Appendice A, Introduzione al partizionamento del disco e Sezione 9.15.5, «Schema di partizionamento consigliato». Come minimo sarà necessario avere una partizione root adeguata ed una partizione swap uguale al doppio della RAM presente sul vostro sistema.
Anaconda è in grado di soddisfare i requisiti di partizionamento per una installazione tipica.
Partizionamento su sistemi x86, AMD64, e Intel 64

Figura 9.39. Partizionamento su sistemi x86, AMD64, e Intel 64

La schermata di partizionamento contiene due pannelli. Quello superiore contiene una rappresentazione grafica del disco fisso, volume logico o dispositivo RAID selezionati nel pannello inferiore
Sopra la rappresentazione grafica del dispositivo è possibile ricontrollare il nome dell'unità (come ad esempio /dev/sda o LogVol00), la sua dimensione (in MB), ed il modello come rilevato dal programma di installazione.
Utilizzando il mouse fare clic una sola volta per evidenziare un campo particolare nel display grafico. Eseguire un doppio clic per modificare una partizione esistente o per creare una partizione dallo spazio esistente.
Il riquadro inferiore contiene un elenco di tutte le unità, volumi logici e dispositivi RAID da usare durante l'installazione come specificato in precedenza nel processo di installazione — consultare Sezione 9.10, «Assegnazione dispositivi di storage»
I dispositivi sono raggruppati in base al tipo. Fare clic sui triangolini situati sulla sinistra di ogni tipo di dispositivo per visualizzare o nascondere i dispositivi di quel tipo.
Anaconda mostra numerose informazioni per ogni dispositivo elencato:
Dispositivo
il nome del dispositivo, volume logico o partizione
Dimensione (MB)
la dimensione del dispositivo, volume logico o partizione (in MB)
Mount Point/RAID/Volume
il mount point (posizione interna ad un file system) sul quale una partizione deve essere montata, o il nome del gruppo di volumi logici o RAID del quale è parte.
Tipo
il tipo di partizione. Se la partizione è una partizione standard questo campo mostra il tipo di file system sulla partizione (per esempio ext4). In caso contrario esso indicherà che la partizione è un volume fisico (LVM), o parte di un software RAID
Formato
Se questa colonna è contrassegnata indicherà che la partizione verrà formattata durante l'installazione.
Al di sotto del riquadro inferiore sono presenti i quattro pulsanti: Crea, Modifica, Cancella, e Resetta.
Selezionare un dispositivo o una partizione facendo clic su di essi nella reppresentazione grafica nel riquadro superiore o nell'elenco nel riquadro inferiore, e successivamente selezionando uno dei quattro pulsanti per eseguire le seguenti azioni:
Crea
crea una nuova partizione, volume logico o software RAID
Modifica
modifica una partizione esistente, volume logico o software RAID. Da notare che sarà solo possibile diminuire la dimensione delle partizioni con Ridimensiona e non ingrandirle.
Cancella
rimuove una partizione, volume logico o software RAID
Resetta
resetta tutte le modifica fatte in questa schermata

9.15.1. Crea storage

Il dialogo Crea Storage permette all'utente di creare nuove partizioni di storage, volumi logici e software RAID. Anaconda presenta le opzioni come disponibili o non disponibili a seconda se lo storage è già presente sul sistema o configurato al trasferimento sul sistema.
Creazione dello storage

Figura 9.40. Creazione dello storage

Le opzioni sono raggruppate in Crea Partizione, Crea Software RAID e Crea LVM:

Crea partizione

Consultare Sezione 9.15.2, «Aggiunta di partizioni» per maggiori informazioni sul dialogo Aggiungi partizione.

Creare un Software RAID

Consultare Sezione 9.15.3, «Creare un Software RAID» per maggiori informazioni.
  • Partizione RAID — crea una partizione in uno spazio non assegnato in modo da formare una parte di un dispositivo software RAID. Per formare un dispositivo software RAID due o più partizioni RAID devono essere disponibili sul sistema.
  • Dispositivo RAID — Unire una o più partizioni RAID in un dispositivo software RAID. Quando selezionate questa opzione sarà possibile specificare il tipo di dispositivo RAID da creare (il RAID level). Questa opzione è disponibile solo quando due o più partizioni RAID sono disponibili sul sistema.

Creare un volume logico LVM

Consultare Sezione 9.15.4, «Creare un volume logico LVM» per maggiori informazioni.
  • Volume fisico LVM — crea un volume fisico in uno spazio non assegnato.
  • Gruppo di volumi LVM — crea un gruppo di volumi da uno o più volumi fisici. Questa opzione è solo utilizzabile quando almeno un volume fisico è disponibile sul sistema.
  • Volume logico LVM — crea un volume logico su di un gruppo di volumi. Questa opzione è utilizzabile solo quando è disponibile sul sistema almeno un gruppo di volumi.

9.15.2. Aggiunta di partizioni

Per aggiungere una nuova partizione selezionare Crea. A questo punto apparirà una casella di dialogo (consultare Figura 9.41, «Creazione di una nuova partizione»).

Nota

Per questa installazione sarà necessario dedicare una o più partizioni. Per maggiori informazioni consultare il Appendice A, Introduzione al partizionamento del disco.
Creazione di una nuova partizione

Figura 9.41. Creazione di una nuova partizione

  • Mount Point: Inserire il mount point della partizione. Per esempio, se questa partizione è la partizione root inserire /; inserire /boot per la partizione /boot e così via. Sarà possibile altresì usare il menu a tendina per selezionare il mount point corretto per la partizione. Non impostare alcun mount point per una partizione di swap — sarà sufficiente impostare il tipo di file system su swap.
  • Tipo di File System: Utilizzando il menù a tendina selezionare il tipo di file system appropriato per questa partizione. Per maggiori informazioni sui tipi di file system fare riferimento alla Sezione 9.15.2.1, «Tipi di file system».
  • Unità disponibili: Questo campo contiene un elenco dei dischi fissi installati sul sistema. Se selezionate la casella relativa ad un disco fisso, allora la partizione potrà essere creata su quel disco. Se la casella non è selezionata, la partizione non verrà mai creata sul disco in questione. Utilizzando impostazioni diverse è possibile scegliere se anaconda dovrà posizionare le partizioni a seconda delle esigenze personali oppure lasciare che anaconda decida dove posizionarle.
  • Dimensione (MB): Inserite la dimensione della partizione (in megabyte). Questo campo inizia con 200 MB; se non modificate tale valore otterrete una partizione di 200 MB.
  • Opzioni aggiuntive della dimensione: Sceglie se mantenere la partizione alla dimensione stabilita, se permettere una "34;crescita" (riempiendo lo spazio disponibile del disco fisso) fino a un certo punto o se occupare tutto lo spazio rimanente del disco fisso.
    Se si seleziona Occupa tutto lo spazio fino a (MB), bisogna fornire un valore nel campo alla destra di questa opzione. In questo modo manterrete una certa quantità di spazio libero sul disco per un utilizzo futuro.
  • Forza come partizione primaria: Scegliere se la partizione che si sta creando deve essere una delle prime quattro partizioni presenti sul disco fisso. Se non selezionata la partizione sarà creata come partizione logica. Consultare la Sezione A.1.3, «Partizioni all'interno di partizioni — Panoramica sulle partizioni estese» per maggiori informazioni.
  • Cifra: Scegliere se eseguire la cifratura della partizione in modo tale che i dati archiviati al suo interno siano inaccessibili senza una frase di accesso anche se il dispositivo di storage è collegato ad un altro sistema. Consultare Appendice C, Crittografia del disco per le informazioni su come cifrare i dispositivi di storage. Se si seleziona questa opzione l'installer richiederà una frase di accesso prima di scrivere la partizione sul disco.
  • Ok: Selezionare Ok se si è soddisfatti delle impostazioni e si desidera creare la partizione.
  • Annulla: selezionare Annulla se non si desidera creare la partizione.

9.15.2.1. Tipi di file system

Red Hat Enterprise Linux permette all'utente di creare tipi diversi di partizioni e file system. Quanto di seguito riportato è una breve descrizione dei diversi tipi di partizioni e file system disponibili, e dei metodi attraverso i quali è possibile utilizzarli.

Tipi di partizione

  • partizione standard — Una partizione standard è in grado di contenere un file system, uno spazio di swap o è in grado di fornire un container per il software RAID o il volume fisico LVM.
  • swap — Le partizioni di swap vengono usate per supportare la memoria virtuale. In altre parole, i dati vengono salvati su di una partizione swap quando non vi è RAM sufficiente per conservare i dati che il sistema è in grado di processare. Per informazioni aggiuntive consultare Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide.
  • software RAID — La creazione di due o più partizioni software RAID vi permetterà di creare un dispositivo RAID. Per maggiori informazioni su RAID, consultate il capitolo RAID (Redundant Array of Independent Disks) nella Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide.
  • physical volume (LVM) — La creazione di una o più partizioni (LVM) del volume fisico, vi permette di creare un volume logico LVM. LVM è in grado di migliorare le prestazioni se utilizzate dischi fisici. Per maggiori informazioni su LVM consultate Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide.

File system

  • ext4 — Il filesystem ext4 si basa sul filesystem ext3 e presenta alcuni miglioramenti. Viene incluso il supporto per filesystem e file più grandi, allocazione dello spazio su disco più rapida e più efficiente, nessun limite sul numero delle sottodirectory all'interno di una directory, controllo sul file system più rapido e un journaling più robusto. Il filesystem ext4 viene selezionato in modo predefinito ed è fortemente consigliato.
  • ext3 — Il filesystem ext3 si basa sul filesystem ext2 e presenta un particolare vantaggio — il journaling. Usando un filesystem di tipo journaling si riducono i tempi di controllo di un filesystem dopo un crash poichè non occorre eseguire fsck. [3]
  • ext2 —il filesystsem ext2 supporta i file Unix standard (file e directory normali, link simbolici e così via.) e permette di assegnare ai file nomi con 255 caratteri.
  • xfs — XFS è un file system altamente scalabile ad elevate prestazioni il quale supporta i file system fino a 16 exabyte (approssimativamente 16 milioni di terabyte), i file fino a 8 exabyte (approssimativamente 8 milioni di terabyte) e le strutture di directory contenenti decine di milioni di voci. XFS supporta il journaling dei metadati, facilitando così un ripristino più veloce da un crash. Il file system XFS può essere frammentato e ridimensionato anche quando è stato montato e risulta attivo.
  • vfat — Il file system VFAT è un file system di Linux compatibile con nomi di file Microsoft Windows molto lunghi sul file system FAT.
  • Btrfs — Btrfs è in fase di sviluppo come filesystem in grado di indirizzare e mappare più file, file più larghi e volumi più grandi rispetto ai filesystem ext2, ext3 ed ext4. Btrfs è stato ideato per rendere il filesystem tollerante agli errori e per facilitare il rilevamento e la riparazione degli errori in loro presenza. Utilizza i checksum per assicurare la validità dei dati e dei metadata e mantiene le istantanee del filesystem che possono essere usate per il backup o la riparazione.
    Poichè Btrfs è ancora in fase sperimentale ed in via di sviluppo il programma d'installazione non lo offre come impostazione predefinita. Se si desidera creare una partizione Btrfs su di una unità, iniziare l'installazione con l'opzione btrfs. Consultare Capitolo 28, Opzioni d'avvio per informazioni.

    Avvertimento

    Red Hat Enterprise Linux 6 include Btrfs come anteprima di tecnologia per consentire di sperimentare questo filesystem. Non si dovrebbe scegliere Btrfs per le partizioni che conterranno dati importanti o essenziali per operazioni di sistemi fondamentali.

9.15.3. Creare un Software RAID

I Redundant arrays of independent disks (RAIDs) vengono creati da dispositivi di storage multipli i quali forniscono migliori prestazioni e — in alcune configurazioni — un miglior fault tolerance. Consultate la Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide per una descrizione dei diversi tipi di RAID.
Per creare un dispositivo RAID è necessario prima creare le partizioni software RAID. Una volta creato due o più partizioni software RAID selezionare RAID per unire le partizioni software RAID in un dispositivo RAID.
Partizione RAID
Selezionare questa opzione per configurare una partizione per il software RAID. Tale opzione rappresenta l'unica opzione disponibile se il disco non presenta alcuna partizione RAID. Questo è lo stesso dialogo visualizzato durante l'aggiunta di una partizione standard — consultare Sezione 9.15.2, «Aggiunta di partizioni» per una descrizione delle opzioni disponibili. Da notare tuttavia che Tipo di File System deve essere impostato su software RAID
Creare una partizione software RAID

Figura 9.42. Creare una partizione software RAID

Dispositivo RAID
Selezionare questa opzione per creare un dispositivo RAID da due o più partizioni software RAID esistenti. Questa opzione è disponibile se due o più partizioni software RAID sono state configurate.
Creare un dispositivo RAID

Figura 9.43. Creare un dispositivo RAID

Selezionare un tipo di file system come per una partizione standard.
Anaconda suggerisce automaticamente un nome per il dispositivo RAID, ma sarà possibile selezionare manualmente i nomi da md0 a md15.
Fare clic sulle caselle accanto ai dispositivi di storage per includerli o rimuoverli da questo RAID.
Il Livello del RAID corrisponde ad un tipo particolare di RAID. Selezionarlo dalle seguenti opzioni:
  • RAID 0 — distribuisce i dati su dispositivi di storage multipli. RAID level 0 offre una migliore prestazione rispetto alle partizioni standard e può essere usato per raggruppare lo storage di dispositivi multipli in un dispositivo virtuale più grande. Da notare che i RAID level 0 non offrono alcuna ridondanza ed il fallimento di un dispositivo comporta la distruzione dell'intero array. RAID o ha bisogno di un minimo di due partizione RAID.
  • RAID 1 — copia (a specchio) i dati di un dispositivo di storage su uno o più dispositivi. Dispositivi aggiuntivi nell'array forniscono livelli maggiori di ridondanza. RAID 1 ha bisogno di almeno due partizioni RAID.
  • RAID 4 — distribuisce i dati su dispositivi di storage multipli ma utilizza un solo dispositivo nell'array per archiviare le informazioni di parità che proteggono l'array in caso di fallimento di un dispositivo. Poichè tutte le informazioni di parità sono archiviate su un unico dispositivo, l'accesso al dispositivo può creare una limitazione delle prestazioni. RAID 4 necessita di almeno tre partizioni RAID.
  • RAID 5 — distribuisce i dati e le informazioni sulla parità su dispositivi di storage multipli. i RAID level 5 offrono quindi i vantaggi relativi alla distribuzione dei dati su dispositivi multipli, ma non presenta alcuna limitazione come ad esempio con il RAID level 4 poichè le informazioni sulla parità sono distribuite attraverso l'array. RAID 5 ha bisogno di almeno tre partizioni RAID.
  • RAID 6 — I RAID level 6 sono simili ai RAID level 5 ma al posto di archiviare un solo set di dati sulla parità, essi archiviano due set. Il RAID 6 richiede almeno quattro partizioni RAID.
  • RAID 10 — I RAID level 10 sono RAID nidificati o RAID ibridi. Essi distribuiscono i dati attraverso set speculari di dispositivi di storage. Per esempio, un RAID level 10 formato da quattro partizioni RAID, consiste in due coppie di partizioni nelle quali una partizioni è speculare all'altra. I dati sono così distribuiti su entrambe le coppie di dispositivi di storage, in modo simile al RAID level 0. RAID 10 necessita di almeno quattro partizioni RAID.

9.15.4. Creare un volume logico LVM

Importante

L'impostazione iniziale LVM non è disponibile durante l'installazione in modalità testo. Se è necessario creare una configurazione LVM premere Alt+F2 per usare una console virtuale diversa, ed eseguire il comando lvm. Per tornare all'installazione in modalità testo premere Alt+F1.
Il Logical Volume Management (LVM) presenta una visuale logica semplice dello spazio di storage fisico sottostante, come ad esempio un disco fisso o LUN. Le partizioni su storage fisici sono rappresentate come volumi fisici che possono essere raggruppati in gruppi di volume. Ogni gruppo di volume può essere diviso in volumi logici multipli, ognuno dei quali è analogo ad una partizione del disco standard. Per questo motivo i volumi logici funzionano come partizioni che possono dar luogo a dischi fisici multipli.
Per saperne di più su LVM consultare la Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide. Da notare che LVM è solo disponibile nel programma di installazione grafico.
Volume fisico LVM
Selezionare questa opzione per configurare una partizione o dispositivo come volume fisico LVM. Tale opzione è l'unica disponibile se lo storage non presenta già i Gruppi di volumi LVM. Esso è lo stesso dialogo visualizzato durante il processo di aggiunta di una partizione standard — consultare Sezione 9.15.2, «Aggiunta di partizioni» per una descrizione delle opzioni disponibili. Da notare tuttavia che Tipo di File System deve essere impostato su volume fisico (LVM)
Crea un volume fisico LVM

Figura 9.44. Crea un volume fisico LVM

Creazione gruppo di volumi LVM
Selezionare questa opzione per creare i gruppi di volumi LVM dai volumi fisici LVM disponibili o per aggiungere i volumi logici esistenti ad un gruppo di volumi.
Crea un gruppo di volumi LVM

Figura 9.45. Crea un gruppo di volumi LVM

Per assegnare uno o più volumi fisici ad un gruppo come prima cosa assegnare il nome al gruppo di volumi. Successivamente selezionare i volumi fisici da usare nel gruppo di volumi, e per finire configurare i volumi logici su qualsiasi gruppo usando le opzioni Aggiungi, Modifica e Cancella.
Non rimuovere alcun volume fisico da un gruppo di volumi se così facendo non ci sarà spazio suffciente per i volumi logici di quel gruppo per esempio, un gruppo di volumi costituito da due partizioni di volume fisico LVM di 5 GB, il quale contiene un volume logico di 8 GB. L'installer non vi permetterà di rimuovere alcun volume fisico poichè tale operazione lascerà solo 5 GB nel gruppo per un volume logico di 8 GB. Se si riduce in modo appropriato la dimensione totale di qualsiasi volume logico, sarà possibile rimuovere un volume fisico dal gruppo di volumi. Nell'esempio, riducendo la dimensione del volume logico a 4 GB sarà possibile rimuovere uno dei volumi fisici di 5 GB.
Creazione di un volume logico
Selezionare questa opzione per creare un volume logico LVM. Selezionare un mount point, il tipo di file system e la dimensione (in MB) come se fosse una partizione del disco standard. Sarà possibile anche selezionare un nome per il volume logico e specificare il gruppo di volumi al quale dovrà appartenere.
Crea un volume logico

Figura 9.46. Crea un volume logico

9.15.5. Schema di partizionamento consigliato

9.15.5.1. sistemi x86, AMD64 e Intel 64

Se non esiste una buona ragione per fare diversamente si consiglia di creare le seguenti partizioni per i sistemi x86, AMD64, e Intel 64:
  • Una partizione swap
  • Una partizione /boot
  • Una partizione /
  • Una partizione home
  • Una partizione swap (di almeno 256 MB) — le partizioni swap vengono usate per supportare la memoria virtuale. In altre parole, i dati vengono salvati su di una partizione swap quando non vi è RAM sufficiente per conservare i dati che il vostro sistema è in grado di processare.
    Nel passato la quantità di swap consigliata aumentava in modo lineare con la quantità di RAM nel sistema. Poichè la quantità di memoria nei sistemi odierni è aumentata nella misura dei centinaia di gigabyte, è ora consigliato che la quantità di swap necessaria per il sistema sia in funzione al carico di lavoro in esecuzione su un determinato sistema.
    Tuttavia poichè lo spazio di swap viene generalmente definito al momento dell'installazione, tale processo rende difficoltoso la determinazione a priori del carico di lavoro della memoria di un sistema. Durante una installazione kickstart è possibile richiedere una impostazione automatica della quantità di spazio di swap (consultare Sezione 32.4, «Opzioni di kickstart».
    Tuttavia questa impostazione non è perfettamente idonea al sistema, per questo motivo usare la seguente tabella per una impostazione più precisa dello spazio di swap.

    Tabella 9.2. Spazio di Swap del sistema consigliato

    Quantità di RAM nel sistema Quantità consigliata spazio di Swap
    4GB di RAM o minore un minimo di 2GB per lo spazio di swap
    4GB a 16GB di RAM un minimo di 4GB per lo spazio di swap
    16GB a 64GB di RAM un minimo di 8GB di spazio di swap
    64GB a 256GB di RAM un minimo di 16GB di spazio di swap
    256GB a 512GB di RAM un minimo di 32GB di spazio di swap
    Da notare che è possibile ottenere una migliore prestazione distribuendo lo spazio di swap attraverso i dispositivi di storage multipli, in particolare su sistemi con unità, controller ed interfacce veloci.
  • Una partizione /boot/ (250 MB)

    La partizione montata su /boot/ contiene il kernel del sistema operativo (il quale permette al vostro sistema di avviare Red Hat Enterprise Linux)), insieme ai file utilizzati durante il processo bootstrap. Per la maggior parte degli utenti è sufficiente una partizione boot di 250 MB.

    Importante

    Il bootloader GRUB in Red Hat Enterprise Linux 6 supporta solo i file system ext2, ext3, e ext4 (consigliato). Non è possibile utilizzare qualsiasi altro file system per /boot, come ad esempio Btrfs, XFS, o VFAT.

    Nota

    Se il disco fisso è maggiore di 1024 cilindri (e il sistema è stato assemblato più di due anni fa), potrebbe essere necessario creare una partizione /boot/ se si desidera che la partizione / (root), sia in grado di usare tutto lo spazio rimanente sul disco fisso.

    Nota

    Se avete una scheda RAID è importante sapere che alcuni BIOS non supportano l'avvio dalla scheda RAID. In casi sopra descritti, la partizione /boot/ deve essere creata su di una partizione esterna all'array RAID, come ad esempio un disco fisso separato.
  • Una partizione root (3.0 GB - 5.0 GB)

    Questa è la posizione di "/" (la directory root). Con questa impostazione, tutti i file (ad eccezione di quelli conservati in /boot) si trovano sulla partizione root.

    Una partizione da 3 GB consente una installazione minima, mentre una partizione root da 5 GB consente una installazione completa, selezionando tutti i gruppi di pacchetti.

    Importante

    La partizione / (o root) è l'inizio della struttura delle directory. La directory /root /root (a volte pronunciata "slash-root") è la directory home dell'account utente per l'amministrazione del sistema.
  • Una partizione home (di almeno 100 MB)

    Per poter archiviare i dati sul sistema creare una partizione separata per la directory /home all'interno del gruppo di volumi. Ciò permetterà di eseguire un aggiornamento o una nuova installazione di Red Hat Enterprise Linux senza la cancellazione dei dati dell'utente.

Molti sistemi hanno più partizioni rispetto al minimo elencato sopra. Selezionare le partizioni in base alla necessità del proprio sistema. Consultate la Sezione 9.15.5.1.1, «Consigli sulle partizioni» per maggiori informazioni.
Se si creano più partizioni invece di una unica grande partizione / gli avanzamenti di versione del sistema diventano più semplici. Fare riferimento alla descrizione dell'opzione Modifica in Sezione 9.15, «Creazione di un layout personalizzato o Modifica di un layout predefinito» per maggiori informazioni.
La seguente tabella riporta le dimensioni minime delle partizioni per le partizioni che contengono le directory elencate. Non create una singola partizione per ognuna di queste directory. Per esempio, la partizione che contiene /foo deve essere almeno di 500MB e non bisogna fare una singola partizione /foo, quindi la partizione / (root) deve essere almeno 500 MB.

Tabella 9.3. Dimensioni minime partizioni

Directory Dimensione minima
/ 250 MB
/usr 250 MB, ma è consentito spostarla in una partizione separata
/tmp 50 MB
/var 384 MB
/home 100 MB
/boot 250 MB

Nota

Assegnare spazio su disco solo alle partizioni che ne hanno immediata necessità. Sarà possibile allocare lo spazio libero in qualsiasi momento, per venire incontro alle necessità che si verificheranno in futuro. Per conoscere un metodo più flessibile per la gestione della memoria fare riferimento alla Appendice D, Comprensione di LVM.
Se non si è sicuri di come configurare al meglio le partizioni per il sistema, accettare lo schema di partizionamento predefinito.
9.15.5.1.1. Consigli sulle partizioni
Una impostazione ottimale delle partizioni dipende dall'utilizzo del sistema Linux in questione. I consigli di seguito potrebbero aiutare a decidere come allocare lo spazio su disco.
  • Considerare la cifratura di qualsiasi partizione contenente dati sensibili. Tale processo impedisce ad utenti non autorizzati di accedere ai dati anche se gli utenti sono in grado di accedere al dispositivo di storage fisico. In molti casi sarà necessario almeno cifrare la partizione /home.
  • Ogni kernel installato sul sistema ha bisogno di circa 10 MB sulla partizione /boot. Se non si installa un numero elevato di kernel la dimensione predefinita sufficiente è di 250 MB per /boot.

    Importante

    Il bootloader GRUB in Red Hat Enterprise Linux 6 supporta solo i file system ext2, ext3, e ext4 (consigliato). Non è possibile utilizzare qualsiasi altro file system per /boot, come ad esempio Btrfs, XFS, o VFAT.
  • La directory /var mantiene contenuti per alcune applicazioni, incluso il server web Apache. Viene usata inoltre per contenere i pacchetti di aggiornamenti in maniera temporanea. Assicurarsi che la partizione contenente la directory /var abbia abbastanza spazio per scaricare gli aggiornamenti in sospeso e stipare gli altri contenuti.

    Avvertimento

    Il programma di aggiornamento PackageKit scarica in modo predefinito i pacchetti aggiornati su /var/cache/yum/. Se si effettua un partizionamento manuale e si crea una partizione /var/ separata, assicurarsi di creare una partizione sufficientemente larga (3.0 GB o più) per poter effettuare un download degli aggiornamenti del pacchetto.
  • La directory /usr contiene la maggior parte dei contenuti software di un sistema Red Hat Enterprise Linux. Per l'installazione di un set di software predefinito sono necessari almeno 4GB di spazio. Se si è sviluppatori di software o si intende usare un sistema Red Hat Enterprise Linux per imparare a sviluppare software, potrebbe essere necessario il doppio dello spazio.

    Importante

    Se /usr si trova su un file system diverso dalla /, il processo di avvio diventa molto più complicato poichè /usr contiene componenti critici. In alcune situazioni (come installazioni su unità iSCSI) il processo d'avvio potrebbe non funzionare del tutto.
  • Considerare di lasciare una porzione di spazio in un volume LVM non allocato. Questo spazio non allocato fornisce maggiore flessibilità se i requisiti di spazio dovessero cambiare ma non si desidera rimuovere dati da altre partizioni per riallocare spazio.
  • Se si separano le sottodirectory con delle partizioni è possibile mantenere il contenuto di queste sottodirectory se si decide di installare una nuova versione di Red Hat Enterprise Linux sul proprio sistema. Per esempio, se si desidera eseguire un database MySQL in /var/lib/mysql, realizzare una partizione a parte per questa directory nel caso si desidera reinstallarla successivamente.
La seguente tabella rappresenta una possibile configurazione per un sistema con un solo hard disk nuovo da 80GB e con 1GB di RAM. Notare che circa 10GB del gruppo di volumi non è allocato per consentire aumenti di partizione successivi.

Nota

L'impostazione non è ottimale per tutti i casi di utilizzo.

Esempio 9.1. Impostazione partizioni d'esempio

Tabella 9.4. Impostazione partizioni d'esempio

Partizione Dimensione e tipo
/boot Una partizione ext3 di 250 MB
swap 2 GB swap
Volume fisico LVM Spazio rimanente, come un gruppo di volumi LVM
Il volume fisico viene assegnato al gruppo di volumi predefinito e diviso nei seguenti volumi logici:

Tabella 9.5. Esempio di impostazione partizioni: volume fisico LVM

Partizione Dimensione e tipo
/ 13 GB ext4
/var 4 GB ext4
/home 50 GB ext4

9.16. Scrivere le modifiche sul disco

Il programma di installazione richiederà una conferma delle opzioni di partizionamento selezionate. Selezionare Scrivi modifiche su disco per permettere al programma di installazione di partizionare il disco fisso ed installare Red Hat Enterprise Linux.
Scrittura configurazione dello storage sul disco

Figura 9.47. Scrittura configurazione dello storage sul disco

Se siete sicuri di voler procedere fare clic su Scrivi modifiche su disco.

Avvertimento

Fino a questo punto del processo il programma di installazione non ha eseguito alcuna modifica permanente sul computer. Quando selezionate Scrivi modifiche su disco, il programma di installazione assegnerà lo spazio sul disco fisso ed inizierà il trasferimento di Red Hat Enterprise Linux in questo spazio. In base alla opzione di partizionamento selezionata, questo processo potrebbe includere la cancellazione dei dati già esistenti sul computer.
Per controllare nuovamente le impostazioni fatte fino a questo punto fate clic su Indietro. Per cancellare completamente l'installazione spegnere il computer. In questa fase per spegnere la maggior parte dei computer premere, e tener premuto, il pulsante di alimentazione per qualche secondo.
Dopo aver selezionato Scrivi modifiche su disco, lasciar terminare il processo di installazione. Se il processo viene interrotto (per esempio se spegnete o resettate il computer, o a causa di un outage dell'alimentazione), molto probabilmente non sareste in grado di usare il computer fino al riavvio successivo ed al completamento del processo di installazione di Red Hat Enterprise Linux, oppure all'installazione di un sistema operativo diverso.

9.17. Configurazione del boot loader per x86, AMD64, e Intel 64

Per avviare il sistema senza un dispositivo d'avvio, di norma è necessario installare un boot loader. Il boot loader è il primo programma software che viene eseguito all'avvio del computer. Esso è responsabile del caricamento e del trasferimento del controllo al software del kernel del sistema operativo. Il kernel, a sua volta, inizializza la parte restante del sistema operativo.

Importante

Se si installa Red Hat Enterprise Linux in modalità testo, il programma di installazione configura il bootloader automaticamente e non è possibile personalizzare le impostazioni del bootloader durante il processo d'installazione.
GRUB (GRand Unified Bootloader), installato per impostazione predefinita, è un boot loader molto potente. GRUB è in grado di caricare una varietà di sistemi operativi proprietari e non, con un caricamento a catena (il meccanismo per il caricamento di sistemi operativi non supportati come ad esempio Windows, tramite il caricamento di un altro boot loader). Da notare che la versione di GRUB in Red Hat Enterprise Linux 6 è una versione stabile e meno recente conosciuta come "GRUB Legacy". Attualmente l'upstream è al lavoro per una versione più aggiornata chiamata GRUB 2.[4] Red Hat si impegna al mantanimento della versione di GRUB presente con Red Hat Enterprise Linux 6, in modo simile a tutti i pacchetti forniti.

Nota

Ad eccezione dei sistemi dual-boot per impostazione predefinita il menù di GRUB è nascosto. Per mostrare il menù di GRUB durante l'avvio del sistema mantenere premuto il tasto Shift prima del caricamento del kernel. (Funziona qualsiasi altro tasto, ma il tasto Shift è quello più sicuro.)
Configurazione del boot loader

Figura 9.48. Configurazione del boot loader

Se non sono presenti altri sistemi operativi sul computer, oppure si desidera rimuovere completamente qualsiasi altro sistema operativo, il programma di installazione installerà GRUB come boot loader senza interventi alcuni. In questo caso è possibile continuare con la Sezione 9.18, «Selezione dei gruppi dei pacchetti».
Il vostro sistema potrebbe già avere un boot loader. Un sistema operativo può installare il proprio boot loader preferito, oppure sarà possibile installare un boot loader di terze parti. Se il boot loader installato non dovesse riconoscere le partizioni Linux, non sarà possibile avviare Red Hat Enterprise Linux. Usare GRUB come boot loader per avviare Linux e tanti altri sistemi operativi. Seguire quanto detto in questo capitolo per installare GRUB.

Avvertimento

Installando GRUB, si potrebbe sovrascrivere il boot loader esistente.
Per impostazione predefinita, il programma di installazione installa GRUB nel master boot record o MBR, del dispositivo in cui è presente la root del file system. Per evitare l'installazione di un nuovo boot loader, deselezionare Installa boot loader su /dev/sda.

Avvertimento

Se scegliete di non installare GRUB per qualsiasi motivo, allora non sarete in grado di avviare direttamente il sistema e dovrete utilizzare un metodo diverso, (per esempio un'applicazione di un boot loader commerciale). Utilizzate questa opzione solo se siete certi di disporre di un metodo alternativo per avviare il sistema!
Se avete installato altri sistemi operativi Red Hat Enterprise Linux proverà automaticamente a rilevarli ed a configurare GRUB per farli avviare. Sarà possibile altresì configurare manualmente ogni sistema operativo aggiuntivo se GRUB non dovesse riuscire nell'intento.
Per aggiungere, rimuovere, o cambiare le impostazioni dei sistemi operativi rilevati, usare le opzioni fornite.
Aggiungi
Cliccare sul pulsante Aggiungi per includere un sistema operativo aggiuntivo in GRUB.
Selezionare dal menù a tendina la partizione del disco che contiene il sistema operativo avviabile e digitare l'etichetta desiderata. GRUB mostrerà tale etichetta nel proprio menù di avvio.
Modifica
Per cambiare una voce nel menù di avvio di GRUB, selezionare la voce e poi selezionare Modifica.
Cancella
Per rimuovere una voce dal menù di avvio di GRUB, selezionare la voce relativa e poi selezionare Elimina.
Selezionate Default accanto alla partizione root desiderata, per poter scegliere l'OS avviabile per default. Non potrete continuare con l'installazione se non sceglierete una immagine di avvio predefinita.

Nota

La colonna Label elenca ciò che deve essere immesso al prompt di avvio, nei boot loader non grafici, per avviare il sistema operativo desiderato.
Dopo avere caricato la schermata di avvio di GRUB, utilizzate i tasti freccia per scegliere un boot label, oppure digitate e per la modifica. Verrà visualizzato un elenco di elementi del file di configurazione per il boot label selezionato.
Le password dei boot loader forniscono un meccanismo di sicurezza in un ambiente in cui è disponibile l'accesso fisico al server.
Se installate un boot loader è consigliato creare una password per proteggere il sistema. Senza una passoword gli utenti con un accesso al sistema saranno in grado di passare le opzioni al kernel compromettendo così la sicurezza del sistema stesso. Con l'implementazione di una password gli utenti dovranno prima inserire la password e successivamente saranno in grado di selezionare le opzioni non-standard d'avvio. Tuttavia è ancora possibile per qualche utente con un accesso fisico alla macchina di eseguire l'avvio da un dischetto, CD-ROM, DVD, o dispositivo USB se il BIOS lo supporta. La politica di sicurezza che include le password per il boot loader dovrà essere in grado di far fronte ai metodi d'avvio alternativi.

Nota

Se il vostro sistema opera solo con operatori fidati o presenta un accesso alla console controllato e sicuro, l'implementazione di una password per GRUB potrebbe non essere necessaria. Tuttavia se un utente non fidato è in grado di ottenere un accesso fisico alla tastiera o al monitor del vostro computer, il suddetto utente sarà in grado di riavviare il sistema ed accedere a GRUB. In tal caso è consigliato l'uso di una password.
Se scegliete di utilizzare la password del boot loader per migliorare la sicurezza del sistema, assicuratevi di selezionare la casella di controllo Utilizza una password per il boot loader.
Al termine della selezione, digitate una password e confermatela.
GRUB archivia una password cifrata in modo da renderla non leggibile o recuperabile. Se dimenticate la passowrd d'avvio, avviate il sistema normalmente e successivamente modificate la voce relativa nel file /boot/grub/grub.conf. Se non siete in grado di eseguire un processo d'avvio potrete usare la modalità di "ripristino" sul primo disco di installazione di Red Hat Enterprise Linux per resettare la password di GRUB.
Per cambiare la password di GRUB, usare il programma grub-md5-crypt. Per maggiori informazioni a riguardo, usare il comando man grub-md5-crypt in un terminale, per leggere le pagine del manuale.

Importante

Durante la selezione di una password per GRUB ricordate che GRUB riconosce solo il layout della tastiera QWERTY anche se la tastiera è collegata al sistema. Se si utilizza una tastiera con un layout molto diverso, sarà più opportuno memorizzare l'insieme della combinazione di tasti e non la parola che si ottiene come risultato.
Per configurare un numero maggiore di opzioni avanzate del boot loader, come ad esempio l'ordine del drive o le opzioni di passaggio per il kernel, assicuratevi che Configura opzioni avanzate del boot loader, sia stato selezionato prima di fare clic sul pulsante Avanti.

9.17.1. Configurazione avanzata del boot loader

Dopo avere scelto il boot loader da installare, potete anche determinare dove installarlo. Avete a disposizione due opzioni:
  • Il master boot record (MBR) — Questo è il posto consigliato per installare il boot loader se l'MBR non avvia il loader di un altro sistema operativo, come ad esempio System Commander. MBR rappresenta un'area speciale sull'hard drive caricata automaticamente dal BIOS del vostro computer, e rappresenta il primo punto nel quale il boot loader è in grado di prendere controllo del processo d'avvio, Se eseguite l'installazione nell'MBR, all'avvio della macchina GRUB presenta un prompt d'avvio. Sarà quindi possibile avviare Red Hat Enterprise Linux o qualsiasi altro sistema operativo configurato per l'avvio da parte del boot loader.
  • Il primo settore della partizione d'avvio — Questo é consigliabile se si sta già utilizzando un altro boot loader sul sistema. In questo caso, il boot loader in questione assume il controllo per primo. Sarà poi possibile configurare il suddetto boot loader per avviare GRUB che a sua volta avvia Red Hat Enterprise Linux.

    Nota

    Se si dovesse scegliere di installare GRUB come boot loader secondario, si dovrà riconfigurare il boot loader primario quando si installerà un nuovo kernel e si vorrà avviarlo. Il kernel di un sistema operativo come Microsoft Windows non si avvia in questa maniera. Per questo motivo molti utenti usano GRUB come boot loader primario su sistemi dual-boot.
Installazione del boot loader

Figura 9.49. Installazione del boot loader

Nota

Se disponete di una scheda RAID, ricordate che alcuni BIOS non supportano l'avvio tramite questa scheda. In casi simili, il boot loader non deve essere installato sull'MBR dell'array RAID. Esso dovrebbe essere installato sull'MBR della stessa  unità sulla quale è stata creata la partizione/boot.
Se il sistema utilizza solo Red Hat Enterprise Linux selezionare MBR.
Cliccare sul pulsante Cambia ordine unità se desiderate organizzare l'ordine delle unità o se il BIOS non restituisce il corretto ordine. Tale modifica può rivelarsi utile se disponete di più adattatori SCSI o di adattatori SCSI e IDE e desiderate eseguire l'avvio dal dispositivo SCSI.

Nota

Durante il partizionamento del disco fisso, ricordatevi che il BIOS in alcuni sistemi molto vecchi non può accedere oltre ai primi 1024 cilindri sul disco fisso. In tal caso lasciare spazio sufficiente per la partizione Linux /boot nei primi 1024 cilindri del disco fisso per avviare Linux. Le altre partizioni Linux possono risiedere dopo il cilindro 1024.
In parted, i 1024 cilindri equivalgono a 528MB. Per maggiori informazioni, consultare:
http://www.pcguide.com/ref/hdd/bios/sizeMB504-c.html

9.17.2. Modalità rescue

La modalità di ripristino fornisce la possibilità di avviare un piccolo ambiente Red Hat Enterprise Linux interamente da un dispositivo d'avvio o da un qualsiasi altro metodo d'avvio diverso dall'hard drive del sistema. Tuttavia, a volte Red Hat Enterprise Linux non riesce ad accedere ai file dell'hard drive. Grazie alla modalità di ripristino è possibile accedere ai file contenuti nell'hard drive anche se non siete in grado di eseguire Red Hat Enterprise Linux dallo stesso hard drive. Se avete bisogno di usare la modalità di ripristino provate il seguente metodo:
  • Avviare un sistema x86, AMD64, o Intel 64 da qualsiasi dispositivo di installazione, ad esempio CD, DVD, USB, o PXE, e digitare linux rescue al prompt d'avvio di installazione. Consultare Capitolo 36, Recupero di base del sistema per una descrizione più completa della modalità di ripristino.
Per informazioni aggiuntive consultare la Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide.

9.17.3. Boot loader alternativi

GRUB è il boot loader predefinito per Red Hat Enterprise Linux, ma esso non rappresenta l'unica opzione. Alternative opern-source e proprietarie a GRUB sono disponibili per il caricamento di Red Hat Enterprise Linux, incluso LILO, SYSLINUX, e Acronis Disk Director Suite.

Importante

Red Hat non fornisce alcun supporto per i boot loader di terze-parti.

9.18. Selezione dei gruppi dei pacchetti

Ora che avete effettuato la maggior parte delle selezioni riguardanti l'installazione, sarete pronti a confermare i pacchetti predefiniti, o a personalizzare i pacchetti per il sistema.
A questo punto potrete visualizzare la schermata Installazione pacchetti predefinita con i dettagli dell'insieme di pacchetti predefiniti per l'installazione di Red Hat Enterprise Linux. Questa schermata varia a seconda della versione di Red Hat Enterprise Linux che si sta installando.

Importante

Se installate Red Hat Enterprise Linux in modalità testo non sarà possibile selezionare i pacchetti. L'installer selezionerà i pacchetti solo dal gruppo di base e da quello principale. Alla fine del processo di installazione questi pacchetti saranno sufficienti per il corretto funzionamento del sistema, per le implementazioni di nuovi aggiornamenti e l'installazione dei pacchetti. Per cambiare la selezione dei pacchetti completare l'installazione e successivamente usare l'applicazione Aggiungi/Rimuovi Software per effettuare le modifiche desiderate.
Selezione dei gruppi dei pacchetti

Figura 9.50. Selezione dei gruppi dei pacchetti

Il processo di installazione di Red Hat Enterprise Linux carica in modo predefinito una selezione di software adeguata per un sistema implementato come server di base. Da notare che questa sezione non include un ambiente grafico. Per includere una selezione di software adatto per altri ruoli selezionare il pulsante corrispondente ad una delle seguenti opzioni:
Server di base
Questa opzione fornisce una installazione di base di Red Hat Enterprise Linux per un suo utilizzo sul server.
Server database
Questa opzione fornisce i database MySQL e PostgreSQL.
Server web
Questa opzione fornisce il web server Apache.
Enterprise Identity Server Base
Questa opzione fornisce OpenLDAP e System Security Services Daemon (SSSD) per la creazione di un server di autenticazione e identità.
Host virtuale
Questa opzione fornisce gli strumenti KVM e Virtual Machine Manager per la creazione di macchine virtuali e host.
Desktop
Questa opzione fornisce la suite di produttività OpenOffice.org, gli strumenti grafici come GIMP, e le applicazioni multimediali.
Workstation di sviluppo software
Questa opzione fornisce i vari strumenti necessari per compilare il software sul sistema Red Hat Enterprise Linux system.
Minimo
Questa opzione fornisce solo i pacchetti essenziali per eseguire Red Hat Enterprise Linux. Una installazione minima fornisce la base per un desktop appliance o server di base, massimizzando le prestazioni e la sicurezza su una installazione simile.
Se decidete di accettare l'attuale elenco dei pacchetti consultate la Sezione 9.19, «Installazione dei pacchetti».
Per selezionare un componente cliccare sulla casella corrispondente (consultare la Figura 9.50, «Selezione dei gruppi dei pacchetti»).
Per personalizzare ulteriormente il pacchetto, selezionare l'opzione Personalizza ora sulla schermata. Cliccando su Successivo verrà visualizzata la schermata, Selezione del gruppo di pacchetti.

9.18.1. Installazione da repositori aggiuntivi

Durante l'installazione è possibile definire repositori aggiuntivi per aumentare la disponibilità software per il sistema. Un repositorio è una posizione della rete usata per archiviare i pacchetti software insieme ai metadati usati per la descrizione. Numerosi pacchetti software usati con Red Hat Enterprise Linux hanno bisogno di una installazione di software aggiuntivo. L'installer utilizza i metadati per soddisfare i requisiti per ogni parte di software selezionata per l'installazione.
Le opzioni di base sono:
  • Il repositorio High Availability include i pacchetti per il clustering ad elevata disponibilità (conosciuto anche come failover clustering) usando il componente Red Hat High-availability Service Management.
  • Il repositorio Load Balance include i pacchetti per il clustering per il bilanciamento del carico usando Linux Virtual Server (LVS).
  • Il repositorio di Red Hat Enterprise Linux viene automaticamente selezionato. Esso contiene una raccolta completa di software rilasciata come Red Hat Enterprise Linux 6, con le rispettive versioni software correnti al momento della release.
  • Il repositorio Resilient Storage include i pacchetti per lo storage clustering utilizzando il global file system (GFS) di Red Hat.
Per maggiori informazioni sul clustering con Red Hat Enterprise Linux 6, consultate la Red Hat Enterprise Linux 6 Cluster Suite Overview, disponibile su https://access.redhat.com/knowledge/docs/manuals/.
Come aggiungere un repositorio software

Figura 9.51. Come aggiungere un repositorio software

Per includere il software di altri repositori selezionate Aggiungi repositori software aggiuntivi e fornire la posizione del repositorio.
Per modificare una posizione del repositorio software esistente selezionare il repositorio nell'elenco e successivamente Modifica repositorio.
Se modificate le informazioni del repositorio durante una installazione diversa da quella di rete, come ad esempio da un DVD di Red Hat Enterprise Linux, l'installer richiederà l'inserimento delle informazioni relative alla configurazione di rete.
Selezionare l'interfaccia di rete

Figura 9.52. Selezionare l'interfaccia di rete

  1. Selezionare una interfaccia dal menu a tendina.
  2. Selezionare OK.
Anaconda attiva l'interfaccia selezionata e successivamente avvia il NetworkManager per la sua configurazione.
Collegamenti di rete

Figura 9.53. Collegamenti di rete

Per informazioni su come utilizzare NetworkManager consultare Sezione 9.7, «Impostazione nome host»
Selezionando Aggiungi i repositori software aggiuntivi sarete in grado di visualizzare il dialogo Modifica repositorio. A questo punto fornire un Nome repositorio e l'URL repositorio per la sua posizione.
Dopo aver individuato un mirror, per determinare l'URL del usare trovare la directory sul mirror che contiene la directory repodata.
Una volta fornite le informazioni per un repositorio aggiuntivo l'installer legge i metadati del pacchetto attraverso la rete. Il software contrassegnato viene incluso nel sistema di selezione del gruppo di pacchetti.

Avvertimento

Se selezionate Indietro nella schermata di selezione dei pacchetti, qualsiasi ulteriore dato inserito sarà perso. Ciò vi permetterà di cancellare qualsiasi repositorio aggiuntivo. Attualmente non è disponibile alcun metodo per cancellare un repositorio una volta inserito.

9.18.2. Personalizzazione della selezione del software

Nota

Il sistema Red Hat Enterprise Linux supporta automaticamente la lingua selezionata al momento dell'avvio del processo di installazione. Per includere il supporto per lingue aggiuntive selezionare il gruppo di pacchetti per le lingue interessate dalla categoria Lingue.
Selezionare Personalizza ora per specificare i pacchetti software per il sistema finale in modo più dettagliato. Questa opzione causa la visualizzazione di una schermata supplementare per la personalizzazione da parte del processo di installazione al momento della selezione di Successivo.
Informazioni sul gruppo di pacchetti

Figura 9.54. Informazioni sul gruppo di pacchetti

Red Hat Enterprise Linux suddivide il software incluso in gruppi di pacchetti. Per una facilità d'uso la schermata di selezione dei pacchetti mostra i suddetti gruppi come categorie.
È possibile selezionare i gruppi di pacchetti che raggruppano componenti in base alla loro funzione (per esempio, Il sistema X Window e gli Editor), i singoli pacchetti oppure una combinazione dei due.
Per visualizzare i gruppi di pacchetti per una categoria, selezionare la categoria dall'elenco sulla sinistra. L'elenco sulla destra visualizza i gruppi di pacchetti per la categoria attualmente selezionata.
Per specificare un gruppo di pacchetti per l'installazione selezionare la casella corrispondente al gruppo. La casella in basso nella schermata mostra le informazioni sul gruppo di pacchetti attualmente evidenziato. Nessuno dei pacchetti di un gruppo verranno installati a meno che la casella di quel gruppo non verrà selezionata.
Se viene selezionato un gruppo di pacchetti, Red Hat Enterprise Linux installa automaticamente i pacchetti di base e quelli obbligatori per il gruppo in questione. Per modificare i pacchetti opzionali da installare all'interno di un gruppo specifico, selezionare il pulsante Pacchetti opzionali sotto la descrizione del gruppo. Utilizzare successivamente la casella accanto al nome del pacchetto per modificarne la selezione.
Nell'elenco di selezione dei pacchetti sulla destra sarà possibile usare il menu del contesto come scorciatoia per la selezione o deselezione dei pacchetti di base, e di quelli obbligatori, o di tutti i pacchetti facoltativi.
Menu di contesto per l'elenco di selezione dei pacchetti

Figura 9.55. Menu di contesto per l'elenco di selezione dei pacchetti

Dopo aver scelto i pacchetti desiderati selezionare Successivo per procedere. Il programma di installazione controlla la selezione fatta ed automaticamente aggiunge qualsiasi pacchetto necessario all'uso del software selezionato. Dopo aver terminato la selezione dei pacchetti fate clic su Chiudi per salvare la selezione dei pacchetti opzionali e ritornare sulla schermata di selezione principale.
I pacchetti selezionati non sono permanenti. Dopo l'avvio del sistema utilizzare il tool Aggiungi/Rimuovi Software per installare un nuovo software o rimuovere i pacchetti installati. Per eseguire questo tool dal menu principale selezionare SistemaAmministrazioneAggiungi/Rimuovi Software. Il sistema di gestione software di Red Hat Enterprise Linux scarica gli ultimissimi pacchetti dai server di rete invece di usare quelli presenti sui dischi di installazione.

9.18.2.1. Servizi di rete principali

Tutte le installazioni Red Hat Enterprise Linux includono i seguenti servizi di rete:
  • registrazione centralizzata attraverso syslog
  • email attraverso SMTP (Simple Mail Transfer Protocol)
  • condivisione file di rete attraverso NFS (Network File System)
  • accesso remoto attraverso SSH (Secure SHell)
  • advertising delle risorse attraverso mDNS (multicast DNS)
L'installazione predefinita fornisce altresì:
  • trasferimento file di rete attraverso HTTP (HyperText Transfer Protocol)
  • stampa attraverso CUPS (Common UNIX Printing System)
  • accesso desktop remoto attraverso (Virtual Network Computing)
Alcuni processi automatizzati sul sistema Red Hat Enterprise Linux utilizzano il servizio di email per inviare i messaggi ed i riporti all'amministratore di sistema. Per impostazione predefinita l'email, logging, ed i servizi di stampa non accettano i collegamenti da altri sistemi. Red Hat Enterprise Linux installa la condivisione NFS, HTTP, ed i componenti VNC senza abilitare i servizi.
È possibile configurare il sistema Red Hat Enterprise Linux dopo l'installazione in modo da offrire il file sharing, email, logging, il servizio di stampa ed i servizi di accesso remoto al desktop. Il servizio SSH viene abilitato per default. Sarà possibile utilizzare NFS per accedere i file su altri sistemi senza abilitare il servizio di condivisione NFS.

9.19. Installazione dei pacchetti

A questo punto occorre solo attendere che l'installazione di tutti i pacchetti sia completata. Il tempo necessario dipende dal numero di pacchetti da installare e dalla velocità del computer.
In base alle risorse disponibili sarà possibile visualizzare la barra di progresso mentre il programma di installazione risolve le dipendenze dei pacchetti selezionati per l'installazione:
Avvio dell'installazione

Figura 9.56. Avvio dell'installazione

Red Hat Enterprise Linux riporta il progresso del processo d'installazione sullo schermo durante la scrittura dei pacchetti selezionati sul sistema.
Pacchetti completati

Figura 9.57. Pacchetti completati

Come riferimento un log completo relativo all'installazione è disponibile in /root/install.log dopo aver riavviato il sistema.
Dopo aver completato l'installazione selezionare Riavvia per riavviare il computer. Red Hat Enterprise Linux rimuoverà qualsiasi disco caricato nel computer prima di riavviare.

9.20. Installazione completata

Congratulazioni! L'installazione di Red Hat Enterprise Linux è stata completata!
Il programma di installazione vi richiederà di preparare il sistema al riavvio. Ricordate di rimuovere qualsiasi dispositivo di installazione non espulso automaticamente prima del riavvio.
Una volta completata la normale sequenza d'avvio del computer, Red Hat Enterprise Linux verrà caricato ed avviato. Per impostazione predefinita il processo d'avvio viene nascosto dietro una schermata grafica la quale mostra una barra di progresso. Ad un certo punto dell'installazione verrà visualizzata una schermata di log in GUI o un prompt di login: (se avete installato un sistema X Window e selezionato un avvio automatico di X).
Al primo avvio di Red Hat Enterprise Linux in un runlevel 5 (ambiente grafico) sarà possibile usare FirstBoot per eseguire una configurazione. Utilizzando questo strumento sarà possibile impostare l'ora e la data, installare il software e registrare la macchina con Red Hat Network, e molto altro. FirstBoot rende possibile la configurazione nelle fasi iniziali, in modo da poter usare Red Hat Enterprise Linux il prima possibile.
Capitolo 34, Firstboot vi guiderà attraverso il processo di configurazione.


[2] La password root è una password amministrativa per il sistema Red Hat Enterprise Linux. Si consiglia di eseguire un login come utenti root solo a scopo di manutenzione. L'account root opera senza seguire alcuna restrizione imposta per gli utenti normali, per questo motivo le modifiche effettuate utilizzando un account root possono avere ripercussioni sull'intero sistema.
[3] L'applicazione fsck viene usata per controllare la consistenza dei metadati del file system e facoltativamente per correggere uno o più file system di Linux.

Capitolo 10. Troubleshooting dell'installazione su di un sistema Intel o AMD

In questa sezione vengono trattati alcuni problemi relativi all'installazione e alla loro possibile risoluzione.
Per scopi di debugging anaconda registra le azioni relative all'installazione nei file presenti all'interno della directory /tmp. Questi file includono:
/tmp/anaconda.log
messaggi generali di anaconda
/tmp/program.log
tutti i programmi esterni eseguiti da anaconda
/tmp/storage.log
informazioni esaustive sul modulo di storage
/tmp/yum.log
messaggi per l'installazione del pacchetto yum
/tmp/syslog
messaggi del sistema relativi all'hardware
Se l'installazione fallisce i messaggi provenienti dai suddetti file vengono consolidati all'interno di /tmp/anaconda-tb-identifier, dove identifier è una stringa randomica.
Tutti i file sopra indicati risiedono nella ramdisk dell'installer e quindi non sono permanenti. Per creare una copia permanente copiare i suddetti file su di un altro sistema sulla rete usando scp sull'immagine di installazione (e non il contrario).

10.1. Impossibile avviare Red Hat Enterprise Linux

10.1.1. Problemi di avvio con la scheda RAID

Se dopo l'installazione il sistema non si avvia correttamente, sarà necessario ripetere l'installazione e creare le partizioni in modo differente.
Alcuni BIOS non supportano l'avvio dalle schede RAID. Al termine dell'installazione, potreste vedere solamente una schermata di solo testo che mostra il prompt del boot loader (per esempio, GRUB:) e un cursore lampeggiante. Se è quello che vedete, dovrete ripartizionare il sistema.
Indipendentemente dal tipo di partizionamento che scegliete, automatico o manuale, dovete installare la vostra partizione /boot al di fuori dell'array RAID, per esempio su un disco fisso diverso. è necessario utilizzare un disco fisso interno per la creazione di partizioni che presentano schede RAID difettose.
Dovete inoltre installare il vostro boot loader preferito (GRUB o LILO), sull'MBR di una unità esterna al RAID array. Essa dovrebbe essere la stessa unità che ospita la partizione /boot.
Una volta apportate queste modifiche, potrete completare la vostra installazione ed avviare il sistema in modo corretto.

10.1.2. Viene visualizzato il segnale di errore 11?

Un segnale 11 di errore, conosciuto come errore di segmentazione , vuol dire che il programma ha provato ad accedere una posizione della memoria che non gli era stata assegnata. Un segnale 11 d'errore può essere causato da un bug in uno dei programmi software installato, oppure da un hardware difettoso.
Se ricevete un segnale 11 di errore durante l'installazione ciò è probabilmente causato da un errore hardware nella memoria del bus del sistema. Come altri sistemi operativi Red Hat Enterprise Linux posiziona le proprie richieste sull'hardware del sistema. Parte di questo hardware potrebbe non essere in grado di soddisfare queste richieste anche se funziona correttamente con altri sistemi operativi.
Controllare di avere gli ultimissimi aggiornamenti ed immagini. Consultare gli errata online per verificare se sono disponibili versioni più aggiornate. Se anche l'immagine dell'ultima versione non funziona, il problema potrebbe dipendere dall'hardware. Di solito questi errori si trovano nella memoria o nella cache della CPU. Una possibile soluzione di questo errore può essere quella di disattivare la cache della CPU nel BIOS, se il sistema lo supporta. Provare anche a sostituire la memoria negli alloggiamenti della scheda madre per verificare se il problema deriva dall'alloggiamento stesso o dalla memoria.
Un'altra opzione è quella di eseguire un controllo del dispositivo sul DVD di installazione. Anaconda, il programma di installazione, è in grado di eseguire un test dell'integrità del dispositivo di installazione. Esso può essere usato con DVD, hard drive ISO, e metodi di installazione NFS ISO. Red Hat consiglia il controllo di tutti i dispositivi di installazione prima di eseguire tale processo e di riportare qualsiasi bug relativa (numerosi bug sono causati da una masterizzazione incorretta del DVD). Per usare questo tipo di test digitare il seguente comando al prompt boot: o yaboot:.
	linux mediacheck
Per ulteriori informazioni sul segnale di errore 11, visitate il sito:
	http://www.bitwizard.nl/sig11/

10.2. Problemi nell'avvio dell'installazione

10.2.1. Problemi nell'avvio dell'installazione grafica

Su diverse schede video sono presenti alcuni problemi durante l'avvio del programma di installazione grafico. Se non eseguite il programma di installazione usando le impostazioni predefinite, esso proverà ad avviarsi in una risoluzione più bassa. Se anche ciò dovesse fallire, il programma di installazione tenterà l'esecuzione in modalità testo.
Una soluzione possibile è quella di usare un driver video di base durante l'installazione. Per fare ciò selezionare Installa il sistema con driver video di base sul menu d'avvio, oppure utilizzando l'opzione d'avvio xdriver=vesa al prompt. Alternativamente è possibile forzare il programma d'installazione ad utilizzare una risoluzione specifica della schermata con l'opzione d'avvio resolution=. Un'altra soluzione può essere rappresentata dall'opzione driver= per specificare il driver da caricare per la vostra scheda video. Se tale opzione funziona sarà necessario inviare un bug poichè l'installatore non ha rilevato automaticamente la scheda video. Consultate il Capitolo 28, Opzioni d'avvio per maggiori informazioni.

Nota

Per disabilitare il supporto ai frame buffer e consentire al programma di installazione l'esecuzione in modalità testo, provare ad usare l'opzione di boot nofb. Questo comando potrebbe essere necessario per l'accessibilità di alcuni hardware di lettura dello schermo.

10.3. Problemi durante l'installazione

10.3.1. Messaggio d'errore No devices found to install Red Hat Enterprise Linux

Se ricevete un messaggio d'errore simile al seguente No devices found to install Red Hat Enterprise Linux, molto probabilmente un controller SCSI non è stato riconosciuto dal programma d'installazione.
Controllate il sito web del rivenditore hardware per un aggiornamento del driver in grado di risolvere il vostro problema. Per informazioni generali sugli aggiornamenti del driver consultate Capitolo 6, Aggiornamento dei driver durante l'installazione su sistemi Intel e AMD..
Consultare altresì la Red Hat Hardware Compatibility List, disponibile online su:

10.3.2. Salvataggio dei messaggi di traceback

Se durante il processo di installazione grafico anaconda incontra un errore sarà possibile visualizzare una casella di dialogo relativa all'arresto inaspettato:
Casella di dialogo per il riporto di un crash

Figura 10.1. Casella di dialogo per il riporto di un crash

Dettagli
mostra i dettagli dell'errore:
Dettagli del crash

Figura 10.2. Dettagli del crash

Salva
Salva i dettagli dell'errore localmente o in modo remoto:
Esci
esce dal processo di installazione.
Se avete selezionato Salva dalla casella di dialogo principale sarà possibile selezionare le seguenti opzioni:
Selezionare il reporter

Figura 10.3. Selezionare il reporter

Logger
salva le informazioni dell'errore come file di log sull'unità del disco fisso locale, in una posizione specificata.
Red Hat Customer Support
invia il crash report al Customer Support per assistenza.
Caricatore del report
carica una versione compressa di un crash report su Bugzilla o un URL desiderato.
Prima di inviare il report selezionare Preferenze per specificare una destinazione o fornire le informazioni per l'autenticazione. Selezionare il metodo per il riporto da configurare e successivamente Configura evento.
Configurazione preferenze del reporter

Figura 10.4. Configurazione preferenze del reporter

Logger
Specificare un percorso ed un nome per il file di log. Selezionare Aggiungi se state aggiungendo ad un file di log esistente.
Specificare il percorso locale per il file di log

Figura 10.5. Specificare il percorso locale per il file di log

Red Hat Customer Support
Inserire il nome utente e la password di Red Hat Network in modo che il report raggiunga il Customer Support e sia collegato con il vostro account. L'URL sarà già presente e l'opzione Verifica SSL preselezionata per impostazione predefinita.
Inserire le informazioni relative all'autenticazione di Red Hat Network

Figura 10.6. Inserire le informazioni relative all'autenticazione di Red Hat Network

Caricatore del report
Specificare un URL per il caricamento di una versione compressa di un crash report.
Inserire un URL per il caricamento di un crash report

Figura 10.7. Inserire un URL per il caricamento di un crash report

Bugzilla
Inserire il nome utente e la password di Bugzilla per inviare un Bug con il sistema di tracciamento delle bug di Red Hat usando il crash report. L'URL è già presente e l'opzione Verifica SSL preselezionata per impostazione predefinita.
Inserire le informazioni di autenticazione di Bugzilla

Figura 10.8. Inserire le informazioni di autenticazione di Bugzilla

Una volta inserite le preferenze selezionare OK per ritornare alla schermata di selezione del report. Selezionare come eseguire la notifica del problema e successivamente Avanti.
Confermare i dati del report

Figura 10.9. Confermare i dati del report

È ora possibile personalizzare il report selezionando o deselezionando il tipo di problematiche da includere. Una volta terminato selezionare Applica.
Report in corso

Figura 10.10. Report in corso

Questa schermata mostra il risultato del report incluso qualsiasi errore durante l'invio o l'archiviazione del log. Selezionare Avanti per procedere.
Report eseguito

Figura 10.11. Report eseguito

Il processo di notifica è stato completato. Selezionare Avanti per ritornare alla schermata di selezione del report. Ora è possibile eseguire un altro report o selezionare Chiudi per uscire dalla utility e successivamente Esci per chiudere il processo di installazione.

10.3.3. Problemi con la tabella delle partizioni

Se si riceve un segnale di errore dopo la fase di Impostazione del partizionamento del disco (Sezione 9.13, «Partizionamento del disco») dell'installazione simile al seguente
La tabella delle partizioni sul dispositivo hda non è leggibile. Per creare nuove partizioni è necessario inizializzarla causando la perdita di TUTTI I DATI su questa unità.
È probabile che non esiste una tabella di partizione su questo drive oppure la tabella non è riconosciuta dal programma di partizione usato nel programma di installazione.
Gli utenti che hanno utilizzato programmi come EZ-BIOS hanno incontrato problemi simili, i quali hanno causato la perdita di dati (supponendo che i dati non siano stati salvati prima di iniziare l'installazione) che non potevano essere recuperati.
A prescindere dal tipo di installazione che si effettua, è sempre consigliato eseguire il back up dei dati.

10.3.4. Utilizzo dello spazio residuo

Avete creato una partizione swap e una / (root), e selezionato la partizione root per utilizzare lo spazio residuo, ma questa non utilizza tutto lo spazio libero presente sul disco.
In parted, 1024 cilindri equivalgono a 528MB. Per maggiori informazioni, consultate http://www.pcguide.com/ref/hdd/bios/sizeMB504-c.html.

10.3.5. Altri problemi di partizionamento

Se create le partizioni manualmente e non è possibile passare alla schermata successiva, probabilmente non sono state create tutte le partizioni necessarie per la prosecuzione del processo di installazione.
Come requisito minimo è necessario avere le seguenti partizioni:
  • Una partizione / (root)
  • Una partizione <swap> di tipo swap
Consultare Sezione 9.15.5, «Schema di partizionamento consigliato» per maggiori informazioni.

Nota

Quando si definisce una partizione swap non assegnate il mount point. Anaconda assegnerà automaticamente il mount point per voi.

10.4. Problemi post installazione

10.4.1. Avete dei problemi con la schermata grafica di GRUB su di un sistema basato su x86?

Se avete dei problemi con GRUB, allora disattivare la schermata grafica di avvio. Per fare ciò dovete eseguire un login come utente root e modificare il file /boot/grub/grub.conf.
All'interno del file grub.conf, decommentate la riga che inizia con splashimage inserendo il carattere # all'inizio della riga.
Premete Invio per abbandonare la modalità editing.
Una volta visualizzata la schermata del boot loader, digitare b per avviare il sistema.
Una volta riavviato il sistema, il file grub.conf viene riletto, e le modifiche diventeranno effettive.
Per riattivare la schermata grafica di avvio basta riaggiungere la suddetta riga nel file grub.conf, rimuovendo il carattere ;.

10.4.2. Avvio in un ambiente grafico

Se il sistema X Window è stato installato ma non si riesce ad ottenere un ambiente desktop grafico nel momento in cui si accede al sistema, è possibile avviare l'interfaccia grafica del sistema X Window utilizzando il comando startx.
Dopo aver digitato questo comando e premuto Invio, viene visualizzato l'ambiente desktop grafico.
Notate, comunque, che questa è una soluzione temporanea e quindi non cambia il processo di accesso per tutti i log in futuri.
Per impostare il sistema in modo da poter accedere alla schermata grafica di login, dovete modificare il file /etc/inittab, modificando solo un numero nella sezione del runlevel. La prossima volta che eseguite un login, vi sarà presentato un prompt di login grafico.
Aprite un prompt della shell. Se siete collegati con il vostro account utente, collegatevi come utente root digitando il comando su.
Ora digitare quanto di seguito riportato e modificare il file con gedit.
	gedit /etc/inittab
Il file /etc/inittab verrà aperto. All'interno della prima schermata vedrete una sezione del file che è simile alla seguente:
# Default runlevel. The runlevels used are: 
#   0 - halt (Do NOT set initdefault to this) 
#   1 - Single user mode 
#   2 - Multiuser, without NFS (The same as 3, if you do not have networking) 
#   3 - Full multiuser mode 
#   4 - unused 
#   5 - X11 
#   6 - reboot (Do NOT set initdefault to this) 
#
id:3:initdefault:
Per cambiare da una console ad un login grafico ,dovete cambiare il numero nella riga seguente id:3:initdefault: da 3 a 5.

Avvertimento

Modificate solo il numero del runlevel di default da 3 a 5.
La riga modificata dovrebbe essere simile alla seguente:
	 id:5:initdefault: 
Quando siete soddisfatti della vostra modifica salvate il file ed uscite utilizzando i tasti Ctrl+Q. A questo punto verrà visualizzata una finestra la quale vi chiederà se desiderate salvare le modifiche. Fate clic su Salva.
La prossima volta che eseguirete il riavvio del sistema, verrà presentato un prompt di login grafico.

10.4.3. Problemi con il sistema X Window (GUI)

Se avete dei problemi ad avviare X (il sistema X Window), probabilmente il suddetto sistema non è stato installato durante la vostra installazione.
Per poter utilizzare il sistema X è possibile installare i pacchetti dai CD-ROM di Red Hat Enterprise Linux oppure effettuare un aggiornamento.
Durante l'aggiornamento, selezionate i pacchetti di X Window, e sciegliete GNOME, KDE o entrambi.
Consultare la Sezione 35.3, «Passare ad un login di tipo grafico» per maggiori informazioni su come installare un ambiente desktop.

10.4.4. Problemi con il crash del Server X e con utenti non-root

Se avete dei problemi di crash del server X ogni qualvolta un utente esegue un log in, è probabile che abbiate un file system completo (o una carenza di spazio disponibile sul disco fisso).
Per verificare che sia effettivamente il problema sopra indicato, eseguire il seguente comando:
df -h
Il comando df vi aiuterà a sapere quale partizione risulta essere piena. Per informazioni aggiuntive su df, insieme ad una spiegazione delle opzioni disponibili (come ad esempio l'opzione -h usata in questo esempio), fate riferimento alla pagina man di df, digitando man df al prompt della shell.
Un sintomo è la percentuale mostrata che può essere pari a 100%, oppure risulta essere superiore al 90% o 95%. Le partizioni /home/ e /tmp/ si possono riempire rapidamente con i file dell'utente. È possibile ottenere più spazio rimuovendo i file più vecchi. Dopo aver ottenuto spazio sufficiente provare ad eseguire X.

10.4.5. Problemi con il login

Se non avete creato un account utente nelle schermate relative al firstboot, smistatevi su di una console selezionando Ctrl+Alt+F2, e collegatevi come utente root digitando la relativa password.
Se non ricordate la vostra password root, dovete avviare il sistema come linux single.
Se state utilizzando un sistema basato su x86, e GRUB è il boot loader installato,digitate e per la modifica dopo il caricamento della schermata di avvio di GRUB. Verrà visualizzato l'elenco degli elementi presenti nel file di configurazione per l'etichetta di avvio che avete selezionato.
Selezionate la riga che inizia con kernel, e digitate e per modificare la voce d'avvio interessata.
Alla fine della riga kernel, aggiungete:
	single
Premete Invio per uscire dalla modalità di modifica 'editing'.
Una volta visualizzata la schermata del boot loader, digitare b per avviare il sistema.
Una volta eseguito l'avvio in modalità utente singolo e siete in grado di accedere al prompt #, digitate passwd root, il quale vi permetterà di inserire una nuova password di root. A questo punto potete digitare shutdown -r now per riavviare il sistema con la nuova password di root.
Se non ricordate la password dell'account utente sarà necessario diventare un utente root. Per diventare root digitare su - ed inserire la password root quando richiesto. Successivamente digitare passwd <username>. Ciò vi permetterà di inserire una nuova passoword per un account utente specifico.
Se non visualizzate la schermata di registrazione grafica, controllate la compatibilità del vostro hardware. L'elenco della compatibilità hardware può essere trovato su:
	http://hardware.redhat.com/hcl/

10.4.6. La vostra RAM non è stata riconosciuta?

A volte il kernel non rileva tutta la memoria (RAM). Potete verificarlo con il seguente comando:cat /proc/meminfo.
Verificare se la quantità visualizzata coincide con la quantità di RAM nel sistema. Se i due valori non coincidono, aggiungete la riga seguente al file /boot/grub/grub.conf:
mem=xxM
Sostituite xx con la quantità di RAM presente sul sistema in megabyte.
In /boot/grub/grub.conf, l'esempio descritto sopra è molto simile a quanto segue:
# NOTICE: You have a /boot partition. This means that 
#  all kernel paths are relative to /boot/ 
default=0 
timeout=30 
splashimage=(hd0,0)/grub/splash.xpm.gz 
 title Red Hat Enterprise Linux Client (2.6.32.130.el6.i686)
root (hd0,1)
kernel /vmlinuz-(2.6.32.130.el6.i686 ro root=UUID=04a07c13-e6bf-6d5a-b207-002689545705 mem=1024M
initrd /initrd-(2.6.32.130.el6.i686.img
Al riavvio del computer, le modifiche apportate a grub.conf si rifletteranno sul sistema.
Dopo aver caricato la schermata di avvio di GRUB, digitate e per apportare modifiche. Verrà visualizzato un elenco di elementi nel file di configurazione per il label di boot selezionato.
Scegliete la riga che inizia con kernel e digitate e per modificare questa voce.
Alla fine della riga kernel, aggiungete
mem=xxM
dove xx corrisponde alla quantità di RAM presente nel sistema.
Premete Invio per uscire dalla modalità di modifica 'editing'.
Una volta visualizzata la schermata del boot loader, digitare b per avviare il sistema.
Ricordatevi di sostituire xx con la quantità di RAM disponibile sul sistema. Premere Invio per eseguire il boot.

10.4.7. La stampante non funziona

Se non sapete come configurare la stampante o non riuscite a farla funzionare correttamente, utilizzate l'applicazione Printer Configuration Tool.
Al prompt della shell, digitate il comando system-config-printer per avviare l'applicazione Printer Configuration Tool. Se non siete collegati come root, vi verrà richiesta la password root per continuare.

10.4.8. Apache HTTP Server o Sendmail non rispondono più durante l'avvio

Se riscontrate alcuni problemi di sospensione con Apache HTTP Server (httpd) o Sendmail durante l'avvio, assicuratevi che la seguente riga sia presente all'interno del file /etc/hosts:
127.0.0.1  localhost.localdomain  localhost

Parte II. Architettura IBM POWER - Installazione ed avvio

La Red Hat Enterprise Linux Installation Guide per sistemi IBM POWER affronta l'installazione di Red Hat Enterprise Linux ed alcuni troubleshooting post-installazione di base. Per opzioni d'installazione avanzate consultare Parte IV, «Opzioni avanzate di installazione».

Importante

Le release precedenti di Red Hat Enterprise Linux supportavano le architetture POWER a 32-bit e 64-bit (rispettivamente ppc e ppc64). Red Hat Enterprise Linux 6 supporta solo l'architettura POWER a 64-bit (ppc64).

Capitolo 11. Pianificazione per una installazione sull'architettura POWER

11.1. Aggiornare o installare?

Per informazioni utili a determinare se eseguire un processo di aggiornamento oppure una installazione consultate il Capitolo 37, Aggiornamento del sistema in uso.

11.2. Preparazione per IBM eServer System p

Importante

Assicurarsi che il parametro d'avvio real-base sia impostato su c00000, in caso contrario potrete visualizzare errori del tipo:
DEFAULT CATCH!, exception-handler=fff00300
IBM eServer System p introduce numerose opzioni per il partizionamento, dispositivi nativi o virtuali e console. Entrambe le versioni del sistema utilizzano lo stesso kernel e presentano numerose opzioni disponibili in base alla configurazione del sistema.
Se state utilizzando un sistema non partizionato non sarà necessaria alcuna impostazione pre-installazione. Per sistemi che utilizzano la console seriale HVSI, collegate la console alla porta seriale T2.
Se utilizzate un sistema partizionato le fasi per la creazione della partizione e l'avvio dell'installazione sono generalmente le stesse. Creare la partizione in HMC ed assegnare alcune CPU e risorse della memoria, insieme alle risorse ethernet e SCSI, native o virtuali. Il wizard per la creazione della partizione di HMC vi guiderà attraverso il processo di creazione.
Per maggiori informazioni sulla creazione di una partizione consultate l'articolo infocenter di IBM su Partizionamento per Linux con un HMC disponibile online su: http://publib.boulder.ibm.com/infocenter/powersys/v3r1m5/topic/iphbi_p5/iphbibook.pdf
Se state utilizzando le risorse dello SCSI virtuale, invece di quello nativo, è necessario configurare un 'link' per lo SCSI virtuale asservito alla partizione, per poi successivamente configurare lo SCSI virtuale stesso che serve la partizione indicata. Create un 'link' tra il client SCSI virtuale e gli alloggiamenti del server utilizzando HMC. È possibile configurare un server SCSI virtuale sia su AIX che su i5/OS, a seconda del modello e delle vostre opzioni.
Per maggiori informazioni su come usare i dispositivi virtuali consultare l'IBM Redbook Virtualizzazione di una infrastruttura con System p e Linux at: http://publib-b.boulder.ibm.com/abstracts/sg247499.html
Una volta configurato il vostro sistema, è necessario eseguire l'attivazione tramite HMC oppure attraverso un normale processo di attivazione. A seconda del tipo d'installazione, potreste aver bisogno di configurare SMS in modo da avviare correttamente il sistema all'interno del programma d'installazione.

11.3. RAID ed altri dispositivi a disco

Importante

Red Hat Enterprise Linux 6 utilizza mdraid e non dmraid per l'installazione su set BIOS RAID. I suddetti set vengono rilevati automaticamente ed i dispositivi con metadati ISW riconosciuti come mdraid e non dmraid. Da notare che i nomi del nodo del dispositivo in mdraid sono diversi dai rispettivi nomi del nodo del dispositivo con dmraid. Per questo motivo fare attenzione durante la migrazione dei sistemi con set Intel BIOS RAID.
Le modifiche locali di /etc/fstab, /etc/crypttab o altri file di configurazione i quali si riferiscono ai dispositivi in base ai nomi dei nodi del dispositivo non funzioneranno in Red Hat Enterprise Linux 6. Prima di eseguire la migrazione dei suddetti file sarà necessario eseguire una modifica per la sostituzione dei percorsi del nodo del dispositivo con i gli UUID del dispositivo stesso. Usare il comando blkid per gli UUID dei dispositivi.

11.3.1. Hardware RAID

RAID, o Redundant Array of Independent Disks, permette ad un gruppo di unità, o array, di comportarsi come se fossero un dispositivo unico. Configurare le funzioni RAID fornite dalla scheda madre del computer, o schede del controller collegate, prima di iniziare il processo di installazione. Ogni array RAID attivo appare come un'unica unità all'interno di Red Hat Enterprise Linux.
Su sistemi con più di un disco fisso è possibile configurare Red Hat Enterprise Linux in modo da usare diverse unità come un array RAID di Linux senza l'utilizzo di hardware aggiuntivo.

11.3.2. Software RAID

È possibile utilizzare il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux per creare gli array software RAID di Linux, dove le funzioni RAID sono controllate dal sistema operativo e non da un software apposito. Le suddette funzioni vengono affrontate in dettaglio in Sezione 16.17, «Creazione di un layout personalizzato o Modifica di un layout predefinito».

11.3.3. Dischi USB e FireWire

Alcuni dischi fissi USB e FireWire possono non essere riconosciuti dal sistema di installazione di Red Hat Enterprise Linux. Se la configurazione dei suddetti dischi al momento dell'installazione non è vitale, scollegateli in modo da evitare qualsiasi confusione.

Nota

Dopo l'installazione sarà possibile collegare e configurare i dischi fissi FireWire e USB esterni. La maggior parte di questi dispositivi sono riconosciuti dal kernel e disponibili in qualsiasi momento all'utilizzo.

11.4. Lo spazio sul disco è sufficiente?

Quasi tutti i sistemi operativi moderni utilizzano le partizioni del disco, e Red Hat Enterprise Linux non fà alcuna eccezione. Quando installate Red Hat Enterprise Linux molto probabilmente dovrete lavorare con le suddette partizioni. Se non avete mai lavorato con le partizioni del disco (o se avete bisogno di rivedere brevemente i concetti di base), consultate Appendice A, Introduzione al partizionamento del disco prima di procedere.
Lo spazio su disco usato da Red Hat Enterprise Linux deve essere separato da quello usato da altri sistemi operativi da voi installati sul vostro sistema
Prima di avviare il processo di installazione, è necessario
  • avere spazio sufficiente su disco non partizionato[5] per l'installazione di Red Hat Enterprise Linux, o
  • essere in possesso di una o più partizioni che possono essere rimosse, e di conseguenza rendere disponibile spazio su disco sufficiente per installare Red Hat Enterprise Linux.
Per avere una idea più chiara sulla quantità di spazio necessario, consultate le dimensioni di partizionamento consigliate riportate in Sezione 16.17.5, «Schema di partizionamento consigliato».

11.5. Selezionare un Metodo d'avvio

L'installazione da un DVD richiede l'acquisto di un prodotto Red Hat Enterprise Linux, un DVD Red Hat Enterprise Linux 6 e la presenza di una unità DVD su di un sistema che supporta il processo d'avvio. Consultare Capitolo 2, Creazione del dispositivo per informazioni su come creare un DVD di installazione.
Oltre ad eseguire un avvio da un DVD di installazione sarà possibile avviare il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux da un dispositivo minimo d'avvio sotto forma di un CD avviabile. Dopo aver avviato il sistema da un CD, completate l'installazione da un sorgente di installazione diverso, come ad esempio un disco fisso locale o una posizione della rete. Consultare Sezione 2.2, «Creazione di un dispositivo d'avvio minimo» per informazioni su come creare i CD d'avvio.


[5] Spazio su disco non partizionato significa che lo spazio disponibile presente sull'hard drive che state installando non è stato suddiviso in sezioni per l'archiviazione dei dati. Durante il partizionamento di un disco ogni partizione si comporta come un disk drive separato.

Capitolo 12. Preparazione ad una installazione

12.1. Preparazione ad una installazione di rete

Importante

Il modulo eHEA non può essere inizializzato se le huge pages di 16 GB sono assegnate ad un sistema o partizione, e la linea di comando del kernel non contiene i parametri huge page. Per questo motivo se si esegue una installazione di rete attraverso un adattatore ethernet eHEA di IBM, non sarà possibile assegnare le huge page ai sistemi o alle partizioni durante l'installazione. Le pagine grandi dovrebbero funzionare.

Nota

Assicuratevi che nessun DVD di installazione (o qualsiasi altro tipo di DVD o CD) sia presente all'interno dell'unità DVD o CD del sistema se desiderate eseguire una installazione basata sulla rete. La presenza di un DVD o CD nell'unità potrebbe causare errori inaspettati.
Assicurarsi di avere un dispositivo d'avvio avviabile sul CD, DVD, o su di un dispositivo di storage USB come una unità flash.
Il dispositivo di installazione di Red Hat Enterprise Linux deve essere disponibile sia per una installazione di rete (tramite NFS, FTP, HTTP, or HTTPS) sia per una installazione tramite lo storage locale. Seguire le fasi di seguito riportate per una installazione NFS, FTP, HTTP, o HTTPS.
Il server NFS, FTP, HTTP, o HTTPS da usare per l'installazione per mezzo della rete deve essere separato ed accessibile alla rete. Esso dovrà fornire i contenuti completi del DVD-ROM di installazione.

Nota

anaconda è in grado di eseguire il test del dispositivo di installazione. Esso è in grado di operare con DVD, ISO dell'hard drive, e metodi di installazione NFS ISO. È consigliato eseguire il test di tutti i dispositivi di installazione prima di iniziare il processo di installazione e di riporto di eventuali bug (numerosi bug sono causati da una masterizzazione non corretta dei DVD). Per eseguire il test digitare il seguente comando al prompt yaboot::
	linux mediacheck

Nota

La directory pubblica usata per accedere ai file di installazione attraverso FTP, NFS, HTTP, o HTTPS è mappata sullo storage locale sul server di rete. Per esempio sarà possibile accedere alla directory locale /var/www/inst/rhel6 sul server di rete come http://network.server.com/inst/rhel6.
Nei seguenti esempi la directory presente sul server di staging per l'installazione che conterrà i file verrà specificata come /location/of/disk/space. La directory destinata ad essere disponibile al pubblico tramite FTP, NFS, HTTP, o HTTP, verrà specificata come /publicly_available_directory. Per esempio /location/of/disk/space potrebbe essere una directory creata dall'utente e chiamata /var/isos. /publicly_available_directory potrebbe essere /var/www/html/rhel6, per una installazione HTTP.
Nel seguente sarà necessaria una Immagine ISO. Una immagine ISO è un file contenente una copia esatta del contenuto di un DVD. Per creare una immagine ISO da un DVD usare il seguente comando:
dd if=/dev/dvd of=/path_to_image/name_of_image.iso
dove dvd è il dispositivo dell'unità DVD, name_of_image è il nome da voi conferito al file immagine ISO risultante, e path_to_image è il percorso per la posizione sul sistema dove verrà archiviata l'immagine ISO risultante.
Per copiare i file da un DVD di installazione su di una istanza Linux, la quale si comporta come un server di staging per l'installazione, continuare con la Sezione 12.1.1, «Preparazione per una installazione FTP, HTTP, e HTTPS» o Sezione 12.1.2, «Preparazione per una installazione NFS».

12.1.1. Preparazione per una installazione FTP, HTTP, e HTTPS

Estrarre i file da una immagine ISO del DVD di installazione e posizionarli in una directory condivisa attraverso FTP, HTTP, o HTTPS.
Successivamente assicuratevi che la directory sia condivisa tramite FTP, HTTP, o HTTPS, verificando l'accesso al client. Eseguire il test per controllare se la directory è accessibile dallo stesso server e da un'altra macchina sulla stessa sottorete sulla quale eseguirete l'installazione.

12.1.2. Preparazione per una installazione NFS

Per una installazione NFS non sarà necessario estrarre tutti i file da una immagine ISO. Sarà sufficiente rendere disponibili l'immagine ISO, il file install.img, e facoltativamente il file product.img sul server di rete tramite NFS.
  1. Trasferire l'immagine ISO sulla directory esportata NFS. Su di un sistema Linux eseguire:
    mv /path_to_image/name_of_image.iso /publicly_available_directory/
    dove path_to_image è il percorso per il file immagine ISO, name_of_image è il nome del file immagine ISO e publicly_available_directory è una directory disponibile attraverso NFS o che desiderate rendere disponibile attraverso NFS.
  2. Usare un programma checksum SHA256 per verificare che l'immagine ISO copiata sia intatta. Numerosi programmi checksum SHA256 sono disponibili per vari sistemi operativi. Su di un sistema Linux eseguire:
    $ sha256sum name_of_image.iso
    dove name_of_image è il nome del file immagine ISO. Il programma checksum SHA256 mostra una stringa di 64 caratteri chiamata hash. Confrontatela con l'hash mostrato per questa particolare immagine sulla pagina Scarica Software di Red Hat Network (consultare il Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux). I due hash dovrebbero essere identici.
  3. Copiare la directory images/ dal file ISO su di una directory nella quale è stato archiviato lo stesso file immagine ISO. Inserire i seguenti comandi:
    mount -t iso9660 /path_to_image/name_of_image.iso /mount_point -o loop,ro
    cp -pr /mount_point/images /publicly_available_directory/
    umount /mount_point
    dove path_to_imageè il percorso per il file immagine ISO, name_of_image è il nome e mount_point è il mount point sul quale montare l'immagine durante la copiatura dei file dall'immagine. Per esempio:
    mount -t iso9660 /var/isos/RHEL6.iso /mnt/tmp -o loop,ro
    cp -pr /mnt/tmp/images /var/isos/
    umount /mnt/tmp
    Sono ora presenti un file immagine ISO ed una directory images/ nella stessa directory.
  4. Verificare che la directory images/ contenga almeno il file install.img, senza di esso l'installazione non potrà procedere. La directory images/ è in grado di contenere il file product.img senza del quale solo i pacchetti per una installazione Minima saranno disponibili durante la fase di selezione del gruppo di pacchetti (consultate la Sezione 16.19, «Selezione dei gruppi dei pacchetti»).

    Importante

    install.img e product.img devono essere i soli file nella directory images/.
  5. Assicuratevi che esista una voce per la directory disponibile pubblicamente nel file /etc/exports sul server di rete, in questo modo la directory è disponibile tramite NFS.
    Per esportare una directory di sola lettura su di un sistema specifico usare:
    /publicly_available_directory client.ip.address (ro)
    Per esportare una directory di sola lettura su tutti i sistemi usare:
    /publicly_available_directory * (ro)
  6. Sul server di rete avviate un demone NFS (su di un sistema Red Hat Enterprise Linux, usare /sbin/service nfs start). Se NFS è già in esecuzione ricaricare il file di configurazione (su di un sistema Red Hat Enterprise Linux usare /sbin/service nfs reload).
  7. Assicuratevi di eseguire il test della condivisione NFS seguendo le direttive presenti nella Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide. Consultare la documentazione NFS per informazioni su come avviare o arrestare un server NFS.

Nota

anaconda è in grado di eseguire il test del dispositivo di installazione. Esso è in grado di operare con DVD, ISO dell'hard drive, e metodi di installazione NFS ISO. È consigliato eseguire il test di tutti i dispositivi di installazione prima di iniziare il processo di installazione e di riporto di eventuali bug (Numerosi bug sono causati da una masterizzazione non corretta dei DVD). Per eseguire il test digitare il seguente comando al prompt boot::
linux mediacheck

12.2. Preparazione per una installazione Hard Drive

Nota

Le installazioni hard drive funzionano solo da file system ext2, ext3, ext4, o FAT. Non sarà possibile usare hard drive formattati per qualsiasi altro file system come sorgente di installazione per Red Hat Enterprise Linux.
Per controllare il file system di una partizione hard drive su di un sistema operativo Windows usare il tool Disk Management. Per controllare il file system di una partizione hard drive su di un sistema operativo Linux usare il tool fdisk.

Importante

Non è possibile usare file di ISO su partizioni controllate da LVM (Logical Volume Management).
Usare questa opzione per installare Red Hat Enterprise Linux su sistemi senza una unità DVD o collegamento di rete.
Le installazioni da Hard drive utilizzano i seguenti file:
  • una immagine ISO del DVD di installazione. Una immagine ISO è un file che contiene una copia esatta del contenuto di un DVD.
  • un file install.img estratto da una immagine ISO.
  • facoltativamente, un file product.img estratto da una immagine ISO.
Con i file su di un hard drive sarà possibile selezionare Hard drive come sorgente di installazione durante l'avvio del programma di installazione (consultare Sezione 15.3, «Metodo di installazione»).
Assicurarsi di avere un dispositivo d'avvio avviabile sul CD, DVD, o su di un dispositivo di storage USB come una unità flash.
Per preparare un hard drive come sorgente di installazione seguire le fasi di seguito riportate:
  1. Ottenere una immagine ISO del DVD di installazione di Red Hat Enterprise Linux (consultare Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux). Alternativamente se il DVD è sul dispositivo fisico sarà possibile creare una immagine con il seguente comando su di un sistema Linux:
    dd if=/dev/dvd of=/path_to_image/name_of_image.iso
    dove dvd è il dispositivo dell'unità DVD, name_of_image è il nome da voi conferito al file immagine ISO risultante, e path_to_image è il percorso per la posizione sul sistema dove verrà archiviata l'immagine ISO risultante.
  2. Trasferire l'immagine ISO sull'hard drive.
    L'immagine ISO deve essere posizionata sul disco fisso interno al computer sul quale sarà installato Red Hat Enterprise Linux, o sul disco fisso collegato al computer tramite USB.
  3. Usare un programma checksum SHA256 per verificare che l'immagine ISO copiata sia intatta. Numerosi programmi checksum SHA256 sono disponibili per vari sistemi operativi. Su di un sistema Linux eseguire:
    $ sha256sum name_of_image.iso
    dove name_of_image è il nome del file immagine ISO. Il programma checksum SHA256 mostra una stringa di 64 caratteri chiamata hash. Confrontatela con l'hash mostrato per questa particolare immagine sulla pagina Scarica Software di Red Hat Network (consultare il Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux). I due hash dovrebbero essere identici.
  4. Copiare la directory images/ dal file ISO su di una directory nella quale è stato archiviato lo stesso file immagine ISO. Inserire i seguenti comandi:
    mount -t iso9660 /path_to_image/name_of_image.iso /mount_point -o loop,ro
    cp -pr /mount_point/images /publicly_available_directory/
    umount /mount_point
    dove path_to_imageè il percorso per il file immagine ISO, name_of_image è il nome e mount_point è il mount point sul quale montare l'immagine durante la copiatura dei file dall'immagine. Per esempio:
    mount -t iso9660 /var/isos/RHEL6.iso /mnt/tmp -o loop,ro
    cp -pr /mnt/tmp/images /var/isos/
    umount /mnt/tmp
    Sono ora presenti un file immagine ISO ed una directory images/ nella stessa directory.
  5. Verificare che la directory images/ contenga almeno il file install.img, senza di esso l'installazione non potrà procedere. La directory images/ è in grado di contenere il file product.img senza del quale solo i pacchetti per una installazione Minimal saranno disponibili durante la fase di selezione del gruppo di pacchetti (consultate la Sezione 9.18, «Selezione dei gruppi dei pacchetti»).

    Importante

    install.img e product.img devono essere i soli file nella directory images/.

Nota

anaconda è in grado di eseguire il test del dispositivo di installazione. Esso è in grado di operare con DVD, ISO dell'hard drive, e metodi di installazione NFS ISO. È consigliato eseguire il test di tutti i dispositivi di installazione prima di iniziare il processo di installazione e di riporto di eventuali bug (Numerosi bug sono causati da una masterizzazione non corretta dei DVD). Per eseguire il test digitare il seguente comando al prompt boot::
linux mediacheck

Capitolo 13. Aggiornamento dei driver durante l'installazione sui sistemi IBM POWER

In numerosi casi Red Hat Enterprise Linux include i driver per i dispositivi che costituiscono il sistema. Tuttavia se il sistema presenta un hardware molto recente, i driver per il suddetto hardware potrebbero non essere ancora inclusi. Talvolta un aggiornamento driver in grado di fornire supporto per un nuovo dispositivo può essere disponibile da un rivenditore hardware o Red Hat su di un driver disc il quale contiene i pacchetti rpm. Generalmente il driver disc è disponibile come file immagine ISO.
Spesso non sarà necessario l'uso di nuovo hardware durante il processo di installazione. Per esempio se state utilizzando un DVD per l'installazione su un disco fisso locale, l'installazione avrà successo anche se i driver per la scheda di rete non sono disponibili. In queste situazioni completate l'installazione ed aggiungete un supporto per la sezione hardware più avanti — consultare Sezione 35.1.1, «Pacchetti rpm driver update» per informazioni su come aggiungere il supporto.
In altre situazioni è possibile aggiungere i driver per un dispositivo durante il processo di installazione e supportare una configurazione particolare. Per esempio, sarà possibile installare driver per un dispositivo di rete o una scheda per l'adattatore dello storage, e conferire al programma di installazione un accesso ai dispositivi di storage usati del sistema. Per l'utilizzo dei driver disc per aggiungere il supporto durante l'installazione seguire i metodi riportati:
  1. posizionare il file immagine ISO del driver disc in una posizione accessibile al programma di installazione:
    1. Su di un disco fisso locale
    2. una unità USB flash
  2. creare un driver disc estraendo il file immagine su:
    1. un CD
    2. un DVD
    Consultare le istruzioni su come creare i dischi di installazione in Sezione 2.1, «Creazione di un DVD di installazione» per maggiori informazioni su come copiare i file immagine ISO su CD o DVD.
  3. creare un aggiornamento della ramdisk iniziale dal file immagine ed archiviatelo su di un server PXE. Questa è una procedura avanzata da eseguire solo se impossibilitati ad eseguire altre procedure di aggiornamento attraverso altri metodi.
Se Red Hat, o il rivenditore hardware o terze parti fidati hanno indicato la necessità di eseguire un aggiornamento del driver durante il processo di installazione, selezionare un metodo per tale processo dai metodi descritti in questo capitolo provandolo prima di iniziare l'installazione stessa. Al contrario, non eseguite un aggiornamento del driver durante l'installazione se non siete sicuri che il sistema lo richieda. Anche se l'installazione di un aggiornamento del driver non comporta alcun danno, la presenza non dovuta di un driver su di un sistema potrebbe complicarne il supporto.

13.1. Limiti degli aggiornamenti driver durante l'installazione

Sfortunatamente sono presenti alcune situazioni nelle quali non sarà possibile usare un aggiornamento per conferire i driver durante l'installazione:
Dispositivi già in uso
Non è possibile usare un driver update per sostituire i driver precedentemente caricati dal programma di installazione. Al contrario, sarà necessario completare l'installazione con i driver caricati dal programma di installazione ed eseguire l'aggiornamento alla versione successiva dopo aver terminato l'installazione, oppure, se avete bisogno dei nuovi driver per il processo di installazione, considerare un aggiornamento del driver della RAM diskiniziale — consultare Sezione 13.2.3, «Preparazione ad un aggiornamento della RAM disk iniziale».
Dispositivi con un dispositivo equivalente disponibile
Poichè tutti i dispositivi dello stesso tipo vengono inizializzati contemporaneamente, non sarà possibile aggiornare i driver di un dispositivo se il programma di installazione ha eseguito il caricamento dei driver per un dispositivo simile. Per esempio, considerate un sistema con due adattatori di rete differenti, uno dei quali ha a disposizione un aggiornamento del driver. Il programma di installazione inizializzerà entrambi gli adattatori contemporaneamente e per questo motivo non sarà possibile utilizzare tale aggiornamento. Completare l'installazione con i driver caricati dal programma di installazione ed eseguire l'aggiornamento alla nuova versione dopo tale processo, oppure usare un aggiornamento del driver della RAM disk iniziale.

13.2. Preparazione per un aggiornamento del driver durante l'installazione

Se è disponibile un aggiornamento driver per il vostro hardware, Red Hat o terze parti fidati come ad esempio il rivenditore hardware, lo forniranno sotto forma di file immagine con formato ISO. Alcuni metodi per l'aggiornamento del driver richiedono la disponibilità del file immagine per il programma d'installazione, altri invece richiedono l'utilizzo del file immagine per la creazione di un disco di aggiornamento ed un altro invece necessita di una preparazione di un aggiornamento della RAM disk iniziale:
Metodi che utilizzano il file immagine
  • Disco fisso locale
  • Unità USB flash
Metodi che utilizzano il dischetto di aggiornamento driver creato da un file immagine
  • CD
  • DVD
Metodi che utilizzano un aggiornamento della RAM disk iniziale
  • PXE
Scegliere un metodo attraverso il quale eseguire l'aggiornamento del driver e consultare la Sezione 13.2.1, «Preparazione all'utilizzo di un file immagine per l'aggiornamento del driver», Sezione 13.2.2, «Preparazione di un driver disc» o Sezione 13.2.3, «Preparazione ad un aggiornamento della RAM disk iniziale». È possibile usare un dispositivo di storage USB sia per fornire un file immagine sia come dischetto di aggiornamento per il driver.

13.2.1. Preparazione all'utilizzo di un file immagine per l'aggiornamento del driver

13.2.1.1. Preparazione all'utilizzo di un file immagine sullo storage locale

Per creare un file immagine ISO disponibile sullo storage locale come ad esempio il disco fisso o l'unità USB flash, copiare semplicemente il file sul dispositivo di storage. Sarà possibile rinominare il file se necessario, ma non sarà possibile modificare l'estensione del nome del file il quale dovrà restare .iso. Nel seguente esempio il file viene chiamato dd.iso:
Contenuto di un USB flash drive contenente un file immagine per l'aggiornamento driver

Figura 13.1. Contenuto di un USB flash drive contenente un file immagine per l'aggiornamento driver

Se utilizzate questo metodo il dispositivo di storage conterrà solo un file singolo. Ciò differisce dai driver disc per il formato come ad esempio CD e DVD, i quali possono contenere numerosi file. Il file immagine ISO contiene tutti i file normalmente presenti su di un driver disc.
Se modificate l'etichetta del file system del dispositivo in OEMDRV, il programma di installazione eseguirà un esame automatico e andrà alla ricerca di aggiornamenti driver caricandoli in caso di un loro rilevamento. Questo comportamento viene controllato dall'opzione d'avvio dlabel=on abilitata per impostazione predefinita. Consultare la Sezione 13.3.1, «Lasciare che il programma di installazione trovi automaticamente un disco di aggiornamento del driver».

13.2.2. Preparazione di un driver disc

È possibile creare un disco di aggiornamento del driver su CD o DVD.

13.2.2.1. Creazione di un disco di aggiornamento del driver su CD o DVD

Importante

CD/DVD Creator è parte del desktop di GNOME. Se utilizzate un desktop Linux o un sistema operativo diversi, sarà necessario utilizzare un'altra parte di software per creare un CD o DVD. Le fasi saranno generalmente simili.
Assicuratevi che il software selezionato sia in grado di creare CD o DVD dai file immagine. Anche se tale operazione può essere eseguita dalla maggior parte dei software usati per masterizzare CD e DVD, sono sempre possibili alcune eccezioni. Cercate un pulsante o una voce etichettata come masterizza dall'immagine o voce simile. Se tale funzione non è presente all'interno del software, o se non è stata selezionata, il dischetto risultante avrà solo il file immagine e non i suoi contenuti.
  1. Usate il file manager del desktop per localizzare il file di immagine ISO del disco driver a voi fornito dal rivenditore hardware o da Red Hat.
    Un file .iso tipico verrà mostrato in una finestra del file manager

    Figura 13.2. Un file .iso tipico verrà mostrato in una finestra del file manager

  2. Fare clic con il pulsante destro su questo file e selezionare Scrivi su disco. A questo punto visulizzerete una finestra simile alla seguente:
    Dialogo Scrivi su disco di CD/DVD Creator

    Figura 13.3. Dialogo Scrivi su disco di CD/DVD Creator

  3. Fate clic su Scrivi. Se un disco vuoto non è presente all'interno del drive CD/DVD Creator richiederà di inserirne uno.
Dopo aver copiato un CD o DVD per l'aggiornamento del driver verificate che il disco sia stato creato correttamente inserendolo nel sistema e cercandolo usando il file manager. A questo punto dovreste essere in grado di visualizzare un file singolo chiamato rhdd3 ed una directory rpms:
Contenuti di un disco di aggiornamento del driver tipico su CD o DVD

Figura 13.4. Contenuti di un disco di aggiornamento del driver tipico su CD o DVD

Se visualizzate un solo file che termina in .iso, allora il disco non sarà stato creato correttamente e sarà necessario riprovare. Assicuratevi di aver scelto una opzione simile a masterizza da immagine, se usate un desktop Linux diverso da GNOME o se utilzzate un sistema operativo diverso.

13.2.3. Preparazione ad un aggiornamento della RAM disk iniziale

Importante

Questa è una procedura avanzata da considerare solo se non è possibile eseguire un aggiornamento del driver con qualsiasi altro metodo.
Il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux è in grado di caricare gli aggiornamenti nelle fasi iniziali di un processo di installazione da una RAM disk — un'area della memoria del computer che si comporta temporaneamente come se fosse un disco. È possibile utilizzare la stessa capacità per caricare gli aggiornamenti del driver. Per eseguire un aggiornamento durante l'installazione il computer dovrà essere in grado di eseguire un avvio da un server preboot execution environment (PXE), e lo stesso server PXE dovrà essere disponibile sulla rete. Consultate il Capitolo 30, Come impostare un server di installazione per informazioni su come utilizzare PXE durante l'installazione.
Per rendere disponibile un aggiornamento del driver sul server PXE:
  1. Posizionare il file immagine dell'aggiornamento del driver sul server PXE. Generalmente questa procedura viene eseguita scaricandolo sul server PXE da una posizione di internet specificata da Red Hat o dal rivenditore hardware. I nomi dei file immagine per l'aggiornamento del driver terminano in .iso.
  2. Copiare il file immagine dell'aggiornamento del driver nella directory /tmp/initrd_update.
  3. Rinominare il file immagine dell'aggiornamento del driver in dd.img.
  4. Sulla linea di comando andare in /tmp/initrd_update, digitare il seguente comando e premere Invio:
    find . | cpio --quiet -o -H newc | gzip -9 >/tmp/initrd_update.img
    
  5. Copiare il file /tmp/initrd_update.img nella directory che contiene il target da usare per l'installazione. Questa directory è posizionata nella /tftpboot/pxelinux/. Per esempio /tftpboot/pxelinux/r6c/ potrebbe presentare il target PXE per il client di Red Hat Enterprise Linux 6.
  6. Modificare il file /tftpboot/pxelinux/pxelinux.cfg/default in modo da includere una voce con un aggiornamento della RAM disk iniziale appena creato nel seguente formato:
    label target-dd
    kernel target/vmlinuz
    append initrd=target/initrd.img,target/dd.img
    
    Dove target è il target da usare per l'installazione.
Consultare la Sezione 13.3.4, «Selezionare una destinazione PXE che include un aggiornamento del driver» per le informazioni su come usare un aggiornamento della RAM disk iniziale durante l'installazione.

Esempio 13.1. Preparazione di un aggiornamento della RAM disk iniziale da un file immagine per il driver update

In questo esempio driver_update.iso è un file immagine per l'aggiornamento del driver scaricato da Internet su di una directory sul server PXE. Il target dal quale eseguire un avvio con PXE si trova in /tftpboot/pxelinux/r6c/
Sulla linea di comando selezionare la directory che contiene il file ed inserire i seguenti comandi:
$ cp driver_update.iso /tmp/initrd_update/dd.img
$ cd /tmp/initrd_update
$ find . | cpio --quiet -c -o -H newc | gzip -9 >/tmp/initrd_update.img
$ cp /tmp/initrd_update.img /tftpboot/pxelinux/r6c/dd.img
Modificare il file /tftpboot/pxelinux/pxelinux.cfg/default ed includere la seguente voce:
label r6c-dd
kernel r6c/vmlinuz
append initrd=r6c/initrd.img,r6c/dd.img

13.3. Esecuzione di un aggiornamento driver durente l'installazione

È possibile eseguire un aggiornamento driver durante il processo di installazione nei modi seguenti:
  • lasciare che il programma di installazione trovi un disco per l'aggiornamento del driver.
  • lasciare che il programma di installazione richieda un aggiornamento del driver.
  • usare una opzione d'avvio per specificare un disco di aggiornamento del driver.
  • selezionare una destinazione PXE che includa un aggiornamento del driver.

13.3.1. Lasciare che il programma di installazione trovi automaticamente un disco di aggiornamento del driver

Collegare un dispositivo a blocchi con l'etichetta del file system OEMDRV prima di avviare il processo di installazione. Il programma di installazione esaminerà automaticamente il dispositivo e caricherà qualsiasi driver update rilevato senza richiedere alcun intervento. Consultare la Sezione 13.2.1.1, «Preparazione all'utilizzo di un file immagine sullo storage locale» per preparare un dispositivo di storage da trovare per il programma di installazione.

13.3.2. Lasciare che il programma di installazione richieda un aggiornamento del driver

  1. Iniziare l'installazione normalmente per il metodo scelto. Se il programma di installazione non riesce a caricare i driver per l'hardware essenziale per il processo di installazione (per esempio, se non è in grado di rilevare una rete o i controllori dello storage), verrà richiesto di inserire un dischetto di aggiornamento del driver:
    Il dialogo Nessun driver trovato

    Figura 13.5. Il dialogo Nessun driver trovato

13.3.3. Utilizzo di una opzione d'avvio per specificare un disco di aggiornamento del driver

Importante

Questo metodo funziona solo per l'introduzione di nuovi driver e non per aggiornare i driver esistenti.
  1. Digitare linux dd al prompt d'avvio all'inizio del processo di installazione, quindi premere Invio. Il programma di installazione vi richiederà di confermare la presenza di un dischetto del driver:
    Prompt del dischetto del driver

    Figura 13.6. Prompt del dischetto del driver

  2. Inserire il disco di aggiornamento del driver da voi creato sul CD, DVD, o unità USB flash e selezionare Si. Il programma di installazione esamina i dispositivi di storage in grado di essere rilevati. Se è presente solo una posizione in grado di contenere il driver disk (per esempio il programma di installazione rileva la presenza di una unità DVD, ma nessun altro dispositivo di storage), esso caricherà automaticamente qualsiasi aggiornamento driver trovato in questa posizione.
    Se il programma di installazione trova più di una posizione esso vi richiederà di specificare la posizione per l'aggiornamento. A tal proposito consultare la Sezione 13.4, «Specificare una posizione di un file immagine di aggiornamento del driver o disco di aggiornamento del driver» .

13.3.4. Selezionare una destinazione PXE che include un aggiornamento del driver

  1. Selezionare avvio di rete nel BIOS del computer o dal menu d'avvio. La procedura per specificare questa opzione varia in base ai computer. Cosultare la documentazione hardware o il rivenditore interessato per le specifiche rilevanti al vostro computer.
  2. Nel preboot execution environment (PXE) selezionare il target per l'avvio creato sul server PXE. Per esempio, se avete etichettato questo ambiente r6c-dd nel file /tftpboot/pxelinux/pxelinux.cfg/default sul server PXE, digitare r6c-dd al prompt e premere Invio.
Consultare la Sezione 13.2.3, «Preparazione ad un aggiornamento della RAM disk iniziale» e Capitolo 30, Come impostare un server di installazione per informazioni su come usare PXE per eseguire un aggiornamento durante l'installazione. Da notare che questa è una procedura avanzata — non eseguitela a meno che altri metodi di aggiornamento abbiano avuto esito negativo.

13.4. Specificare una posizione di un file immagine di aggiornamento del driver o disco di aggiornamento del driver

Se il programma di installazione rileva più di un dispositivo in grado di contenere un aggiornamento del driver esso richiederà la selezione del dispositivo corretto. Se non siete sicuri quale opzione rappresenta il dispositivo sul quale l'aggiornamento del driver sia stato archiviato, provare diverse opzioni fino a quando non troverete quella corretta.
Selezione di un sorgente del dischetto del driver

Figura 13.7. Selezione di un sorgente del dischetto del driver

Se il dispositivo scelto non contiene alcun dispositivo di aggiornamento adatto, il programma di installazione indicherà di eseguire una nuova selezione.
Se avete creato un disco di aggiornamento del driver su un CD, DVD, o unità USB flash, il programma di installazione caricherà ora l'aggiornamento. Tuttavia se il dispositivo selezionato è un tipo di dispositivo in grado di contenere più di una partizione (senza considerare il numero di partizioni presenti sul dispositivo), il programma di installazione potrebbe richiedere la selezione della partizione che presenta l'aggiornamento del driver.
Selezione partizione del disco del driver

Figura 13.8. Selezione partizione del disco del driver

Il programma di installazione vi richiederà di specificare il file contenente l'aggiornamento del driver:
Selezione di una immagine ISO

Figura 13.9. Selezione di una immagine ISO

Se avete archiviato l'aggiornamento su di un disco fisso interno o dispositivo di storage USB, con molta probabilità visualizzerete queste schermate. Se al contrario l'aggiornamento è stato archiviato su di un CD o DVD le suddette schermate non verranno visualizzate.
Il programma di installazione ora copierà i file di aggiornamento appropriati all'interno di un'area di storage temporanea (posizionata nella RAM del sistema e non sul disco), indipendentemente dal fatto che l'aggiornameto del driver sia stato fornito sotto forma di file immagine o attraverso un disco. L'installer potrebbe chiedervi se desiderate usare aggiornamenti del driver supplementari. Se selezionate Si, sarà possibile caricare gli aggiornamenti supplementari. Una volta terminato il caricamento degli aggiornamenti del driver selezionare No. Se avete archiviato un aggiornamento su di un dispositivo estraibile, ora sarà possibile estrarre in modo sicuro o scollegare il disco o il dispositivo. L'installer non richiederà più l'aggiornamento del driver e sarà quindi possibile riutilizzare il dispositivo per altri scopi.

Capitolo 14. Avvio del programma di installazione

Importante

Su alcune macchine yaboot potrebbe non avviarsi ritornando un messaggio d'errore:
Cannot load initrd.img: Claim failed for initrd memory at 02000000 rc=ffffffff
Per risolvere questo problema modificare real-base in c00000. È possibile ottenere il valore real-base dal prompt OpenFirmware con il comando printenv ed impostando il valore con il comando setenv.
Per eseguire l'avvio del sistema IBM System p da un DVD sarà necessario specificare il dispositivo d'avvio dell'installazione nel menu System Management Services (SMS).
Per utilizzare la GUI System Management Services premere 1 durante il processo d'avvio al segnale sonoro. Così facendo verrà visualizzata l'interfaccia grafica simile a quella descritta in questa sezione.
Su di una console di testo premere 1 quando l'auto test mostra il banner insieme ai componenti provati:
Console SMS

Figura 14.1. Console SMS

All'interno del menu SMS selezionare l'opzione Seleziona opzioni d'avvio. Nel menu specificare Seleziona o Avvia un dispositivo. Successivamente selezionare CD/DVD ed il tipo di bus (in molti casi SCSI). Se non siete sicuri sarà possibile visualizzare tutti i dispositivi. Così facendo verrà eseguita una scansione di tutti i bus disponibili per i dispositivi d'avvio, incluso gli adattatori di rete ed i dischi fissi.
Per finire, selezionare il dispositivo che presenta il DVD di installazione. Yaboot viene caricato da questo dispositivo e l'utente sarà in grado di visualizzare un prompt boot:. Premere Invio o attendere fino a quando inizierà l'installazione.
Usare yaboot con vmlinuz e ramdisk per avviare il sistema su una rete. Non sarà possibile usare ppc64.img per eseguire l'avvio; il file è troppo grande per TFTP.

14.1. Il menu d'avvio

L'installer mostra il prompt boot:: Per esempio:
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM IBM 
/
Elapsed time since release of system processors: 276 mins 49 secs

System has 128 Mbytes in RMA
Config file read, 227 bytes


Welcome to the 64-bit Red Hat Enterprise Linux 6.0 installer!
Hit <TAB> for boot options.


Welcome to yaboot version 1.3.14 (Red Hat 1.3.14-35.el6)
Enter "help" to get some basic usage information
boot:
Per procedere con l'installazione digitare linux e premere Invio.
In questo prompt sarà possibile specificare le opzioni d'avvio; consultare Capitolo 28, Opzioni d'avvio per maggiori informazioni. Ad esempio, per usare l'installer per il ripristino di un sistema precedentemente installato digitare linux rescue e premere Invio.

14.2. Installazione da un sorgente diverso

È possibile installare Red Hat Enterprise Linux usando le immagini ISO archiviate sul disco fisso o da una rete tramite NFS, FTP, HTTP, o HTTPS. Utenti esperti utilizzano uno di questi metodi poichè essi risultano essere più veloci nella lettura dei dati di un disco fisso o di un server di rete rispetto ad un DVD.
La seguente tabella riassume i diversi metodi d'avvio ed i metodi consigliati da usare con ogni:

Tabella 14.1. Metodi d'avvio e sorgenti di installazione

Metodo d'avvio Sorgente di installazione
DVD di installazione DVD, rete, o disco fisso
Unità USB flash di installazione DVD, rete, o disco fisso di installazione
USB e CD d'avvio minimi e CD di ripristino Rete e disco fisso
Consultare la Sezione 3.5, «Selezione del metodo di installazione» per informazioni su come eseguire l'installazione da altri dispositivi rispetto a quello usato per l'avvio del sistema.

14.3. Avvio dalla rete tramite PXE

Per eseguire l'avvio con PXE, è necessario avere un server configurato correttamente ed una interfaccia di rete in grado di supportare PXE. Per informazioni su come configurare un server PXE consultare il Capitolo 30, Come impostare un server di installazione.
Configurare il computer per un avvio dall'interfaccia di rete. Questa opzione è disponibile all'interno del BIOS e può essere etichettata come Network Boot o Boot Services. Configurato correttamente il PXE booting, il computer può avviare il sistema d'installazione di Red Hat Enterprise Linux senza altri dispositivi.
Per avviare un computer da un server PXE:
  1. Assicurarsi che il cavo di rete sia inserito. L'indicatore luminoso del connettore di rete dovrebbe essere illuminato, anche se il computer non è acceso.
  2. Accendere il computer.
  3. Apparirà una schermata di menù. Premere il tasto del numero corrispondente all'opzione desiderata.
Se il PC non si avvia dal server netboot, assicurarsi che il BIOS sia stato configurato per un avvio usando prima una interfaccia di rete corretta. Alcuni sistemi BIOS specificano l'interfaccia di rete come possibile dispositivo d'avvio senza supportare lo standard PXE. Consultare la documentazione hardware per maggiori informazioni.

Nota

Alcuni server con interfacce di rete multiple potrebbero non assegnare eth0 alla prima interfaccia di rete come riconosciuto dall'interfaccia firmware, tale comportamento potrebbe causare un tentativo da parte del programma di installazione di utilizzare una interfaccia di rete diversa da quella usata da PXE. Per modificare questo tipo di comportamento usare quanto di seguito riportato nei file di configurazione pxelinux.cfg/*:
IPAPPEND 2
APPEND ksdevice=bootif
Queste opzioni di configurazione causano l'utilizzo da parte del programma di installazione della stessa interfaccia di rete usata da PXE e dall'interfaccia firmware. È possibile altresì utilizzare le seguenti opzioni:
ksdevice=link
Questa opzione causa l'utilizzo da parte del programma di installazione del primo dispositivo di rete collegato ad un interruttore di rete.

Capitolo 15. Configurazione della lingua e del sorgente di installazione

Prima dell'avvio del programma di installazione grafico sarà necessario configurare la lingua ed il sorgente di installazione.

15.1. L'interfaccia utente del programma di installazione in modalità testo

Importante

È consigliato installare Red Hat Enterprise Linux usando una interfaccia grafica. Se state eseguendo una installazione di Red Hat Enterprise Linux su di un sistema che non possiede un display grafico, considerate una installazione attraverso un collegamento VNC – consultare Capitolo 31, Installazione tramite VNC. Se anaconda rileva una installazione in modalità testo su di un sistema sul quale è possibile eseguire una installazione attraverso un collegamento VNC, anaconda chiederà di verificare tale decisione anche se le opzioni durante questo processo sono limitate.
Se il sistema presenta un display grafico ma l'installazione grafica fallisce, provate ad eseguire un avvio con l'opzione xdriver=vesa – consultare Capitolo 28, Opzioni d'avvio
Sia il loader che successivamente anaconda utilizzano una interfaccia basata sulla schermata la quale include la maggior parte dei widget più comuni presenti sulle interfacce utente grafico. Figura 15.1, «Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL», e Figura 15.2, «Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua», riportano i widget presenti sulle schermate durante il processo di installazione.
Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL

Figura 15.1. Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL

Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua

Figura 15.2. Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua

I widget includono:
  • Finestra — Le finestre (di solito definite finestre di dialogo in questo manuale) compaiono sullo schermo durante l'intero processo di installazione. A volte si sovrappongono; in questi casi è possibile interagire solo con l'ultima finestra visualizzata. Quando la finestra in questione scompare, sarà possibile proseguire con quella posizionata sotto.
  • Casella di controllo — Le caselle di controllo consentono di selezionare o deselezionare un contenuto. La casella può mostrare un asterisco (selezionata) o vuota (non selezionata). Quando il cursore si trova all'interno della casella, premere la Barra spaziatrice per selezionare o deselezionare un contenuto.
  • Input di testo — le righe per l'input di testo sono aree dove inserire le informazioni richieste dal programma di installazione. Se il cursore si posiziona su una riga, è possibile inserire e/o modificare le informazioni in quella riga.
  • Widget di testo — I widget di testo sono aree della schermata dove viene visualizzato il testo. A volte questi oggetti possono contenerne altri, come le caselle di controllo. Se un oggetto di testo contiene più informazioni di quante ne possano essere visualizzate, compare una barra di scorrimento; posizionando il cursore all'interno dell'oggetto, è possibile usare i tasti freccia Su e Giù per scorrere lungo tutte le informazioni disponibili. La posizione attuale sulla barra di scorrimento è contrassegnata dal carattere #, che si muove in alto e in basso a seconda di dove ci si trova.
  • Barra di scorrimento — la barra di scorrimento compare nella parte laterale o inferiore della finestra per controllare la parte di elenco o documento visualizzato. La barra di scorrimento facilita lo spostamento all'interno dei file.
  • Pulsante Widget — i pulsanti Widget rappresentano il metodo principale per interagire con il programma di installazione infatti essi servono per procedere da una finestra all'altra del programma di installazione usando i tasti Tab e Invio. I pulsanti possono essere selezionati quando sono evidenziati.
  • Cursore — Anche se non è un widget, il cursore viene utilizzato per selezionare (ed interagire con) un widget particolare. Quando il cursore viene spostato da un widget all'altro, il widget interessato cambierà colore, oppure sarà possibile visualizzare il cursore stesso accanto o sul widget selezionato. In Figura 15.1, «Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL», il cursore viene posizionato sul pulsante OK. Figura 15.2, «Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua», mostra il cursore sul pulsante Modifica.

15.1.1. Uso della tastiera per spostarsi da un menu all'altro

Per spostarsi attraverso i vari menu è sufficiente utilizzare alcune combinazioni di tasti molto semplici. Per il cursore usare i tasti freccia Sinistra, Destra, Su e Giù. Utilizzate il tasto Tab e Shift-Tab per andare avanti o indietro attraverso ogni widget sullo schermo. Nella parte inferiore nella maggior parte delle schermate è visualizzato il riepilogo dei tasti di posizionamento del cursore.
Per "premere" un pulsante, posizionare il cursore sullo stesso (per esempio con il tasto Tab) e premere la Barra spaziatrice o Invio. Per selezionare una voce dall'elenco, spostare il cursore sull'oggetto e premere Invio. Per selezionare un oggetto con una casella di controllo, spostare il cursore sulla casella e premere la Barra spaziatrice. Per deselezionare l'opzione, premere ancora la Barra spaziatrice.
Premendo F12 vengono accettati i valori impostati e si procede con le domande successive. Perciò equivale a premere il tasto OK.

Avvertimento

Non premere alcun tasto durante il processo di installazione (potrebbero verificarsi comportamenti indesiderati), a meno che non ci sia una finestra di dialogo in attesa di un input.

15.2. Selezione lingua

Usare i tasti freccetta sulla tastiera per selezionare una lingua da usare durante il processo di installazione (consultare Figura 15.3, «Selezione lingua»). Dopo aver evidenziato la lingua desiderata premere Tab per spostarsi sul tasto OK, e successivamente il tasto Invio per confermare la scelta.
Qui la lingua scelta diventerà la lingua di default per il sistema operativo una volta installato. La selezione della lingua sarà utile più avanti per individuare la configurazione del fuso orario durante l'installazione. Il programma di installazione, cerca di definire il relativo fuso orario in base a quanto specificato in questa schermata.
Per aggiungere il supporto alle lingue aggiuntive personalizzare l'installazione nella fase di selezione dei pacchetti. Per maggiori informazioni consultare Sezione 16.19.2, «Personalizzazione della selezione del software».
Selezione lingua

Figura 15.3. Selezione lingua

Dopo aver selezionato la lingua desiderata, fare clic su Avanti per continuare.

15.3. Metodo di installazione

Usare i tasti freccetta della tastiera per selezionare il metodo di installazione (a tale scopo consultare Figura 15.4, «Metodo di installazione»). Una volta evidenziato il metodo desiderato premere il tasto Tab per andare sul tasto OK e premere Invio per confermare la scelta.
Metodo di installazione

Figura 15.4. Metodo di installazione

15.3.1. Inizio installazione

15.3.1.1. Installazione da un DVD

Per installare Red Hat Enterprise Linux da un DVD posizionare il DVD nell'apposità unità ed avviare il sistema tramite DVD. Anche se avete eseguito l'avvio da un dispositivo alternativo sarà possibile installare Red Hat Enterprise Linux dal dispositivo DVD.
Il programma di installazione analizza il sistema e tenta di identificare l'unità DVD. Esso inizierà cercando una unità IDE DVD (conosciuta come ATAPI).
Se l'unità DVD non è stata rilevata e risulta essere un DVD SCSI, il programma di installazione richiederà all'utente di selezionare un driver SCSI. Scegliere il driver che assomiglia di più al vostro adattatore. Se necessario sarà possibile specificare le opzioni per il driver; tuttavia la maggior parte dei driver sono in grado di rilevare l'adattatore SCSI automaticamente.
Se l'unità DVD viene identificata ed il driver caricato, il programma di installazione presenterà una opzione per il controllo del DVD. Tale processo richiederà un pò di tempo, quindi potreste scegliere di saltarlo. Tuttavia se incontrerete problemi con il programma di installazione è consigliato riavviare il processo ed eseguire il controllo del dispositivo prima di contattare il supporto. Dal dialogo di controllo del dispositivo continuare alla fase successiva del processo di installazione (consultare Sezione 16.5, «Benvenuti su Red Hat Enterprise Linux»).

15.3.2. Installazione da un hard drive

La schermata Seleziona partizione viene applicata solo se si stà eseguendo l'installazione dalla partizione del disco (e cioè se avete selezionato Disco fisso nel dialogo Metodo di installazione). Questo dialogo permetterà di indicare la partizione e la directory dalle quali si esegue l'installazione di Red Hat Enterprise Linux. Se avete usato l'opzione repo=hd, allora avrete già specificato una partizione.
Selezione del dialogo di partizionamento per una installazione dal disco fisso.

Figura 15.5. Selezione del dialogo di partizionamento per una installazione dal disco fisso.

Selezionare la partizione contenente i file ISO dalla lista delle partizioni disponibili. I nomi dei dispositivi IDE interno, SATA, SCSI e USB iniziano con /dev/sd. Ogni singolo drive ha la propria lettera, per esempio /dev/sda. Ogni partizione sul drive è numerata, per esempio /dev/sda1.
Specificare altresì la Directory contenente le immagini. Inserire il percorso completo della directory dell'unità che contiene i file d'immagine ISO. La seguente tabella mostra alcuni esempi su come inserire queste informazioni:

Tabella 15.1. Posizione delle immagini ISO per diversi tipi di partizione

Tipo partizione Volume Percorso originale ai file Directory da usare
VFAT D:\ D:\Downloads\RHEL6 /Downloads/RHEL6
ext2, ext3, ext4 /home /home/user1/RHEL6 /user1/RHEL6
Se le immagini ISO sono nella directory root (directory principale) della partizione, inserire uno /. Se le immagini ISO si trovano in una sottodirectory di una partizione montata, inserire il nome della cartella che contiene le immagini ISO all'interno di questa partizione. Per esempio, se la partizione sulla quale sono presenti le immagini ISO viene normalmente montata come /home/, e le immagini sono in /home/new/, bisogna inserire /new/.

Importante

Una voce senza uno slash di interlinea potrebbe causare una installazione non riuscita.
Selezionare OK per continuare. Procedere con Capitolo 16, Installazione utilizzando anaconda.

15.3.3. Eseguire una installazione di rete

Quando iniziate l'installazione con le opzioni askmethod o repo= sarà possibile installare Red Hat Enterprise Linux da un server di rete usando i protocolli FTP, HTTP, HTTPS, o NFS. Anaconda utilizza lo stesso collegamento di rete per consultare i repositori software aggiuntivi più avanti nel processo di installazione.
Se il sistema presenta più di un dispositivo di rete anaconda mostrerà un elenco di tutti i dispositivi disponibili richiedendo la selezione di un solo dispositivo per l'installazione. Al contrario se il sistema presenta un solo dispositivo di rete anaconda lo selezionerà automaticamente senza presentare questo dialogo.
Dispositivo di networking

Figura 15.6. Dispositivo di networking

Se non siete sicuri di quale dispositivo presente nell'elenco corrisponda il socket fisico del sistema selezionare un dispositivo nell'elenco e successivamente premere il pulsante Identifica. A questo punto apparirà il dialogo Identifica NIC
Identifica NIC

Figura 15.7. Identifica NIC

I socket di numerosi dispositivi di rete presentano una activity light (chiamata anche link light) — un LED lampeggiante il quale indica un flusso di dati per il socket. Anaconda è in grado di far lampeggiare l'activity light del dispositivo di rete selezionato nel dialogo Dispositivo di Networking fino a 30 secondi. Inserire il numero di secondi necessari e selezionare \nOK. Quando la suddetta luce cessa di lampeggiare sarà possibile visualizzare il dialogo Dialogo di Networking.
Durante la selezione di un dispositivo di rete anaconda richiderà di selezionare il metodo attraverso il quale configurare TCP/IP:

Opzioni IPv4

Configurazione IP dinamica (DHCP)
Anaconda utilizza DHCP in esecuzione sulla rete per una configurazione automatica.
Configurazione manuale
Anaconda richiede una configurazione manuale della rete, incluso l'indirizzo IP di questo sistema, la maschera di rete, l'indirizzo gateway e DNS.

Opzioni IPv6

Scoperta del vicinato (neighbor discovery) automatica
Anaconda utilizza il router advertisement (RA) per creare una configurazione automatica senza alcuno stato. (Equivalente all'opzione Automatic in NetworkManager)
Configurazione IP dinamica (DHCPv6)
Anaconda non utilizza RA ma richiede le informazioni direttamente da DHCPv6 per creare una configurazione senza stato. (Equivalente all'opzione Automatic, DHCP only in NetworkManager)
Configurazione manuale
Anaconda richiede una configurazione manuale della rete, incluso l'indirizzo IP di questo sistema, la maschera di rete, l'indirizzo gateway e DNS.
Anaconda supporta i protocolli IPv4 e IPv6. Tuttavia se configurate una interfaccia in modo da usare sia IPv4 che IPv6, sarà necessario prima instaurare un collegamento IPv4 in caso contrario l'interfaccia non funzionerà anche se il collegamento IPv6 avrà avuto successo.
Configura TCP/IP

Figura 15.8. Configura TCP/IP

Per impostazione predefinita anaconda utilizza DHCP per fornire automaticamente le impostazioni di rete IPv4 e per la scoperta automatica del vicinato (neighbor discovery) per le impostazioni di rete IPv6. Se desiderate configurare TCP/IP manualmente anaconda vi richiederà di inserire le informazioni all'interno di Configurazione TCP/IP manuale:
Configurazione TCP/IP manuale

Figura 15.9. Configurazione TCP/IP manuale

Il dialogo fornisce i campi per gli indirizzi IPv4 e IPv6 e per i prefissi in base ai protocolli selezionati da configurare manualmente, insieme ai campi per il gateway di rete ed il server dei nomi. Inserire le informazioni per la rete e premere OK.
Quando il processo di installazione è completo, queste immpostazioni verranno trasferite al sistema.

15.3.4. Installazione NFS

Il dialogo NFS è valido solo se all'interno del menu Metodo di installazione è stato scelto Immagine NFS. Se avete usato l'opzione repo=nfs allora avrete già spacificato un server ed un percorso.
Finestra di configurazione di NFS

Figura 15.10. Finestra di configurazione di NFS

  1. Inserire il nome del dominio o l'indirizzo IP del server NFS interessato nel campoNome del server NFS. Per esempio se si esegue una installazione da un host chiamato eastcoast nel dominio example.com, inserire eastcoast.example.com.
  2. Inserire il nome della directory esportata nel campo Red Hat Enterprise Linux 6 directory
    • Se il server NFS esporta un mirror dell'albero di installazione di Red Hat Enterprise Linux inserire la directory che contiene il root dell'albero di installazione stesso. Se tutto è stato specificato correttamente apparirà un messaggio il quale indicherà che il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux è in esecuzione.
    • Se il server NFS esporta l'immagine ISO del DVD di Red Hat Enterprise Linux, inserire la directory che contiene l'immagine ISO.
    Se avete seguito l'impostazione descritta in Sezione 12.1.2, «Preparazione per una installazione NFS», la directory esportata sarà quella specificata come publicly_available_directory.
  3. Specificare qualsiasi opzione di montaggio NFS necessaria nel campo Opzioni di montaggio NFS. Consultare le pagine man di mount e nfs per un elenco completo delle opzioni. Se non desiderate usare alcuna opzione lasciare il campo vuoto.

15.3.5. Installazione tramite FTP, HTTP, o HTTPS

Importante

Se usate un URL per un sorgente di installazione sarà necessario specificare in modo esplicito http:// o https:// or ftp:// come protocolli.
La casella di dialogo URL riguarda solo le installazioni eseguite dai server FTP, HTTP, o HTTPS (se URL è stato selezionato nella casella di dialogo Metodo di installazione). Tale dialogo vi richiederà di inserire le informazioni relative al server FTP, HTTP, o HTTPS dal quale si stà eseguendo l'installazione Red Hat Enterprise Linux. Se avete utilizzato le opzioni d'avvio repo=ftp o repo=http, allora avrete già specificato il percorso ed il server.
Inserire il nome o l'indirizzo IP del sito FTP, HTTP, o HTTPS dal quale si stà eseguendo l'installazione, ed il nome della directory che contiene /images per la vostra architettura. Per esempio:
/mirrors/redhat/rhel-6/Server/ppc64/
Per una installazione tramite una connessione sicura HTTPS specificare https:// come protocollo.
Specificare l'indirizzo di un server proxy e se necessario fornire il numero di una porta, il nome utente e la password. Se tutto è stato specificato correttamente verrà visualizzata una casella di dialogo la quale indica che i file sono stati recuperati dal server.
Se il server FTP, HTTP, o HTTPS ha bisogno di una autenticazione dell'utente, specificare l'utente e la password come parte dell'URL nel modo seguente:
{ftp|http|https}://<user>:<password>@<hostname>[:<port>]/<directory>/
Per esempio:
http://install:rhel6pw@name.example.com/mirrors/redhat/rhel-6/Server/ppc64/
Finestra di dialogo URL

Figura 15.11. Finestra di dialogo URL

15.4. Verifica del dispositivo

Il DVD offre una opzione per la verifica dell'integrità del dispositivo. Durante la creazione di un dispositivo DVD si possono verificare degli errori. Un errore nei dati per il pacchetto scelto nel programma di installazione è in grado di causare l'interruzione dell'installazione stessa. Per minimizzare l'impatto di questi errori sul processo di installazione verificare il dispositivo prima di iniziare questo processo.
Se la verifica ha successo il processo continuerà normalmente. Se tale verifica fallisce creare un nuovo DVD usando l'immagine ISO precedentemente scaricata.

Capitolo 16. Installazione utilizzando anaconda

Questo capitolo descrive una installazione utilizzando una interfaccia utente grafica di anaconda.

16.1. L'interfaccia utente del programma di installazione in modalità testo

Mentre le installazioni in modalità testo non sono esplicitamente documentate, coloro che utilizzano tale modalità possono seguire facilmente le istruzioni presenti in una installazione GUI. Tuttavia, poichè la modalità testo presenta un processo di installazione più semplice alcune opzioni saranno disponibili solo in una installazione grafica ma non in quella di testo. Queste differenze sono presenti nella descrizione del processo di installazione di questa guida. Essi includono:
  • configurazione metodi di storage avanzati come LVM, RAID, FCoE, zFCP, e iSCSI.
  • personalizzazione del layout della partizione
  • personalizzazione del layout del boot loader
  • selezione dei pacchetti durante l'installazione
  • configurazione del sistema installato con firstboot

16.2. Interfaccia utente del programma di installazione in modalità grafica

Se avete già usato una interfaccia utente grafica (GUI), allora conoscerete questo tipo di procedimento; usare il mouse per navigare attraverso le schermate, cliccare i pulsanti o inserire dei campi di testo.
È possibile navigare attraverso le schermate di installazione usando la tastiera. Il pulsante Tab permette di muoversi attraverso la schermata, mentre le freccette Sù e Giù permettono di navigare attraverso gli elenchi, i pulsanti + e - di espandere e chiudere gli elenchi stessi, mentre Spazio eInvio di selezionare o rimuovere un oggetto selezionato. Si può altresì utilizzare la combinazione Alt+X per eseguire altri tipi di selezione, dove X viene sostituito con una lettera presente in quella schermata.
Se desiderate usare una installazione grafica con un sistema che non possiede tale capacità, come ad esempio un sistema partizionato, è possibile usare VNC oppure il display forwarding. Sia VNC che display forwarding necessitano di una rete attiva durante l'installazione e dell'uso degli argomenti al momento dell'avvio. Per maggiori informazioni sulle opzioni disponibili consultare Capitolo 28, Opzioni d'avvio

Nota

Se non desiderate utilizzare il programma d'installazione GUI, è anche disponibile la modalità di testo. Per avviarla digitate il seguente comando al prompt yaboot::
linux text
Consultate la Sezione 14.1, «Il menu d'avvio» per una descrizione del menu di avvio di Red Hat Enterprise Linux e la Sezione 15.1, «L'interfaccia utente del programma di installazione in modalità testo» per una breve panoramica sulle istruzioni riguardanti l'installazione in modalità testo.
È fortemente consigliato eseguire le installazioni usando il programma di installazione GUI. Tale programma offre le funzionalità complete del programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux, inclusa la configurazione LVM, la quale non è disponibile durante l'installazione in modalità di testo.
Gli utenti forzati ad usare il programma di installazione in modalità di testo, possono seguire le istruzioni dell'installazione GUI e ottenere così tutte le informazioni necessarie.

16.3. Una nota sulle console virtuali di Linux

Queste informazioni sono applicabili solo agli utenti di sistemi System p non partizionati che utilizzano una scheda video come console. Gli utenti di sistemi System p partizionati possono consultare la Sezione 16.4, «Utilizzo di HMC vterm».
Il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux fornisce diverse finestre di dialogo durante il processo di installazione. Sono presenti vari tipi di messaggi diagnostici come la possibilità di accedere ai comandi da un prompt della shell. Il programma di installazione visualizza questi messaggi su cinque console virtuali ed è possibile passare da una schermata all'altra tramite una semplice combinazione di tasti.
Una console virtuale è un prompt della shell in un ambiente grafico, accessibile dalla macchina fisica, non in modo remoto. Si può accedere simultaneamente a console virtuali multiple.
Queste console virtuali possono essere utili se si verificano alcuni problemi durante l'installazione di Red Hat Enterprise Linux. I messaggi visualizzati sulle console del sistema o durante l'installazione, possono aiutarvi ad individuare il problema in questione. Consultate la Tabella 16.1, «Console, combinazioni di tasti e tipo di messaggio» per un elenco delle console virtuali, della combinazione di tasti usati per visualizzarle e loro contenuti.
Generalmente, non è necessario lasciare la console di default (console virtuale #6) per installazioni grafiche, a meno che non si stia cercando di individuare eventuali problemi riguardanti l'installazione.

Tabella 16.1. Console, combinazioni di tasti e tipo di messaggio

console combinazioni tasti contenuti
1 ctrl+alt+f1 messaggio di installazione
2 ctrl+alt+f2 prompt della shell
3 ctrl+alt+f3 log di installazione (messaggi dal programma di installazione)
4 ctrl+alt+f4 messaggi relativi al sistema
5 ctrl+alt+f5 altri messaggi
6 ctrl+alt+f6 display grafico di x

16.4. Utilizzo di HMC vterm

HMC vterm è la console per qualsiasi IBM System p partizionato. È accessibile attraverso il clic del pulsante destro sulla partizione presente su HMC, e successivamente selezionando Apri finestra terminale. Sarà possibile collegare alla console solo un vterm per volta e non sarà disponibile alcun accesso alla console per sistemi partizionati oltre a vterm. Ciò viene descritto come 'console virtuale' diversa però da quella descritta in Sezione 16.3, «Una nota sulle console virtuali di Linux» .

16.5. Benvenuti su Red Hat Enterprise Linux

La schermata di Benvenuto non richiederà alcun input.
Fare clic sul pulsante Avanti per continuare.

16.6. Selezione lingua

Utilizzando il mouse selezionare la lingua (per esempio Inglese U.S.), per la tastiera che si desidera utilizzare per l'installazione e come predefinita per il sistema (fare riferimento alla figura riportata di seguito).
Una volta effettuata la selezione, fare clic su Avanti per continuare.
Configurazione lingua

Figura 16.1. Configurazione lingua

16.7. Configurazione della tastiera

Utilizzando il vostro mouse selezionate il tipo di layout corretto (per esempio Inglese U.S.) per la tastiera che desiderate utilizzare per l'installazione e come default del sistema (consultate Figura 16.2, «Configurazione della tastiera»).
Una volta effettuata la selezione, fare clic su Avanti per continuare.
Configurazione della tastiera

Figura 16.2. Configurazione della tastiera

Nota

Per modificare il tipo di layout della tastiera dopo aver completato l'installazione, utilizzare Keyboard Configuration Tool.
Al prompt della shell, digitare il comando system-config-keyboard per avviare l'applicazione Keyboard Configuration Tool Se non si è connessi come root, verrà richiesta la password di root per continuare.

16.8. Dispositivi di storage

È possibile installare Red Hat Enterprise Linux su di una vasta gamma di dispositivi di storage. Questa schermata permetterà all'utente di selezionare i dispositivi di storage specializzati o di base.
Dispositivi di storage

Figura 16.3. Dispositivi di storage

Dispositivi di storage di base
Selezionare Dispositivi di storage di base per installare Red Hat Enterprise Linux sui seguenti dispositivi di storage:
  • dischi fissi o unità solid-state collegate direttamente al sistema locale.
Dispositivi di storage specializzati
Selezionare Dispositivi di storage specializzati per installare Red Hat Enterprise Linux sui seguenti dispositivi di storage:
  • Storage area networks (SAN)
  • Direct access storage devices (DASDs)
  • Dispositivi Firmware RAID
  • Dispositivi multipath
Usare l'opzione Dispositivi di storage specializzati per configurare i collegamenti Internet Small Computer System Interface (iSCSI) e FCoE (Fiber Channel over Ethernet)
Se selezionate Dispositivi di storage di base, anaconda rileverà automaticamente lo storage locale collegato al sistema e non avrà bisogno di alcun tipo di input da parte dell'utente. Continuare alla Sezione 16.9, «Impostazione nome host».

16.8.1. Schermata di selezione dei dispositivi di storage

La schermata di selezione dei dispositivi di storage mostra tutti i dispositivi ai quali anaconda può accedere.
Selezionare i dispositivi di storage — Dispositivi di base

Figura 16.4. Selezionare i dispositivi di storage — Dispositivi di base

Selezionare i dispositivi di storage — Dispositivi Multipath

Figura 16.5. Selezionare i dispositivi di storage — Dispositivi Multipath

Selezionare i dispositivi di storage — Altri dispositivi SAN

Figura 16.6. Selezionare i dispositivi di storage — Altri dispositivi SAN

I dispositivi sono raggruppati sotto le seguenti schede:
Dispositivi di base
Dispositivi di base direttamente collegati al sistema locale, come ad esempio le unità del disco fisso e le unità solid-state.
Firmware RAID
Dispositivi di storage collegati ad un controller firmware RAID.
Dispositivi multipath
Dispositivi di storage accessibili attraverso più di un percorso, come ad esempio i controller SCSI multipli o le porte del Fiber Channel sullo stesso sistema.

Importante

L'installer rileva solo i dispositivi di storage multipath con numeri seriali di 16 o 32 caratteri.
Altri dispositivi SAN
Qualsiasi altro dispositivo disponibile su di un storage area network (SAN).
Se avete bisogno di configurare uno storage FCoE o iSCSI, selezionare Aggiungi destinazione avanzata e consultare la Sezione 16.8.1.1, «Opzioni di storage avanzate».
La schermata per la selezione dei dispositivi di storage contiene anche una scheda Ricerca che permette all'utente di filtrare i dispositivi in base alla porta, al proprio World Wide Identifier (WWID), destinazione o logical unit number (LUN) attraverso il quale vengono accessi.
La scheda di ricerca dei dispositivi di storage

Figura 16.7. La scheda di ricerca dei dispositivi di storage

La scheda contiene un menu a tendina per eseguire una ricerca in base alla porta, alla destinazione, al WWID, al LUN (con le corrispondenti caselle di selezione per i suddetti valori). Una ricerca basata sul WWID o LUN richiede valori aggiuntivi nella casella di dialogo corrispondente.
Ogni scheda presenta un elenco di dispositivi rilevati da anaconda con informazioni sul dispositivo utili alla sua identificazione. Sulla destra delle intestazioni della colonna è situata una icona che rappresenta un piccolo menu a tendina. Questo menu permette all'utente di selezionare i tipi di dati presentati su ogni dispositivo. Per esempio, il menu nella scheda Dispositivi multipath permette all'utente di specificare un WWID, una Capacità, un Rivenditore, Interconnessione, e Percorsi da includere nelle informazioni presenti per ogni dispositivo. Riducendo o aumentando la quantità di informazioni presentate potrebbe assistere l'utente alla identificazione di particolari dispositivi.
Selezione delle colonne

Figura 16.8. Selezione delle colonne

Ogni dispositivo viene riportato su di una riga con al suo fianco una casella di selezione. Selezionare la casella per rendere il dispositivo disponibile durante il processo di installazione, oppure fare clic sul pulsante di selezione nella parte sinistra della colonna, per selezionare o deselezionare tutti i dispositivi elencati in una schermata in particolare. Più avanti nel processo di installazione sarà possibile scegliere di installare Red Hat Enterprise Linux su qualsiasi dispositivo scelto in questa schermata, e selezionare il montaggio automatico di altri dispositivi selezionati come parte del sistema installato.
Da notare che i dispositivi qui selezionati non verranno rimossi automaticamente dal processo di installazione. La selezione di un dispositivo su questa schermata non posizionerà i dati archiviati sul dispositivo in questione. Da notare altresì che qualsiasi dispositivo non selezionato come parte del sistema installato potrà essere aggiunto al sistema dopo l'installazione attraverso la modifica del file /etc/fstab.

Importante

Qualsiasi dispositivo di storage non selezionato su questa schermata verrà nascosto da anaconda. Per eseguire un caricamento a catena del boot loader di Red Hat Enterprise Linux da un boot loader diverso, selezionare tutti i dispositivi presenti in questa schermata.
una volta selezionati i dispositivi di storage da rendere visibili durante l'installazione fate clic su Successivo ed andare sulla Sezione 16.13, «Inizializzazione del disco fisso»

16.8.1.1. Opzioni di storage avanzate

Da questa schermata sarà possibile configurare un target iSCSI (SCSI al posto di TCP/IP) o FCoE (Fibre channel al posto di ethernet) SAN (storage area network). Consultate Appendice B, Dischi ISCSI per una introduzione su iSCSI.
Opzioni di storage avanzate

Figura 16.9. Opzioni di storage avanzate

16.8.1.1.1. Selezionare e configurare una interfaccia di rete
Se l'nterfaccia di rete non è ancora attiva sul sistema anaconda avrà il compito di attivarne una attraverso la quale eseguire il collegamento ai dispositivi di storage. Se il sistema presenta solo una interfaccia di rete anaconda eseguirà la sua attivazione automaticamente. Al contrario se sono disponibili più di una interfaccia sarà visualizzato il dialogo Seleziona interfaccia di rete per la selezione di una interfaccia da usare durante l'installazione.
Selezionare l'interfaccia di rete

Figura 16.10. Selezionare l'interfaccia di rete

  1. Selezionare una interfaccia dal menu a tendina.
  2. Selezionare OK.
Anaconda attiva l'interfaccia selezionata e successivamente avvia il NetworkManager per la sua configurazione.
Collegamenti di rete

Figura 16.11. Collegamenti di rete

Per informazioni su come usare NetworkManager consultare Sezione 16.9, «Impostazione nome host»
16.8.1.1.2. Configura parametri ISCSI
Per utilizzare i dispositivi di storage iSCSI durante l'installazione anaconda deve essere in grado di riconoscerli come target iSCSI e creare una sessione iSCSI per il loro accesso. Ogni fase ha bisogno di un nome utente e password per l'autenticazione CHAP (Challenge Handshake Authentication Protocol). Altresì è possibile configurare un target iSCSI per autenticare l'inizializzatore iSCSI sul sistema al quale è collegato il target (CHAP inverso), sia per il riconoscimento che per la sessione. Usati insieme CHAP e CHAP inverso vengono chiamati mutual CHAP o two-way CHAP. Il Mutual CHAP fornisce il livello più alto di sicurezza per le connessioni iSCSI, in particolare se il nome utente e la password sono diversi per l'autenticazione CHAP e l'autenticazione CHAP inversa.
Ripetere le fasi di login e di riconoscimento di iSCSI in modo necessario per aggiungere tutto lo storage iSCSI richiesto. Tuttavia non sarà possibile modificare il nome dell'inizializzatore iSCSI dopo il primo tentativo di riconoscimento. Per modificare il nome dell'inizializzatore iSCSI sarà necessario riavviare l'installazione.

Procedura 16.1. Ricerca iSCSI

Usare il dialogo Informazioni ricerca iSCSI per fornire ad anaconda le informazioni necessarie per ricercare il target iSCSI.
Il dialogo Informazioni ricerca iSCSI

Figura 16.12. Il dialogo Informazioni ricerca iSCSI

  1. Inserire l'indirizzo IP del target iSCSI nel campo Indirizzo IP target.
  2. Fornire un nome in Nome iniziatore iSCSI per l'iniziatore iSCSI con un formato iSCSI qualified name (IQN).
    Un IQN valido contiene:
    • la stringa iqn. (da notare il punto)
    • un codice data il quale specifica l'anno ed il mese nel quale l'Internet domain o subdomain name dell'organizzazione è stato registrato, con un formato a quatttro cifre per l'anno, un trattino e a due cifre per il mese seguito da un punto. Per esempio per Settembre 2010, 2010-09.
    • Internet domain o subdomain name dell'organizzazione rappresentato con un ordine inverso usando prima il dominio di livello superiore. Per esempio, storage.example.com in com.example.storage
    • due punti seguiti da una stringa la quale identifica in modo unico questo iniziatore iSCSI particolare all'interno del dominio. Per esempio, :diskarrays-sn-a8675309.
    Un IQN sarà quindi simile a: iqn.2010-09.storage.example.com:diskarrays-sn-a8675309; anaconda popola a priori il campo Nome iniziatore iSCSI con un nome in questo formato per assistere l'utente con la struttura.
    Per maggiori informazioni su IQN consultare Nomi iSCSI 3.2.6. in RFC 3720 - Internet Small Computer Systems Interface (iSCSI) disponibili su http://tools.ietf.org/html/rfc3720#section-3.2.6 e 1. Indirizzi e nomi iSCSI in RFC 3721 - Ricerca e nomi per l'Internet Small Computer Systems Interface (iSCSI) disponibile su http://tools.ietf.org/html/rfc3721#section-1.
  3. Utilizzare il menu a tendina per specificare il tipo di autenticazione da usare per la ricerca iSCSI:
    autenticazione ricerca iSCSI

    Figura 16.13. autenticazione ricerca iSCSI

    • senza credenziali
    • coppia CHAP
    • coppia CHAP e coppia inversa
    • Se avete selezionato il tipo di autenticazione coppia CHAP, fornire la password ed il nome utente per il target iSCSI nei campi nome utente CHAP e password CHAP.
      Coppia CHAP

      Figura 16.14. Coppia CHAP

    • Se si desidera utilizzare il tipo di autenticazione coppia CHAP e coppia inversa, fornire il nome utente e la password per il target iSCSI nei campi Nome utente CHAP e Password CHAP, ed il nome utente e password per l'iniziatore iSCSI nei campi Nome utente CHAP inverso e Password CHAP inverso.
      Coppia CHAP e coppia inversa

      Figura 16.15. Coppia CHAP e coppia inversa

  4. Selezionare Inizia ricerca. Anaconda cercherà a questo punto di individuare un target iSCSI in base alle informazioni fornite. Se la ricerca avrà successo il dialogo Nodi iSCSI scoperti presenterà un elenco di tutti i nodi iSCSI scoperti sul target.
  5. Ogni nodo avrà una casella corrispondente. Selezionate le caselle corrispondenti ai nodi da usare durante l'installazione.
    Dialogo Nodi iSCSI scoperti

    Figura 16.16. Dialogo Nodi iSCSI scoperti

  6. Selezionare Login per iniziare una sessione iSCSI.

Procedura 16.2. Avvio di una sessione iSCSI

Usare il dialogo Login nodi iSCSI per fornire ad anaconda le informazioni necessarie per eseguire il login nei nodi presenti sul target iSCSI ed iniziare una sessione.
Il dialogo Login nodi iSCSI

Figura 16.17. Il dialogo Login nodi iSCSI

  1. Usare il menu a tendina per specificare il tipo di autenticazione da usare per la sessione iSCSI:
    sessione di autenticazione iSCSI

    Figura 16.18. sessione di autenticazione iSCSI

    • senza credenziali
    • coppia CHAP
    • coppia CHAP e coppia inversa
    • Usa le credenziali dalla fase di ricerca
    Se il vostro ambiente utilizza lo stesso tipo di autenticazione, nome utente e password per la ricerca iSCSI e per la sessione iSCSI allora selezionare Usa le credenziali della fase di ricerca per utilizzare nuovamente le suddette credenziali.
    • Se avete selezionato il tipo di autenticazione coppia CHAP, fornire la password ed il nome utente per il target iSCSI nei campi nome utente CHAP e password CHAP.
      Coppia CHAP

      Figura 16.19. Coppia CHAP

    • Se avete selezionato Coppia CHAP e coppia inversa come tipo di autenticazione allora, sarà necessario fornire il nome utente e la password per il target iSCSI nei campi Nome utente CHAP e Password CHAP ed il nome utente e password per l'iniziatore iSCSI nei campi Nome utente CHAP inverso e Password CHAP inverso.
      Coppia CHAP e coppia inversa

      Figura 16.20. Coppia CHAP e coppia inversa

  2. Selezionare Login. Anaconda cercherà di eseguire un login all'interno dei nodi sul target iSCSI in base alle informazioni fornite. Il dialogo Risultati di login iSCSI permetterà la visualizzazione dei risultati.
    Il dialogo Risultati di login iSCSI

    Figura 16.21. Il dialogo Risultati di login iSCSI

  3. Selezionare OK per continuare.
16.8.1.1.3. Come configurare i parametri FCoE
Per configurare un FCoE SAN, selezionare Aggiungi FCoE SAN e successivamente Aggiungi unità.
Sul menu successivo selezionare l'interfaccia di rete collegata all'interruttore FCoE e selezionare Aggiungi disco FCoE.
Come configurare i parametri FCoE

Figura 16.22. Come configurare i parametri FCoE

Il Data Center Bridging (DCB) è un insieme di miglioramenti per i protocolli Ethernet creati per aumentare l'efficienza delle connessioni Ethernet nelle reti di storage e nei cluster. Abilitare o disabilitare l'allerta dell'installer di DCB con la casella presente in questo dialogo.

16.9. Impostazione nome host

Il processo di impostazione potrà richiedere l'inserimento di un hostname per questo computer, come fully-qualified domain name (FQDN) nel formato hostname.domainname oppure come un hostname abbreviato nel formato hostname. Numerose reti possiedono un servizio Dynamic Host Configuration Protocol (DHCP) in grado di fornire automaticamente i sistemi collegati con un nome del dominio. Per permettere al servizio DHCP di assegnare il nome del dominio a questa macchina, specificare solo l'hostname abbreviato.

Nota

È necessario assegnare al proprio sistema un nome tale che l'intero hostname sia unico. L'hostname può includere lettere, numeri e trattini.
Impostazione dell'hostname

Figura 16.23. Impostazione dell'hostname

Se il sistema Red Hat Enterprise Linux è connesso direttamente ad internet evitare le interruzioni dei servizi o azioni rischiose da parte del provider di servizi internet. Una discussione completa di questi problemi va oltre lo scopo di questo documento.

Nota

Il programma di installazione non configura i modem. Configurare tali dispositivi dopo l'installazione con l'utilità Network. Le impostazioni per il singolo modem sono specifiche del proprio Internet Service Provider (ISP).

16.9.1. Modifica collegamenti di rete

Importante

Durante la prima procedura d'avvio di Red Hat Enterprise Linux 6, verrà attivata qualsiasi interfaccia di rete configurata durante il processo di installazione. Tuttavia il programma di installazione non richiederà di configurare le interfacce di rete su alcuni percorsi di installazione comuni, per esempio, durante l'installazione di Red Hat Enterprise Linux da un DVD su di un hard drive locale.
Quando installate Red Hat Enterprise Linux da un dispositivo di installazione locale sul dispositivo di storage locale, assicuratevi di configurare manualmente almento una interfaccia di rete se avete bisogno di un accesso alla rete al primo avvio del sistema.

Nota

Per modificare la configurazione della rete dopo aver completato l'installazione usare il Network Administration Tool.
Digitare il comando system-config-network in un prompt della shell per lanciare il Network Administration Tool. Se non si è connessi come root, verrà richiesta la password di root per continuare.
Il Network Administration Tool è ora deprecato e sarà sostituito da NetworkManager durante il ciclo di vita di Red Hat Enterprise Linux 6.
Per configurare manualmente un collegamento di rete fare clic su Configura rete. A questo punto apparirà il dialogo Collegamenti di rete che vi permetterà di configurare i collegamenti DSL, VPN, broadband mobile, wireless, ed il collegamento cablato per il sistema che utilizza il tool NetworkManager. Una descrizione completa di tutti i collegamenti possibili con NetworkManager và oltre lo scopo di questa guida. Questa sezione riporta solo lo scenario più comune su come configurare i collegamenti cablati durante l'installazione. La configurazione di altri tipi di rete è simile ma i parametri specifici da configurare sono necessariamente diversi.
Collegamenti di rete

Figura 16.24. Collegamenti di rete

Per aggiungere un nuovo collegamento, modificare o rimuovere un collegamento precedentemente configurato nel processo di installazione, fare clic sulla scheda che corrisponde al tipo di collegamento. Per aggiungere un nuovo collegamento dello stesso tipo fare clic su Aggiungi. Per modificare un collegamento esistente selezionatelo nell'elenco e fate clic su Modifica. In entrambi i casi verrà visualizzata una casella di dialogo con un set di schede appropriate al tipo di collegamento, come di seguito riportatato. Per rimuovere un collegamento selezionatelo dall'elenco e fate clic su Cancella.
Una volta terminata la modifica delle impostazioni di rete selezionare Applica per salvare la nuova configurazione. Se avete riconfigurato un dispositivo precedentemente attivato durante l'installazione allora sarà necessario riavviare il dispositivo per usare la nuova configurazione — consultare Sezione 9.7.1.6, «Riavviare un dispositivo di rete».

16.9.1.1. Opzioni comuni a tutti i tipi di collegamento

Alcune opzioni sono comuni a tutti i tipi di collegamento.
Specificare un nome per il collegamento nel campo Nome collegamento.
Selezionare Inizia automaticamente per iniziare automaticamente il collegamento all'avvio del sistema.
Durante l'esecuzione di NetworkManager su un sistema installato l'opzione Disponibile a tutti gli utenti controlla se la configurazione di rete è disponibile all'intero del sistema. Assicuratevi durante l'installazione che l'opzione Disponibile a tutti gli utenti sia stata selezionata per qualsiasi interfaccia di rete da configurare.

16.9.1.2. La scheda Cablato

Utilizzare la scheda Cablato per specificare o modificare l'indirizzo media access control (MAC) per l'adattatore di rete, ed impostare il maximum transmission unit (MTU, in byte) in grado di passare attraverso l'interfaccia.
La scheda Cablato

Figura 16.25. La scheda Cablato

16.9.1.3. La scheda 802.1x Security

Usare la scheda 802.1x Security per configurare 802.1X port-based network access control (PNAC). Selezionare Usa 802.1X security per questo collegamento per abilitare un controllo dell'accesso, e successivamente specificare le informazioni della vostra rete. Le opzioni per la configurazione includono:
Autenticazione
Scegliere uno dei seguenti metodi di autenticazione:
  • TLS per Transport Layer Security
  • Tunneled TLS per Tunneled Transport Layer Security, conosciuto come TTLS, o EAP-TTLS
  • Protected EAP (PEAP) per Protected Extensible Authentication Protocol
Identità
Fornire l'indentità di questo server:
Certificato utente
Andate alla ricerca di un X.509 certificate file codificato con Distinguished Encoding Rules (DER) o Privacy Enhanced Mail (PEM).
Certificato CA
Andate alla ricerca di un file codificato certificate authority X.509 con Distinguished Encoding Rules (DER) o Privacy Enhanced Mail (PEM).
Chiave privata
Andate alla ricerca di un file chiave privata codificato con Distinguished Encoding Rules (DER), Privacy Enhanced Mail (PEM), o Personal Information Exchange Syntax Standard (PKCS#12).
Password chiave privata
La password per la chiave privata specificata nel campo Chiave privata. Selezionare Mostra password per rendere la password visibile.
La scheda 802.1x Security

Figura 16.26. La scheda 802.1x Security

16.9.1.4. Scheda Impostazioni IPv4

Usare la Scheda Impostazioni IPv4 per configurare i parametri IPv4 per il collegamento di rete precedentemente selezionato.
Usare il menu a tendina Metodo per specificare le impostazioni che il sistema deve cercare di ottenere da un servizio Dynamic Host Configuration Protocol (DHCP) in esecuzione sulla rete. Eseguire una selezione dalle seguenti opzioni:
Automatico (DHCP)
I parametri IPv4 sono configurati dal servizio DHCP sulla rete.
Solo indirizzi (DHCP) automatici
L'indirizzo IPv4, la maschera di rete e l'indirizzo gateway sono configurati dal servizio DHCP sulla rete, ma i server DNS ed i domini di ricerca devono essere configurati manualmente.
Manuale
I parametri IPv4 sono configurati manualmente per una configurazione statica.
Solo Link-Locale
Un indirizzo link-local nel range 169.254/16 è assegnato all'interfaccia.
Condiviso ad altri computer
Questo sistema è stato configurato per fornire un accesso alla rete per altri computer. Viene assegnata all'interfaccia un indirizzo nel range 10.42.x.1/24, verranno avviati un server DHCP e DNS, e l'interfaccia viene collegata al collegamento di rete predefinito sul sistema con network address translation (NAT).
Disabilitato
Per questa connessione IPv4 è disabilitato.
Se avete selezionato un metodo attraverso il quale è necessario fornire i parametri manualmente, inserire le informazioni sull'indirizzo IP per questa interfaccia sulla maschera di rete e del gateway nel campo Indirizzi. Usare i pulsanti Aggiungi e Cancella per aggiungere o rimuovere gli indirizzi. Inserire un elenco di server DNS separati da virgole nel campo Server DNS, ed i domini separati da virgole nel campo Cerca domini, per qualsiasi dominio che desiderate includere nelle ricerche del server dei nomi.
Facoltativamente inserire un nome per questo collegamento di rete nel campo ID del client DHCP. Questo nome deve essere unico sulla sottorete. Quando assegnate un ID del client DHCP ad un collegamento, sarà più semplice identificare questo collegamento durante la risoluzione dei problemi della rete.
Deselezionare È necessario l'instradamento IPv4 per completare questo collegamento per permettere al sistema di creare questo collegamento su di una rete abilitata a IPv6 se la configurazione IPv4 fallisce e quella di IPv6 ha successo.
Scheda Impostazioni IPv4

Figura 16.27. Scheda Impostazioni IPv4

16.9.1.4.1. Modifica instradamento IPv4
Red Hat Enterprise Linux configura un numero di instradamenti in modo automatico in base agli indirizzi IP di un dispositivo. Per modificare gli instradamenti aggiuntivi fare clic su Instradamenti. A questo punto verrà visualizzato il dialogo Modifica instradamento IPv4.
Il dialogo Modifica instradamento IPv4

Figura 16.28. Il dialogo Modifica instradamento IPv4

Selezionare Aggiungi per aggiungere l'indirizzo IP, la maschera di rete, l'indirizzo del gateway e le metriche per un nuovo instradamento statico.
Selezionare Ignora automaticamente gli instradamenti ottenuti per far si che l'interfaccia utilizzi solo gli instradamenti qui specificati.
Selezionare Usa questo collegamento solo per le risorse della propria rete per limitare i collegamenti solo alla rete locale.

16.9.1.5. Scheda Impostazioni IPv6

Usare la Scheda Impostazioni IPv6 per configurare i parametri IPv6 per il collegamento di rete precedentemente selezionato.
Usare il menu a tendina Metodo per specificare le impostazioni che il sistema deve cercare di ottenere da un servizio Dynamic Host Configuration Protocol (DHCP) in esecuzione sulla rete. Eseguire una selezione dalle seguenti opzioni:
Ignora
Per questo collegamento IPv6 è ignorato.
Automatico
NetworkManager utilizza il router advertisement (RA) per creare una configurazione stateless automatica.
Automatico, solo indirizzi
NetworkManager utilizza un RA per creare una configurazione stateless automatica, ma i server DNS ed i domini di ricerca vengono ignorati e devono essere configurati manualmente.
Automatico, solo DHCP
NetworkManager non utilizza RA, me richiede le informazioni direttamente da DHCPv6 per creare una configurazione stateful.
Manuale
I parametri IPv6 sono configurati manualmente per una configurazione statica.
Solo Link-Locale
Un indirizzo link-locale con il prefisso fe80::/10 viene assegnato all'interfaccia.
Se avete selezionato un metodo attraverso il quale è necessario fornire i parametri manualmente, inserire le informazioni sull'indirizzo IP per questa interfaccia sulla maschera di rete e del gateway nel campo Indirizzi. Usare i pulsanti Aggiungi e Cancella per aggiungere o rimuovere gli indirizzi. Inserire un elenco di server DNS separati da virgole nel campo Server DNS, ed i domini separati da virgole nel campo Cerca domini, per qualsiasi dominio che desiderate includere nelle ricerche del server dei nomi.
Facoltativamente inserire un nome per questo collegamento di rete nel campo ID del client DHCP. Questo nome deve essere unico sulla sottorete. Quando assegnate un ID del client DHCP ad un collegamento, sarà più semplice identificare questo collegamento durante la risoluzione dei problemi della rete.
Deselezionare È necessario l'instradamento IPv6 per completare questo collegamento per permettere al sistema di creare questo collegamento su di una rete abilitata a IPv4 se la configurazione IPv6 fallisce e quella di IPv4 ha successo.
Scheda Impostazioni IPv6

Figura 16.29. Scheda Impostazioni IPv6

16.9.1.5.1. Modifica instradamento IPv6
Red Hat Enterprise Linux configura un numero di instradamenti in modo automatico in base agli indirizzi IP di un dispositivo. Per modificare gli instradamenti aggiuntivi fare clic su Instradamenti. A questo punto verrà visualizzato il dialogo Modifica instradamento IPv6.
Il dialogo Modifica instradamento IPv6

Figura 16.30. Il dialogo Modifica instradamento IPv6

Selezionare Aggiungi per aggiungere l'indirizzo IP, la maschera di rete, l'indirizzo del gateway e le metriche per un nuovo instradamento statico.
Selezionare Usa questo collegamento solo per le risorse della propria rete per limitare i collegamenti solo alla rete locale.

16.9.1.6. Riavviare un dispositivo di rete

Se avete riconfigurato una rete usata durante l'installazione allora sarà necessario scollegare il dispositivo in anaconda per poter implementare le modifiche. Anaconda utilizza i file interface configuration (ifcfg) per comunicare con il NetworkManager. Un dispositivo è ricollegato quando il proprio file ifcfg è stato ripristinato, se avete impostato ONBOOT=yes. Consultare la Red Hat Enterprise Linux 6 Deployment Guide disponibile su https://access.redhat.com/knowledge/docs/ per maggiori informazioni sui file di configurazione dell'interfaccia.
  1. Premere Ctrl+Alt+F2 per visualizzare un terminale virtuale tty2.
  2. Spostare il file di configurazione dell'interfaccia in una posizione provvisoria:
    mv /etc/sysconfig/network-scripts/ifcfg-device_name /tmp
    dove device_name è il dispositivo appena riconfigurato. Per esempio ifcfg-eth0 è il file ifcfg per eth0.
    Ora il dispositivo è scollegato in anaconda.
  3. Aprire il file di configurazione dell'interfaccia usando l'editor vi:
    vi /tmp/ifcfg-device_name
  4. Verificare che il file di configurazione dell'interfaccia contenga la riga ONBOOT=yes. In caso contrario aggiungete la riga e salvate la modifica del file.
  5. Uscite dall'editor vi.
  6. Spostate nuovamente il file di configurazione dell'interfaccia nella directory /etc/sysconfig/network-scripts/:
    mv /tmp/ifcfg-device_name /etc/sysconfig/network-scripts/
    Il dispositivo è ora ricollegato in anaconda.
  7. Premere Ctrl+Alt+F6 per ritornare su anaconda.

16.10. Configurazione del fuso orario

Impostare il fuso orario selezionando la città più vicina alla posizione fisica del computer. Fate clic sulla mappa per ingrandirne una regione geografica particolare.
Da qui sono disponibili due modi per selezionare il fuso orario:
  • Usando il mouse, fate clic sulla mappa interattiva per selezionare una città specifica, (contrassegnata da un punto giallo). Comparirà una X rossa che indica la scelta.
  • Il fuso orario può anche essere selezionato tramite un elenco posto nella parte inferiore della schermata. Usando il mouse, cliccare sulla mappa per evidenziare la scelta.
Configurazione del fuso orario

Figura 16.31. Configurazione del fuso orario

Se Red Hat Enterprise Linux è l'unico sistema operativo sul computer, selezionare L'orologio del sistema usa UTC. L'orologio del sistema è una parte dell'hardware sul computer. Red Hat Enterprise Linux utilizza le impostazioni di fuso orario per determinare lo sfasamento fra l'ora locale e l'UTC dell'orologio del sistema. Questo comportamento è universale per i sistemi operativi che utilizzano UNIX, Linux o sistemi simili.
Fare click sul pulsante Successivo per procedere.

Nota

Per modificare la configurazione del fuso orario dopo aver completato l'installazione, utilizzate il Time and Date Properties Tool.
Digitate il comando system-config-date al prompt della shell per lanciare il Time and Date Properties Tool. Se non siete utenti root, vi verrà richiesta la password root per continuare.
Per eseguire Time and Date Properties Tool come un'applicazione di testo, usare il comando timeconfig.

16.11. Impostazione della password root

L'impostazione di un account root e di una password rappresenta una delle fasi più importanti delll'installazione. L'account root viene usato per installare i pacchetti, aggiornare gli RPM ed eseguire i processi di manutenzione del sistema. Il log in come utente root conferisce un controllo completo del sistema.

Nota

L'utente root (noto anche come super utente) ha un accesso libero su tutto il sistema; per questo motivo, é consigliabile effettuare una registrazione come utente root solo per effettuare una gestione o un mantenimento del sistema stesso.
Password di root

Figura 16.32. Password di root

Utilizzare l'account root solo per l'amministrazione del sistema. Creare un account non root per l'uso generale ed utilizzare il comando su per diventare utenti root ed eseguire compiti che richiedono lo stato di un super utente. Queste regole basilari diminuiscono le possibilità che un errore di battitura o un comando incorretto siano in grado di danneggiare il sistema.

Nota

Per diventare root, digitare su - al prompt della shell in una finestra del terminale, quindi premere Invio. A questo punto inserire la password root e premere Invio.
Il programma di installazione richiede l'impostazione di una password root[6] per il sistema. Non sarà possibile procedere alla fase successiva del processo di installazione senza aver inserito una password root.
La password root deve avere almeno sei caratteri; la suddetta password non verrà visualizzata sullo schermo. Sarà necessario inserire la password due volte; Se le password non corrispondono il programma d'installazione richiederà di inserirle nuovamente.
Fare in modo che la password di root sia facile da ricordare ma difficile da indovinare. Il proprio nome, numero di telefono, qwerty, password, root, 123456 e anteater sono tutti esempi di password da non usare. Le password migliori sono composte da numeri e lettere maiuscole e minuscole e non contengono termini presenti in qualsiasi dizionario: per esempio Aard387vark o 420BMttNT. Ricordare che le password distinguono le maiuscole dalle minuscole. Se si annota la password su un foglio di carta, conservarlo in un posto sicuro. Si raccomanda tuttavia di non annotare mai le password.

Avvertimento

Non utilizzate le password fornite dall'esempio in questo manuale, il loro utilizzo potrebbe mettere a rischio la sicurezza del vostro sistema.
Per modificare la password di root dopo aver completato l'installazione, utilizzare Strumento Password di Root.
Digitare il comando system-config-users in un prompt della shell per lanciare User Manager, un tool di configurazione e gestione utente molto potente. Se non si è utente root verrà richiesto d'inserire la password root per continuare.
Inserire la password root nel campo Password Root. Red Hat Enterprise Linux mostra i caratteri sotto forma di asterischi per motivi di sicurezza. Digitare la stessa password nel campo Conferma per assicurasi che sia stata impostata correttamente. Dopo aver impostato la password root selezionare Successivo per continuare.

16.12. Assegnazione dispositivi di storage

Se avete selezionato più di un dispositivo sulla schermata di selezione dei dispositivi di storage (consultare Sezione 16.8, «Dispositivi di storage»), anaconda richiederà di specificare i dispositivi disponibili per l'installazione del sistema operativo, e quelli che dovranno essere collegati al file system per l'archiviazione dei dati. Se è stato selezionato solo un dispositivo di storage, anaconda non presenterà all'utente questa schermata.
Durante l'installazione i dispositivi qui identificati come dispositivi utilizzati solo per l'archiviazione dei dati, sono montati come parte del file system senza essere formattati o partizionati.
Asegnare i dispositivi di storage

Figura 16.33. Asegnare i dispositivi di storage

La schermata è divisa in due riquadri. Il riquadro di sinistra contiene un elenco di dispositivi da usare solo per l'archiviazione dei dati. Il riquadro di destra contiene un elenco di dispositivi disponibili per l'installazione del sistema operativo.
Ogni elenco contiene le informazioni relative ai dispositivi per aiutare l'utente alla loro identificazione. Un menu a tendina piccolo contrassegnato con una icona è posizionato sulla destra delle intestazioni della colonna. Il suddetto menu permette all'utente di selezionare il tipo di dati presentati su ogni dispositivo. Riducendo o aumentando la quantità di informazioni presenti si assisterà l'utente all'identificazione di dispositivi particolari.
Spostare un dispositivo da un elenco ad un altro facendo clic sul dispositivo e successivamente sul pulsante freccetta verso sinistra per spostarlo sull'elenco dei dispositivi di storage dei dati. Se si seleziona il pulsante freccetta verso destra verrà spostato nell'elenco di dispositivi disponibili per l'installazione del sistema operativo.
L'elenco di dispositivi disponibili come destinazione per l'installazione include anche un pulsante di selezione situato accanto ad ogni dispositivo. Utilizzare il suddetto pulsante per specificare il dispositivo da usare come dispositivo d'avvio del sistema.

Importante

Se qualsiasi dispositivo contiene un boot loader in grado di eseguire un caricamento a catena del boot loader di Red Hat Enterprise Linux, includere quel dispositivo di storage in Installa dispositivi target. I dispositivi di storage identificati come Installa dispositivi target restano visibili ad anaconda durante la configurazione del boot loader.
I dispositivi di storage identificati come Installa dispositivi target su questa schermata, non verranno automaticamente rimossi del processo di installazione a meno che non sia stata selezionata l'opzione Usa tutto lo spazio sulla schermata di partizionamento (consultare la Sezione 16.15, «Partizionamento del disco»).
Una volta terminata l'identificazione dei dispositivi da usare per l'installazione selezionare Successivo per continuare.

16.13. Inizializzazione del disco fisso

Se sui dischi fissi non è presente alcuna tabella leggibile di partizioni il programma di installazione richiederà di inizializzare il disco fisso. Tale operazione renderà non leggibile qualsiasi dato presente sul disco fisso. Se il sistema possiede un disco fisso nuovo con nessun sistema operativo installato, oppure sono state rimosse tutte le partizioni sul disco fisso, selezionate Reinizializza l'unità.
Il programma di installazione presenterà un dialogo separato per ogni disco sul quale non è in grado di leggere la tabella di partizioni valida. Selezionare il pulsante Ignora tutto o Ri-inizializza tutto per applicare la stessa risposta su tutti i dispositivi.
Schermata di avvertimento – inizializzazione disco fisso

Figura 16.34. Schermata di avvertimento – inizializzazione disco fisso

Alcuni sistemi RAID o altre configurazioni non standard potrebbero essere illeggibili per il programma di installazione e potrebbe essere visualizzata una richiesta di inizializzazione del disco. Il programma di installazione risponde alle strutture fisiche che è in grado di rilevare.
Per abilitare l'inizializzazione automatica dei dischi fissi usare il comando kickstart clearpart --initlabel (consultare Capitolo 32, Installazioni kickstart)

Avvertimento

Se siete in possesso di una configurazione di un disco non standard che può essere rimosso durante l'installazione, rilevato e configurato successivamente, spegnere il sistema, scollegare il disco e riavviare l'installazione.

16.14. Aggiornamento di un sistema esistente

Importante

In generale, Red Hat non supporta gli aggiornamenti tra versioni principali di Red Hat Enterprise Linux. Una versione maggiore o principale è determinata da un cambiamento totale del numero di versione. Per esempio Red Hat Enterprise Linux 5 e Red Hat Enterprise Linux 6 sono entrambe versioni maggiori di Red Hat Enterprise Linux.
Gli In-place upgrade tra le release più importanti non mantengono le impostazioni del sistema, le configurazioni personalizzate e dei servizi. Di conseguenza Red Hat consiglia vivamente nuove installazioni durante l'aggiornamento di una versione più importante ad un'altra.
Il sistema di installazione rileva automaticamente qualsiasi installazione di Red Hat Enterprise Linux. Il processo di aggiornamento aggiorna il software del sistema esistente con nuove versioni senza però rimuovere i dati dalle directory home dell'utente. La struttura esistente delle partizioni sugli hard drive non viene modificata. La configurazione del sistema viene modificata solo se lo richiede l'aggiornamento del pacchetto. La maggior parte degli aggiornamenti dei pacchetti non modificano la configurazione del sistema ma eseguono l'installazione di un file di configurazione aggiuntivo da esaminare più in avanti.
Da notare che il supporto di installazione usato potrebbe non contenere tutti i pacchetti software necessari per aggiornare il computer.

16.14.1. La casella di dialogo Aggiorna

Se sul sistema è stato installato un Red Hat Enterprise Linux apparirà una casella di dialogo la quale richiederà se aggiornare l'installazione. Per eseguire un aggiornamento di un sistema esistente selezionare l'installazione appropriata dall'elenco a tendina e successivamente Successivo.
La casella di dialogo Aggiorna

Figura 16.35. La casella di dialogo Aggiorna

Nota

Il software installato manualmente sul sistema Red Hat Enterprise Linux esistente potrebbe comportarsi in modo diverso dopo un processo di aggiornamento. Sarà necessario reinstallare manualmente o ricompilare questo software dopo un aggiornamento, così da assicurare una esecuzione corretta sul sistema aggiornato.

16.14.2. Aggiornamento con l'installer

Nota

In generale Red Hat consiglia di mantenere i dati dell'utente su di una partizione /home separata ed eseguire una nuova installazione. Per maggiori informazioni sulle partizioni e sulla loro impostazione consultare la Sezione 9.13, «Partizionamento del disco».
Se scegliete di aggiornare il sistema usando il programma di installazione ,qualsiasi software non fornito da Red Hat Enterprise Linux in conflitto con il software di Red Hat Enterprise Linux, verrà sovrascritto. Prima di iniziare un processo simile create un elenco di pacchetti correnti del vostro sistema per un riferimento futuro:
rpm -qa --qf '%{NAME} %{VERSION}-%{RELEASE} %{ARCH} ' > ~/old-pkglist.txt
Dopo l'installazione consultare questo elenco per sapere quali sono i pacchetti necessari per eseguire una ricompilazione o ripristino da sorgenti diversi da Red Hat.
Successivamente eseguire un backup di qualsiasi dato per la configurazione del sistema:
su -c 'tar czf /tmp/etc-`date +%F`.tar.gz /etc' 
su -c 'mv /tmp/etc-*.tar.gz /home'
Eseguire un backup completo di qualsiasi dato importante prima di eseguire un aggiornamento. Essi possono includere i contenuti dell'intera /home directory e dei servizi come ad esempio server SQL, Apache, FTP o un sistema di gestione del codice sorgente. Anche se i processi di aggiornamento non sono distruttivi, se si esegue un processo in modo incorretto si correrà sempre il rischio di una perdita di dati.

Avvertimento

Da notare che nell'esempio sopra riportato il backup è archiviato in una directory /home. Se la directory /home non è una partizione separata non seguire alla lettera questi esempi! Archiviare i backup su di un altro dispositivo come ad esempio CD o DVD o su di un disco fisso esterno.
Per maggiori informazioni su come completare il processo di aggiornamento consultare la Sezione 35.2, «Terminare l'aggiornamento a versione superiore».

16.15. Partizionamento del disco

Avvertimento

È sempre consigliato eseguire il backup dei dati presenti sul sistema. Per esempio, se si esegue un aggiornamento o la creazione di un sistema dual-boot, è consigliato eseguire il back up di qualsiasi dato che desiderate mantenere all'interno dei dispositivi di storage. In caso contrario se si verificano degli errori la possibilità di perdita dei dati sarà molto elevata.

Importante

Se eseguite l'installazione di Red Hat Enterprise Linux in modalità testo sarà possibile usare solo gli schemi di partizionamento predefiniti descritti in questa sezione. Non sarà possibile aggiungere o rimuovere le partizioni o file system oltre a quelle aggiunte o rimosse automaticamente dal programma di installazione. Se è necessario un layout personalizzato al momento dell'installazione, eseguirne una grafica attraverso un collegamento VNC o una installazione kickstart.
Inoltre, opzioni avanzate come LVM, filesystem criptati e filesystem ridimensionabili sono disponibili solo in modalità grafica e kickstart.

Importante

Se siete in possesso di una scheda RAID fate attenzione poichè alcuni BIOS non supportano l'avvio dalle suddette schede. In questi casi la partizione /boot/ deve essere creata su di una partizione esterna all'array RAID, come ad esempio un disco fisso separato. È necessario usare un disco fisso interno per la creazione di una partizione con schede RAID problematiche.
Una partizione /boot/ è anche necessaria per le impostazioni per il software RAID.
Se desiderate eseguire un partizionamento automatico del sistema selezionare Ricontrolla e modificare manualmente la partizione /boot/.
Il partizionamento permette di dividere il disco fisso in sezioni isolate, dove ogni sezione si comporta come il proprio disco fisso. Il processo di partizionamento risulta essere molto utile se sono in esecuzione sistemi multipli. Se non si è sicuri su come partizionare il sistema, consultare l'Appendice A, Introduzione al partizionamento del disco per maggiori informazioni.
Partizionamento del disco

Figura 16.36. Partizionamento del disco

In questa schermata è possibile scegliere se creare un layout predefinito della partizione attraverso uno dei quattro metodi disponibili, oppure se eseguire un partizionamento manuale dei dispositivi di storage per creare un layout personalizzato.
Le prime quattro opzioni permettono di eseguire una installazione automatica senza la necessità di partizionare i dispositivi di storage. Se non vi sentite sicuri su come partizionare il sistema, è consigliato scegliere una di queste opzioni e lasciare il partizionamento dei suddetti dispositivi al programma di installazione. In base all'opzione scelta sarà ancora possibile controllare quali dati sono da rimuovere dal sistema (se presenti).
Le opzioni disponibili sono:
Utilizza tutto lo spazio
Selezionare questa opzione per rimuovere tutte le partizioni sui dischi fissi (questo include le partizioni create da altri sistemi operativi come ad esempio le partizioni NTFS o Windows VFAT).

Avvertimento

Se selezionate questa opzione tutti i dati sui dischi fissi selezionati verranno rimossi dal programma di installazione. Non selezionare questa opzione se sono presenti informazioni che desiderate mantenere sui dischi fissi dove si installa Red Hat Enterprise Linux.
In particolare non selezionare questa opzione se si esegue una configurazione di un sistema per il caricamento a catena del boot loader di Red Hat Enterprise Linux da un altro boot loader.
Sostituisci i sistemi Linux esistenti
Selezionare questa opzione per rimuovere solo le partizioni create da una installazione precedente di Linux. Ciò non rimuoverà altre partizioni presenti sui dischi fissi (come ad esempio partizioni FAT32 o VFAT).
Riduci il sistema corrente
Selezionare questa opzione per modificare manualmente la dimensione delle partizioni ed i dati, ed installare un layout predefinito di Red Hat Enterprise Linux nello spazio disponibile.

Avvertimento

Se si riducono le partizioni sulle quali sono stati installati altri sistemi operativi potreste non essere in grado di utilizzare i suddetti sistemi. Anche se tale opzione di partizionamento non cancella alcun dato, i sistemi operativi generalmente necessitano di spazio disponibile nelle proprie partizioni. Prima di modificare la dimensione di una partizione che contiene un sistema operativo da usare in futuro, definire la quantità di spazio disponibile necessaria.
Utilizza lo spazio disponibile
Selezionare questa opzione per conservare le partizioni ed i dati correnti ed installare Red Hat Enterprise Linux nello spazio disponibile non utilizzato sulle unità di storage. Assicurarsi di avere a disposizione spazio sufficiente sulle unità prima di selezionare questa opzione — a tal proposito consultare Sezione 11.4, «Lo spazio sul disco è sufficiente?».
Crea layout personalizzato
Selezionare questa opzione per partizionare i dispositivi di storage manualmente e creare i layout personalizzati. Consultare Sezione 16.17, «Creazione di un layout personalizzato o Modifica di un layout predefinito»
Selezionare il metodo di partizionamento preferito facendo clic sul pulsante di selezione sulla sinistra della descrizione nella casella di dialogo.
Selezionare Cifra sistema per cifrare tutte le partizioni tranne la partizione /boot. Per maggiori informazioni consultare Appendice C, Crittografia del disco.
Per rivedere le partizioni create con il partizionamento automatico, e apportare le modifiche necessarie, selezionare l'opzione Ricontrolla. Dopo aver selezionato Ricontrolla e fatto clic su Avanti per procedere, verranno visualizzate le partizioni create da anaconda. È possibile modificare queste partizioni se non si è soddisfatti del risultato.

Importante

Per configurare il boot loader di Red Hat Enterprise Linux per un caricamento a catena da un boot loader differente è necessario specificare manualmente l'unità. Se selezionate qualsiasi opzione di partizionamento automatico, sarà ora necessario selezionare l'opzione Ricontrolla e modifica il layout di partizionamento prima di selezionare Successivo, poichè in caso contrario non sarà possibile specificare l'unità corretta per l'avvio.

Importante

Quando eseguite una installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 su di un sistema con dispositivi di storage multipath e non-multipath, la struttura di partizionamento automatica nell'installer potrebbe creare gruppi di volumi i quali contengono un mix di dispositivi multipath e non-multipath. Tale comportamento vanifica lo scopo dei dispositivi di storage multipath.
È consigliato utilizzare solo dispositivi multipath o non-multipath sulla schermata di selezione del disco dopo la selezione automatica del partizionamento. Alternativamente selezionare il partizionamento personalizzato.
Fare clic una sola volta su Successivo per procedere dopo aver eseguito le impostazioni desiderate.

16.16. Cifratura delle partizioni

Se avete selezionato l'opzione Cifra sistema, il programma d'installazione richiederà l'uso di una frase di accesso con la quale cifrare le partizioni presenti nel sistema.
Le partizioni sono cifrate usando il Linux Unified Key Setup — consultare Appendice C, Crittografia del disco per maggiori informazioni.
Inserire la frase di accesso per la partizione cifrata

Figura 16.37. Inserire la frase di accesso per la partizione cifrata

Selezionare una frase di accesso e digitarla all'interno dei due campi nella casella di dialogo. È necessario fornire la suddetta frase di accesso ogni qualvolta il sistema esegue un processo d'avvio.

Avvertimento

Se la frase di accesso viene persa qualsiasi partizione cifrata e con essa i dati al suo interno saranno completamente inaccessibili, altresì non è presente alcun metodo per il recupero di una frase di accesso persa.
Se si esegue una installazione kickstart di Red Hat Enterprise Linux, sarà possibile salvare le frasi d'accesso per la cifratura e crearne altre di backup durante il processo di installazione. A tale scopo consultare Sezione C.3.2, «Come archiviare le frasi d'accesso» e Sezione C.3.3, «Creazione e archiviazione delle frasi d'accesso di backup».

16.17. Creazione di un layout personalizzato o Modifica di un layout predefinito

Se selezionate una delle quattro opzioni di partizionamento automatico e non avete selezionato Ricontrolla, andate su Sezione 16.18, «Scrivere le modifiche sul disco».
Se si seleziona l'opzione di partizionamento automatico e l'opzione Ricontrolla, è possibile accettare sia le impostazioni attuali (facendo clic su Avanti) che modificare la configurazione manualmente nella schermata di partizionamento.
Se desiderate creare un layout personalizzato è necessario indicare al programma di installazione dove installare Red Hat Enterprise Linux. Tale operazione viene eseguita definendo i mount point per una o più partizioni del disco nelle quali viene installato Red Hat Enterprise Linux.
Se non avete ancora pianificato come impostare le partizioni, consultate Appendice A, Introduzione al partizionamento del disco e Sezione 16.17.5, «Schema di partizionamento consigliato». Come requisiti minimi avrete bisogno di una partizione root di dimensioni adeguate (/), una partizione /boot/, una PReP boot e generalmente una partizione swap appropriata alla quantità di RAM presente sul sistema.
Anaconda è in grado di soddisfare i requisiti di partizionamento per una installazione tipica.
Partizionamento su IBM System p

Figura 16.38. Partizionamento su IBM System p

La schermata di partizionamento contiene due pannelli. Quello superiore contiene una rappresentazione grafica del disco fisso, volume logico o dispositivo RAID selezionati nel pannello inferiore
Sopra la rappresentazione grafica del dispositivo è possibile ricontrollare il nome dell'unità (come ad esempio /dev/sda o LogVol00), la sua dimensione (in MB), ed il modello come rilevato dal programma di installazione.
Utilizzando il mouse fare clic una sola volta per evidenziare un campo particolare nel display grafico. Eseguire un doppio clic per modificare una partizione esistente o per creare una partizione dallo spazio esistente.
Il riquadro inferiore contiene un elenco di tutti i DASD, volumi logici e dispositivi RAID da usare durante l'installazione come specificato in precedenza nel processo di installazione — consultare Sezione 16.12, «Assegnazione dispositivi di storage»
I dispositivi sono raggruppati in base al tipo. Fare clic sui triangolini situati sulla sinistra di ogni tipo di dispositivo per visualizzare o nascondere i dispositivi di quel tipo.
Anaconda mostra numerose informazioni per ogni dispositivo elencato:
Dispositivo
il nome del dispositivo, volume logico o partizione
Dimensione (MB)
la dimensione del dispositivo, volume logico o partizione (in MB)
Mount Point/RAID/Volume
il mount point (posizione interna ad un file system) sul quale una partizione deve essere montata, o il nome del gruppo di volumi logici o RAID del quale è parte.
Tipo
il tipo di partizione. Se la partizione è una partizione standard questo campo mostra il tipo di file system sulla partizione (per esempio ext4). In caso contrario esso indicherà che la partizione è un volume fisico (LVM), o parte di un software RAID
Formato
Se questa colonna è contrassegnata indicherà che la partizione verrà formattata durante l'installazione.
Al di sotto del riquadro inferiore sono presenti i quattro pulsanti: Crea, Modifica, Cancella, e Resetta.
Selezionare un dispositivo o una partizione facendo clic su di essi nella reppresentazione grafica nel riquadro superiore o nell'elenco nel riquadro inferiore, e successivamente selezionando uno dei quattro pulsanti per eseguire le seguenti azioni:
Crea
crea una nuova partizione, volume logico o software RAID
Modifica
modifica una partizione esistente, volume logico o software RAID. Da notare che sarà solo possibile diminuire la dimensione delle partizioni con Ridimensiona e non ingrandirle.
Cancella
rimuove una partizione, volume logico o software RAID
Resetta
resetta tutte le modifica fatte in questa schermata

16.17.1. Crea storage

Il dialogo Crea Storage permette all'utente di creare nuove partizioni di storage, volumi logici e software RAID. Anaconda presenta le opzioni come disponibili o non disponibili a seconda se lo storage è già presente sul sistema o configurato al trasferimento sul sistema.
Creazione dello storage

Figura 16.39. Creazione dello storage

Le opzioni sono raggruppate in Crea Partizione, Crea Software RAID e Crea LVM:

Crea partizione

Consultare Sezione 9.15.2, «Aggiunta di partizioni» per maggiori informazioni sul dialogo Aggiungi partizione.

Creare un Software RAID

Consultare Sezione 23.15.3, «Creare un Software RAID» per maggiori informazioni.
  • Partizione RAID — crea una partizione in uno spazio non assegnato in modo da formare una parte di un dispositivo software RAID. Per formare un dispositivo software RAID due o più partizioni RAID devono essere disponibili sul sistema.
  • Dispositivo RAID — Unire una o più partizioni RAID in un dispositivo software RAID. Quando selezionate questa opzione sarà possibile specificare il tipo di dispositivo RAID da creare (il RAID level). Questa opzione è disponibile solo quando due o più partizioni RAID sono disponibili sul sistema.

Creare un volume logico LVM

Consultare Sezione 16.17.4, «Creare un volume logico LVM» per maggiori informazioni.
  • Volume fisico LVM — crea un volume fisico in uno spazio non assegnato.
  • Gruppo di volumi LVM — crea un gruppo di volumi da uno o più volumi fisici. Questa opzione è solo utilizzabile quando almeno un volume fisico è disponibile sul sistema.
  • Volume logico LVM — crea un volume logico su di un gruppo di volumi. Questa opzione è utilizzabile solo quando è disponibile sul sistema almeno un gruppo di volumi.

16.17.2. Aggiunta di partizioni

Per aggiungere una nuova partizione selezionare Crea. A questo punto apparirà una casella di dialogo (consultare Figura 16.40, «Creazione di una nuova partizione»).

Nota

Per questa installazione sarà necessario dedicare una o più partizioni. Per maggiori informazioni consultare il Appendice A, Introduzione al partizionamento del disco.
Creazione di una nuova partizione

Figura 16.40. Creazione di una nuova partizione

  • Mount Point: Inserire il mount point della partizione. Per esempio, se questa partizione è la partizione root inserire /; inserire /boot per la partizione /boot e così via. Sarà possibile altresì usare il menu a tendina per selezionare il mount point corretto per la partizione. Non impostare alcun mount point per una partizione di swap — sarà sufficiente impostare il tipo di file system su swap.
  • Tipo di File System: Utilizzando il menù a tendina selezionare il tipo di file system appropriato per questa partizione. Per maggiori informazioni sui tipi di file system consultare la Sezione 16.17.2.1, «Tipi di file system».
  • Unità disponibili: Questo campo contiene un elenco dei dischi fissi installati sul sistema. Se selezionate la casella relativa ad un disco fisso, allora la partizione potrà essere creata su quel disco. Se la casella non è selezionata, la partizione non verrà mai creata sul disco in questione. Utilizzando impostazioni diverse è possibile scegliere se anaconda dovrà posizionare le partizioni a seconda delle esigenze personali oppure lasciare che anaconda decida dove posizionarle.
  • Dimensione (MB): Inserite la dimensione della partizione (in megabyte). Questo campo inizia con 200 MB; se non modificate tale valore otterrete una partizione di 200 MB.
  • Opzioni aggiuntive della dimensione: Sceglie se mantenere la partizione alla dimensione stabilita, se permettere una "34;crescita" (riempiendo lo spazio disponibile del disco fisso) fino a un certo punto o se occupare tutto lo spazio rimanente del disco fisso.
    Se si seleziona Occupa tutto lo spazio fino a (MB), bisogna fornire un valore nel campo alla destra di questa opzione. In questo modo manterrete una certa quantità di spazio libero sul disco per un utilizzo futuro.
  • Forza come partizione primaria: Scegliere se la partizione che si sta creando deve essere una delle prime quattro partizioni presenti sul disco fisso. Se non selezionata la partizione sarà creata come partizione logica. Consultare la Sezione A.1.3, «Partizioni all'interno di partizioni — Panoramica sulle partizioni estese» per maggiori informazioni.
  • Cifra: Scegliere se eseguire la cifratura della partizione in modo tale che i dati archiviati al suo interno siano inaccessibili senza una frase di accesso anche se il dispositivo di storage è collegato ad un altro sistema. Consultare Appendice C, Crittografia del disco per le informazioni su come cifrare i dispositivi di storage. Se si seleziona questa opzione l'installer richiederà una frase di accesso prima di scrivere la partizione sul disco.
  • Ok: Selezionare Ok se si è soddisfatti delle impostazioni e si desidera creare la partizione.
  • Annulla: selezionare Annulla se non si desidera creare la partizione.

16.17.2.1. Tipi di file system

Red Hat Enterprise Linux permette all'utente di creare tipi diversi di partizioni e file system. Quanto di seguito riportato è una breve descrizione dei diversi tipi di partizioni e file system disponibili, e dei metodi attraverso i quali è possibile utilizzarli.

Tipi di partizione

  • partizione standard — Una partizione standard è in grado di contenere un file system, uno spazio di swap o è in grado di fornire un container per il software RAID o il volume fisico LVM.
  • swap — Le partizioni di swap vengono usate per supportare la memoria virtuale. In altre parole, i dati vengono salvati su di una partizione swap quando non vi è RAM sufficiente per conservare i dati che il sistema è in grado di processare. Per informazioni aggiuntive consultare Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide.
  • software RAID — La creazione di due o più partizioni software RAID vi permetterà di creare un dispositivo RAID. Per maggiori informazioni su RAID, consultate il capitolo RAID (Redundant Array of Independent Disks) nella Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide.
  • physical volume (LVM) — La creazione di una o più partizioni (LVM) del volume fisico, vi permette di creare un volume logico LVM. LVM è in grado di migliorare le prestazioni se utilizzate dischi fisici. Per maggiori informazioni su LVM consultate Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide.

File system

  • ext4 — Il filesystem ext4 si basa sul filesystem ext3 e presenta alcuni miglioramenti. Viene incluso il supporto per filesystem e file più grandi, allocazione dello spazio su disco più rapida e più efficiente, nessun limite sul numero delle sottodirectory all'interno di una directory, controllo sul file system più rapido e un journaling più robusto. Il filesystem ext4 viene selezionato in modo predefinito ed è fortemente consigliato.
  • ext3 — Il filesystem ext3 si basa sul filesystem ext2 e presenta un particolare vantaggio — il journaling. Usando un filesystem di tipo journaling si riducono i tempi di controllo di un filesystem dopo un crash poichè non occorre eseguire fsck. [7]
  • ext2 —il filesystsem ext2 supporta i file Unix standard (file e directory normali, link simbolici e così via.) e permette di assegnare ai file nomi con 255 caratteri.
  • xfs — XFS è un file system altamente scalabile ad elevate prestazioni il quale supporta i file system fino a 16 exabyte (approssimativamente 16 milioni di terabyte), i file fino a 8 exabyte (approssimativamente 8 milioni di terabyte) e le strutture di directory contenenti decine di milioni di voci. XFS supporta il journaling dei metadati, facilitando così un ripristino più veloce da un crash. Il file system XFS può essere frammentato e ridimensionato anche quando è stato montato e risulta attivo.
  • vfat — Il file system VFAT è un file system di Linux compatibile con nomi di file Microsoft Windows molto lunghi sul file system FAT.
  • Btrfs — Btrfs è in fase di sviluppo come filesystem in grado di indirizzare e mappare più file, file più larghi e volumi più grandi rispetto ai filesystem ext2, ext3 ed ext4. Btrfs è stato ideato per rendere il filesystem tollerante agli errori e per facilitare il rilevamento e la riparazione degli errori in loro presenza. Utilizza i checksum per assicurare la validità dei dati e dei metadata e mantiene le istantanee del filesystem che possono essere usate per il backup o la riparazione.
    Poichè Btrfs è ancora in fase sperimentale ed in via di sviluppo il programma d'installazione non lo offre come impostazione predefinita. Se si desidera creare una partizione Btrfs su di una unità, iniziare l'installazione con l'opzione btrfs. Consultare Capitolo 28, Opzioni d'avvio per informazioni.

    Avvertimento

    Red Hat Enterprise Linux 6 include Btrfs come anteprima di tecnologia per consentire di sperimentare questo filesystem. Non si dovrebbe scegliere Btrfs per le partizioni che conterranno dati importanti o essenziali per operazioni di sistemi fondamentali.

16.17.3. Creare un Software RAID

I Redundant arrays of independent disks (RAIDs) vengono creati da dispositivi di storage multipli i quali forniscono migliori prestazioni e — in alcune configurazioni — un miglior fault tolerance. Consultate la Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide per una descrizione dei diversi tipi di RAID.
Per creare un dispositivo RAID è necessario prima creare le partizioni software RAID. Una volta creato due o più partizioni software RAID selezionare RAID per unire le partizioni software RAID in un dispositivo RAID.
Partizione RAID
Selezionare questa opzione per configurare una partizione per il software RAID. Tale opzione rappresenta l'unica opzione disponibile se il disco non presenta alcuna partizione RAID. Questo è lo stesso dialogo visualizzato durante l'aggiunta di una partizione standard — consultare Sezione 16.17.2, «Aggiunta di partizioni» per una descrizione delle opzioni disponibili. Da notare tuttavia che Tipo di File System deve essere impostato su software RAID
Creare una partizione software RAID

Figura 16.41. Creare una partizione software RAID

Dispositivo RAID
Selezionare questa opzione per creare un dispositivo RAID da due o più partizioni software RAID esistenti. Questa opzione è disponibile se due o più partizioni software RAID sono state configurate.
Creare un dispositivo RAID

Figura 16.42. Creare un dispositivo RAID

Selezionare un tipo di file system come per una partizione standard.
Anaconda suggerisce automaticamente un nome per il dispositivo RAID, ma sarà possibile selezionare manualmente i nomi da md0 a md15.
Fare clic sulle caselle accanto ai dispositivi di storage per includerli o rimuoverli da questo RAID.
Il Livello del RAID corrisponde ad un tipo particolare di RAID. Selezionarlo dalle seguenti opzioni:
  • RAID 0 — distribuisce i dati su dispositivi di storage multipli. RAID level 0 offre una migliore prestazione rispetto alle partizioni standard e può essere usato per raggruppare lo storage di dispositivi multipli in un dispositivo virtuale più grande. Da notare che i RAID level 0 non offrono alcuna ridondanza ed il fallimento di un dispositivo comporta la distruzione dell'intero array. RAID o ha bisogno di un minimo di due partizione RAID.
  • RAID 1 — copia (a specchio) i dati di un dispositivo di storage su uno o più dispositivi. Dispositivi aggiuntivi nell'array forniscono livelli maggiori di ridondanza. RAID 1 ha bisogno di almeno due partizioni RAID.
  • RAID 4 — distribuisce i dati su dispositivi di storage multipli ma utilizza un solo dispositivo nell'array per archiviare le informazioni di parità che proteggono l'array in caso di fallimento di un dispositivo. Poichè tutte le informazioni di parità sono archiviate su un unico dispositivo, l'accesso al dispositivo può creare una limitazione delle prestazioni. RAID 4 necessita di almeno tre partizioni RAID.
  • RAID 5 — distribuisce i dati e le informazioni sulla parità su dispositivi di storage multipli. i RAID level 5 offrono quindi i vantaggi relativi alla distribuzione dei dati su dispositivi multipli, ma non presenta alcuna limitazione come ad esempio con il RAID level 4 poichè le informazioni sulla parità sono distribuite attraverso l'array. RAID 5 ha bisogno di almeno tre partizioni RAID.
  • RAID 6 — I RAID level 6 sono simili ai RAID level 5 ma al posto di archiviare un solo set di dati sulla parità, essi archiviano due set. Il RAID 6 richiede almeno quattro partizioni RAID.
  • RAID 10 — I RAID level 10 sono RAID nidificati o RAID ibridi. Essi distribuiscono i dati attraverso set speculari di dispositivi di storage. Per esempio, un RAID level 10 formato da quattro partizioni RAID, consiste in due coppie di partizioni nelle quali una partizioni è speculare all'altra. I dati sono così distribuiti su entrambe le coppie di dispositivi di storage, in modo simile al RAID level 0. RAID 10 necessita di almeno quattro partizioni RAID.

16.17.4. Creare un volume logico LVM

Importante

L'impostazione iniziale LVM non è disponibile durante l'installazione in modalità testo. Se è necessario creare una configurazione LVM premere Alt+F2 per usare una console virtuale diversa, ed eseguire il comando lvm. Per tornare all'installazione in modalità testo premere Alt+F1.
Il Logical Volume Management (LVM) presenta una visuale logica semplice dello spazio di storage fisico sottostante, come ad esempio un disco fisso o LUN. Le partizioni su storage fisici sono rappresentate come volumi fisici che possono essere raggruppati in gruppi di volume. Ogni gruppo di volume può essere diviso in volumi logici multipli, ognuno dei quali è analogo ad una partizione del disco standard. Per questo motivo i volumi logici funzionano come partizioni che possono dar luogo a dischi fisici multipli.
Per saperne di più su LVM consultare la Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide. Da notare che LVM è solo disponibile nel programma di installazione grafico.
Volume fisico LVM
Selezionare questa opzione per configurare una partizione o dispositivo come volume fisico LVM. Tale opzione è l'unica disponibile se lo storage non presenta già i Gruppi di volumi LVM. Esso è lo stesso dialogo visualizzato durante il processo di aggiunta di una partizione standard — consultare Sezione 16.17.2, «Aggiunta di partizioni» per una descrizione delle opzioni disponibili. Da notare tuttavia che Tipo di File System deve essere impostato su volume fisico (LVM)
Crea un volume fisico LVM

Figura 16.43. Crea un volume fisico LVM

Creazione gruppo di volumi LVM
Selezionare questa opzione per creare i gruppi di volumi LVM dai volumi fisici LVM disponibili o per aggiungere i volumi logici esistenti ad un gruppo di volumi.
Crea un gruppo di volumi LVM

Figura 16.44. Crea un gruppo di volumi LVM

Per assegnare uno o più volumi fisici ad un gruppo come prima cosa assegnare il nome al gruppo di volumi. Successivamente selezionare i volumi fisici da usare nel gruppo di volumi, e per finire configurare i volumi logici su qualsiasi gruppo usando le opzioni Aggiungi, Modifica e Cancella.
Non rimuovere alcun volume fisico da un gruppo di volumi se così facendo non ci sarà spazio suffciente per i volumi logici di quel gruppo per esempio, un gruppo di volumi costituito da due partizioni di volume fisico LVM di 5 GB, il quale contiene un volume logico di 8 GB. L'installer non vi permetterà di rimuovere alcun volume fisico poichè tale operazione lascerà solo 5 GB nel gruppo per un volume logico di 8 GB. Se si riduce in modo appropriato la dimensione totale di qualsiasi volume logico, sarà possibile rimuovere un volume fisico dal gruppo di volumi. Nell'esempio, riducendo la dimensione del volume logico a 4 GB sarà possibile rimuovere uno dei volumi fisici di 5 GB.
Creazione di un volume logico
Selezionare questa opzione per creare un volume logico LVM. Selezionare un mount point, il tipo di file system e la dimensione (in MB) come se fosse una partizione del disco standard. Sarà possibile anche selezionare un nome per il volume logico e specificare il gruppo di volumi al quale dovrà appartenere.
Crea un volume logico

Figura 16.45. Crea un volume logico

16.17.5. Schema di partizionamento consigliato

Se non avete una buona ragione per fare diversamente, vi consigliamo di creare le seguenti partizioni:
  • Una partizione swap (di almeno 256 MB) — le partizioni swap vengono usate per supportare la memoria virtuale. In altre parole, i dati vengono salvati su di una partizione swap quando non vi è RAM sufficiente per conservare i dati che il vostro sistema è in grado di processare.
    Nel passato la quantità di swap consigliata aumentava in modo lineare con la quantità di RAM nel sistema. Poichè la quantità di memoria nei sistemi odierni è aumentata nella misura dei centinaia di gigabyte, è ora consigliato che la quantità di swap necessaria per il sistema sia in funzione al carico di lavoro in esecuzione su un determinato sistema.
    Tuttavia poichè lo spazio di swap viene generalmente definito al momento dell'installazione, tale processo rende difficoltoso la determinazione a priori del carico di lavoro della memoria di un sistema. Durante una installazione kickstart è possibile richiedere una impostazione automatica della quantità di spazio di swap (consultare Sezione 32.4, «Opzioni di kickstart».
    Tuttavia questa impostazione non è perfettamente idonea al sistema, per questo motivo usare la seguente tabella per una impostazione più precisa dello spazio di swap.

    Tabella 16.2. Spazio di Swap del sistema consigliato

    Quantità di RAM nel sistema Quantità consigliata spazio di Swap
    4GB di RAM o minore un minimo di 2GB per lo spazio di swap
    4GB a 16GB di RAM un minimo di 4GB per lo spazio di swap
    16GB a 64GB di RAM un minimo di 8GB di spazio di swap
    64GB a 256GB di RAM un minimo di 16GB di spazio di swap
    256GB a 512GB di RAM un minimo di 32GB di spazio di swap
    Da notare che è possibile ottenere una migliore prestazione distribuendo lo spazio di swap attraverso i dispositivi di storage multipli, in particolare su sistemi con unità, controller ed interfacce veloci.
  • Una partizione PReP boot sulla prima partizione del disco fisso — la partizione PReP boot presenta il boot loader Yaboot (il quale permette ad altri sistemi POWER di avviare Red Hat Enterprise Linux). Se non desiderate eseguire l'avvio da un sorgente di rete, sarà necessario usare una partizione PReP boot per l'avvio di Red Hat Enterprise Linux.
    Per utenti IBM System p: La partizione PReP boot dovrebbe avere una dimensione compresa tra 4-8 MB ma non eccedere i 10 MB.
  • Una partizione /boot/ (250 MB) — la partizione montata su /boot/ contiene il kernel del sistema operativo (il quale permette al sistema di avviare Red Hat Enterprise Linux), insieme ai file utilizzati durante il processo di bootstrap. A causa delle limitazioni di molti PC firmware, è consigliato creare una partizione piccola per conservare i suddetti file. Per la maggior parte degli utenti è sufficiente una partizione boot di 250 MB.

    Avvertimento

    Se avete una scheda RAID fate attenzione poichè Red Hat Enterprise Linux 6 non supporta l'impostazione dell'hardware RAID sulla scheda IPR. Sarà possibile avviare il CD diagnostico standalone prima dell'installazione per creare un array RAID ed eseguire successivamente l'installazione su di esso.
  • Una partizione root (3.0 GB - 5.0 GB)

    Questa è la posizione di "/" (la directory root). Con questa impostazione, tutti i file (ad eccezione di quelli conservati in /boot) si trovano sulla partizione root.

    Una partizione da 3 GB consente una installazione minima, mentre una partizione root da 5 GB consente una installazione completa, selezionando tutti i gruppi di pacchetti.

    Importante

    La partizione / (o root) è l'inizio della struttura delle directory. La directory /root /root (a volte pronunciata "slash-root") è la directory home dell'account utente per l'amministrazione del sistema.

Avvertimento

Il programma di aggiornamento PackageKit scarica in modo predefinito i pacchetti aggiornati su /var/cache/yum/. Se si effettua un partizionamento manuale e si crea una partizione /var/ separata, assicurarsi di creare una partizione sufficientemente larga (3.0 GB o più) per poter effettuare un download degli aggiornamenti del pacchetto.

16.18. Scrivere le modifiche sul disco

Il programma di installazione richiederà una conferma delle opzioni di partizionamento selezionate. Selezionare Scrivi modifiche su disco per permettere al programma di installazione di partizionare il disco fisso ed installare Red Hat Enterprise Linux.
Scrittura configurazione dello storage sul disco

Figura 16.46. Scrittura configurazione dello storage sul disco

Se siete sicuri di voler procedere fare clic su Scrivi modifiche su disco.

Avvertimento

Fino a questo punto del processo il programma di installazione non ha eseguito alcuna modifica permanente sul computer. Quando selezionate Scrivi modifiche su disco, il programma di installazione assegnerà lo spazio sul disco fisso ed inizierà il trasferimento di Red Hat Enterprise Linux in questo spazio. In base alla opzione di partizionamento selezionata, questo processo potrebbe includere la cancellazione dei dati già esistenti sul computer.
Per controllare nuovamente le impostazioni fatte fino a questo punto fate clic su Indietro. Per cancellare completamente l'installazione spegnere il computer.
Dopo aver selezionato Scrivi modifiche su disco, lasciar terminare il processo di installazione. Se il processo viene interrotto (per esempio se spegnete o resettate il computer, o a causa di un outage dell'alimentazione), molto probabilmente non sareste in grado di usare il computer fino al riavvio successivo ed al completamento del processo di installazione di Red Hat Enterprise Linux, oppure all'installazione di un sistema operativo diverso.

16.19. Selezione dei gruppi dei pacchetti

Ora che avete effettuato la maggior parte delle selezioni riguardanti l'installazione, sarete pronti a confermare i pacchetti predefiniti, o a personalizzare i pacchetti per il sistema.
A questo punto potrete visualizzare la schermata Installazione pacchetti predefinita con i dettagli dell'insieme di pacchetti predefiniti per l'installazione di Red Hat Enterprise Linux. Questa schermata varia a seconda della versione di Red Hat Enterprise Linux che si sta installando.

Importante

Se installate Red Hat Enterprise Linux in modalità testo non sarà possibile selezionare i pacchetti. L'installer selezionerà i pacchetti solo dal gruppo di base e da quello principale. Alla fine del processo di installazione questi pacchetti saranno sufficienti per il corretto funzionamento del sistema, per le implementazioni di nuovi aggiornamenti e l'installazione dei pacchetti. Per cambiare la selezione dei pacchetti completare l'installazione e successivamente usare l'applicazione Aggiungi/Rimuovi Software per effettuare le modifiche desiderate.
Selezione dei gruppi dei pacchetti

Figura 16.47. Selezione dei gruppi dei pacchetti

Il processo di installazione di Red Hat Enterprise Linux carica in modo predefinito una selezione di software adeguata per un sistema implementato come server di base. Da notare che questa sezione non include un ambiente grafico. Per includere una selezione di software adatto per altri ruoli selezionare il pulsante corrispondente ad una delle seguenti opzioni:
Server di base
Questa opzione fornisce una installazione di base di Red Hat Enterprise Linux per un suo utilizzo sul server.
Server database
Questa opzione fornisce i database MySQL e PostgreSQL.
Server web
Questa opzione fornisce il web server Apache.
Enterprise Identity Server Base
Questa opzione fornisce OpenLDAP e System Security Services Daemon (SSSD) per la creazione di un server di autenticazione e identità.
Host virtuale
Questa opzione fornisce gli strumenti KVM e Virtual Machine Manager per la creazione di macchine virtuali e host.
Desktop
Questa opzione fornisce la suite di produttività OpenOffice.org, gli strumenti grafici come GIMP, e le applicazioni multimediali.
Workstation di sviluppo software
Questa opzione fornisce i vari strumenti necessari per compilare il software sul sistema Red Hat Enterprise Linux system.
Minimo
Questa opzione fornisce solo i pacchetti essenziali per eseguire Red Hat Enterprise Linux. Una installazione minima fornisce la base per un desktop appliance o server di base, massimizzando le prestazioni e la sicurezza su una installazione simile.
Se decidete di accettare l'attuale elenco dei pacchetti consultare la Sezione 16.20, «Installazione dei pacchetti».
Per selezionare un componente fate click sulla casella corrispondente (consultate la Figura 16.47, «Selezione dei gruppi dei pacchetti»).
Per personalizzare ulteriormente il pacchetto, selezionare l'opzione Personalizza ora sulla schermata. Cliccando su Successivo verrà visualizzata la schermata, Selezione del gruppo di pacchetti.

16.19.1. Installazione da repositori aggiuntivi

Durante l'installazione è possibile definire repositori aggiuntivi per aumentare la disponibilità software per il sistema. Un repositorio è una posizione della rete usata per archiviare i pacchetti software insieme ai metadati usati per la descrizione. Numerosi pacchetti software usati con Red Hat Enterprise Linux hanno bisogno di una installazione di software aggiuntivo. L'installer utilizza i metadati per soddisfare i requisiti per ogni parte di software selezionata per l'installazione.
Il repositorio di Red Hat Enterprise Linux viene automaticamente selezionato. Esso contiene una raccolta completa di software rilasciata come Red Hat Enterprise Linux 6, con le rispettive versioni software correnti al momento della release.
Come aggiungere un repositorio software

Figura 16.48. Come aggiungere un repositorio software

Per includere il software di altri repositori selezionate Aggiungi repositori software aggiuntivi e fornire la posizione del repositorio.
Per modificare una posizione del repositorio software esistente selezionare il repositorio nell'elenco e successivamente Modifica repositorio.
Se modificate le informazioni del repositorio durante una installazione diversa da quella di rete, come ad esempio da un DVD di Red Hat Enterprise Linux, l'installer richiederà l'inserimento delle informazioni relative alla configurazione di rete.
Selezionare l'interfaccia di rete

Figura 16.49. Selezionare l'interfaccia di rete

  1. Selezionare una interfaccia dal menu a tendina.
  2. Selezionare OK.
Anaconda attiva l'interfaccia selezionata e successivamente avvia il NetworkManager per la sua configurazione.
Collegamenti di rete

Figura 16.50. Collegamenti di rete

Per informazioni su come usare NetworkManager consultare Sezione 16.9, «Impostazione nome host»
Selezionando Aggiungi i repositori software aggiuntivi sarete in grado di visualizzare il dialogo Modifica repositorio. A questo punto fornire un Nome repositorio e l'URL repositorio per la sua posizione.
Dopo aver individuato un mirror, per determinare l'URL del usare trovare la directory sul mirror che contiene la directory repodata.
Una volta fornite le informazioni per un repositorio aggiuntivo l'installer legge i metadati del pacchetto attraverso la rete. Il software contrassegnato viene incluso nel sistema di selezione del gruppo di pacchetti.

Avvertimento

Se selezionate Indietro nella schermata di selezione dei pacchetti, qualsiasi ulteriore dato inserito sarà perso. Ciò vi permetterà di cancellare qualsiasi repositorio aggiuntivo. Attualmente non è disponibile alcun metodo per cancellare un repositorio una volta inserito.

16.19.2. Personalizzazione della selezione del software

Nota

Il sistema Red Hat Enterprise Linux supporta automaticamente la lingua selezionata al momento dell'avvio del processo di installazione. Per includere il supporto per lingue aggiuntive selezionare il gruppo di pacchetti per le lingue interessate dalla categoria Lingue.

Nota

Gli utenti che desiderano un supporto per lo sviluppo o l'esecuzione di applicazioni a 64-bit, sono incoraggiati a selezionare i pacchetti Compatibility Arch Support e Compatibility Arch Development Support per l'installazione del supporto di specifiche architetture per i propri sistemi.
Selezionare Personalizza ora per specificare i pacchetti software per il sistema finale in modo più dettagliato. Questa opzione causa la visualizzazione di una schermata supplementare per la personalizzazione da parte del processo di installazione al momento della selezione di Successivo.
Informazioni sul gruppo di pacchetti

Figura 16.51. Informazioni sul gruppo di pacchetti

Red Hat Enterprise Linux suddivide il software incluso in gruppi di pacchetti. Per una facilità d'uso la schermata di selezione dei pacchetti mostra i suddetti gruppi come categorie.
È possibile selezionare i gruppi di pacchetti che raggruppano componenti in base alla loro funzione (per esempio, Il sistema X Window e gli Editor), i singoli pacchetti oppure una combinazione dei due.
Per visualizzare i gruppi di pacchetti per una categoria, selezionare la categoria dall'elenco sulla sinistra. L'elenco sulla destra visualizza i gruppi di pacchetti per la categoria attualmente selezionata.
Per specificare un gruppo di pacchetti per l'installazione selezionare la casella corrispondente al gruppo. La casella in basso nella schermata mostra le informazioni sul gruppo di pacchetti attualmente evidenziato. Nessuno dei pacchetti di un gruppo verranno installati a meno che la casella di quel gruppo non verrà selezionata.
Se viene selezionato un gruppo di pacchetti, Red Hat Enterprise Linux installa automaticamente i pacchetti di base e quelli obbligatori per il gruppo in questione. Per modificare i pacchetti opzionali da installare all'interno di un gruppo specifico, selezionare il pulsante Pacchetti opzionali sotto la descrizione del gruppo. Utilizzare successivamente la casella accanto al nome del pacchetto per modificarne la selezione.
Nell'elenco di selezione dei pacchetti sulla destra sarà possibile usare il menu del contesto come scorciatoia per la selezione o deselezione dei pacchetti di base, e di quelli obbligatori, o di tutti i pacchetti facoltativi.
Menu di contesto per l'elenco di selezione dei pacchetti

Figura 16.52. Menu di contesto per l'elenco di selezione dei pacchetti

Dopo aver scelto i pacchetti desiderati selezionare Successivo per procedere. Il programma di installazione controlla la selezione fatta ed automaticamente aggiunge qualsiasi pacchetto necessario all'uso del software selezionato. Dopo aver terminato la selezione dei pacchetti fate clic su Chiudi per salvare la selezione dei pacchetti opzionali e ritornare sulla schermata di selezione principale.
I pacchetti selezionati non sono permanenti. Dopo l'avvio del sistema utilizzare il tool Aggiungi/Rimuovi Software per installare un nuovo software o rimuovere i pacchetti installati. Per eseguire questo tool dal menu principale selezionare SistemaAmministrazioneAggiungi/Rimuovi Software. Il sistema di gestione software di Red Hat Enterprise Linux scarica gli ultimissimi pacchetti dai server di rete invece di usare quelli presenti sui dischi di installazione.

16.19.2.1. Servizi di rete principali

Tutte le installazioni Red Hat Enterprise Linux includono i seguenti servizi di rete:
  • registrazione centralizzata attraverso syslog
  • email attraverso SMTP (Simple Mail Transfer Protocol)
  • condivisione file di rete attraverso NFS (Network File System)
  • accesso remoto attraverso SSH (Secure SHell)
  • advertising delle risorse attraverso mDNS (multicast DNS)
L'installazione predefinita fornisce altresì:
  • trasferimento file di rete attraverso HTTP (HyperText Transfer Protocol)
  • stampa attraverso CUPS (Common UNIX Printing System)
  • accesso desktop remoto attraverso (Virtual Network Computing)
Alcuni processi automatizzati sul sistema Red Hat Enterprise Linux utilizzano il servizio di email per inviare i messaggi ed i riporti all'amministratore di sistema. Per impostazione predefinita l'email, logging, ed i servizi di stampa non accettano i collegamenti da altri sistemi. Red Hat Enterprise Linux installa la condivisione NFS, HTTP, ed i componenti VNC senza abilitare i servizi.
È possibile configurare il sistema Red Hat Enterprise Linux dopo l'installazione in modo da offrire il file sharing, email, logging, il servizio di stampa ed i servizi di accesso remoto al desktop. Il servizio SSH viene abilitato per default. Sarà possibile utilizzare NFS per accedere i file su altri sistemi senza abilitare il servizio di condivisione NFS.

16.20. Installazione dei pacchetti

A questo punto occorre solo attendere che l'installazione di tutti i pacchetti sia completata. Il tempo necessario dipende dal numero di pacchetti da installare e dalla velocità del computer.
In base alle risorse disponibili sarà possibile visualizzare la barra di progresso mentre il programma di installazione risolve le dipendenze dei pacchetti selezionati per l'installazione:
Avvio dell'installazione

Figura 16.53. Avvio dell'installazione

Durante l'installazione dei pacchetti selezionati e delle relative dipendenze sarà possibile visualizzare quanto di seguito riportato:
Pacchetti completati

Figura 16.54. Pacchetti completati

16.21. Installazione completata

Congratulazioni! L'installazione di Red Hat Enterprise Linux è stata completata!
Il programma di installazione vi richiederà di preparare il sistema al riavvio. Ricordate di rimuovere qualsiasi dispositivo di installazione non espulso automaticamente prima del riavvio.
Una volta completata la normale sequenza d'avvio del computer, Red Hat Enterprise Linux verrà caricato ed avviato. Per impostazione predefinita il processo d'avvio viene nascosto dietro una schermata grafica la quale mostra una barra di progresso. Ad un certo punto dell'installazione verrà visualizzata una schermata di log in GUI o un prompt di login: (se avete installato un sistema X Window e selezionato un avvio automatico di X).
Al primo avvio di Red Hat Enterprise Linux in un runlevel 5 (ambiente grafico) sarà possibile usare FirstBoot per eseguire una configurazione. Utilizzando questo strumento sarà possibile impostare l'ora e la data, installare il software e registrare la macchina con Red Hat Network, e molto altro. FirstBoot rende possibile la configurazione nelle fasi iniziali, in modo da poter usare Red Hat Enterprise Linux il prima possibile.
Capitolo 34, Firstboot vi guiderà attraverso il processo di configurazione.


[6] La password root è una password amministrativa per il sistema Red Hat Enterprise Linux. Si consiglia di eseguire un login come utenti root solo a scopo di manutenzione. L'account root opera senza seguire alcuna restrizione imposta per gli utenti normali, per questo motivo le modifiche effettuate utilizzando un account root possono avere ripercussioni sull'intero sistema.
[7] L'applicazione fsck viene usata per controllare la consistenza dei metadati del file system e facoltativamente per correggere uno o più file system di Linux.

Capitolo 17. Troubleshooting dell'installazione su di un sistema IBM POWER

In questa sezione vengono trattati alcuni problemi relativi all'installazione e alla loro possibile risoluzione.
Per scopi di debugging anaconda registra le azioni relative all'installazione nei file presenti all'interno della directory /tmp. Questi file includono:
/tmp/anaconda.log
messaggi generali di anaconda
/tmp/program.log
tutti i programmi esterni eseguiti da anaconda
/tmp/storage.log
informazioni esaustive sul modulo di storage
/tmp/yum.log
messaggi per l'installazione del pacchetto yum
/tmp/syslog
messaggi del sistema relativi all'hardware
Se l'installazione fallisce i messaggi provenienti dai suddetti file vengono consolidati all'interno di /tmp/anaconda-tb-identifier, dove identifier è una stringa randomica.
La sezione IBM Online Alert per System p potrebbe essere particolarmente utile. Essa si trova su:
http://www14.software.ibm.com/webapp/set2/sas/f/lopdiags/info/LinuxAlerts.html
Tutti i file sopra indicati risiedono nella ramdisk dell'installer e quindi non sono permanenti. Per creare una copia permanente copiare i suddetti file su di un altro sistema sulla rete usando scp sull'immagine di installazione (e non il contrario).

17.1. Impossibile avviare Red Hat Enterprise Linux

17.1.1. Viene visualizzato il segnale di errore 11?

Un segnale 11 di errore, conosciuto come errore di segmentazione , vuol dire che il programma ha provato ad accedere una posizione della memoria che non gli era stata assegnata. Un segnale 11 d'errore può essere causato da un bug in uno dei programmi software installato, oppure da un hardware difettoso.
Se ricevete un segnale 11 di errore durante l'installazione ciò è probabilmente causato da un errore hardware nella memoria del bus del sistema. Come altri sistemi operativi Red Hat Enterprise Linux posiziona le proprie richieste sull'hardware del sistema. Parte di questo hardware potrebbe non essere in grado di soddisfare queste richieste anche se funziona correttamente con altri sistemi operativi.
Controllare di avere gli ultimissimi aggiornamenti ed immagini. Consultare gli errata online per verificare se sono disponibili versioni più aggiornate. Se anche l'immagine dell'ultima versione non funziona, il problema potrebbe dipendere dall'hardware. Di solito questi errori si trovano nella memoria o nella cache della CPU. Una possibile soluzione di questo errore può essere quella di disattivare la cache della CPU nel BIOS, se il sistema lo supporta. Provare anche a sostituire la memoria negli alloggiamenti della scheda madre per verificare se il problema deriva dall'alloggiamento stesso o dalla memoria.
Un'altra opzione è quella di eseguire un controllo del dispositivo sul DVD di installazione. Anaconda, il programma di installazione, è in grado di eseguire un test dell'integrità del dispositivo di installazione. Esso può essere usato con DVD, hard drive ISO, e metodi di installazione NFS ISO. Red Hat consiglia il controllo di tutti i dispositivi di installazione prima di eseguire tale processo e di riportare qualsiasi bug relativa (numerosi bug sono causati da una masterizzazione incorretta del DVD). Per usare questo tipo di test digitare il seguente comando al prompt boot: o yaboot:.
	linux mediacheck
Per ulteriori informazioni sul segnale di errore 11, visitate il sito:
	http://www.bitwizard.nl/sig11/

17.2. Problemi nell'avvio dell'installazione

17.2.1. Problemi nell'avvio dell'installazione grafica

Su diverse schede video sono presenti alcuni problemi durante l'avvio del programma di installazione grafico. Se non eseguite il programma di installazione usando le impostazioni predefinite, esso proverà ad avviarsi in una risoluzione più bassa. Se anche ciò dovesse fallire, il programma di installazione tenterà l'esecuzione in modalità testo.
Una soluzione può essere rappresentata dal tentativo di utilizzo dell'opzione di avvio resolution=. Consultare Capitolo 28, Opzioni d'avvio per maggiori informazioni.

Nota

Per disabilitare il supporto ai frame buffer e consentire al programma di installazione l'esecuzione in modalità testo, provare ad usare l'opzione di boot nofb. Questo comando potrebbe essere necessario per l'accessibilità di alcuni hardware di lettura dello schermo.

17.3. Problemi durante l'installazione

17.3.1. Messaggio d'errore No devices found to install Red Hat Enterprise Linux

Se ricevete un messaggio d'errore simile al seguente No devices found to install Red Hat Enterprise Linux, molto probabilmente un controller SCSI non è stato riconosciuto dal programma d'installazione.
Controllate il sito web del rivenditore del vostro hardware per determinare la disponibilità di una immagine del dischetto driver per la risoluzione del vostro problema. Per informazioni generali sui dischetti driver consultare Capitolo 13, Aggiornamento dei driver durante l'installazione sui sistemi IBM POWER .
Consultare altresì la Red Hat Hardware Compatibility List, disponibile online su:

17.3.2. Salvataggio dei messaggi di traceback

Se durante il processo di installazione grafico anaconda incontra un errore sarà possibile visualizzare una casella di dialogo relativa all'arresto inaspettato:
Casella di dialogo per il riporto di un crash

Figura 17.1. Casella di dialogo per il riporto di un crash

Dettagli
mostra i dettagli dell'errore:
Dettagli del crash

Figura 17.2. Dettagli del crash

Salva
Salva i dettagli dell'errore localmente o in modo remoto:
Esci
esce dal processo di installazione.
Se avete selezionato Salva dalla casella di dialogo principale sarà possibile selezionare le seguenti opzioni:
Selezionare il reporter

Figura 17.3. Selezionare il reporter

Logger
salva le informazioni dell'errore come file di log sull'unità del disco fisso locale, in una posizione specificata.
Red Hat Customer Support
invia il crash report al Customer Support per assistenza.
Caricatore del report
carica una versione compressa di un crash report su Bugzilla o un URL desiderato.
Prima di inviare il report selezionare Preferenze per specificare una destinazione o fornire le informazioni per l'autenticazione. Selezionare il metodo per il riporto da configurare e successivamente Configura evento.
Configurazione preferenze del reporter

Figura 17.4. Configurazione preferenze del reporter

Logger
Specificare un percorso ed un nome per il file di log. Selezionare Aggiungi se state aggiungendo ad un file di log esistente.
Specificare il percorso locale per il file di log

Figura 17.5. Specificare il percorso locale per il file di log

Red Hat Customer Support
Inserire il nome utente e la password di Red Hat Network in modo che il report raggiunga il Customer Support e sia collegato con il vostro account. L'URL sarà già presente e l'opzione Verifica SSL preselezionata per impostazione predefinita.
Inserire le informazioni relative all'autenticazione di Red Hat Network

Figura 17.6. Inserire le informazioni relative all'autenticazione di Red Hat Network

Caricatore del report
Specificare un URL per il caricamento di una versione compressa di un crash report.
Inserire un URL per il caricamento di un crash report

Figura 17.7. Inserire un URL per il caricamento di un crash report

Bugzilla
Inserire il nome utente e la password di Bugzilla per inviare un Bug con il sistema di tracciamento delle bug di Red Hat usando il crash report. L'URL è già presente e l'opzione Verifica SSL preselezionata per impostazione predefinita.
Inserire le informazioni di autenticazione di Bugzilla

Figura 17.8. Inserire le informazioni di autenticazione di Bugzilla

Una volta inserite le preferenze selezionare OK per ritornare alla schermata di selezione del report. Selezionare come eseguire la notifica del problema e successivamente Avanti.
Confermare i dati del report

Figura 17.9. Confermare i dati del report

È ora possibile personalizzare il report selezionando o deselezionando il tipo di problematiche da includere. Una volta terminato selezionare Applica.
Report in corso

Figura 17.10. Report in corso

Questa schermata mostra il risultato del report incluso qualsiasi errore durante l'invio o l'archiviazione del log. Selezionare Avanti per procedere.
Report eseguito

Figura 17.11. Report eseguito

Il processo di notifica è stato completato. Selezionare Avanti per ritornare alla schermata di selezione del report. Ora è possibile eseguire un altro report o selezionare Chiudi per uscire dalla utility e successivamente Esci per chiudere il processo di installazione.

Importante

Queste informazioni non interessano gli utenti di sistemi headless IBM System p.

17.3.3. Problemi con la tabella delle partizioni

Se si riceve un segnale di errore dopo la fase di Impostazione del partizionamento del disco (Sezione 16.15, «Partizionamento del disco») dell'installazione simile al seguente
La tabella delle partizioni sul dispositivo hda non è leggibile. Per creare nuove partizioni è necessario inizializzarla causando la perdita di TUTTI I DATI su questa unità.
È probabile che non esiste una tabella di partizione su questo drive oppure la tabella non è riconosciuta dal programma di partizione usato nel programma di installazione.
A prescindere dal tipo di installazione che si effettua, è sempre consigliato eseguire il back up dei dati.

17.3.4. Problemi aggiuntivi di partizionamento per utenti del sistema POWER IBM

Se create le partizioni manualmente e non è possibile passare alla schermata successiva, probabilmente non sono state create tutte le partizioni necessarie per la prosecuzione del processo di installazione.
Come requisito minimo è necessario avere le seguenti partizioni:
  • Una partizione / (root)
  • Una partizione <swap> di tipo swap
  • Una partizione PReP Boot.
  • Una partizione /boot/.
Consultare Sezione 16.17.5, «Schema di partizionamento consigliato» per maggiori informazioni.

Nota

Quando si definisce una partizione swap non assegnate il mount point. Anaconda assegnerà automaticamente il mount point per voi.

17.4. Problemi post installazione

17.4.1. Impossibile effettuare un IPL da *NWSSTG

Se incontrate delle difficoltà durante il tentativo di eseguire IPL da *NWSSTG, molto probabilmente non avete creato la partizione Boot PReP come attiva.

17.4.2. Avvio in un ambiente grafico

Se il sistema X Window è stato installato ma non si riesce ad ottenere un ambiente desktop grafico nel momento in cui si accede al sistema, è possibile avviare l'interfaccia grafica del sistema X Window utilizzando il comando startx.
Dopo aver digitato questo comando e premuto Invio, viene visualizzato l'ambiente desktop grafico.
Notate, comunque, che questa è una soluzione temporanea e quindi non cambia il processo di accesso per tutti i log in futuri.
Per impostare il sistema in modo da poter accedere alla schermata grafica di login, dovete modificare il file /etc/inittab, modificando solo un numero nella sezione del runlevel. La prossima volta che eseguite un login, vi sarà presentato un prompt di login grafico.
Aprite un prompt della shell. Se siete collegati con il vostro account utente, collegatevi come utente root digitando il comando su.
Ora digitare quanto di seguito riportato e modificare il file con gedit.
	gedit /etc/inittab
Il file /etc/inittab verrà aperto. All'interno della prima schermata vedrete una sezione del file che è simile alla seguente:
# Default runlevel. The runlevels used are: 
#   0 - halt (Do NOT set initdefault to this) 
#   1 - Single user mode 
#   2 - Multiuser, without NFS (The same as 3, if you do not have networking) 
#   3 - Full multiuser mode 
#   4 - unused 
#   5 - X11 
#   6 - reboot (Do NOT set initdefault to this) 
#
id:3:initdefault:
Per cambiare da una console ad un login grafico ,dovete cambiare il numero nella riga seguente id:3:initdefault: da 3 a 5.

Avvertimento

Modificate solo il numero del runlevel di default da 3 a 5.
La riga modificata dovrebbe essere simile alla seguente:
	 id:5:initdefault: 
Quando siete soddisfatti della vostra modifica salvate il file ed uscite utilizzando i tasti Ctrl+Q. A questo punto verrà visualizzata una finestra la quale vi chiederà se desiderate salvare le modifiche. Fate clic su Salva.
La prossima volta che eseguirete il riavvio del sistema, verrà presentato un prompt di login grafico.

17.4.3. Problemi con il sistema X Window (GUI)

Se avete dei problemi ad avviare X (il sistema X Window), probabilmente il suddetto sistema non è stato installato durante la vostra installazione.
Per poter utilizzare il sistema X è possibile installare i pacchetti dai CD-ROM di Red Hat Enterprise Linux oppure effettuare un aggiornamento.
Durante l'aggiornamento, selezionate i pacchetti di X Window, e sciegliete GNOME, KDE o entrambi.
Consultare la Sezione 35.3, «Passare ad un login di tipo grafico» per maggiori informazioni su come installare un ambiente desktop.

17.4.4. Problemi con il crash del Server X e con utenti non-root

Se avete dei problemi di crash del server X ogni qualvolta un utente esegue un log in, è probabile che abbiate un file system completo (o una carenza di spazio disponibile sul disco fisso).
Per verificare che sia effettivamente il problema sopra indicato, eseguire il seguente comando:
df -h
Il comando df vi aiuterà a sapere quale partizione risulta essere piena. Per informazioni aggiuntive su df, insieme ad una spiegazione delle opzioni disponibili (come ad esempio l'opzione -h usata in questo esempio), fate riferimento alla pagina man di df, digitando man df al prompt della shell.
Un sintomo è la percentuale mostrata che può essere pari a 100%, oppure risulta essere superiore al 90% o 95%. Le partizioni /home/ e /tmp/ si possono riempire rapidamente con i file dell'utente. È possibile ottenere più spazio rimuovendo i file più vecchi. Dopo aver ottenuto spazio sufficiente provare ad eseguire X.

17.4.5. Problemi con il login

Se non avete creato un account utente nelle schermate relative al firstboot, smistatevi su di una console selezionando Ctrl+Alt+F2, e collegatevi come utente root digitando la relativa password.
Se non ricordate la vostra password root, dovete avviare il sistema come linux single.
Una volta eseguito l'avvio in modalità utente singolo e siete in grado di accedere al prompt #, digitate passwd root, il quale vi permetterà di inserire una nuova password di root. A questo punto potete digitare shutdown -r now per riavviare il sistema con la nuova password di root.
Se non ricordate la password dell'account utente sarà necessario diventare un utente root. Per diventare root digitare su - ed inserire la password root quando richiesto. Successivamente digitare passwd <username>. Ciò vi permetterà di inserire una nuova passoword per un account utente specifico.
Se non visualizzate la schermata di registrazione grafica, controllate la compatibilità del vostro hardware. L'elenco della compatibilità hardware può essere trovato su:
	http://hardware.redhat.com/hcl/

17.4.6. La stampante non funziona

Se non sapete come configurare la stampante o non riuscite a farla funzionare correttamente, utilizzate l'applicazione Printer Configuration Tool.
Al prompt della shell, digitate il comando system-config-printer per avviare l'applicazione Printer Configuration Tool. Se non siete collegati come root, vi verrà richiesta la password root per continuare.

17.4.7. Apache HTTP Server o Sendmail non rispondono più durante l'avvio

Se riscontrate alcuni problemi di sospensione con Apache HTTP Server (httpd) o Sendmail durante l'avvio, assicuratevi che la seguente riga sia presente all'interno del file /etc/hosts:
127.0.0.1  localhost.localdomain  localhost

Parte III. Architettura IBM System z - Installazione ed avvio

Questa sezione affronta il processo di installazione e l'avvio (o initial program load, IPL) di Red Hat Enterprise Linux su IBM System z.

Capitolo 18. Pianificazione per una installazione su System z

18.1. Pre-Installazione

Red Hat Enterprise Linux 6 può essere eseguito su sistemi IBM più recenti o System z9.
Il processo di installazione presume che l'utente sia a conoscenza del System z di IBM ed in grado di impostare le partizioni logiche (LPAR) e le macchine virtuali guest z/VM. Per maggiori informazioni su System z, consultare http://www.ibm.com/systems/z.
Prima di installare Red Hat Enterprise Linux, scegliere se:
  • Desiderate eseguire il sistema operativo su di una LPAR o come sistema operativo guest z/VM.
  • Decidere se avete bisogno di spazio di swap e la sua dimensione. Anche se è possibile (e consigliato) assegnare una quantità di memoria sufficiente alla macchina virtuale guest z/VM e lasciare che z/VM esegua lo swap necessario, sono presenti alcuni casi dove la quantità di RAM necessaria è difficile da prevedere. Tali circostanze devono essere esaminate caso per caso. Consultare Sezione 23.15.5, «Schema di partizionamento consigliato».
  • Decidere il tipo di configurazione di rete. Red Hat Enterprise Linux 6 per IBM System z supporta i seguenti dispositivi di rete:
    • Open Systems Adapter (OSA) reale e virtuale
    • HiperSockets reali e virtuali
    • LAN channel station (LCS) per OSA reali
Sarà necessario avere il seguente tipo di hardware:
  • Spazio su disco. Calcolare la quantità di spazio su disco necessaria ed assegnare uno spazio sufficiente sui DASD[8] o dischi SCSI. [9] È necessario avere a disposizione almeno 2 GB per una installazione server e 5 GB se desiderate installare tutti i pacchetti. Altresì, sarà necessario spazio su dusco per qualsiasi dato dell'applicazione. Dopo l'installazione sarà possibile aggiungere o rimuovere ulteriori DASD o partizioni del disco SCSI se necessario.
    Lo spazio su disco usato dal sistema Red Hat Enterprise Linux appena installato (istanza di Linux) deve essere separato dallo spazio su disco usato da altri sistemi operativi presenti sul sistema.
    Per maggiori informazioni sui dischi e sulla configurazione della partizione consultare Sezione 23.15.5, «Schema di partizionamento consigliato».
  • RAM. Acquisire 1 GB (consigliata) per l'istanza di Linux. Con un pò di regolazione, una istanza sarà in grado di essere eseguita anche con 512 MB di RAM.

18.2. Panoramica sulla procedura di installazione di System z

È possibile installare interattivamente Red Hat Enterprise Linux su System z o senza alcuna supervisione. Il processo di installazione su System z si differenzia dall'installazione su altre architetture poichè essa è generalmente eseguita attraverso una rete e non da un DVD locale. L'installazione può essere riassunta nel modo seguente:
  1. Avvio (IPL) dell'installer

    Eseguire il collegamento con il mainframe, successivamente eseguire un initial program load (IPL), o un avvio da un dispositivo contenente il programma di installazione.
  2. Fase 1 dell'installazione

    Impostare un dispositivo di rete iniziale. Questo dispositivo di rete viene successivamente usato per il collegamento al sistema di installazione via SSH o VNC. Così facendo otterrete un terminale in modalità schermo completo o un display grafico per continuare l'installazione come su qualsiasi altra architettura.
  3. Fase 2 di installazione

    Specificare quale lingua da usare e la posizione ed il metodo per localizzare il programma di installazione ed i pacchetti software da installare dal repositorio sul dispositivo di installazione di Red Hat.
  4. Fase 3 di installazione

    Usare anaconda (la parte principale del programma di installazione di Red Hat) per eseguire il resto dell'installazione.
Il processo di installazione

Figura 18.1. Il processo di installazione

18.2.1. Avvio (IPL) dell'installer

Dopo aver stabilito un collegamento con il mainframe sarà necessario eseguire un initial program load (IPL), o una procedura d'avvio dal dispositivo contenente il programma di installazione. Questo documento descrive i metodi più comuni per l'installazione di Red Hat Enterprise Linux 6 su System z. In generale sarà possibile usare qualsiasi metodo per l'avvio del sistema di installazione Linux che consiste in un kernel (kernel.img) e ramdisk iniziale (initrd.img) con i parametri in generic.prm. Il sistema di installazione di Linux viene anche chiamato installer.
Il punto di controllo da dove sarà possibile iniziare il processo IPL dipende dall'ambiente usato per eseguire Linux. Se il vostro Linux viene eseguito come un sistema operativo guest z/VM, il punto di controllo è il control program (CP) dell'hosting z/VM. Se invece Linux viene eseguito in modalità LPAR, esso sarà il Support Element (SE) del mainframe o un Hardware Management Console (HMC) di IBM System z.
Usare il seguente dispositivo d'avvio solo se Linux viene eseguito come sistema operativo guest con z/VM:
È possibile usare il seguente dispositivo d'avvio solo se Linux viene eseguito in modalità LPAR:
È possibile usare il seguente dispositivo d'avvio sia per z/VM che per LPAR:
Se utilizzate i dispositivi SCSI collegati con FCP e DASD (ad eccezione dei DVD SCSI) come dispositivi d'avvio, sarà necessario aver configurato un boot loader zipl. Per maggiori informazioni consultare il Capitolo su zipl in Linux sui Driver del dispositivo System z funzioni e comandi su Red Hat Enterprise Linux 6.

18.2.2. Fase 1 dell'installazione

Dopo l'avvio del kernel sarà possibile configurare un dispositivo di rete. Il suddetto dispositivo è necessario per completare l'installazione.
L'interfaccia da usare nella fase 1 dell'installazione è linuxrc, essa è basata sul testo e presenta una modalità a linea di comando. (Consultare Capitolo 21, Fase 1 di installazione: Configurazione di un dispositivo di rete.)

18.2.3. Fase 2 di installazione

Nella fase 2 d'installazione sarà necessario specificare la lingua da usare e dove trovare la fase 3 del programma di installazione insieme con i pacchetti software da installare dal repositorio sul dispositivo di installazione di Red Hat. Su System z, i sorgenti di installazione sono generalmente trasferiti dal DVD su di un server di rete. La fase 3 del programma di installazione ed il repositorio possono essere accessi in uno dei seguenti modi:
  • Attraverso la rete utilizzando uno dei protocolli FTP, HTTP, HTTPS, o NFS. Un server di rete separato (FTP, HTTP, HTTPS, o NFS), il quale presenta tutti i sorgenti di installazione necessari, esso deve essere impostato a priori. Per informazioni su come impostare un server di rete consultare la Sezione 19.1, «Preparazione ad una installazione di rete».
  • Disco fisso (DASD o un dispositivo SCSI collegato attraverso un canale FCP). È necessario impostare a priori un disco che contenga i sorgenti di installazione necessari. Per informazioni consultare Sezione 19.2, «Preparazione per una installazione Hard Drive».
  • Attraverso un DVD SCSI collegato con FCP. Gestito automaticamente se si esegue l'avvio da un DVD SCSI collegato con FCP.
L'interfaccia da usare nella fase 2 di installazione è il loader il quale fornisce per impostazione predefinita una interfaccia a schermo completo basata sul testo con uno sfondo blu. Per installazioni senza alcuna supervisione in modalità cmdline il loader offre una modalità a linea di comando, output basato sul testo. (Consultare Capitolo 22, Fase 2 di installazione: Configurazione della lingua e del sorgente di installazione.)

18.2.4. Fase 3 di installazione

Nella fase 3 di installazione l'utente userà anaconda in modalità di testo, grafica o cmdline:
  • Modalità grafica

    Può essere usata attraverso un client VNC (consigliato) o un server X11. È possibile usare il mouse o la tastiera per navigare attraverso le schermate, selezionare i pulsanti ed inserire il testo nei campi.

  • Modalità testo

    Questa interfaccia non offre tutti gli elementi della GUI e non supporta tutte le impostazioni. Usatela per installazioni interattive se non potete utilizzare un client VNC o server X11.

  • Modalità cmdline

    Si riferisce alle installazioni automatizzate su System z. (Consultare il Sezione 26.6, «Parametri per le installazioni kickstart»)

Se avete una connessione di rete lenta o preferite una installazione di testo non utilizzate X11 forwarding se eseguite il login di rete senza l'impostazione della variabile display= nel file di parametro (consultare Sezione 26.4, «Parametri X11 e VNC» per informazioni). Con Red Hat Enterprise Linux 6 l'installazione basata sul testo è stata ridotta in modo da minimizzare l'interazione dell'utente. Le funzioni come l'installazione su dispositivi SCSI collegati con FCP, il cambiamento del layout della partizione o la selezione del pacchetto sono solo disponibili con una installazione con l'interfaccia utente grafica. Usare l'installazione grafica quando possibile. (consultare Capitolo 23, Fase 3 d'installazione: Installazione utilizzando anaconda.)

18.3. Graphical User Interface con X11 o VNC

Per eseguire anaconda con l'interfaccia utente grafica usare una workstation con un server X Window System (X11) o un client VNC.
È possibile usare direttamente X11 forwarding con un client SSH o X11. Se il programma di installazione sulla workstation fallisce perchè il server X11 non supporta le estensioni X11 necessarie, potrebbe essere necessario aggiornare il server X11 o usare VNC.
Per usare VNC disabilitare X11 forwarding sul client SSH prima di collegarsi al sistema di installazione Linux sul mainframe, o specificare il parametro vnc nel file di parametro. L'uso di VNC è consigliato per collegamenti di rete lenti o molto distanti. Consultare Sezione 28.2, «Come abilitare l'accesso remoto al sistema di installazione».
Tabella 18.1, «Tipi di login SSH e parametri» mostra come i parametri ed i controlli tipo login SSH controllano quale interfaccia utente di anaconda viene utilizzata.

Tabella 18.1. Tipi di login SSH e parametri

Parametro login SSH Interfaccia utente
nessuno SSH senza X11 forwarding VNC o testo
vnc SSH con o senza X11 forwarding VNC
nessuno SSH con X11 forwarding X11
display=IP/hostname:display SSH senza X11 forwarding X11

18.3.1. Processo di installazione usando X11 forwarding

È possibile collegare una workstation al sistema di installazione di Linux sul mainframe e visualizzare il programma di installazione grafico usando SSH con X11 forwarding.
È necessario un client SSH che permette un X11 forwarding. Per aprire un collegamento avviare un server X sulla workstation. Successivamente collegarsi al sistema di installazione di Linux. Sarà possibile abilitare X11 forwarding nel client SSH durante il collegamento.
Per esempio con OpenSSH inserire quanto di seguito riportato in una finestra del terminale sulla workstation:
ssh -X install@linuxvm.example.com
Sostituire linuxvm.example.com con l'hostname o l'indirizzo IP del sistema che state installando. L'opzione -X (lettera maiuscola X) abilita X11 forwarding.

18.3.2. Installazione utilizzando X11

Il collegamento diretto dal client X11 ad un server X11 sulla workstation locale necessita di un collegamento IP dal vostro System z alla workstation. Se la rete ed i firewall impediscono i suddetti collegamenti usare X11 forwarding o VNC.
Il programma di installazione grafico richiede l'impostazione corretta dell'hostname e del DNS, e la possibilità da parte del sistema di installazione di Linux di aprire le applicazioni presenti sul display. Per fare questo impostate il parametro display=workstationname:0.0 nel file di parametro, dove workstationname è l'hostname della workstation del client che si collega all'immagine di Linux. Alternativamente impostate la variabile dell'ambiente display ed eseguire manualmente il loader dopo aver eseguito il log in con SSH come utente root. Per impostazione predefinita la registrazione viene eseguita come utente install. Tale processo avvia automaticamente il loader e non permette la sovrascrizione della variabile dell'ambiente display.
Per permettere ai client X11 di aprire le applicazioni sul server X11 sulla workstation usare il comando xauth, Per gestire i cookie di autorizzazione X11 con xauth, eseguire un login sul sistema di installazione di Linux usando SSH come utente root. Per informazioni su xauth e come gestire i cookie di autorizzazione, consultare la pagina man xauth.
In contrasto al metodo di impostazione delle autorizzazioni X11 con xauth, è possibile usare xhost per permettere al sistema di installazione di Linux di collegarsi al server X11:
xhost +linuxvm
Sostituire linuxvm con l'hostname o l'indirizzo IP del sistema di installazione di LInux. Ciò permetterà a linuxvm di creare i collegamenti al server X11.
Se l'installazione grafica non si avvia automaticamente verificare le impostazioni della variabile display= nel file di parametro. Se eseguite una installazione in z/VM, eseguire nuovamente l'installazione per ricaricare il nuovo file di parametro sul lettore.

18.3.3. Installazione tramite l'utilizzo di VNC

L'uso di VNC è consigliato per collegamenti di rete lenti o molto distanti. Per usare VNC disabilitare X11 forwarding nel vostro client SSH prima di collegarvi al sistema di installazione Linux temporaneo. Il loader fornirà una selezione tra VNC e la modalità di testo, a questo punto selezionare VNC. Alternativamente fornire la variabile vnc e facoltativamente vncpassword nel file di parametro (consultare Sezione 26.4, «Parametri X11 e VNC» per informazioni).
Un messaggio sul terminale SSH della workstation richiederà all'utente di riavviare il visualizzatore del client VNC fornendo le informazioni sulle specifiche del display VNC. Inserire le specifiche dal terminale SSH nel visualizzatore del client VNC ed eseguire un collegamento al sistema di installazione Linux temporaneo per iniziare l'installazione. Per maggiori informazioni consultare Capitolo 31, Installazione tramite VNC.

18.3.4. Installazione tramite un VNC listener

Per eseguire il collegamento dal vostro sistema di installazione Linux temporaneo ad un client VNC in esecuzione sulla workstation in modalità di ascolto, usare l'opzione vncconnect nel file di parametro insieme alle opzioni vnc e vncpassword (facoltativa). La rete ed i firewall devono permettere un collegamento IP dall'installazione Linux temporanea alla vostra workstation.
Per avere il sistema d'installazione automaticamente connesso ad un client VNC avviare prima il client in modalità di ascolto. Su sistemi Red Hat Enterprise Linux usare l'opzione -listen per avviare vncviewer in ascolto. In un terminale, digitare il comando:
vncviewer -listen
Consultare Capitolo 31, Installazione tramite VNC per maggiori informazioni.

18.3.5. Automatizzare l'installazione con Kickstart

È possibile eseguire una installazione senza alcun intervento da parte dell'utente usando il metodo kickstart. Un file Kickstart specifica le impostazioni per una installazione. Una volta avviato il sistema di installazione esso può leggere un file Kickstart e concludere il processo di installazione senza ulteriori input da parte dell'utente.
Su System z, è necessario un file di parametro (facoltativamente un file di configurazione aggiuntivo con z/VM). Il file di parametro deve contenere le opzioni di rete necessarie descritte in Sezione 26.3, «Parametri installazione di rete» e specificare un file kickstart con opzione ks=. Il file kickstart generalmente risiede sulla rete. Il file di parametro spesso contiene anche le opzioni cmdline e RUNKS=1 per eseguire il loader senza eseguire un login attraverso la rete con SSH (consultare Sezione 26.6, «Parametri per le installazioni kickstart»).
Per maggiori informazioni su come impostare un file kickstart consultare Sezione 32.3, «Creazione di un file kickstart».

18.3.5.1. Ogni installazione produce un file Kickstart

Il processo di installazione di Red Hat Enterprise Linux scrive automaticamente un file Kickstart che contiene le impostazioni per il sistema installato. Il file è sempre salvato come /root/anaconda-ks.cfg. È possibile usare questo file per ripetere l'installazione con parametri identici o modificare le copie per specificare parametri per altri sistemi.


[8] Direct Access Storage Devices (DASD) dischi fissi che permettono un massimo di tre partizioni per dispositivo. Per esempio, dasda potrà avere le seguenti partizioni dasda1, dasda2, e dasda3.
[9] Utilizzando il driver del dispositivo del canale SCSI-over-Fibre (driver del dispositivo zfcp) ed un interruttore, SCSI LUN possono essere presentati a Linux su System z come unità SCSI collegate localmente.

Capitolo 19. Preparazione ad una installazione

19.1. Preparazione ad una installazione di rete

Nota

Assicuratevi che nessun DVD di installazione (o qualsiasi altro tipo di DVD o CD) sia presente all'interno dell'unità della partizione hosting se desiderate eseguire una installazione basata sulla rete. La presenza di un DVD o CD nell'unità potrebbe causare errori inaspettati.
Assicuratevi che il dispositivo d'avvio sia disponibile come descritto in Capitolo 20, Avvio (IPL) dell'installer.
Il dispositivo di installazione di Red Hat Enterprise Linux deve essere disponibile sia per una installazione di rete (tramite NFS, FTP, HTTP, or HTTPS) sia per una installazione tramite lo storage locale. Seguire le fasi di seguito riportate per una installazione NFS, FTP, HTTP, o HTTPS.
Il server NFS, FTP, HTTP, o HTTPS da usare per l'installazione per mezzo della rete deve essere separato ed accessibile alla rete. Il server separato potrà essere una macchina virtuale, LPAR o qualsiasi altro sistema (come ad esempio Linux su di un sistema POWER o x86). Esso dovrà fornire i contenuti completi del DVD-ROM di installazione.

Nota

La directory pubblica usata per accedere ai file di installazione attraverso FTP, NFS, HTTP, o HTTPS è mappata sullo storage locale sul server di rete. Per esempio sarà possibile accedere alla directory locale /var/www/inst/rhel6 sul server di rete come http://network.server.com/inst/rhel6.
Nei seguenti esempi la directory presente sul server di staging per l'installazione che conterrà i file verrà specificata come /location/of/disk/space. La directory destinata ad essere disponibile al pubblico tramite FTP, NFS, HTTP, o HTTP, verrà specificata come /publicly_available_directory. Per esempio /location/of/disk/space potrebbe essere una directory creata dall'utente e chiamata /var/isos. /publicly_available_directory potrebbe essere /var/www/html/rhel6, per una installazione HTTP.
Nel seguente sarà necessaria una Immagine ISO. Una immagine ISO è un file contenente una copia esatta del contenuto di un DVD. Per creare una immagine ISO da un DVD usare il seguente comando:
dd if=/dev/dvd of=/path_to_image/name_of_image.iso
dove dvd è il dispositivo dell'unità DVD, name_of_image è il nome da voi conferito al file immagine ISO risultante, e path_to_image è il percorso per la posizione sul sistema dove verrà archiviata l'immagine ISO risultante.
Per copiare i file da un DVD di installazione su di una istanza di Linux, la quale funge come server di staging per l'installazione, continuare con la Sezione 19.1.1, «Preparazione per una installazione FTP, HTTP, e HTTPS» o Sezione 19.1.2, «Preparazione per una installazione NFS».

19.1.1. Preparazione per una installazione FTP, HTTP, e HTTPS

Estrarre i file da una immagine ISO del DVD di installazione e posizionarli in una directory condivisa attraverso FTP, HTTP, o HTTPS.
Successivamente assicuratevi che la directory sia condivisa tramite FTP, HTTP, o HTTPS, verificando l'accesso al client. Eseguire il test per controllare se la directory è accessibile dallo stesso server e da un'altra macchina sulla stessa sottorete sulla quale eseguirete l'installazione.

19.1.2. Preparazione per una installazione NFS

Per una installazione NFS non sarà necessario estrarre tutti i file da una immagine ISO. Sarà sufficiente rendere disponibili l'immagine ISO, il file install.img, e facoltativamente il file product.img sul server di rete tramite NFS.
  1. Trasferire l'immagine ISO sulla directory esportata NFS. Su di un sistema Linux eseguire:
    mv /path_to_image/name_of_image.iso /publicly_available_directory/
    dove path_to_image è il percorso per il file immagine ISO, name_of_image è il nome del file immagine ISO e publicly_available_directory è una directory disponibile attraverso NFS o che desiderate rendere disponibile attraverso NFS.
  2. Usare un programma checksum SHA256 per verificare che l'immagine ISO copiata sia intatta. Numerosi programmi checksum SHA256 sono disponibili per vari sistemi operativi. Su di un sistema Linux eseguire:
    $ sha256sum name_of_image.iso
    dove name_of_image è il nome del file immagine ISO. Il programma checksum SHA256 mostra una stringa di 64 caratteri chiamata hash. Confrontatela con l'hash mostrato per questa particolare immagine sulla pagina Scarica Software di Red Hat Network (consultare il Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux). I due hash dovrebbero essere identici.
  3. Copiare la directory images/ dal file ISO su di una directory nella quale è stato archiviato lo stesso file immagine ISO. Inserire i seguenti comandi:
    mount -t iso9660 /path_to_image/name_of_image.iso /mount_point -o loop,ro
    cp -pr /mount_point/images /publicly_available_directory/
    umount /mount_point
    dove path_to_imageè il percorso per il file immagine ISO, name_of_image è il nome e mount_point è il mount point sul quale montare l'immagine durante la copiatura dei file dall'immagine. Per esempio:
    mount -t iso9660 /var/isos/RHEL6.iso /mnt/tmp -o loop,ro
    cp -pr /mnt/tmp/images /var/isos/
    umount /mnt/tmp
    Sono ora presenti un file immagine ISO ed una directory images/ nella stessa directory.
  4. Verificare che la directory images/ contenga almeno il file install.img, senza di esso l'installazione non potrà procedere. La directory images/ è in grado di contenere il file product.img senza del quale solo i pacchetti per una installazione Minima saranno disponibili durante la fase di selezione del gruppo di pacchetti (consultate la Sezione 23.17, «Selezione dei gruppi dei pacchetti»).
  5. Assicuratevi che esista una voce per la directory disponibile pubblicamente nel file /etc/exports sul server di rete, in questo modo la directory è disponibile tramite NFS.
    Per esportare una directory di sola lettura su di un sistema specifico usare:
    /publicly_available_directory client.ip.address (ro)
    Per esportare una directory di sola lettura su tutti i sistemi usare:
    /publicly_available_directory * (ro)
  6. Sul server di rete avviate un demone NFS (su di un sistema Red Hat Enterprise Linux, usare /sbin/service nfs start). Se NFS è già in esecuzione ricaricare il file di configurazione (su di un sistema Red Hat Enterprise Linux usare /sbin/service nfs reload).
  7. Assicuratevi di eseguire il test della condivisione NFS seguendo le direttive presenti nella Red Hat Enterprise Linux Deployment Guide. Consultare la documentazione NFS per informazioni su come avviare o arrestare un server NFS.

Nota

anaconda è in grado di eseguire il test del dispositivo di installazione. Esso è in grado di operare con DVD, ISO dell'hard drive, e metodi di installazione NFS ISO. È consigliato eseguire il test di tutti i dispositivi di installazione prima di iniziare il processo di installazione e di riporto di eventuali bug (Numerosi bug sono causati da una masterizzazione non corretta dei DVD). Per eseguire il test digitare il seguente comando al prompt boot::
linux mediacheck

19.2. Preparazione per una installazione Hard Drive

Usare questa opzione per installare Red Hat Enterprise Linux su sistemi hardware senza unità DVD, e se non desiderate accedere alla fase 3 di installazione ed al repositorio del pacchetto attraverso una rete.

19.2.1. Accesso alla fase 3 di installazione ed al Repositorio dei pacchetti su di un hard drive

Nota

Le installazioni hard drive per mezzo di DASD o storage SCSI collegato con FCP funzionano solo da partizioni ext2, ext3, o ext4 native. Se siete in possesso di un file system basato su dispositivi diversi da ext2, ext3, o ext4 nativi (ed in particolare un file system basato su partizioni RAID o LVM), non sarete in grado di usarlo come sorgente per eseguire una installazione hard drive.
Le installazioni hard drive utilizzano una Immagine ISO del DVD di installazione (un file che contiene una copia esatta del contenuto del DVD), ed un file install.img estratto dall'immagine ISO. Con i file su di un hard drive sarà possibile selezionare Hard drive come sorgente di installazione durante l'avvio del programma di installazione.
Le installazioni da Hard drive utilizzano i seguenti file:
  • una immagine ISO del DVD di installazione. Una immagine ISO è un file che contiene una copia esatta del contenuto di un DVD.
  • un file install.img estratto da una immagine ISO.
  • facoltativamente, un file product.img estratto da una immagine ISO.
Con questi file presenti su di un hard drive sarà possibile selezionare Hard drive come sorgente di installazione durante l'avvio di un programma di installazione (consultare Sezione 22.4, «Metodo di installazione»).
Assicuratevi che il dispositivo d'avvio sia disponibile come descritto in Capitolo 20, Avvio (IPL) dell'installer.
Per preparare un DASD o un dispositivo collegato con FCP come sorgente di installazione seguire le seguenti fasi:
  1. Ottenere una immagine ISO del DVD di installazione di Red Hat Enterprise Linux (consultare Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux). Alternativamente se il DVD è sul dispositivo fisico sarà possibile creare una immagine con il seguente comando su di un sistema Linux:
    dd if=/dev/dvd of=/path_to_image/name_of_image.iso
    dove dvd è il dispositivo dell'unità DVD, name_of_image è il nome da voi conferito al file immagine ISO risultante, e path_to_image è il percorso per la posizione sul sistema dove verrà archiviata l'immagine ISO risultante.
  2. Trasferire le immagini ISO sul DASD o dispositivo SCSI.
    I file ISO devono essere posizionati su di un hard drive attivato nella fase 1 di installazione (consultare Capitolo 21, Fase 1 di installazione: Configurazione di un dispositivo di rete) o nella fase 2 di installazione (consultare Capitolo 22, Fase 2 di installazione: Configurazione della lingua e del sorgente di installazione). Con i DASD ciò è possibile automaticamente.
    Per un FCP LUN, eseguire un avvio (IPL) dallo stesso FCP LUN o usare la shell di ripristino fornita dai menu della fase 1 di installazione per attivare manualmente FCP LUN contenente le ISO come descritto in Sezione 25.2.1, «Attivazione dinamica di un FCP LUN».
  3. Usare un programma checksum SHA256 per verificare che l'immagine ISO copiata sia intatta. Numerosi programmi checksum SHA256 sono disponibili per vari sistemi operativi. Su di un sistema Linux eseguire:
    $ sha256sum name_of_image.iso
    dove name_of_image è il nome del file immagine ISO. Il programma checksum SHA256 mostra una stringa di 64 caratteri chiamata hash. Confrontatela con l'hash mostrato per questa particolare immagine sulla pagina Scarica Software di Red Hat Network (consultare il Capitolo 1, Come ottenere Red Hat Enterprise Linux). I due hash dovrebbero essere identici.
  4. Copiare la directory images/ dal file ISO su di una directory nella quale è stato archiviato lo stesso file immagine ISO. Inserire i seguenti comandi:
    mount -t iso9660 /path_to_image/name_of_image.iso /mount_point -o loop,ro
    cp -pr /mount_point/images /publicly_available_directory/
    umount /mount_point
    dove path_to_imageè il percorso per il file immagine ISO, name_of_image è il nome e mount_point è il mount point sul quale montare l'immagine durante la copiatura dei file dall'immagine. Per esempio:
    mount -t iso9660 /var/isos/RHEL6.iso /mnt/tmp -o loop,ro
    cp -pr /mnt/tmp/images /var/isos/
    umount /mnt/tmp
    Sono ora presenti un file immagine ISO ed una directory images/ nella stessa directory.
  5. Verificare che la directory images/ contenga almeno il file install.img, senza di esso l'installazione non potrà procedere. La directory images/ è in grado di contenere il file product.img senza del quale solo i pacchetti per una installazione Minima saranno disponibili durante la fase di selezione del gruppo di pacchetti (consultate la Sezione 23.17, «Selezione dei gruppi dei pacchetti»).

    Importante

    install.img e product.img devono essere i soli file nella directory images/.
  6. Rendere DASD o SCSI LUN accessibile alla macchina virtuale guest z/VM o LPAR e procedere con l'installazione. (Consultare la Capitolo 20, Avvio (IPL) dell'installer) o alternativamente con Sezione 19.2.1.1, «Preparazione all'avvio dell'installer da un Hard Drive».

Nota

Il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux è in grado di eseguire il test del dispositivo di installazione. Esso è in grado di operare con DVD, ISO dell'hard drive, e metodi di installazione NFS ISO. È consigliato eseguire il test di tutti i dispositivi di installazione prima di iniziare il processo di installazione e di riporto di eventuali bug. Per eseguire il test aggiungere il parametro mediacheck sul file di parametro (consultare Sezione 26.7, «Parametri vari»).

19.2.1.1. Preparazione all'avvio dell'installer da un Hard Drive

Se desiderate eseguire l'avvio (IPL) dell'installer da un hard drive in aggiunta all'accesso della fase 3 di installazione ed al repositorio dei pacchetti, sarà possibile installare il boot loader zipl sullo stesso disco (o uno differente). Fate attenzione poichè zipl supporta solo un boot record per disco. Se avete partizioni multiple su di un disco, esse “condivideranno” il boot record del disco.
Nell'esempio seguente prendiamo in considerazione un hard drive preparato come descritto in Sezione 19.2.1, «Accesso alla fase 3 di installazione ed al Repositorio dei pacchetti su di un hard drive», montato in /mnt, e non sarà necessario preservare un boot record esistente.
Per preparare un hard drive all'avvio di un installer, installare il boot loader zipl sull'hard drive inserendo il seguente comando:
zipl -V -t /mnt/ -i /mnt/images/kernel.img -r /mnt/images/initrd.img -p /mnt/images/generic.prm
Per maggiori informazioni su zipl.conf consultare il capitolo Linux sui Driver del dispositivo System z, funzioni e comandi su Red Hat Enterprise Linux 6.

Avvertimento

Se avete installato un sistema operativo sul disco e desiderate accedervi in un secondo momento consultate il capitolo relativo a zipl in Linux sui Driver del dispositivo System z, funzioni e comandi su Red Hat Enterprise Linux 6 su come aggiungere una nuova voce nel boot loader zipl (e cioè in zipl.conf).

Capitolo 20. Avvio (IPL) dell'installer

Le fasi per eseguire l'avvio iniziale (IPL) del programma di installazione dipendono dall'ambiente (z/VM o LPAR) nel quale Red Hat Enterprise Linux verrà eseguito. Per maggiori informazioni su come eseguire il processo d'avvio consultare il capitolo Avvio di Linux in Linux sui Driver del dispositivo System z, funzioni e comandi su Red Hat Enterprise Linux 6.

20.1. Processo di installazione in z/VM

Durante l'installazione in z/VM, sarà possibile eseguire l'avvio da:
  • lettore virtuale z/VM
  • un DASD o un dispositivo SCSI collegato con FCP preparato con il boot loader zipl
  • una unità DVD SCSI collegata con FCP
Eseguire un log in nella macchina virtuale guest z/VM selezionata per l'installazione di Linux. È possibile usare x3270 o c3270 (dal pacchetto x3270-text in Red Hat Enterprise Linux) per il login su z/VM da altri sistemi Linux. Alternativamente usare l'emulatore del terminale 3270 sull'Hardware Management Console (HMC) di Windows. Se state operando da una macchina con un sistema operativo Windows, Jolly Giant (http://www.jollygiant.com/) offre un emulatore 3270 abilitato-SSL. Esiste anche una porta Windows nativa c3270 chiamata wc3270.

Nota

Se la connessione 3270 è interrotta e non è possibile eseguire il log in perchè la sessione precedente è ancora attiva, sarà possibile sostituire la vecchia sessione con una nuova inserendo il seguente comando sulla schermata di registrazione z/VM:
logon user here
Sostituire user con il nome della macchina virtuale guest z/VM. In base all'uso di un gestore della sicurezza esterno, per esempio RACF, il comando usato per il log in potrebbe variare.
Se non state eseguendo CMS (sistema operativo utente singolo presente con z/VM) nel guest, avviatelo ora inserendo il seguente comando:
#cp ipl cms
Assicuratevi di non usare i dischi CMS come il disco A (spesso numero del dispositivo 0191) come target di installazione. Per sapere quali dischi sono stati usati da CMS usare quanto di seguito riportato:
query disk
È possibile usare i seguenti comandi CP (z/VM Control Program, l'hypervisor di z/VM) per saperne di più sulla configurazione del dispositivo della vostra macchina virtuale guest z/VM:
  • Interrogazione della memoria principale disponibile chiamata storage nella terminologia di System z. Il vostro guest dovrebbe avere almeno 512 megabytes di memoria.
    cp query virtual storage
  • Interrogazione dei dispositivi di rete disponibili del tipo:
    osa
    OSA (OSD di tipo CHPID, reale o virtuale (VSWITCH o QDIO di tipo GuestLAN) entrambi in modalità QDIO)
    hsi
    HiperSockets (CHPID tipo IQD, real o virtuale (GuestLAN tipo Hipers))
    lcs
    LCS (CHPID tipo OSE)
    Per esempio, per interrogare tutti i tipi di dispositivi di rete sopra indicati:
    cp query virtual osa
  • Interrogazione DASD disponibili. Solo quelli con un flag RW per la modalità lettura-scrittura possono essere usati come target di installazione:
    cp query virtual dasd
  • Interrogazione dei canali FCP disponibili:
    cp query virtual fcp

20.1.1. Utilizzo del lettore z/VM

Eseguire le fasi di seguito riportate per l'avvio da un lettore z/VM:
  1. Se necessario aggiungere un dispositivo contenente i tool TCP/IP z/VM per il vostro elenco di dischi CMS. Per esempio:
    cp link tcpmaint 592 592
    acc 592 fm
    Sostituire fm con qualsiasi lettera di FILEMODE.
  2. Eseguire il comando:
    ftp host
    Dove host è l'hostname o l'indirizzo IP del server FTP che possiede le immagini d'avvio (kernel.img e initrd.img).
  3. Eseguire il login ed i seguenti comandi. Usare (repl se state sovrascrivendo i file kernel.img, initrd.img, generic.prm, o redhat.exec esistenti:
    cd /location/of/install-tree/images/ 
    ascii  
    get generic.prm (repl  
    get redhat.exec (repl  
    locsite fix 80  
    binary  
    get kernel.img (repl  
    get initrd.img (repl  
    quit
  4. Facoltativamente controllate il corretto trasferimento dei file usando il comando CMS filelist per mostrare i file ricevuti ed il loro formato. È importante che kernel.img e initrd.img abbiano un formato con una lunghezza record fissa indicato da F nella colonna Formato, ed una lunghezza record di 80 nella colonna Lrecl. Per esempio:
    VMUSER FILELIST A0 V 169 Trunc=169 Size=6 Line=1 Col=1 Alt=0 
    Cmd Filename Filetype Fm Format Lrecl Records Blocks Date Time 
     REDHAT EXEC B1 V 22 1 1 4/15/10 9:30:40 
     GENERIC PRM B1 V 44 1 1 4/15/10 9:30:32 
     INITRD IMG B1 F 80 118545 2316 4/15/10 9:30:25 
     KERNEL IMG B1 F 80 74541 912 4/15/10 9:30:17
    Premere PF3 per uscire da filelist e ritornare al prompt di CMS:
  5. Per finire eseguire lo script REXX redhat.exec per avviare (IPL) il programma di installazione:
    redhat

20.1.2. Utilizzo di un DASD preparato

Eseguire l'avvio dal DASD preparato e selezionare la voce del menu d'avvio zipl che si riferisce al programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux. Usare un comando con il seguente formato:
cp ipl DASD device number loadparm boot_entry_number
Sostituire DASD device number con il numero del dispositivo d'avvio e boot_entry_number con il menu di configurazione per questo dispositivo. Per esempio:
cp ipl eb1c loadparm 0

20.1.3. Uso di un disco SCSI preparato collegato con FCP

Eseguire le fasi di seguito riportate per l'avvio da un disco SCSI preparato collegato con FCP:
  1. Configurare il boot loader SCSI di z/VM per l'accesso del disco SCSI preparato nella rete dell'area di storage FCP. Selezionare la voce del menu d'avvio zipl che si riferisce al programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux. Usare un comando con il seguente formato:
    cp set loaddev portname WWPN lun LUN bootprog boot_entry_number
    Sostituire WWPN con il WWPN del sistema di storage e LUN con il LUN del disco. I numeri esadecimali a 16 cifre devono essere suddivisi in due gruppi di otto caratteri ciascuno. Per esempio:
    cp set loaddev portname 50050763 050b073d lun 40204011 00000000 bootprog 0
  2. Facoltativamente confermare le impostazioni con il comando:
    query loaddev
  3. Eseguire IPL del dispositivo FCP collegato con il sistema di storage contenente il disco con il comando:
    cp ipl FCP_device 
    Per esempio:
    cp ipl fc00

20.1.4. Uso di una unità DVD SCSI collegata con FCP

Ciò richiede una unità DVD SCSI collegata ad un bridge FCP-to-SCSI il quale viene collegato ad un adattatore FCP in System z. L'adattatore FCP deve essere configurato e disponibile con z/VM.
  1. Inserire il DVD di Red Hat Enterprise Linux per System z nell'unità DVD.
  2. Configurare il boot loader SCSI di z/VM per accedere al drive DVD nella rete dell'area di storage FCP e specificare 1 come voce d'avvio sul DVD di Red Hat Enterprise Linux per System z. Usare un comando con il seguente formato:
    cp set loaddev portname WWPN lun FCP_LUN bootprog 1
    Sostituire WWPN con il WWPN del bridge FCP-to-SCSI e FCP_LUN con il LUN dell'unità DVD. I numeri esadecimali a 16 cifre devono essere suddivisi in due gruppi di otto caratteri ciascuno. Per esempio:
    cp set loaddev portname 20010060 eb1c0103 lun 00010000 00000000 bootprog 1
  3. Facoltativamente confermare le impostazioni con il comando:
    cp query loaddev
  4. Eseguire IPL sul dispositivo FCP collegato con il bridge FCP-to-SCSI.
    cp ipl FCP_device
    Per esempio:
    cp ipl fc00

20.2. Installazione in un LPAR

Durante l'installazione in una partizione logica (LPAR), sarà possibile eseguire l'avvio da:
  • un server FTP
  • unità DVD di HMC o SE
  • un DASD o una unità SCSI collegata con FCP con il boot loader zipl
  • una unità DVD SCSI collegata con FCP
Eseguire prima queste fasi:
  1. Login sull'Hardware Management Console (HMC) dell'IBM System z o sul Support Element (SE) come utente con privilegi sufficienti per installare un nuovo sistema operativo su di un LPAR. È consigliato l'utente SYSPROG.
  2. Selezionare Immagini, e successivamente LPAR sul quale desiderate eseguire l'installazione. Usate le freccette nella parte destra per andare sul menu Ripristino CPC.
  3. Fate doppio clic su Messaggi sistema operativo per mostrare la console di testo sulla quale appariranno i messaggi d'avvio di Linux e dove potrebbero essere necessari gli input dell'utente. Consultate il capitolo relativo all'avvio di Linux in Linux sui Driver del dispositivo System z, funzioni e comandi su Red Hat Enterprise Linux 6
Continuate con la procedura per il sorgente di installazione.

20.2.1. Utilizzo di un server FTP

  1. Cliccate due volte su Carica da un CD-ROM, DVD, o Server.
  2. Nella casella di dialogo seguente selezionare Sorgente FTP, ed inserire le seguenti informazioni: Host Computer: Hostname o Indirizzo IP del server FTP dal quale desiderate eseguire l'installazione (per esempio ftp.redhat.com), ID dell'utente: Il nome utente sul server FTP (o anonimo) Password: La vostra password (usare l'indirizzo email se siete registrati come utente anonimo) Account (facoltativo): Lasciare questo campo vuoto; Posizione file (facoltativa): Directory sul server FTP con Red Hat Enterprise Linux per System z (fper esempio, /rhel/s390x/)
  3. Selezionare Continua.
  4. Nel dialogo seguente mantenete la selezione predefinita di generic.ins e selezionare Continua.

20.2.2. Utilizzo dell'unità SE DVD o HMC

  1. Cliccate due volte su Carica da un CD-ROM, DVD, o Server.
  2. Nella casella di dialogo seguente selezionare CD-ROM / DVD locale e successivamente Continua.
  3. Nella casella di dialogo seguente mantenere l'impostazione predefinita di generic.ins e successivamente selezionare Continua.

20.2.3. Utilizzo di un DASD preparato

  1. Fare doppio clic su Carica.
  2. Nella casella di dialogo seguente selezionare Normale come Tipo di carico.
  3. Come Indirizzo di carico inserire il numero del dispositivo del DASD.
  4. Come Parametro di carico inserire il numero corrispondente della voce del menu d'avvio di zipl creato per l'avvio dell'installer di Red Hat Enterprise Linux.
  5. Fare click sul pulsante OK.

20.2.4. Uso di un disco SCSI preparato collegato con FCP

  1. Fare doppio clic su Carica.
  2. Nella casella di dialogo seguente selezionare SCSI come Tipo di caricamento.
  3. Come Indirizzo di carico inserire il numero del dispositivo del canale FCP collegato con il disco SCSI.
  4. Come World wide port name inserire il WWPN del sistema di storage contenente il disco come numero esadecimale a 16 cifre.
  5. Come Numero unità logica inserire il LUN del disco come un numero esadecimale a 16 cifre.
  6. Come Selettore del programma d'avvio inserire il numero corrispondente alla voce del menu d'avvio di zipl creato per l'avvio dell'installer di Red Hat Enterprise Linux.
  7. Lasciare l'Indirizzo del blocco logico del record d'avvio su 0 ed i Parametri del carico specifici al sistema opertivo vuoti.
  8. Fare click sul pulsante OK.

20.2.5. Uso di una unità DVD SCSI collegata con FCP

Ciò richiede una unità DVD SCSI collegata ad un bridge FCP-to-SCSI collegato a turno ad un adattatore FCP nella macchina System z. L'adattatore FCP deve essere configurato e disponibile in LPAR.
  1. Inserire il DVD di Red Hat Enterprise Linux per System z nell'unità DVD.
  2. Fare doppio clic su Carica.
  3. Nella casella di dialogo seguente selezionare SCSI come Tipo di caricamento.
  4. Come Indirizzo di carico inserire il numero del dispositivo del canale FCP collegato con il bridge FCP-to-SCSI.
  5. Come World wide port name inserire il WWPN del bridge FCP-to-SCSI come numero esadecimale a 16 cifre.
  6. Come Numero unità logica inserire il LUN dell'unità DVD come numero esadecimale a 16 cifre.
  7. Come Selettore programma d'avvio inserire il numero 1 per selezionare la voce d'avvio su Red Hat Enterprise Linux per il DVD System z.
  8. Lasciare l'Indirizzo del blocco logico del record d'avvio su 0 ed i Parametri del carico specifici al sistema opertivo vuoti.
  9. Fare click sul pulsante OK.

Capitolo 21. Fase 1 di installazione: Configurazione di un dispositivo di rete

Dopo l'avvio del kernel sarà necessario configurare un dispositivo di rete tramite il programma linuxrc. Questo dispositivo di rete sarà necessario per completare l'installazione. Se state eseguendo una installazione interattiva (con il file di parametro predefinito generic.prm), il programma formulerà alcune domande relative alla vostra rete. A tale scopo è consigliato organizzare i propri dati in un datasheet. Se desiderate automatizzare questa fase fornite le informazioni per ogni opzione all'interno del file di parametro o file di configurazione CMS.
Prendiamo come esempio la configurazione di un adattatore di rete OSA con z/VM. All'avvio di linuxrc verrà visualizzato il seguente messaggio:
Starting the zSeries initrd to configure networking. Version is 1.2 
Starting udev...
I dispositivi di rete saranno rilevati ed elencati. L'elenco dei dispositivi dipende dal parametro del kernel cio_ignore usato. Se nessun dispositivo verrà rilevato a causa di cio_ignore, come riportato nell'esempio sottostante, sarà possibile svuotare l'elenco dei dispositivi ignorati. Questo processo potrebbe richiedere del tempo e risultare in un elenco molto lungo se il numero dei dispositivi è molto alto, come ad esempio in un LPAR.
Scanning for available network devices... 
Autodetection found 0 devices. 
Note: There is a device blacklist active! (Clearing might take long) 
c) clear blacklist, m) manual config, r) rescan, s) shell: 
c 
Clearing device blacklist... 
Scanning for available network devices... 
Autodetection found 14 devices. 
  
NUM CARD CU CHPID TYPE DRIVER IF DEVICES 
 1 OSA (QDIO) 1731/01 00 OSD qeth eth 0.0.f500,0.0.f501,0.0.f502 
 2 OSA (QDIO) 1731/01 01 OSD qeth eth 0.0.f503,0.0.f504,0.0.f505 
 3 OSA (QDIO) 1731/01 02 OSD qeth eth 0.0.1010,0.0.1011,0.0.1012 
 4 HiperSockets 1731/05 03 IQD qeth hsi 0.0.1013,0.0.1014,0.0.1015 
 5 OSA (QDIO) 1731/01 04 OSD qeth eth 0.0.1017,0.0.1018,0.0.1019 
 6 CTC adapter 3088/08 12 ? ctcm ctc 0.0.1000,0.0.1001 
 7 escon channel 3088/1f 12 ? ctcm ctc 0.0.1002,0.0.1003 
 8 ficon channel 3088/1e 12 ? ctcm ctc 0.0.1004,0.0.1005 
 9 OSA (QDIO) 1731/01 76 OSD qeth eth 0.0.f5f0,0.0.f5f1,0.0.f5f2 
 10 LCS OSA 3088/60 8a OSE lcs eth 0.0.1240,0.0.1241 
 11 HiperSockets 1731/05 fb IQD qeth hsi 0.0.8024,0.0.8025,0.0.8026 
 12 HiperSockets 1731/05 fc IQD qeth hsi 0.0.8124,0.0.8125,0.0.8126 
 13 HiperSockets 1731/05 fd IQD qeth hsi 0.0.8224,0.0.8225,0.0.8226 
 14 HiperSockets 1731/05 fe IQD qeth hsi 0.0.8324,0.0.8325,0.0.8326 
  
<num>) use config, m) manual config, r) rescan, s) shell:
Inserire il numero della configurazione che desiderate usare, per esempio 9. La selezione fatta da una tabella fornisce al programma di installazione le informazioni sul tipo di dispositivo di rete e sugli indirizzi del dispositivo per i rispettivi canali secondari. Alternativamente sarà possibile inserire m e procedere all'inserimento del tipo di rete (qeth), la lettura, scrittura, i canali dati, e la porta OSA. Accettare le impostazioni predefinite premendo Invio; con z/VM sarà necessario premere due volte il tasto Invio.
m 
  
* NOTE: To enter default or empty values press enter twice. * 
  
  
Network type (qeth, lcs, ctc, ? for help). Default is qeth: 
qeth 
  
Read,write,data channel (e.g. 0.0.0300,0.0.0301,0.0.0302 or ? for help). 
0.0.f5f0,0.0.f5f1,0.0.f5f2 
  
Portname (1..8 characters, or ? for help). Default is no portname: 
  
  
Relative port number for OSA (0, 1, or ? for help). Default is 0: 
  
  
  
Activating network device... 
Detected: OSA card in OSD mode, Gigabit Ethernet
A questo punto saranno visualizzate le domande relative all'istanza di Linux:
 Hostname of your new Linux guest (FQDN e.g. s390.redhat.com or ? for help): 
host.subdomain.domain 
 
IPv4 address / IPv6 addr. (e.g. 10.0.0.2 / 2001:0DB8:: or ? for help) 
10.0.0.42 
  
IPv4 netmask or CIDR prefix (e.g. 255.255.255.0 or 1..32 or ? for help). Default is 255.0.0.0: 
24 
  
IPv4 address of your default gateway or ? for help: 
10.0.0.1 
Trying to reach gateway 10.0.0.1... 
  
IPv4 addresses of DNS servers (separated by colons ':' or ? for help): 
10.1.2.3:10.3.2.1 
Trying to reach DNS servers... 
  
DNS search domains (separated by colons ':' or ? for help): 
subdomain.domain:domain 
  
DASD range (e.g. 200-203,205 or ? for help). Default is autoprobing: 
eb1c 
Activated DASDs: 
0.0.eb1c(ECKD) dasda : active, blocksize: 4096, 1803060 blocks, 7043 MB

Importante

Il programma di installazione ha bisogno di un DASD. Per una installazione solo-SCSI, inserire none. Ciò soddisferà i requisiti per un parametro DASD definito, ma avrà come risultato un solo ambiente SCSI.
Se fate un errore il dialogo rileverà tale errore e vi chiederà di inserire nuovamente il parametro, oppure sarà possibile tornare sull'errore in un secondo momento riaprendo il dialogo:
 Incorrect ... (<OPTION-NAME>): 
0) redo this parameter, 1) continue, 2) restart dialog, 3) halt, 4) shell
Quando riavviate il dialogo esso ricorderà il parametro precedentemente inserito:
 Network type 
0) default is previous "qeth", 1) new value, ?) help
Alla fine del processo di configurazione sarà visaulizzato il messaggio Configurazione iniziale completata:
 Initial configuration completed. 
  
c) continue, p) parm file/configuration, n) network state, r) restart, s) shell
Sarà ora possibile controllare la configurazione della rete inserendo n:
 n 
eth0 Link encap:Ethernet HWaddr 02:00:00:AB:C9:81 
 inet addr:10.0.0.42 Bcast:10.0.0.255 Mask:255.255.255.0 
 UP BROADCAST RUNNING MULTICAST MTU:1492 Metric:1 
 RX packets:64 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0 
 TX packets:4 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0 
 collisions:0 txqueuelen:1000 
 RX bytes:3334 (3.2 KiB) TX bytes:336 (336.0 b) 
  
lo Link encap:Local Loopback 
 inet addr:127.0.0.1 Mask:255.0.0.0 
 UP LOOPBACK RUNNING MTU:16436 Metric:1 
 RX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0 
 TX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0 
 collisions:0 txqueuelen:0 
 RX bytes:0 (0.0 b) TX bytes:0 (0.0 b) 
  
Kernel IP routing table 
Destination Gateway Genmask Flags Metric Ref Use Iface 
127.0.0.1 0.0.0.0 255.255.255.255 UH 0 0 0 lo 
10.0.0.0 0.0.0.0 255.255.255.0 U 0 0 0 eth0 
0.0.0.0 10.0.0.1 0.0.0.0 UG 0 0 0 eth0 
  
c) continue, p) parm file/configuration, n) network state, r) restart, s) shell
Se desiderate modificare qualcosa inserire r per riavviare il dialogo. Per mostrare i parametri come specificati all'interno di un file di parametro o di configurazione o in modo interattivo, inserire p. Successivamente sarà possibile copiare l'output dal terminale ed incollarlo in un editor per salvarlo sul disco della workstation locale. È possibile usare la copia come template per un file di configurazione o di parametro per installazioni future:
 p 
  
NETTYPE=qeth 
IPADDR=10.0.0.42 
NETMASK=255.255.255.0 
GATEWAY=10.0.0.1 
HOSTNAME=host.subdomain.domain 
SUBCHANNELS=0.0.f5f0,0.0.f5f1,0.0.f5f2 
LAYER2=1 
MACADDR=02:00:00:AB:C9:81 
PORTNAME=OSAPORT 
DNS=10.1.2.3:10.3.2.1 
SEARCHDNS=subdomain.domain:domain 
DASD=eb1c
 
c) continue, p) parm file/configuration, n) network state, r) restart, s) shell
Ed ancora, per modificare qualcosa riavviare il dialogo con r. Per finire, se tutto è in ordine, inserire c per continuare:
 c 
  
Starting sshd to allow login over the network. 
  
Connect now to 10.0.0.42 and log in as user 'install' to start the 
installation. 
E.g. using: ssh -x install@10.0.0.42 
For VNC or text mode, disable X11 forwarding (recommended) with 'ssh -x'. 
For X11, enable X11 forwarding with 'ssh -X'. 
  
You may log in as the root user to start an interactive shell.
L'impostazione di rete preliminare è ora completa ed il programma d'nstallazione avvierà un demone SSH. Sarà possibile eseguire un log in all'interno dell'istanza di Linux tramite SSH. Se state usando RUNKS=1con kickstart e la modalità cmdline, linuxrc avvierà automaticamente il loader.

21.1. Una nota sui terminali

Durante l'installazione il programma mostrerà i messaggi su di un terminale in modalità testo. Questo rappresenta un applet Operating System Messages HMC se eseguite una installazione con LPAR o un terminale 3270 se eseguite una installazione con z/VM.
Linuxrc fornisce una shell di ripristino sul termianale a linea di comando. Premere il tasto Invio (due volte per z/VM) per avviare la shell. Non sarà possibile utilizzare applicazioni a schermo completo come ad esempio l'editor vi su di un terminale a linea di comando. Smistatevi su editor basati a linea di comando come ad esempio ed, ex, o sed per modificare i file di testo se necessario.
Attenzione poichè con alcuni comandi molto lunghi non sarà possibile la loro interruzione con la sequenza Ctrl+C. Usare i comandi con opzioni attraverso le quali sarà possibile un riporto a capo volontario. La shell sul terminale 3270 è disponibile durante l'intera installazione fino a quando sarà necessario riavviare il sistema.
Una volta fornita una shell sarà possibile uscire con un livello zero di errore per ottenere una nuova istanza della shell che sostituisce quella vecchia, oppure sarà possibile uscire con un livello di errore diverso da zero per forzare lo spegnimento del sistema di installazione.
Eseguite un collegamento al sistema installato usando root per ottenere una shell root senza avviare automaticamente il programma di installazione. Per la determinazione dei problemi eseguire un collegamento con numerose sessioni ssh.

Capitolo 22. Fase 2 di installazione: Configurazione della lingua e del sorgente di installazione

Prima dell'avvio del programma di installazione grafico sarà necessario configurare la lingua ed il sorgente di installazione.
Per impostazione predefinita, se state eseguendo una installazione interattiva (con il file di parametro predefinito generic.prm) il loader usato per selezionare la lingua ed il sorgente d'installazione verrà avviato in modalità testo. Nella nuova sessione ssh sarà possibile visualizzare il seguente messaggio:
Welcome to the anaconda install environment 1.2 for zSeries

22.1. Installazione in linea di comando non interattiva

Se avete specificato l'opzione cmdline come opzione d'avvio all'interno del file di parametro (Sezione 26.6, «Parametri per le installazioni kickstart») o nel file kickstart (consultare Sezione 32.3, «Creazione di un file kickstart»), il loader inizierà con un output di testo in linea di comando. Così facendo tutte le informazioni necessarie devono essere fornite nel file kickstart. Il programma di installazione non permetterà alcuna interazione dell'utente ed eseguirà un arresto se non sono state specificate informazioni relative all'installazione.

22.2. L'interfaccia utente del programma di installazione in modalità testo

Sia il loader che successivamente anaconda utilizzano una interfaccia basata sulla schermata la quale include la maggior parte dei widget più comuni presenti sulle interfacce utente grafico. Figura 22.1, «Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL», e Figura 22.2, «Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua», riportano i widget presenti sulle schermate durante il processo di installazione.
Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL

Figura 22.1. Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL

Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua

Figura 22.2. Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua

  • Finestra — Le finestre (di solito definite finestre di dialogo in questo manuale) compaiono sullo schermo durante l'intero processo di installazione. A volte si sovrappongono; in questi casi è possibile interagire solo con l'ultima finestra visualizzata. Quando la finestra in questione scompare, sarà possibile proseguire con quella posizionata sotto.
  • Casella di controllo — Le caselle di controllo consentono di selezionare o deselezionare un contenuto. La casella può mostrare un asterisco (selezionata) o vuota (non selezionata). Quando il cursore si trova all'interno della casella, premere la Barra spaziatrice per selezionare o deselezionare un contenuto.
  • Input di testo — le righe per l'input di testo sono aree dove inserire le informazioni richieste dal programma di installazione. Se il cursore si posiziona su una riga, è possibile inserire e/o modificare le informazioni in quella riga.
  • Widget di testo — I widget di testo sono aree della schermata dove viene visualizzato il testo. A volte questi oggetti possono contenerne altri, come le caselle di controllo. Se un oggetto di testo contiene più informazioni di quante ne possano essere visualizzate, compare una barra di scorrimento; posizionando il cursore all'interno dell'oggetto, è possibile usare i tasti freccia Su e Giù per scorrere lungo tutte le informazioni disponibili. La posizione attuale sulla barra di scorrimento è contrassegnata dal carattere #, che si muove in alto e in basso a seconda di dove ci si trova.
  • Barra di scorrimento — la barra di scorrimento compare nella parte laterale o inferiore della finestra per controllare la parte di elenco o documento visualizzato. La barra di scorrimento facilita lo spostamento all'interno dei file.
  • Pulsante Widget — i pulsanti Widget rappresentano il metodo principale per interagire con il programma di installazione infatti essi servono per procedere da una finestra all'altra del programma di installazione usando i tasti Tab e Invio. I pulsanti possono essere selezionati quando sono evidenziati.
  • Cursore — Anche se non risulta essere un widget, il cursore viene utilizzato per selezionare (ed interagire con) un widget particolare. Quando il cursore viene spostato da un widget all'altro, il widget interessato cambierà colore, oppure sarà possibile visualizzare il cursore stesso accanto o sul widget selezionato. In Figura 22.1, «Widget del programma di installazione come riportato in Impostazione URL», il cursore viene posizionato sul pulsante OK. La Figura 22.2, «Widget del programma di installazione come riportato in Seleziona una lingua», mostra il cursore sul pulsante Modifica.

22.2.1. Uso della tastiera per spostarsi da un menu all'altro

Per spostarsi attraverso i vari menu è sufficiente utilizzare alcune combinazioni di tasti molto semplici. Per il cursore usare i tasti freccia Sinistra, Destra, Su e Giù. Utilizzate il tasto Tab e Shift-Tab per andare avanti o indietro attraverso ogni widget sullo schermo. Nella parte inferiore nella maggior parte delle schermate è visualizzato il riepilogo dei tasti di posizionamento del cursore.
Per "premere" un pulsante, posizionare il cursore sullo stesso (per esempio con il tasto Tab) e premere la Barra spaziatrice o Invio. Per selezionare una voce dall'elenco, spostare il cursore sull'oggetto e premere Invio. Per selezionare un oggetto con una casella di controllo, spostare il cursore sulla casella e premere la Barra spaziatrice. Per deselezionare l'opzione, premere ancora la Barra spaziatrice.
Premendo F12 vengono accettati i valori impostati e si procede con le domande successive. Perciò equivale a premere il tasto OK.

Avvertimento

Non premere alcun tasto durante il processo di installazione (potrebbero verificarsi comportamenti indesiderati), a meno che non ci sia una finestra di dialogo in attesa di un input.

22.3. Selezione lingua

Usare i tasti freccetta sulla tastiera per selezionare una lingua da usare durante il processo di installazione (consultare Figura 22.3, «Selezione lingua»). Dopo aver evidenziato la lingua desiderata premere Tab per spostarsi sul tasto OK, e successivamente il tasto Invio per confermare la scelta. Sarà possibile automatizzare questa impostazione nel file di parametro con lang= (consultare Sezione 26.5, «Parametri del loader») o con il comando kickstart lang (consultare Sezione 28.4, «Automatizzare l'installazione con Kickstart»).
Qui la lingua scelta diventerà la lingua di default per il sistema operativo una volta installato. La selezione della lingua sarà utile più avanti per individuare la configurazione del fuso orario durante l'installazione. Il programma di installazione, cerca di definire il relativo fuso orario in base a quanto specificato in questa schermata.
Per aggiungere il supporto alle lingue aggiuntive personalizzare l'installazione nella fase di selezione dei pacchetti. Per maggiori informazioni consultare Sezione 23.17.2, «Personalizzazione della selezione del software».
Selezione lingua

Figura 22.3. Selezione lingua

Dopo aver selezionato la lingua desiderata, fare clic su Avanti per continuare.

22.4. Metodo di installazione

Usare i tasti freccetta della tastiera per selezionare il metodo di installazione (a tale scopo consultare Figura 22.4, «Metodo di installazione»). Una volta evidenziato il metodo desiderato premere il tasto Tab per andare sul tasto OK e premere Invio per confermare la scelta.
Metodo di installazione

Figura 22.4. Metodo di installazione

22.4.1. Installazione da un DVD

Per l'installazione di Red Hat Enterprise Linux da un DVD posizionare il DVD nell'unità apposita ed avviare il sistema dal DVD come descritto in Sezione 20.1.4, «Uso di una unità DVD SCSI collegata con FCP» per z/VM o Sezione 20.2.5, «Uso di una unità DVD SCSI collegata con FCP» per LPAR.
Il programma di installazione analizza il sistema e tenta di identificare l'unità DVD-ROM. Esso inizierà cercando una unità SCSI DVD-ROM.

Nota

Per annullare il processo di installazione in questo istante riavviare la macchina ed estrarre il dispositivo d'avvio. Sarà possibile cancellare in modo sicuro l'installazione in qualsiasi momento prima della schermata Salva modifiche sul disco. Consultare Sezione 23.16, «Scrivere le modifiche sul disco» per maggiori informazioni.
Se l'unità DVD viene identificata ed il driver caricato, il programma di installazione presenterà una opzione per il controllo del DVD. Tale processo richiederà un pò di tempo, quindi potreste scegliere di saltarlo. Tuttavia se incontrerete problemi con il programma di installazione è consigliato riavviare il processo ed eseguire il controllo del dispositivo prima di contattare il supporto. Dal dialogo di controllo del dispositivo continuare alla fase successiva del processo di installazione (consultare Sezione 23.5, «Benvenuti su Red Hat Enterprise Linux»).

22.4.2. Installazione da un hard drive

La schermata Seleziona partizione viene applicata solo se si stà eseguendo l'installazione dalla partizione del disco (e cioè se avete selezionato Disco fisso nel dialogo Metodo di installazione). Questo dialogo permetterà di indicare la partizione e la directory dalle quali si esegue l'installazione di Red Hat Enterprise Linux. Se avete usato l'opzione repo=hd, allora avrete già specificato una partizione.
Selezione del dialogo di partizionamento per una installazione dal disco fisso.

Figura 22.5. Selezione del dialogo di partizionamento per una installazione dal disco fisso.

Selezionare la partizione contenente i file ISO dalla lista delle partizioni disponibili. I nomi DASD iniziano con /dev/dasd. Ogni unità individuale ha la propria lettera, per esempio /dev/dasda o /dev/sda. Ogni partizione su di una unità è numerata per esempio /dev/dasda1 o /dev/sda1.
Per un FCP LUN, sarà necessario eseguire l'avvio (IPL) dallo stesso FCP LUN o usare la shell di ripristino fornita dai menu linuxrc, per attivare manualmente FCP LUN contenente le ISO come descritto in Sezione 25.2.1, «Attivazione dinamica di un FCP LUN».
Specificare altresì la Directory contenente le immagini. Inserire il percorso completo della directory dell'unità che contiene i file d'immagine ISO. La seguente tabella mostra alcuni esempi su come inserire queste informazioni:

Tabella 22.1. Posizione delle immagini ISO per diversi tipi di partizione

File system Mount point Percorso originale ai file Directory da usare
ext2, ext3, ext4 /home /home/user1/RHEL6 /user1/RHEL6
Se le immagini ISO sono nella directory root (directory principale) della partizione, inserire uno /. Se le immagini ISO si trovano in una sottodirectory di una partizione montata, inserire il nome della cartella che contiene le immagini ISO all'interno di questa partizione. Per esempio, se la partizione sulla quale sono presenti le immagini ISO viene normalmente montata come /home/, e le immagini sono in /home/new/, bisogna inserire /new/.

Importante

Una voce senza uno slash di interlinea potrebbe causare una installazione non riuscita.
Selezionare OK per continuare. Procedere con Capitolo 23, Fase 3 d'installazione: Installazione utilizzando anaconda.

22.4.3. Eseguire una installazione di rete

Il programma di installazione è abilitato alla rete ed è in grado di usare le impostazioni di rete per un certo numero di funzioni. Su System z, le fasi di installazione 2 e 3 assumono i valori della configurazione di rete precedentemente specificati interattivamente, o per mezzo di un parametro o file di configurazione nella fase 1 dell'installazione. È possibile altresì indicare al programma di consultare repositori software aggiuntivi.

22.4.4. Installazione NFS

Il dialogo NFS è valido solo se all'interno del menu Metodo di installazione è stato scelto Immagine NFS. Se avete usato l'opzione repo=nfs allora avrete già spacificato un server ed un percorso.
Finestra di configurazione di NFS

Figura 22.6. Finestra di configurazione di NFS

  1. Inserire il nome del dominio o l'indirizzo IP del server NFS interessato nel campoNome del server NFS. Per esempio se si esegue una installazione da un host chiamato eastcoast nel dominio example.com, inserire eastcoast.example.com.
  2. Inserire il nome della directory esportata nel campo Red Hat Enterprise Linux 6 directory
    • Se il server NFS esporta un mirror dell'albero di installazione di Red Hat Enterprise Linux inserire la directory che contiene il root dell'albero di installazione stesso. Se tutto è stato specificato correttamente apparirà un messaggio il quale indicherà che il programma di installazione di Red Hat Enterprise Linux è in esecuzione.
    • Se il server NFS esporta l'immagine ISO del DVD di Red Hat Enterprise Linux, inserire la directory che contiene l'immagine ISO.
    Se avete seguito l'impostazione descritta in Sezione 19.1.2, «Preparazione per una installazione NFS», la directory esportata sarà quella specificata come publicly_available_directory.
  3. Specificare qualsiasi opzione di montaggio NFS necessaria nel campo Opzioni di montaggio NFS. Consultare le pagine man di mount e nfs per un elenco completo delle opzioni. Se non desiderate usare alcuna opzione lasciare il campo vuoto.

22.4.5. Installazione tramite FTP, HTTP, o HTTPS

Importante

Se usate un URL per un sorgente di installazione sarà necessario specificare in modo esplicito http:// o https:// or ftp:// come protocolli.
La casella di dialogo URL riguarda solo le installazioni eseguite dai server FTP, HTTP, o HTTPS (se URL è stato selezionato nella casella di dialogo Metodo di installazione). Tale dialogo vi richiederà di inserire le informazioni relative al server FTP, HTTP, o HTTPS dal quale si stà eseguendo l'installazione Red Hat Enterprise Linux. Se avete utilizzato le opzioni d'avvio repo=ftp o repo=http, allora avrete già specificato il percorso ed il server.
Inserire il nome o l'indirizzo IP del sito FTP, HTTP, o HTTPS dal quale si stà eseguendo l'installazione, ed il nome della directory che contiene /images per la vostra architettura. Per esempio:
/mirrors/redhat/rhel-6/Server/s390x/
Per una installazione tramite una connessione sicura HTTPS specificare https:// come protocollo.
Specificare l'indirizzo di un server proxy e se necessario fornire il numero di una porta, il nome utente e la password. Se tutto è stato specificato correttamente verrà visualizzata una casella di dialogo la quale indica che i file sono stati recuperati dal server.
Se il server FTP, HTTP, o HTTPS ha bisogno di una autenticazione dell'utente, specificare l'utente e la password come parte dell'URL nel modo seguente:
{ftp|http|https}://<user>:<password>@<hostname>[:<port>]/<directory>/
Per esempio:
http://install:rhel6pw@name.example.com/mirrors/redhat/rhel-6/Server/s390x/
Finestra di dialogo URL

Figura 22.7. Finestra di dialogo URL

22.5. Verifica del dispositivo

Il DVD offre una opzione per la verifica dell'integrità del dispositivo. Durante la creazione di un dispositivo DVD si possono verificare degli errori. Un errore nei dati per il pacchetto scelto nel programma di installazione è in grado di causare l'interruzione dell'installazione stessa. Per minimizzare l'impatto di questi errori sul processo di installazione verificare il dispositivo prima di iniziare questo processo.
Se la verifica ha successo il processo continuerà normalmente. Se tale verifica fallisce creare un nuovo DVD usando l'immagine ISO precedentemente scaricata.

22.6. Recupero Fase 3 del programma di installazione

Il loader recupererà la fase 3 del programma di installazione dalla rete nella propria RAM disk. Tale processo potrebbe richiedere un pò di tempo.
Recupero Fase 3 del programma di installazione

Figura 22.8. Recupero Fase 3 del programma di installazione

Capitolo 23. Fase 3 d'installazione: Installazione utilizzando anaconda

Questo capitolo descrive una installazione utilizzando una interfaccia utente grafica di anaconda.

23.1. Output programma di installazione in modalità testo non interattivo

Se avete specificato l'opzione cmdline come opzione d'avvio all'interno del file di parametro (Consultare Sezione 26.6, «Parametri per le installazioni kickstart») o all'interno del file di parametro (Capitolo 32, Installazioni kickstart), anaconda inizierà con un output di testo in linea di comando. In questo modo tutte le informazioni necessarie dovranno essere fornite all'interno del file kickstart. Il programma di installazione non permetterà all'utente alcuna interazione arrestando il processo se rileverà informazioni non specificate.